Lands ofDarkness Entra in Therial
La BibliotecaIl sapere di Therial Cerca nel catalogo

La Biblioteca di Therial · Volume III

Sidkah

Ogni nome custodisce una storia.

Apri il libro
Therial84 capitoli da ritrovare

Il volume aperto

Incontra chi ha abitato Therial.

Sfoglia le pagine.
Il racconto continua sotto il libro.

Sidkah, il bardo che torna a mostrare il volto

Il sogno d’un ragazzo

Un volto, molte storie.

Le Leggende✦

Memorie del forum · 2005

Sidkah

Alla Locanda del Topo, Sidkah posa per un momento la chitarra e torna alla propria infanzia. Il ricordo di Zalah, delle prime avventure e di un sogno coltivato nel tempo diventa un racconto condiviso accanto al fuoco.

Leggi il capitolo 17 min di lettura

Testi e testimonianze conservati nell’ordine di pubblicazione. Le date del forum non vengono convertite in date delle Ere di Therial.

Therial · Volume III71 / 84

71 / 84 · Sidkah

Il capitolo aperto

Sidkah

↑ Torna al libro

Alla Locanda del Topo, Sidkah posa per un momento la chitarra e torna alla propria infanzia. Il ricordo di Zalah, delle prime avventure e di un sogno coltivato nel tempo diventa un racconto condiviso accanto al fuoco.

Testi e testimonianze conservati nell’ordine di pubblicazione. Le date del forum non vengono convertite in date delle Ere di Therial.

Therial · Le Leggende✦
Indice del volume
  1. Il sogno d'un Ragazzo
  2. Fonti e attribuzioni

Il sogno d'un Ragazzo

Sidkah · pubblicato il 2005-02-22

Testo storico conservato

Era una sera come molte altre alla locanda del Topo. Filthy che pulisce qualche bicchiere con uno straccio unto e bisunto, allegri avventori intenti nel bere l'intera cantina della locanda e risate d'allegria di chi sta passando una bella serata assieme a qualche amico o un compagno di ventura. Sidkah sedeva ad un tavolo, mentre in mano imbracciava la sua chitarra. Di fronte a lui una schiumosa ed invitante pinta attendeva solamente di venire tracannata da una gola secca. Accando a lui sedeva un vecchio che proveniva da un villaggio che sorgeva accanto alla sua vecchia casa, era amico di Zalah e Dhariet, i genitori del giovane bardo. Il vecchio si liscio' la lunga barba bianca con una mano, mentre osservava Sidkah sorridendo. Era felice d'aver incontrato il figlio di coloro che conosceva da circa trent'anni. Discorrevano del piu' e del meno finche' Sidkah non decise di narrare la sua vita, da quando il vecchio avventore gli chiese la natura della sua cicatrice. "E' una storia lunga e noiosa Erhereth.." Mormoro' Sidkah volgendo appena lo sguardo all'anziano, ricambiando il suo sorriso. "..siete sicuro di volerla ascoltare?" Erhereth annui' poggiando una mano sulla spalla del giovane. Ammicandogli. "Certamente! Ne sarei felice, davvero.. I tuoi genitori li conosco ma non mi hanno mai raccontato la natura di quella cicatrice che tanto li angustiava." Sidkah annui', per poi accordare una dolce melodia. La sua chitarra era consunta a forza di adoperarla, tuttavia si riusciva ancora a suonare senza problemi. Il giovane inizio' a narrare la sua storia, mentre l'anziano avventore lo osservava, sorseggiando di tanto in tanto la sua birra. Sul suo volto segnato dal tempo e dalle intemperie si vide nascere un sorriso, compiaciuto forse, forse semplicemente felice.

