Le sale di Elgalir accolgono gli ultimi fratelli divini. I mortali incontrano sempre più raramente gli dèi, mentre sogno, arte e fortuna trovano nuovi nomi.
Il Sesto Movimento si compie. Nessuno sa ancora quale alba seguirà.
Una pergamena compare a Kyrandor. Un alfiere bianco tinto di rosso pende dal legno. Nasrudin invita chi è sopravvissuto, rinato o ricorda a ritrovarsi ai tavoli di dama Esme.
Le memorie dei risvegliati possono essere diverse. Ogni voce ha un posto nel racconto.
Shod, Natauro e Tricksty danno un volto alla Quarta Era. Le carte di ReLOD ritrovano anche gli altri Immortali e custodiscono i progetti della riapertura: il desiderio di dare ancora una forma al mondo.
I volti di un’era; nelle carte, la memoria di ciò che fu pensato.
Durga Maat nasce onnipotente. Shod e Natauro hanno portato le scintille; è lei a scegliere, per amore, che gli altri dèi continuino a esistere. Nella sua volontà prende vita la Quinta Era.
Gli Immortali continuano a esistere con poteri minori. Il loto rimane aperto sopra Kyra.
I Movimenti raccontano la creazione; le Ere, le trasformazioni del mondo. Le date degli archivi appartengono alla storia della comunità, non al calendario di Therial.
La Quinta Era ha il volto di Durga Maat e il segno del loto. Shod e Natauro ne preparano la nascita; la dea onnipotente rende possibile il nuovo ordine, lasciando esistere per amore le divinità delle età precedenti.
Nuova cronaca in revisione, fondata sul canone della Quinta Era. I donatori non sono identificati; la misura dei poteri rimasti agli Immortali è ancora da definire.
La soglia della Quinta Era si apre in un tempo in cui alcune divinità non desiderano più continuare la propria esistenza come entità separate. Aspirano al ritorno all’Uno. È una volontà di ricongiungimento, maturata dopo il lungo tempo dei nomi e delle forme divine.
Da quelle presenze vengono offerti frammenti di Deothium. Shod e Natauro li raccolgono insieme. La libera offerta è essenziale al senso della vicenda: le scintille da cui nascerà una nuova possibilità vengono consegnate, non strappate alle divinità che le custodivano.
La raccolta unisce due nature diverse. Shod porta la memoria dell’uomo che fu e l’attenzione del dio della giustizia; Natauro porta lo stupore del dio bambino delle arti. Il loro incontro dà un cammino a ciò che sembrava destinato soltanto a concludersi. I frammenti diventano materia di un’opera nuova.
Con i frammenti raccolti, Shod compie la creazione di Durga Maat. Il gesto finale appartiene a lui; Natauro ha condiviso la raccolta e la custodia delle scintille. Entrambi rendono possibile il passaggio, ciascuno con un contributo distinto.
Durga Maat nasce come una divinità onnipotente, libera da ogni legame con la condizione umana. La sua natura oltrepassa le passioni, le necessità e i limiti attraverso cui l’umanità conosce se stessa. Il volto di donna con cui si manifesta e viene rappresentata permette di avvicinarsi a lei, senza racchiuderne l’esistenza.
La sua onnipotenza appartiene interamente a lei. Averne preparato la nascita non concede a Shod o a Natauro un’autorità capace di limitarla. Le scintille sono state raccolte; Durga Maat è la presenza che può dar loro un compimento e rendere possibile la nuova età.
Da questo momento è la volontà della dea a determinare il destino della nuova età. Gli Immortali, compresi coloro che ne hanno preparato la nascita, devono la propria continuità alla scelta che ella compirà.
Durga Maat potrebbe cancellare le altre divinità. Nessuna forza sarebbe capace di costringerla a conservarle. Sceglie invece di lasciarle esistere come prova d’amore.
Gli Immortali rimangono presenze distinte, con poteri minori. I loro nomi, le vicende e i legami con Therial continuano a far parte del mondo. La loro esistenza non compete con l’onnipotenza della nuova dea: trova spazio nella sua scelta di preservarla.
È questo atto a fondare il senso della Quinta Era. La raccolta di Shod e Natauro e la creazione compiuta da Shod preparano l’evento; Durga Maat gli dà la sua direzione. Senza di lei e senza il suo assenso, il nuovo ordine non sarebbe possibile.
Il passato può così accompagnare il futuro. Un personaggio può custodire una fede antica; una città può ricordare il dio che ha segnato la propria storia; una leggenda può continuare a essere raccontata. Le divinità delle epoche precedenti restano parte dell’ambientazione, entro un mondo che riconosce in Durga Maat il proprio potere supremo.
Il simbolo di Durga Maat è il loto sulla sommità di Kyra. Il fiore si leva sopra l’albero la cui luce appartiene già alla memoria di Therial: la nuova era trova così la propria immagine nel cuore di un paesaggio che il mondo conosce.
Bianco, viola e indaco accompagnano la dea. Il suo ritratto la mostra come una donna bellissima, con capelli in cui si incontrano il nero e il bianco. La figura conserva insieme la vastità della sua natura e la vicinanza del gesto con cui ha lasciato esistere gli altri.
La Quinta Era comincia da questa presenza. Shod e Natauro ne custodiscono le scintille nella memoria del racconto; Durga Maat è il loto aperto, la volontà grazie alla quale il mondo può continuare.
I testi storici conservano la voce delle fonti; introduzioni e raccordi sono redazionali. Le rielaborazioni sono indicate. Le trascrizioni originali sono incluse nella Biblioteca. Leggi i criteri editoriali.