Il diario di Qwarodh
Qwarodh · pubblicato il 2006-12-05
Testo storico conservato
Molto tempo e' passato da quando sono arrivato. Molte persone ho conosciuto, odiato ed amato. Ho percorso molte miglia su queste terre e navigato su molte acque.
Tuttavia qualcosa mi resta da fare.
La mia storia grava su di me ogni giorno e di tanto in tanto i ricordi riaffiorano dal mare e mi vengono a trovare. Ed ogni giorno capisco sempre di piu' che quello che e' stato non tornera' e quello che sara' lo decidero' io, a seconda di come riusciro' ad interpretare ed accettare il passato.
Ho deciso finalmente di consegnare le mie memorie a questo diario, per separare cio' che sono da cio' che ero, per distinguere quello che vivo da come avrei voluto che fosse la mia vita. Spero che, liberando il cuore dall'incertezza del mio passato, possa scacciare lo spettro della vana nostalgia e che possa vivere alla ricerca della felicita' nel presente.
Ma saro' io a decidere il momento in cui lasciare a qualcuno queste pagine. Le terro' per me, finche' non avro' capito che la mia anima e' stata rammendata.
Felhyr
Io provengo dalle lontane terre di Felhyr, dove, un tempo, regnavano pace ed armonia.
Una ventina di anni prima della mia nascita, Felhyr fu preda delle prime incursioni degli Elfi Oscuri provenienti dal nord. A differenza dei loro simili di Therial, si erano da tempo allontanati dalle oscurita' del sottosulo ed avevano sviluppato una cultura fondata sulla conquista di terre popolate da razze ... "inferiori". Stringevano inoltre losche alleanze con gli Elfi Alti, generalmente piu' corrotti di quelli che si vedono su Therial. Tali invasori erano parte di una delegazione di conquistatori mandati per stabilire una colonia nelle terre dei Felar. Stando a quanto si seppe in futuro, gli Elfi Oscuri erano comandati da un consiglio di maghi e stregoni, i quali avevano dato ordine di prelevare nuovi "seguaci" ed "allievi" con lo scopo di poter incrementare l'efficacia degli studi alchemici e della magia, e di dare maggior prestigio ai popoli del nord. La verita' era invece che il consiglio delle casate dei Drow, arricchito successivamente della presenza di alcuni potenti stregoni del popolo degli Elfi Alti, cercava nuovi schiavi per i nobili del regno e nuove cavie per i loro esperimenti, ma la cosa, all'inizio, fu molto ben celata, grazie all'aiuto di abili diplomatici di razza elfica.
Inizio' cosi' una lunga serie di retaggi, catture, arresti e deportazioni dei pacifici abitanti di Felyhr, che iniziarono a conoscere odio e paura. Famiglie furono divise, stirpi intere furono spezzate, ma la miseria tra i Felar inizio' a scuotere gli animi ribelli. Come e' noto, infatti, la mia gente non e' certo una razza di codardi ne' di deboli. I Felar sono combattenti furiosi, abili e resistenti, se il loro istinto felino prende il sopravvento.
Naquero cosi' i primi Eroi di Felhyr, una congrega di combattenti ben addestrati e motivati, che con lo scopo di liberare la loro terra si opposero alle incursioni degli Elfi Oscuri.
Purtroppo poco o nulla io so in merito all'esito dello scontro tra gli Eroi e gli invasori, dato che le incursioni, anche se via via indebolite nel tempo, non sono mai effettivamente cessate. Almeno non fino alla mia dipartita.
Schiavi
Io naqui nel ventesimo anno successivo alle prime catture e per un breve periodo vissi in pace con i miei genitori e con mio fratello maggiore, Kwaul, dieci anni più vecchio di me. Gli sono sempre stato particolarmente affezionato e ammiravo la sua determinazione e la sua capacita' di arrangiarsi in qualsiasi situazione. Kwaul e' sempre stato un esempio per me, in ogni cosa che faceva, in ogni modo che aveva di affrontare la realta'.
La nostra piccola casa sorgeva nel villaggio tra la Foresta meridionle e il deserto di sabbia a nord-est, lungo il Fiume Caldo che si getta nell'Oceano di Velluto, molte miglia piu' a nord. Eravamo soliti giocare con i figli dei nostri vicini. Si andava nel bosco per giocare a nascondino, a pescare sul molo del fiume. Felhyr era tuttosommato un luogo ospitale per noi Felar, anche se da regione a regione le differenze climatiche erano notevoli. Ho imparato as adattarmi al caldo del deserto ed al gelo delle nevi. Solo l'acqua mi ha sempre dato un certo fastidio.