Prologo:

Ero un ragazzino di soli dieci anni, io e la mia famiglia vivevamo assieme in un bosco, all’estremo nord delle pianure. Mia madre si occupava del cibo, dei vestiti e di noi, mentre mio padre non era quasi mai a casa, tornava solo poche volte alla settimana per salutarci e spaccare la legna per l’inverno. Vagabondava nei villaggi vicini in groppa al suo purosangue, aiutando gli ammalati e i bisognosi. Io l’ ho ammirato mio padre, è sempre stato un uomo coraggioso e altruista, non ha fatto altro che del bene agli altri dopo che il suo carattere duro e severo, venne abbattuto come un fuscello in una tempesta. Egli è un veterano di una non lontana battaglia che si svolse ai confini delle pianure del nord. Invasori di terre lontane volevano razziare i villaggi che sorgevano nella nostra terra, ma fortunatamente sono stati costretti alla fuga. Fu una battaglia di poco conto, non eguagliò una battaglia epica da scolpire sulle mura d’un tempio o trascrivere su pergamene sacre. Ma in quelle pianure mio padre perse molti amici, e ciò lo distrusse spiritualmente; si addossò la colpa della loro prematura morte e decise di dedicare gli anni che gli restavano cercando di sopprimere il sangue che imbrattava la sua coscienza. Diceva che una buona azione ne cancella una cattiva, e quanto aveva ragione. E mentre mio padre si occupava dei villaggi che sorgevano attorno al nostro bosco e mia madre badava alla casa, io andavo ogni giorno a giocare con altri fanciulli in una piccola radura del boschetto, essa era tagliata da un ruscello cristallino, e i fiori di vari colori che crescevano in quel luogo, rendevano l’ambiente quasi fatato. Passavamo ore ed ore con rozze spade di legno a giocare, mentre con la nostra fantasia facevamo sorgere citta’, palazzi, maghi potenti da sconfiggere e numerosi eserciti.. Fingevamo d’esser perennemente in guerra; io ero il generale dell’armata di un regno del nord, costituita dal luogotenente Thinthé, un fanciullo poco più grande di me. I nostri nemici erano i soldati delle terre oscure, l’esercito era costituito dall’Imperatore Mahàchachi e dal capitano Hèdennel. Dall’alba al tramonto non facevamo altro che allenarci con quei bastoni, ci divertivamo un mondo e la nostra fantasia era vastissima. Io cavalcavo una roccia malamente camuffata da dragone, mentre il mio luogotenente cavalcava un bastone con all’estremità cucita una testa di cavallo di stoffa, il suo era un purosangue dal manto bianco come la neve. Quando ci perdevamo nella nostra fantasia riusciamo a vedere ciò che nessun’altro al mondo poteva. Noi vivevamo in un modo che andava oltre la fantasia d’ogni adulto, e nella serenita’ piu’ dolce che si possa immaginare. All’orizzonte si estendeva l’ennesima armata nemica, e mentre gridavo ordini ai miei uomini, nugoli di frecce solcavano il cielo pronte a colpire il nemico. La mia infanzia fu un sogno ad occhi aperti, un sogno stupendo che ora, a distanza di tanti anni, mi manca molto.

"Il Passato.."

