Il Portatore d’Ombra
Syrik · Lil Xuleib Kaas
Syrik ripercorre il cammino dal sottosuolo alla superficie: la fede in Xanathon, una maledizione, le Lame d’Ombra e gli intrighi del proprio casato. Due racconti conservano le diverse stagioni della sua voce.
Le forme Xyltin/Xiltyn e Xuleib/Xuileb sono presenti nelle fonti e non vengono uniformate. I due cicli sono ordinati per pubblicazione, non per una cronologia inventata delle Ere.

Indice del volume
- Syrik e la fede
- Il Portatore d'Ombra.
- Il Portatore d'Ombra. · 2
- Il Portatore d'Ombra. · 3
- Il Portatore d'Ombra. · 4
- Il Portatore d'Ombra. · 5
- Il Portatore d'Ombra. · 6
- Il Portatore d'Ombra. · 7
- La voce di Flaminea
- Il Portatore d'Ombra. · 9
- Il Portatore d'Ombra. · 10
- La voce di Alirth
- Il Portatore d'Ombra. · 12
- La voce di Dhora
- Il Portatore d'Ombra. · 14
- Fonti e attribuzioni
Syrik e la fede
Syrik · pubblicato il 2005-01-16
Testo storico conservato
Un passato di tenebre nelle tenebre. Cosi' era la mia vita, quando ero poco piu' di un adolescente, immerso nell'ombra del sottosuolo, sotto tonnellate di pietra sulla testa. Quella era la vita che amavo per cui vivevo. Ma qualcosa che non apparteneva a quel mio mondo condensato di ombra e odio vi penetro' in qualche modo e intacco quella liscia sfera di ossidiana che era il mio mondo. La mia famiglia cedette sotto il peso del passato e sotto il verbo della luce. Ebbene si, la casata Xyltin fu profanata dalla luce, che sinuosa si era introdotta nella notte senza stelle del sottosuolo. Eretici, questo erano, null'altro. Per fortuna, la mia fede non vacillo', ne si arrese davanti all'evidenza. La mia famiglia era eretica fra le eretiche, una vergogna e un'affronto insopportabile. Cosi' un giorno presi la mia decisione, e feci quello che era giusto, quello che la mia fede imponeva.
Ricordo quando i miei piedi nudi sfioravano leggeri lungo le intricate reti di cunicoli del sottosuolo che mi avrebbero portato alla superficie, regno della luce. Le mie mani erano intrise del sangue del mio sangue, giustizia era stata fatta. Ma non bastava. Qualcosa aveva penetrato quel mio mondo fatto di ombre, quel qualcosa mi aveva colpito, e aveva irrimediabilmente aumentato il mio odio. E armato del mio odio giunsi alla luce. E' stat indubbiamente dura, ed e' stato triste vedere quanti oscuri, che avevano deciso di salire in superficie, erano stati toccati dalla luce di quell'albero che tutti chiamano Kyra. Ma anche sotto la luce abbacinante di quell'albero il mio spirito e il mio odio non vacillarono, anzi, si alimentarono. Dovetti superare molte dure prove, questo mondo in cui vivo tutt'ora e' molto piu' strano di quanto non avessi creduto, ma infondo e' un susseguirsi di eventi per rinsaldare la mia fede e per divertirmi oltremodo. Ho visto luminosi, molti piu' luminosi di quanti avessi mai immaginato, luce in abbondanza, e sentimenti patetici e infimi. ...Il mio odio aumentava... ho imparato a celarlo agli occhi di molti e a tirarlo fuori come fredda arma solo dopo un fatto alquanto sconcertante causatomi appunto da una schiava della luce. Dhora Surghe e' il suo nome, un nome che ha calcato la superficie del mio spirito aprendo pronfondi squarci dai quali tutt'ora sgorga copioso il risentimento e l'odio per questo mondo. Lei riconobbe il mio odio, certo non e' una creatura sciocca, o almeno non lo e' molto.... . Ricordo che mi condusse in un bosco, il luogo preferito dai luminosi, un luogo cosi' alieno, dimora di luce e vita. E li