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01
Il loto sulla sommità di Kyra
Un volto, molte storie.
II
Gli Immortali✦
Quinta Era
Durga Maat
✦
Quando Durga Maat nasce, il divino conosce una forma senza limiti. Shod e Natauro hanno raccolto le scintille; è lei a dare alla Quinta Era il suo compimento, scegliendo per amore che gli altri dèi possano ancora esistere.
Le voci e le fonti accompagnano il testo completo.
Therial · Volume II14 / 22
15
Lo stupore delle arti
Un volto, molte storie.
II
Gli Immortali✦
Seconda Era
Natauro
✦
Il dio bambino delle arti guarda il mondo con meraviglia. Raccogliendo con Shod le scintille di Deothium, aiuta a preparare la nascita di Durga Maat: sarà la dea a dare vita e significato alla Quinta Era.
Le voci e le fonti accompagnano il testo completo.
Therial · Volume II17 / 22
18
Il peso della giustizia
Un volto, molte storie.
II
Gli Immortali✦
Tradizioni delle origini e della Prima Era
Shod
✦
Il dio della giustizia conserva la memoria dell’uomo che fu. Nella Quinta Era raccoglie con Natauro le scintille di Deothium e compie la creazione di Durga Maat, la cui volontà darà al mondo un nuovo inizio.
Quando Durga Maat nasce, il divino conosce una forma senza limiti. Shod e Natauro hanno raccolto le scintille; è lei a dare alla Quinta Era il suo compimento, scegliendo per amore che gli altri dèi possano ancora esistere.
Racconto in revisione, fondato sul canone del creatore. Le scene e le parole dei personaggi appartengono a questa nuova stesura.
Quando Durga Maat aprì gli occhi, vide un mondo che aveva imparato a sopravvivere.
Vide la luce di Kyra posarsi sui tetti, consumarsi lungo le strade, raggiungere le mani di chi cercava qualcuno nel buio. Vide città che avevano cambiato padrone e persone che continuavano a chiamarle casa. Le giunsero preghiere antichissime, tramandate da bocche che non ne comprendevano più ogni parola, e promesse pronunciate poco prima, ancora calde del respiro di chi le aveva fatte.
Conobbe tutto questo senza doverlo apprendere. La distanza fra un luogo e l’altro, fra una creatura e la sua memoria, non la divideva da nulla. Ogni esistenza le era presente nella propria interezza: ciò che aveva ricevuto, ciò che aveva perduto, ciò che ancora poteva diventare.
Sulla sommità di Kyra il loto si era aperto. Fra i suoi petali sedeva una donna bellissima, avvolta di bianco, viola e indaco. Nei lunghi capelli il nero e il bianco si incontravano come due profondità della stessa luce. Quel volto permetteva al mondo di guardarla; la sua presenza si estendeva ben oltre ciò che gli occhi potevano sostenere.
Le scintille che Shod e Natauro avevano raccolto erano divenute una presenza. Shod aveva compiuto il gesto della creazione; ora guardava colei che nessuna volontà, neppure la sua, avrebbe potuto governare. Davanti a Durga Maat, anche il suo creatore attendeva.
Prima del loto vi era stata una stanchezza che i mortali difficilmente avrebbero saputo nominare.
Alcuni Immortali non desideravano più continuare a esistere come entità separate. Avevano abitato i propri nomi attraverso le età; in quei nomi si erano raccolti culti, passioni, attese, memorie. Era venuto per loro il desiderio di deporre quella separazione e ritornare all’Uno.
Non tutti provavano la stessa cosa. Il mondo conservava desideri ostinati, volontà ancora accese. Ma chi aspirava al ritorno non chiedeva una nuova vittoria, né un regno più vasto in cui prolungarsi. Desiderava ricongiungersi a ciò da cui ogni distinzione aveva avuto origine.