«Madre! Madre!» Gridai mentre correvo verso di lei con tutto il fiato che avevo. «Sidkah! Cosa ti prende?» Mi chiese lei con voce dolce, scrutandomi con i suoi grandi occhi scuri, che in quel momento esprimevano sorpresa e panico. «Ti sei fatto male?» mi chiese mentre mi si avvicinava, per poi chinarsi sulle ginocchia e fissarmi con sguardo serio e preoccupato. La sua era una domanda retorica, lo si capiva dal timbro di voce. Sospiro’. «EÕ un bel taglio questo..» mormoro’, mentre mi tamponava la ferita sul braccio con un pezzo di stoffa umido. Io rimasi immobile a capo chino, mentre i lacrimoni dai miei occhi pian piano diminuivano. Mia madre è una donna paffuta e dai modi gentili, in tutta la mia vita non l’ho mai vista arrabbiata, ma ha sempre avuto un sorriso caloroso e dolce disegnato in volto. «Accidenti Sidkah, quante volte ti ho detto che è pericoloso quel gioco?!» disse sospirando «Avresti potuto farti male seriamente, le spade non sono giochi per fanciulli, ma sono armi che uccidono. Ti prego figlio mio, lascia stare quelle cose. Hai visto tuo padre no? E’ a causa di una spada che è ridotto così.» Mi carezzò il volto accennandomi un sorriso. «Ma madre, io voglio diventare come papà, voglio diventare un guerrieroÉ» Nel frattempo Zalah mi fasciò il braccio ove mi ero ferito, dopodiché mi fissò negli occhi con uno sguardo serio e dolce nel medesimo istante. «I guerrieri sono uomini valorosi figlio mio, ma la morte per merito d’una lotta, anche se porta onore allo spirito, lascia cicatrici nei cuori delle persone che ti hanno amato. Tuo padre porta molte cicatrici Sidkah, il suo cuore ormai è debole..» Mi arruffò il capelli e mi diede un bacio sulla fronte. «Non hai idea del bene che ti voglio, e non so cosa farei se ti perdessi..» Abbracciai Zalah e la strinsi forte a me. «Diventer˜ un guerriero forte e valoroso madre, questo è ciò che desidero, e giuro sul mio onore che mai ti lascerò.» Sorrisi e cercai di rassicurarla come potevo. Lei ricambio' appena il mio sorriso, poi, ridacchiando, mi pizzico’ una guancia. «Vuoi diventare un guerriero eh? Beh, se questo e’ il tuo desiderio non posso certo impedirtelo. Io e tuo padre vogliamo solo la tua felicita', lo sai bene.» Mi diede un ennesimo e caloroso abbraccio, mentre i suoi lunghi capelli castani mi carezzarono il volto. Capivo pero', dalla sua affermazione, che non mi stava prendendo sul serio, tuttavia lasciai perdere. Le avrei dato modo di vedere con i suoi stessi occhi i miei progressi. «Ora va’ a chiamare tuo padre e digli che la cena è pronta su, guerriero.» E ridacchiando si diresse al tavolo a servire il cibo, scuotendo appena il capo, divertita. Subito dopo corsi in cortile dove Dhariet stava spaccando della legna. «Padre! La cena e’ pronta!» «Dammi un minuto e arrivo, Sidkah!» Grido’ lui mentre brandiva la pesante ascia a doppia lama. Accanto a lui v’era un’alta catasta di legna, pronta per essere messa via e conservata per l’inverno. Il cielo era sereno, e Kyra batteva forte; era una giornata calda e allegra. Udivo il canto dei fringuelli che il vento mi portava dolcemente all’orecchio, come un dolce sussurro d’affetto.

Ogni sera, prima di sedermi a tavola, ammiravo il lucente brando che mio padre teneva appeso alla parete della casa. Egli la teneva lì in bella mostra come cattivo esempio, considerava quel brando uno strumento di morte, e dopo quella battaglia non mi diede più lezioni di spada. Mi vidi quindi costretto ad imparare da solo, in segreto, assieme ad Hèdennel, Mahàchachi e Thinthè. Ogni giorno mi faceva lunghi discorsi riguardanti la vita dei soldati, con l’intento di farmi cambiare idea sulla mia decisione, ma i suoi racconti, invece di spaventarmi, mi affascinavano. Era come se si accendesse una fiamma dentro di me, una fiamma ardente di sogni e di spada. Mi disse anche di non toccare mai quella spada, mi raccontò di tutte le anime che aveva mietuto e della «maledizione» che essa portava con sé. Mio padre è sempre stato superstizioso, credeva che quella spada portasse sventura a colui che l’avesse impugnata. Io naturalmente non ci credevo, ed ogni giorno la voglia di brandire quella lama aumentava sempre più, ma qualcosa mi impediva di prenderla. Il mio buonsenso forse.

