Il giudice e il ricordo
Rielaborazione editoriale
Shod visse per anni come un mortale. Fin da giovane amava la legge e la giustizia, ma ignorava la scintilla di Dheadis che custodiva dentro di sé. Crebbe convinto che, come ogni altro uomo, un giorno sarebbe morto.
Era pronto di mente e portato per l’oratoria. Appena poté, intraprese gli studi di diritto, ai quali dedicò la propria vita. Non si sposò: la sua passione rimase la giustizia. Raggiunse la carica più alta come giudice e, nella Cabala dei Legislatori, promulgò leggi destinate a rimanere alla base delle Città protette.
Dopo anni di vita tranquilla e solitaria, gli apparve AryHann. Con un tocco doloroso, la dea risvegliò il ricordo della sua vera essenza. Il corpo mortale si dissolse al contatto della sua mano e Shod la seguì a Elgalir, per assistere gli dei della luce nella lotta contro il male.
Da allora affianca AryHann nel mantenimento dell’ordine e della giustizia. Veglia sul rispetto della legge e sull’opera dei Legislatori; a lui vengono dedicati i volumi di diritto. La vocazione che aveva guidato la sua vita umana continua nella sua presenza fra gli Immortali.
[1] Shod · il ritratto antico