mi maledi'...un lampo di luce abbacinante mi abbaglio' e nel tempo in cui ero stato privato della vista, a causa del tremendo bagliore, senti' la voce di Dhora Surghe pronunciare queste parole: "impara ad amare cio' che credi di odiare, e solo quando cosi' sara' ritornerai ad essere te stesso in aspetto; solo un bacio di amor corrisposto potra' fare si che si avveri cio', un bacio d'amore di una luminsoa" e spari'. Ci misi diversi minuti a tornare a vedere, ricordo che mi avvicinai, tastando il terreno, ad un laghetto che sorgeva in mezzo ad una radura e presi a sciaquarmi la faccia per cercare di riaquistare la vista e di alleviare il bruciore agli occhi. Quando ho aperto gli occhi lo spettacolo che mi si propino' davanti mi lascio sconvolto. Riflesso sullo specchio d'acqua del laghetto non era riflesso Lil Xuleib Kaas, ultimo nobile di casata Xyltin, bensi' un luminoso dai biondi capelli, occhi verdi come la foresta e pelle di un pallore lunare quasi fastidioso. Ero stato maledetto e avevo assunto le fattezze di un luminoso. Ora le parole di Dhora Surghe, che avevo giudicato pura follia e vaneggiamento, prendevano lentamente senso nella mia mente. Avrei dovuto umiliarmi nel peggiore dei modi, calpestando la mia fede e le mie motivazioni, i miei ideali. No, non potevo farlo. Per diversi giorni mi sono aggirato su Therial con quelle vergognose sembianze...ma qualcosa non era cambiato, il mio tatuaggio, il tatuaggio del mio unico Signore, Xanathon, rimaneva ben impresso sulla mia pelle. E fu proprio in nome del mio simbolo che decisi di non sacrificare la vita al mio dio, poiche' troppo vergognosa per essere vissuta. Dovevo onorare il mio dio, e la morte di un suo fedele, morto per egoismo e disgusto del proprio essere non era affatto onorare il mio Signore. Cercai nella mia mente la risposta, chiesi consiglio a sacerdoti, fedeli e perfino ad un drago, ma lentamente la soluzione prese vita da se nella mia mente. Era l'odio che mi aveva portanto fin lassu', era l'odio che mi aveva condotto fino alla fonte della luce col preciso intento di distruggerla, e ora quella luce mi aveva attaccato in modo diretto e sarebbe stata la mia stessa fede e il favore del mio Signore a sconfiggere quella luce. La maledizione era basata sull'amore e io l'avrei distrutta con odio, con piu' odio. Cosi' mi misi in cerca di Dhora Surghe, l'artefice della maledizione. Dopo diversi giorni la trovai e la ricondussi nel luogo in cui mi aveva maledetto. Dopo diversi tentativi riuscii ad avvicinarla, poiche' a ragione diffidava di me e si teneva lontana. Per rompere la maledizione era necessario un bacio d'amore corrisposto. La mia fede era grande e cosi' decisi che la soluzione era un bacio di puro odio. Cosi' quando si presento' il momento la baciai e sentii il mio odio avvampare dentro di me...potevo quasi sentirlo fluire, potevo quasi toccarlo. Una spessa coltre di ombre mi avvolse e quando si schiuse tornai ad essere quello che sono. Ne era la prova, il mio Dio era con me, e da quel giorno consacrai la mia fede cieca a Lui, Xanathon Dio dell'Odio, che mi aveva donato nuovamente il mio aspetto, per poterlo servire fino in ogni momento per il resto della mia vita.
Il Portatore d'Ombra.
Syrik · pubblicato il 2006-02-17
Testo storico conservato
Prologo
Il ricordo di un antico splendore giace immoto e silenzioso nelle menti dei pochi che ancora se ne ricordano. Un sogno oscuro, ormai appassito, come un fiore di loto nero si piega sotto il passare degli inverni.