«Sidkah, cos’hai? Sei strano oggi..» Mi chiese Hèdennel. “Hèdellel ha ragione, sei strano, c’e’ qualcosa che non va? Hai una faccia che fa paura!Ó Gli fecero eco gli altri due. «Niente ragazzi, stavo solo pensando..» I tre mi si avvicinarono e si sedettero accanto a me. «Éalla spada di tuo padre eh? Ce ne parli tutti i santi giorni. Che cos’e’? Una spada elfica giusto?» Mi chiese Mahàchachi, scrutandomi con sguardo meditabondo, mentre con una mano giocava con una ciocca dei suoi lunghi capelli biondi. Mahàchachi era un ragazzo poco più piccolo di noi, portava lunghi capelli biondi e ricci; i suoi occhioni scuri da sotto quella chioma sembravano due perle nere avvolte da una cascata di polvere d’oro. «Non dire stupidaggini, è una scimitarra nanica! Non hai notato la runa incastonata nell’elsa?!» Rispose prontamente il piccolo Hèdellel, brontolando con aria irritata. «Ehi Sid! Perché non ci porti la spada di Dhariet domani? Ho tanta voglia di vederla!» «Impossibile Mahàchachi, mio padre mi ha proibito solo di guardare quel brando. Se lo uso potrebbe punirmi, ed io non voglio guai.» Hèdellel mi si avvicinò battendomi una mano sulla spalla, ridacchiando appena nel vano tentativo di convincermi. «Su Sidkah! Non fare il menagramo! Si tratta solo di pochi minuti, cosa vuoi che succeda?! Ti posso assicurare che Dhariet non si accorgerà di nulla.» Mi sorrise con fare tranquillo, mentre mi scuoteva appena la spalla attendendo una mia risposta positiva «Ho detto di no! Dopo sono io che finisco nei guai Hèdennel!» Mahàchachi si gettò ironicamente in ginocchio assieme a Thinthè, e a mani unite si inchinarono ai miei piedi, io li guardai e non potei fare a meno di ridere, alla vista della scena. «Ti stiamo supplicando Sidkah! Cosa vuoi che siano pochi minuti?» Li fissai in silenzio per pochi istanti, dopodiché, sospirando, mi rassegnai. «E va bene, ma solo per pochi istantiÉ»

Il giorno dopo aspettai che mio padre partisse a cavallo per recarsi nel villaggio vicino a prestare aiuto; mentre mia madre era occupata a dar da mangiare ai polli che tenevamo in un capannone nel cortile dietro casa. Entrai in casa di nascosto ed arrivai innanzi alla parete ove riposava il brando in lucente Mithril. Era splendido. Le pietre dure incastonate nel fodero d’argento sembravano risplendere di luce propria, mentre i raggi di Kyra carezzavano il prezioso metallo. Aiutandomi con una sedia raccolsi lentamente la spada. E mentre la tenevo stretta fra le mani, la fissavo incessantemente senza distogliere gli occhi da essa; l’elsa era in avorio ove vi era incastonata una preziosa runa nanica proveniente dalle miniere di Moria, si dice forgiata dal Re dei nani in persona, o almeno, così a me piaceva immaginarlo. Il fodero d’argento rifinito in oro presentava diverse decorazioni raffigurante il grande Re dei nani in battaglia, le pietre dure stavano ad indicare il sangue nemico e la vittoria del popolo dei Nani. Lentamente sguainai la spada, con molta cautela. Sentivo vibrare la lama mentre la toglievo dal fodero, era una sensazione stupenda, mi sentivo cambiato, come se un fulmine a ciel sereno mi avesse colpito e ricaricato di nuova energia. La lama in Mithril era a doppio taglio, anch’essa finemente rifinita in oro e abbellita con altri bassorilievi raffiguranti battaglie e i valorosi Re dei nani. Passai delicatamente un dito sulla lama, era affilata come un rasoio, ero certo che avrebbe potuto abbattere una sequoia con un sol fendente; ma si sa, i ragazzi hanno una fervida immaginazione.

Così dopo diversi minuti corsi nel bosco, nella solita radura dove io e gli altri ragazzi ci eravamo dati appuntamento. «Ehi ragazzi! L’ho presa! L’ho presa!» Gridai, mentre correvo a più non posso verso di loro, brandendo la spada. Li vedevo correre verso di me con sorrisi felici stampati in viso, mentre gridavano e saltavano in preda alla gioia.