Purtoppo, all'eta' di otto anni, fui allontanato a forza dai genitori, e catturato insieme a Kwaul da un manipolo di guerrieri Drow. Fummo trasportati a nord, attraverso le distese sabbiose, sino al grande mare, caricati insieme a molti giovani Felar in una grande nave che ci condusse oltre l'oceano nelle terre a nord. In seguito i mercanti di schiavi ci vendettero ad un nobile del regno degli Elfi Oscuri, che ci uso' come servi, aiutanti e spesso come cavie per i maghi e gli alchimisti sotto la sua protezione, all'interno della sua alta torre.
Nonostante il nostro stato di schiavi, il carattere deciso di mio fratello non gli impedi' di sfruttare la situazione a prorpio vantaggio (per quanto possibile) e decise di studiare segretamente le arti magiche, alchemiche e del combattimento dei nostri padroni. Questa fu la scelta che propose anche me, scelta che seppi sfruttare al meglio, apprendendo molte delle conoscenze di cui tuttora sono padrone. Per fortuna, uno studioso del gruppo di maghi a cui eravamoo sottoposti, un Elfo Alto dal carattere più mite e comprensivo rispetto ai "colleghi" si lascio' commuovere dalla nostra situazione e contribui', in totale segreto, alla nostra istruzione. Fu allora che Io e Kwaul imparammo a migliorare le nostre abilita' furtive e del combattimento corpo a corpo (gia' innate per un qualsiasi Felar) e apprendemmo tutti i segreti delle ombre e del silenzio. Dall'alto della sua erudizione ci educo' anche alla favella dei nobili, perche', come soleva dire, "Le belle parole son fatte ad ingannar la mente incolta" e, se non poteva contare sulla nostra liberazione, tentava di espiare la colpa di esser parte di quella crudelta'. Percio' ci insegno' come se fossimo stati liberi e pari a lui. Ci introdusse anche allo studio della magia, ma la nostra razza, si sa, non e' fatta per gli incantesimi e quel poco che potevamo, lo imparammo.
Non dimentichero' mai il suo nome. Findel. Buono tra i malvagi, caritatevole tra gli spietati. Eppure dalla parte sbagliata.
L'eterna fuga
Finche' un giorno, forti dell'insegnamento in parte ricevuto ed in parte rubato, decidemmo di porre fine alla nostra prigionia. Decidemmo di dimenticare ogni sorta di male ricevuto, di dimenticare il dolore, la fatica, la sottomissione coatta, l'umiliazione. Dimenticare le notti di sangue passate ad ascoltare in un angolo buio le grida di mio fratello punito per disobbedienza, impotente nella mia cella. E devo ammettere che non ho mai dimenticato fino in fondo.
Io e Kwaul fuggimmo dalla torre dei maghi, lasciando alle spalle una scia di sangue indelebile ma che profumava di liberta'. Dopo molti anni, per la prima volta nella nostra vita eravamo liberi. Uno dei ricordi piu' difficili da rimuovere e' quello del colore del sangue di Findel. Non pote' nacondere tutto fino alla fine. E si fece uccidere. Nei suoi occhi morenti io lessi il perdono e la liberta'. Forse non eravamo gli unici prigionieri.
Sopravvivevamo come ricercati. Per un breve tempo agimmo separatamente ed in modo indipendente, pur sempre mantenendo i contatti. Ci dedicammo al furto ed al raggiro, celati e protetti dalle ombre, ma scegliemmo di farlo con il solo scopo della sopravvivenza e senza arrecare danni inutili. Non mancarono tuttavia uccisioni spietate ne' mandati di morte in veste di mercenari. Il nostro istinto, daltrode, era stato destato.
Fu allora che davvero conobbi il mio lato piu' nero. Ero stato un bambino, uno schiavo ed ora ero un assassino. Ho ucciso molta gente. Cercavo di dire a me stesso che non avevo avuto scelta se non questa, che la vita e' fatta di prede e predatori. Anche se avevo ragione, l'odore del sangue non andava mai via. Ed ho vissuto nella paura degli altri e di me.
Dopo neanche un anno le cose cambiarono. Kwaul fu in qualche modo contattato dalle spie dell'impero delle terre del nord, che a stento cercava di contrastare la politica delle casate Drow, e inizio' a lavorare per loro. Contemporaneamente i controlli ed il potere delle autorita' si fecero più accesi ed io fui costretto a restare nascosto, perdendo i contatti con mio fratello. Di Kwaul ebbi solo notizie vaghe reperite furtivamente ed appresi che in poco tempo aveva fatto carriera ed aveva, in qualche modo, conquistato una posizione di rilievo.
Io fui invece costretto a continuare la mia perenne fuga, finche' fui di nuovo catturato e per poco non fui rimandato alla torre dei maghi Drow. Riuscii a stento a sfuggire dalle grinfie del nemico, facendomi largo tra le vittime, fino a che non raggiunsi un porto sulla costa occidentale delle terre settentrionali, dove rubai una piccola imbarcazione di legno.