Da quelle divinità vennero i frammenti di Deothium che Shod e Natauro raccolsero. Furono offerti liberamente. In ciascuno rimaneva qualcosa di una presenza divina: una scintilla sottratta alla solitudine di una forma, pronta a partecipare a un’esistenza diversa.
Shod li riceveva con l’attenzione di chi conosce il peso di una volontà. Natauro, il dio bambino delle arti, li custodiva con lo stupore che aveva sempre riservato a una canzone o al primo colore apparso sotto un pennello. Là dove altri avrebbero visto soltanto la fine di qualcosa, egli riusciva ancora a intuire una possibilità.
Camminarono insieme in quel passaggio difficile. Il rigore di Shod dava fermezza alla raccolta; la meraviglia di Natauro impediva che ogni frammento fosse trattato come una reliquia di ciò che si era perduto. Fra le loro mani, le scintille conservavano un futuro.
Shod aveva conosciuto la vita umana. Ne ricordava la misura: il poco tempo concesso a una scelta, la fatica di comprendere, il desiderio di dare una forma giusta a ciò che muta. Aveva portato quella memoria nella propria esistenza divina.
Ora si trovava davanti a un compito che nessuna legge poteva assolvere per lui.
I frammenti raccolti con Natauro potevano diventare l’inizio di una nuova divinità. Shod volle che quella nascita aprisse una possibilità più grande delle forme che l’avevano preceduta: un’esistenza divina libera da ogni legame con la condizione umana.
Avvicinò le scintille. Natauro gli consegnò quelle che aveva custodito, affidando all’opera anche lo stupore con cui le aveva guardate. Shod raccolse il Deothium e compì il gesto della creazione.
Eppure, nel darle esistenza, non pose la propria volontà come confine della sua.
La voleva libera perfino da lui.
Durga Maat nacque. Nella sua presenza le scintille cessarono di essere frammenti: ella era intera. Nessun nome precedente bastava a definirla, nessuna delle mani che avevano preparato quel momento poteva trattenerla entro la propria misura.
L’onnipotenza apparteneva a lei. Fra il suo volere e la realtà non si frapponeva alcun limite. La sua esistenza non dipendeva dalla fragilità, dalle passioni o dalle necessità attraverso cui i mortali conoscono se stessi. Poteva mostrarsi in un volto di donna senza esserne racchiusa, ricevere un nome senza che quel nome la esaurisse.
Shod aveva compiuto un atto di creazione. Durga Maat avrebbe deciso quale mondo potesse seguirlo.
«La vostra esistenza non sarà il prezzo della mia»
Gli Immortali conobbero la sua presenza e compresero quanto fosse cambiata la propria.
Erano stati potenze capaci di segnare il destino di Therial. Avevano dato un volto a ciò che i mortali temevano e desideravano; attorno ai loro nomi erano cresciuti appartenenze, conflitti, speranze. Davanti a Durga Maat, ogni loro potere aveva una misura. Quello di lei non ne aveva alcuna.
Ella avrebbe potuto cancellarli. La sua nascita non le imponeva di condividere l’esistenza con le forme divine che l’avevano preceduta. Nessuna forza avrebbe potuto costringerla a conservarle.
Durga Maat guardò gli Immortali.
In ciascuno riconobbe una storia che aveva attraversato altre storie. Un nome divino poteva essere stato un grido di guerra e, in un’altra bocca, l’ultima parola pronunciata per trovare coraggio. Poteva appartenere a un tempio lontano o a una preghiera sussurrata accanto a un letto. Le presenze degli dèi si erano intrecciate alla vita del mondo fino a divenirne memoria, ferita, promessa.
Ella vide anche ciò che rimaneva incompiuto. I legami che potevano ancora trasformarsi. Le voci che avevano qualcosa da dire. Il valore di un’esistenza distinta, capace di incontrarne un’altra proprio perché non era identica a essa.
Allora rivolse agli Immortali la propria volontà.