Poco dopo ci mettemmo in cerchio ad osservare il brando che tenevo gelosamente in mano. «EÕ.. è bellissimaÉ» Mormorò Hèdennel, mentre con gli occhioni sgranati fissava la spada. «Non ho mai visto una cosa simileÉ» Gli fece eco Mahàchachi, anch’egli mentre fissava la spada sognando ad occhi aperti. Sospirai, passandomi una mano fra i capelli. «Ora la devo rimettere al suo posto, o mio padre si arrabbierà.» Gli altri tre sbuffarono, scocciati. «Sei un egoista Sidkah!» Mi voltai, scrutando Hèdennel con lo sguardo di chi si sente preso in giro. «Ma cosa stai dicendo? Io ho portato la spada come promesso, ora come promesso la devo riportare indietro!» «Dai Sid! Sei un nostro amico o no? Ora che abbiamo una vera spada possiamo giocare seriamente! Non fare il menagramo e faccela provare, per favore!» «No!» Ringhiai. «Finisco nei guai se non la rimetto dove l’ho trovata! E nei guai seri!» Mahàchachi mi si avvicinò con fare tranquillo e mi diede un’amichevole pacca sulla spalla. «Suvvia Sidkah, cosa vuoi che succeda? Giocheremo un po’, e quando avremo finito l’avrai rimessa a posto prima che tuo padre o tua madre si accorgano di qualcosa, non devi preoccuparti, hai la nostra parola.» La sua voce era decisa e il suo sguardo mi incuteva certezza e timore nel medesimo istante; ero confuso. Mi voltai fissando l’amico, e dopo qualche secondo di riflessioneé «Solo pochi minuti Mahàchachi, d’accordo?» Egli sorrise e mi diede un’altra amichevole pacca sulla spalla. «Sei un amico Sidkah.» Non so come, ma mi ero fatto ingannare un’ennesima volta.

Dopo diverso tempo, vedendo che Kyra era quasi tramontata, mi venne in mente mio padre, così decisi di riportare la spada al suo posto. «Ragazzi! Datemi la spada! Devo rimetterla a posto prima che torni mio padre!» I tre fanciulli si voltarono verso di me e mi fissarono con sguardo severo. «Che cosa?! Così presto?! Aspetta ancora qualche minuto, te ne prego!» «No Thinthè! Ora devo rimetterla a posto! Mio padre sarà a casa a momenti.» Mi avvicinai a Thinthè e tentai di strappargli la spada di mano. «Dammela!» Gridai in preda all’ira. «No! Molla!» Gli altri due cercarono di fermarmi, ma divincolandomi riuscii a liberarmi e ad impossessarmi della spada, ma il fodero rimase in possesso di Thinthè, solo che non me ne resi conto. Ed io, convinto di avere preso tutto, cominciai a correre verso casa con tutto il fiato che avevo, mentre alle mie spalle udivo le grida dei miei tre amici, solo che ero troppo preso dalla corsa per capire cosa stessero dicendo. In quel momento sentii un colpo secco al piede e in men che non si dica mi ritrovai a terra. Caddi piuttosto pesantemente, battendo la testa violentemente su qualcosa. Sentivo il viso che bruciava come mi avessero appoggiato un ferro incandescente sul volto. Subito dopo mi raggiunsero gli altri tre; avevano il panico raffigurato nello sguardo mentre mi fissavano. «S-SidkahÉ» Mormorò Thinthè. Mi massaggiai il capo facendo una smorfia di dolore. «Che botta tremenda...» Dopodiché mi voltai versi Thinthè «ÉCosa c’e’ Thinthè? Perché hai quella faccia? Sembra che tu abbia visto uno spettro...» Thinthè lasciò cadere a terra il fodero della spada, e così assieme agli altri cominciò a correre, fino a dileguarsi nel fitto sottobosco. «Ehi! Perché scappate?! Cosa vi prende?!» Mentre gridavo sentii una fitta al volto, così mi massaggiai la parte lesa. Sentivo il viso bagnato, non era sudore, e non poteva esser nemmeno acqua, così mi guardai la mano É «CheÉ» Non riuscivo a parlare, il panico mi aveva attanagliato il cuore e la gola. La mia mano era imbrattata di sangue! Così senza rendermene conto presi spada e fodero e cominciai a correre verso casa, senza fermarmi. Ero in preda al terrore.