Il Mare
Sfinito e senza speranza mi lasciai trasportare dalla marea nell'oceano infinito. Ero ridotto ad un essere agonizzante ed immobile, capace solo di ricordare con nostalgia quello che avevo vissuto, nel bene e nel male. Il mare che tanto odiavo mi aveva portato prima verso la mia prigione, ora mi salvava.
Il mare.
Risveglio in un mondo nuovo
Una mattina assolata la mia zattera sgangherata urto' il molo del porto di Kyrandor, oltre ogni speranza. Mi svegliai poco meno sofferente di come mi ero addormentato, coperto di ferite, assetato ed affamato.
E molto confuso.
Dov'ero sbarcato? Non avevo mai visto prima questa citta'. E quando avevo perso conoscenza?
Presso Kyrandor ottenni accoglienza e trovai tolleranza. Mi meravigliai di vedere una moltitudine di genti di diverse etnie, compresa quella dei Felar. E qui non erano schiavi, ma cittadini liberi. Non avevo visto mai prima d'allora i Satiri, ne' i Nani, ne' gli Arial. I pochi Uomini conosciuti nelle terre della mia prigionia erano tuttosommato uguali a quelli di Therial, e le altre razze degli abitanti del nuovo mondo erano ancor piu' strane ai miei occhi. Si', perche' era evidentemente un mondo nuovo.
Kyrandor fu la mia nuova casa e in Kyra, l'albero della luce, trovai la mia guida spirituale. Conobbi molta gente e feci presto amicizia con i fratelli Kensun e Keliash, due validi combattenti e due affidabili compagni. Finalmente la pace e la serenita' tanto sperate erano arrivate. Seppure anche qui trovai nemici e guai, la mia vita iniziava a prendere la svolta che avevo tanto sognato. Ripresi immediatamente l'addestramento nelle arti furtive e delle arti marziali ed aumentai ancor più le mie conoscenze ed abilita'. Dovevo ancora sopravvivere, anche se la vita era piu' facile.
In questo nuovo ambiente si formo' la mia personalita'. Anche se sono, di natura, votato al bene, non posso ignorare i frutti della mia esperienza e percio' sono spesso rapido all'ira e lento al perdono, spesso manco di autocontrollo ed agisco d'impulso. Ma la fiducia degli amici e' servita finora a tener lontano il male da me.
Ma qualcosa di terribile appresi, o almeno immaginai: ero incomprensibilmente lontano da casa. Seppi che i Felar di queste terre non sapevano di deportazioni dei Drow; venni addirittura a conoscenza della leggenda secondo la quale la nostra razza sarebbe il risultato di esperimenti compiuti da stregoni, con lo scopo del loro intrattenimento. E su Felhyr nessuna notizia si ha di cio'. Evidentemente resta il fatto che in un modo o nell'altro, noi Felar siamo condannati alla sofferenza, poiche' anche qui erano a volte considerati bestie o cavie. I dannati Drow vivono ancora nel sottosuolo e non si organizzano in piani di conquista. Gli elfi non si fanno coinvolgere in faccende inumane. Da questo capii che ero giunto molto, molto lontano.
Amici
Col tempo, ho capito il senso della mia fede in Kyra. La luce dell'albero mi aveva riportato sulla giusta strada ed era mio compito proseguire. Ora il mio cuore e' sanato e Kyra ha perdonato le mie colpe, ma ha visto in me un accenno d'odio e ha lasciato che trovassi la mia via. Ho deciso di rivolgere le mie preghiere a Ganeidon, sommo Padre degli animali. Contemplando la grazia dei suoi figli, voglio perorare la causa di chi crede che non vi siano esseri inferiori e provare meraviglia per le creature che qualcuno considera solo bestie.
Grazie ai fidati Keliash e Kensun ho stretto una salda amicizia con alcune persone. Dhora, la bellissima e benevola strega Arial e' per me un esempio di virtu' e grazia; poche sono le cose che non farei per lei. Lyiyl, il cavaliere dorato; a lui devo il senso del giusto e del valore. Nuun il Corvo, cuor di tenebra eppure simbolo di lealta' e fratellanza. Dama Flaminea, che similmente ed in modo contrario al mio, e' dominata da un contrasto di buone e cattive intenzioni, ed in cui in qualche modo riesco a riporre la mia fiducia.
Di molti altri dovrei scrivere, se avessero lasciato un solco altrettanto profondo, ma molto deve ancora accadere prima che possa scrivere qualcosa che da loro onore. Di alcuni altri invece scelgo di tacere.