«La vostra esistenza non sarà il prezzo della mia.»
Li lasciò esistere.
La loro potenza si fece minore. Ciascuno sentì il confine del potere che gli rimaneva; ciascuno conservò il proprio nome. Durga Maat li lasciava esistere come presenze distinte, riconoscibili, legate alle proprie memorie. Ella sola era onnipotente.
Avrebbe potuto bastare a tutto ciò che esisteva. Scelse che gli altri avessero ancora un posto. Fu amore, nella libertà assoluta di chi non aveva bisogno di ricevere nulla in cambio.
Il limite posto alla loro potenza non tolse valore alla loro presenza. Avrebbero continuato a essere parte di Therial: nei culti, nei racconti, nei legami che univano ciascuno di loro al mondo. Il passato non doveva scomparire perché una nuova età avesse inizio.
Nel loto aperto sopra Kyra, Durga Maat aveva dato una forma alla propria volontà: il mondo avrebbe conservato le sue molte voci. La Quinta Era prese vita in quel suo assenso.
Sulla sommità di Kyra, sopra la luce attorno alla quale Therial aveva imparato nuovamente ad abitare, il fiore riuniva il bianco, il viola e l’indaco. I suoi petali davano una figura visibile a una verità più vasta: Durga Maat poteva accogliere le molte forme dell’esistenza senza perdere nulla della propria pienezza.
La si rappresenta come una donna bellissima. Nei suoi capelli possono incontrarsi la notte e la luce; le vesti riprendono i colori del loto. Sono immagini con cui chi vive nel mondo cerca di avvicinarsi a lei. La dea rimane più grande di ogni ritratto, come la sua volontà rimane più grande di ogni parola usata per raccontarla.
La sua bellezza accompagna un potere assoluto. La dolcezza del gesto con cui conservò gli Immortali non nacque da esitazione o debolezza: le fu possibile scegliere l’amore nella piena libertà di chi non poteva essere costretta a nulla.
Per questo il loto appartiene alla Quinta Era. Ricorda chi la rende possibile, e il modo in cui ha scelto di darle inizio.
Durga Maat rivolse lo sguardo a Therial. La luce di Kyra raggiungeva ancora i tetti, le strade, le mani. Dentro quella luce, il mondo portava con sé tutto il tempo che aveva attraversato.
Un viandante poteva ancora ricordare il dio a cui era stato consacrato. Una preghiera antica trovava ancora qualcuno a cui rivolgersi. I nomi pronunciati nelle prime età avrebbero raggiunto bocche che non erano ancora nate, intrecciandosi a domande nuove. Il gesto della dea aveva dato un domani anche a ciò che veniva da lontano.
Shod era ancora Shod. Natauro poteva ancora sorridere davanti a un colore. Avevano portato le scintille fino alla soglia di una nascita immensa; ora continuavano a esistere nella libertà che Durga Maat aveva scelto per loro. Il giudice e il dio bambino avrebbero avuto un posto nella memoria di quell’inizio.
Ogni possibilità della nuova età trovava in lei il proprio fondamento. La sua volontà sosteneva il mondo aperto da quella nascita; il suo amore aveva lasciato che fosse ancora abitato dalle presenze che lo avevano accompagnato. Gli Immortali conservavano una voce. Durga Maat custodiva la possibilità che quelle voci continuassero a levarsi.
Sulla sommità di Kyra, il loto rimase aperto.
Sotto i suoi petali, il mondo aveva ancora qualcuno da incontrare.
I testi storici conservano la voce delle fonti; introduzioni e raccordi sono redazionali. Le rielaborazioni sono indicate. Le trascrizioni originali sono incluse nella Biblioteca. Leggi i criteri editoriali.
Nuove immagini per le presenze di Therial. I ritratti interpretano gli Immortali; ogni pagina conserva anche le descrizioni e le voci delle fonti antiche. L’immagine e la tradizione →