Quando mi trovai innanzi a casa vidi mio padre che stava spaccando la legna in cortile. «PadreÉ» mormorai. Dhariet si voltò e mi sorrise, ma subito dopo il suo sorriso si mutò in un’espressione di puro terrore. «Sidkah!!» Così buttò a terra la scure e corse verso di me. Si gettò in ginocchio, mi strappò di mano la spada e la lanciò lontano. «Per gli dei!! Che cos’hai fatto al volto?!» Mi sfiorò la ferita con un dito e si morse il labbro inferiore. «EÕ profonda, maledizioneÉ» Proseguì, dopodiché mi poggiò le mani sulle spalle e mi scosse dolcemente. «Che cos’hai fatto al viso?! Perché non rispondi?!» Ero in preda al terrore, non riuscivo a ragionare lucidamente. ÒÉspadaÉinciampatoé Thinthè…” Solo questo riuscii a dire, solo questo e nient’altro. «Zalah! Zalah! Porta le bende e il Rum! Presto!» Zalah si affacciò alla finestra con lo sguardo confuso. «E per qual motivo? A cosa ti servono?» Mio padre sospirò. «Muoviti dannazione!»

In pochi minuti mi medicarono la ferita e mi portarono a letto, mi dissero di riposare e che lo spavento sarebbe passato con una bella dormita. Ma io non riuscivo a dormire, era troppa l’adrenalina che avevo in corpo, lo spavento era stato molto forte, così passai la notte sveglio, a fissare il buio, il vuoto. Sentivo un debole pianto provenire nella stanza dove dormivano i miei genitori, riconobbi la voce di mia madre, così capii che anche per lei fu stato uno spavento tremendo. Sentivo anche la voce di mio padre che tentava di rassicurarla. «EÕ tutto passato Zalah, ora sta bene..» Riuscii a capire solo questo, dopodiché abbassarono la voce e non sentivo nulla se non bisbigli.

I giorni seguenti dovetti rimanere a casa, con quel taglio sul volto ancora aperto non potevo uscire a giocare. La ferita ci mise due mesi e quindici giorni a cicatrizzarsi completamente; ed era per me un dolore riflettermi nello specchio, ogni giorno. Thinthè, Hèdennel e Mahàchachi non li vidi più da quel giorno, così mi ritrovai solo e dannatamente triste. Gli altri ragazzi mi evitavano; era evidente che la sola vista del mio viso gli inorridiva. Passai così parte della mia infanzia, nella più completa solitudine. Le uniche anime che vedevo e con cui parlavo erano Dhariet e Zalah, i miei genitori.

Passati anni da allora, quando raggiunsi la maggiore età decisi di andarmene e di partire alla scoperta di altre terre, alla vana speranza d’un loco in cui destare il mio spirito e la mia mente. Prima di partire mi avvolsi in una grande veste bianca, coprendomi il volto con uno spesso cappuccio. Non avrei più fatto vedere a nessuno il mio aspetto; né ora, né mai!