La ricerca e la Nostalgia
Dopo tutto questo tempo c'e' ancora un demone che rode la mia anima. Ed e' per questo che scrivo cercando la quiete. Non ho mai capito cosa sia successo dopo la mia fuga ne' del modo in cui raggiunsi Therial. Ho provato in tutti i modi a cercare la mia Felhyr, viaggiando in ogni dove, cercando dietro ogni orizzonte. Ma Felhyr non si trova. Ho chiesto ai piu' fidati se ne avessero mai sentito parlare e la risposta e' sempre stata negativa. Eppure non venivo da un sogno, prova ne sono le mie cicatrici e ... e il mio anello. L'anello che Kwaul mi diede prima che ci separassimo. C'e' la sua iniziale sopra, ed e' tutto cio' che mi resta di lui oltre al ricordo. Ogni tanto mi fermo ed accarezzo l'anello, pensando a lui.
Dov'e' Felhyr? Perche' nessuno sa dove sia? Sono riusciti gli Eroi di Felhyr a respingere l'invasore? Dov'e' Kwaul e come sta? Come si torna a casa? Posso tornare a casa?
Rivelazioni: il viaggio tra due universi
Ho cercato a lungo le risposte. Un giorno una piccola speranza si e' accesa. Parlando in confidenza a Dama Flaminea, le ho raccontato la mia storia. Lei ha meditato a lungo sulla soluzione e la sua ipotesi e' stata che io provenissi da un altro piano d'esistenza. Come fosse possibile che io venissi trasportato in Therial non si poteva stabilire, ma forse qualcuno o qualcosa aveva scelto di portarmi via proprio prima della mia fine, per un motivo che nessuno poteva scoprire. Mi spiego' che era possibile, soprattutto per una strega del suo rango, viaggiare tra i piani, bastava focalizzarsi su qualcuno in particolare, appartenente a tale piano d'esistenza. Provammo varie volte, senza risultato. Il piano di Felhyr non era accessibile. A nessuno.
La mia speranza era come una minuscola luce sospesa sopra un enorme baratro. L'angoscia mi attanaglio'.
Il passato ed il presente: una Piccola Luce
La minuscola luce sospesa sopra un enorme baratro un giorno' si avvicino' e potei toccarla. Ed ammirarne la bellezza effimera.
Anche a Dhora raccontai della mia storia, che la mosse a commozione. Mi promise il suo aiuto e io, fiducioso aspettai a lungo. Fino a che mi disse di seguire la sua guida. Seguire un forte profumo, profumo di ricordi. E di trovare me stesso attraverso il mio passato.
Li', sulle acque incantate del lago dei ricordi, ella lancio' un sortilegio. E la vista della mia terra natale mi sbalordi'. Tutto appariva come un un dipinto, come in un sogno troppo reale e le lacrime solcarono bagnarono il mio viso.
Vidi poche cose, molto chiare. La mia casa sembrava disabitata, era semidistrutta. Pochi giovani felar giocavano tra le macerie ed altri nel bosco, a nascondino. Il vecchio pescatore, con la pelliccia ormai grigia, pescava ancora dal molo sul fiume. Un anziano Felar in armatura pesante faceva la guardia alle porte di un fortino sul colle del mio paese. Sulla sua armatura, il marchio inconfondibile delgi Eroi di Felhyr. Il suo sguardo non era stanco, ma pieno di vita. Sulla riva del Grande mare, oltre il deserto sabbioso, i bambini giocavano tranquilli e non c'erano vascelli Drow al largo. Alcuni soldati Drow arrancavano nelle dune di sabbia, ad ovest.
Per ultima vidi una sagoma imponente di qualcuno, con un mantello fluente sospinto dal vento, sopra una torre merlata. Aveva una coda. E sembrava bellissimo.
Anche se non potevo ritornare a casa, avevo avuto la possibilita' di vedere la mia Felhyr e cio' che era stato. Gli Eroi di Felhyr non avevano mai ceduto e gli invasori erano respinti, costretti a cercare altre terre da rovinare. I Felar erano pochi, ma vivi e Felhyr viveva con loro.
E Kwaul ... non lo so, ma mi sento felice se penso a lui. Ho ancora piena fiducia nel suo successo, in qualsiasi sua impresa. In qualche modo so che sta bene.
Sono arrivato dunque a capo della questione. Ho scoperto che non ho motivo di preoccuparmi di quello che mi sono lasciato alle spalle poiche' ogni cosa e' andata per il verso giusto. Non posso tornare a casa. Mai piu'. Ma ora non importa perche so.
Il tempo passera' e curera' lentamente le mie ferite. Non e' ancora facile rassegnarsi a lasciare alle spalle il passato, ma le mie cicatrici si stanno rimarginando e quando non ci saranno piu', allora avro' trovato il mio equilibrio. E vivro', davvero, in pace. Nel frattempo potro' contare sull'amicizia e la fiducia e so che cio' mi aiutera', come e' successo sinora.
[1] Il diario di Qwarodh · messaggio 83132