Sidkah esegui' un breve ritornello di chiusura, per poi riporre la chitarra nella sua bisaccia. Il vecchio era a capo chino ed osservava quella poca birra che giaceva in fondo al suo boccale, intristito per la storia che il giovane gli aveva appena narrato. "Che storia terribilmente triste.." Mormoro' il vecchio scuotendo il capo, sospirando. Sidkah rimase in silenzio, per poi sorseggiare un altro' po' della sua birra, schiarendosi poi la voce. "Quei tre furfanti non li ho piu' rivisti, siano maledetti.." Ringhio' quelle parole con la rabbia che poco a poco cresceva nel suo cuore. Strinse i pugni e serro' gli occhi con forza. Ma poi il suo istinto d'ira parve spegnersi quando il vecchio poggio' una mano sulla sua spalla. Sidkah riapri' gli occhi ed osservo' il vecchio. "Oramai e' passato, Sidkah, la punizione per quei tre fanciulli s'e' compiuta quando hanno visto il tuo volto. Se non si sono piu' fatti e' per la vergogna, non per altro.." Le parole del vecchio destarono un po' di sicurezza nel giovane Sidkah, spegnendo la sua ira. Il giovane sorrise al vecchio e gli annui'. "Ma dimmi, piuttosto.." Prosegui' l'anziano avventore. "..per quale motivo ora hai deciso di mostrare il tuo volto? Cosa ti ha fatto cambiare idea?" Sidkah si volse verso di lui e lo scruto' per un istante negli occhi, per poi sorridere. "Le parole di un'elfa.. solo lei ha risvegliato la gioia ch'un tempo solo, avevo. Prima di incontrarla vivevo nell'ombra, brancolando nella nebbia, alla ricerca della felicita' che ho trovato solo poco tempo dopo." Il vecchio annui' e sorrise, per poi terminare il suo boccale, posando poi una moneta sul tavolo. "Grazie per la storia Sidkah, ora devo incamminarmi verso casa. Il mio compito in questa citta' e' finito.." Sidkah annui' e strinse calorosamente la mano all'anziano. "Portate i miei saluti a Zalah e Dhariet, ve ne prego.." Il vecchio sorrise a Sidkah, per poi ricambiare la sua stretta con entrambe le mani. "Contaci figliolo, lo faro' senz'altro." Detto questo il vecchio si incammino' verso la porta, e volgendo un ultimo saluto al suo giovane amico, si allontano' oltre la porta, che si richiuse subito dopo dietro di lui.

[1] Il sogno d'un Ragazzo · messaggio 50842

Apri la pagina dedicata ↗

Il repertorio del bardo

Intorno al fuoco,
altre voci.

Biografie, diari, lettere, ballate e racconti corali. Sfoglia tutti i manoscritti della raccolta, comprese le storie che non appartengono a un solo eroe.

Sfoglia tutti i racconti

Drolin, che si presenta come il bardo delle due rose e riferisce il racconto del vecchio Ghnorr

Il salice di Arcadia

Nelle giornate di pioggia il vecchio Ghnorr racconta come Asuka corrompesse le fate di Arcadia. Una sola rimase fedele alla natura: dalle sue lacrime nacque un salice capace di…

3 min

Testo pubblicato da Drolin; restauro del tomo attribuito esplicitamente a messer Drekkar; diarista…

Cronache della distruzione di Raghdal

Un emissario di Anon scopre che Raghdal prospera grazie alle acque miracolose di Nayra. Il suo rapporto accende la cupidigia del sovrano di Anon. Fallisce il tentativo di…

5 min

Sidkah

La ballata delle stelle

Un ragazzo custodisce una grotta di cristalli e un mondo di sogni. Un amico lo uccide per rubarne la ricchezza. Gli dei trasformano i cristalli in stelle e condannano l’assassino…

4 min
I racconti e i canti · 22 pagine
01

Drolin, che si presenta come il bardo delle due rose e riferisce il racconto del vecchio Ghnorr

Il salice di Arcadia

Nelle giornate di pioggia il vecchio Ghnorr racconta come Asuka corrompesse le fate di Arcadia. Una sola rimase fedele alla natura: dalle sue lacrime nacque un salice capace di…

3 min
02

Testo pubblicato da Drolin; restauro del tomo attribuito esplicitamente a messer Drekkar; diarista…

Cronache della distruzione di Raghdal

Un emissario di Anon scopre che Raghdal prospera grazie alle acque miracolose di Nayra. Il suo rapporto accende la cupidigia del sovrano di Anon. Fallisce il tentativo di…

5 min
03

Yemj

Libra, la calda Lama dell’Equilibrio

Un giovane imprudente incontra un demone nella Torre del Lich. Una donna sconosciuta lo difende e scompare, lasciando una spada ormai spenta. Yemj la raccoglie e fugge; lo…

6 min
04

Furin

Il tesoro del drago

Furin trova un tesoro sotterraneo e un drago che lo reclama. Lo spirito di un nano lo aiuta a fuggire e a nascondere lo scrigno per spezzare una presunta maledizione. Quando il…

8 min
05

Furin

L’Ascia della Redenzione

Furin riforgia l’ascia tramandata dal nonno e cerca in essa un modo di onorare la famiglia perduta. Il lavoro diventa invocazione: in una visione o traslazione alla forgia divina,…

5 min
06

Sidkah

La ballata delle stelle

Un ragazzo custodisce una grotta di cristalli e un mondo di sogni. Un amico lo uccide per rubarne la ricchezza. Gli dei trasformano i cristalli in stelle e condannano l’assassino…

4 min
07

Sidkah

Il grido dei sette Venti

Sette fratelli boscaioli scalano il monte proibito di Ritreah per vedere il palazzo degli dei. Condannati all’immortalità e incatenati al ghiaccio, trasformano le proprie grida…

5 min
08

Sidkah

Principe Sole e Principessa Luna

Un mago geloso trasforma il Principe Sole in un astro per impadronirsi della Principessa Luna. L’amore di lei annienta il mago; le stelle la portano in cielo, ma i due amanti…

4 min
09

Gwabo

Lo gnomo più piccolo

Un giovane guaritore impreca contro la fortuna e viene rimpicciolito dalla sua dea, perdendo anche i poteri clericali. Dall’alto del bancone racconta la disgrazia, ma cerca ancora…

2 min
10

Vlatel

La sfilata di Marhis

Vlatel accompagna con il liuto un canto a Marhis; gli accordi fanno parte dell’opera e possono restare disponibili in una vista dedicata.

2 min
11

Alhen, Xao

Fede nell'Odio

La barda Alhen compone su commissione tre inni legati a Xanathon. Le voci di Alhen e Xao distinguono il lavoro artistico dall’adesione personale al culto.

5 min
12

Norek

Un sacrificio preparatorio.

Prima della prova per diventare cavaliere, Norek offre a Hazon la propria katana e affida al diario le parole della preghiera.

3 min
13

Legatius

La Decisione Ultima

Legatius racconta un incontro con Zeius e il giuramento di fedeltà all’imperatore Furion. Si conserva il racconto d’apertura, separato dalle risposte scherzose successive.

2 min
14

Pubblicato da Marhis; attribuzione autoriale originaria non esplicitata in questa copia

Il sorriso di Aelistea

Una voce della tradizione di Aelistea, Pharadia, Mobius, AryHann, Chastil.

1 min
15

Pubblicato da Administrator; attribuzione autoriale originaria non esplicitata in questa copia

Il risveglio di Ganeidon

Una voce della tradizione di Ganeidon, Kyra.

4 min
17

Ary Arianna M.G. Benigno (AryHann)

La penitenza di Sulu

Una voce della tradizione di Sulu, Chastil, Asuka.

2 min
18

Ary Arianna M.G. Benigno (AryHann)

Shod, il giudice che si ricordò

Un uomo dedica la vita al diritto senza sapere di portare in sé una scintilla divina. Il riconoscimento arriva dalla voce di AryHann.

1 min
21

Filthy

Le memorie di Filthy

Alla Locanda del Topo, Filthy ricorda i nomi di chi ha percorso Therial. Guerrieri, maghi, dame, ladri e Legislatori passano nella sua voce: un ponte fra gli eroi del primo sito e…

4 min
22

Mydonell

Desolazione

Il cielo scuro, la locanda vuota, una terra che perde colore: quattro versi chiudono la raccolta conservata del Repertorio del Bardo.

1 min

La memoria ritrovata

Le parole vengono da lontano.

Le biografie del sito antico, i racconti del forum restaurato e la lettera di Nasrudin si incontrano in queste pagine. Ogni testo rimanda alla propria fonte; le date di pubblicazione indicano la vita dell’archivio, non l’era in cui si svolgono i fatti.

21Biografie dal sito antico
43Discussioni del Repertorio
1Lettera dalla Terza Era
I nomi di cui manca ancora la storia

L’indice storico ricorda anche Amon, Entreri, Impa, Kiko, Madre, Nemesi, Rantolo, Rayden, Reiko, Sunset, Xamir, Zeph. Nelle copie recuperate non è conservata una biografia leggibile per questi nomi. Restano parte della memoria del sito: una futura scoperta potrà restituire loro una pagina.

Le illustrazioni interpretano personaggi fantastici. Le descrizioni tramandate restano nei racconti. I criteri della raccolta · Le fonti e le firme