Situata in una caverna che scendeva nelle profondità più oscure, quasi a toccare il nero cuore di quelle desolate lande, si apriva un'enorme grotta. All’interno di questa sorgeva un massiccio bastione di pietra nera che sporgeva dalla parete di un enorme abisso oscuro. Come struttura, quella era stata un tempo qualcosa di simile ad una possente fortezza eretta sulla vetta di una grande collina rocciosa sotterranea, solo che era girata su un fianco in modo da incombere sul vuoto sottostante, dove venti immondi provenienti dal fetido abisso salivano ululanti verso essa, sferzandola continuamente. Anche se le sue torri e torrette si affacciavano coraggiosamente su un orribile precipizio, quel luogo non trasmetteva in nessun modo un senso di fragilità o di precarietà, in quanto il suo massiccio ancoraggio di roccia era una delle ossa del mondo, una spessa costola conficcata così saldamente nella parete dell’abisso che nulla di meno violento del disintegrarsi del globo avrebbe potuto staccarla. I pochi studiosi che ricordano l’esistenza di quel luogo, lo conoscevano come Thaeneril, la città delle ombre dell’anima, e perfino la maggior parte di loro aveva ormai dimenticato perché essa fosse stata chiamata in quel modo. In quella fortezza senza luce eretta sull’orlo di un baratro, le ombre stesse erano vive. Polle di un nero più cupo di quello del cuore di un demone strisciavano e fluivano di torre in torre, l’oscurità sussurrante scivolava come un come un famelico e gigantesco drago dentro e intorno alle torri affusolate e alle gallerie aperte di quella città morta. Di tanto in tanto, quelle ombre viventi inghiottivano parti della città per secoli, trascinando un palazzo o un tempio nelle profondità di un luogo freddo che si trovava al di là dei cerchi del mondo. Una nera figura incappucciata, coperta da una nera e leggera armatura in cuoio, stava percorrendo con passo deciso le gallerie deserte di Thaeneril, apparentemente ignara delle nere cortine di ombra vivente che danzavano e si contorcevano negli angoli più oscuri della città. Il folle ululato dell’incessante bufera di vento che saliva dall’abisso ad oltrepassare le mura cittadine gli aggrediva il mantello nero e gli agitava l’ampio cappuccio che nascondeva le fattezze del suo volto, senza però che lui vi badasse minimamente. Quello era il suo posto, il suo rifugio, i rischi e la follia che lo caratterizzavano erano semplicemente caratteristiche familiari che non meritavano la sua attenzione. Egli aveva l’aspetto di un drow tanto snello da sembrare quasi un adolescente, il che significava che era di bassa statura ed esile come una canna, tanto che molte altre razze lo avrebbero sovrastato della testa e delle spalle, poiché non superava il metro e sessanta. Nonostante quella struttura minuta e aggraziata, egli emanava potere, il suo corpo esile sembrava trasudare forza ben diretta e una velocità letale, che apparivano decisamente spropositate per la sua figura. Arrivato in fondo alla galleria, la figura ammantata svoltò verso l’interno, salendo un grande scalone intagliato nel cuore del monolitico sperone di roccia su cui era appoggiata Thaeneril. Ben presto, la cacofonia del vento che imperversava all’esterno si ridusse ad un lontano ma profondo sussurro, sibilante e penetrante, un suono a cui era impossibile sfuggire in qualsiasi punto della remota Thaeneril. La mano posata sull’impugnatura di quello che sembrava essere un sottile ed affilato pugnale, la figura ammantata seguì la spirale di gradini neri fino ad una grande camera buia: una cattedrale di ombre nel cuore della città. Tremolanti torce sparse qua e la, sostenute da ganci di bronzo, proiettavano fievoli polle di luce rossastra lungo le pareti, scie deboli che svanivano nel nero assoluto dell’alta volta sovrastante. Lassù, le ombre erano davvero una massa compatta, un nero pozzo ribollente che neppure lo sguardo della figura ammantata era in grado di penetrare, nonostante vedesse perfettamente anche in assenza di luce.
La figura ammantata non sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno fra quelle mura...la figura ammantata non immaginava cosa sarebbe successo e soprattutto...non immaginava cosa avrebbe fatto.
Il Portatore d'Ombra. · 2
Syrik · pubblicato il 2006-06-07
Testo storico conservato
-Ultimo-
Sentivo leggere le goccie d’acqua rieccheggiare nell’umido cunicolo coperto a tratti da spessi strati di muschio. Muto il mio respiro mentre sfioravo con i piedi la nuda roccia. Daga in pugno mi allontanavo da quello che era il mio passato che scompariva lento dietro i miei passi. Gocciolava anche la daga che tenevo in pugno, anche da essa gocciolava il mio passato. Mi avvicinavo attraverso l’ombra a quello che sarebbe stato il mio nuovo futuro, quello scelto da me. Ultimo, cosi’ ero, ultimo e solo, e lo sono ancora. Ultimo del mio passato….mi avvicinavo alla cosa che odiavo di piu’: la luce.
D’un tratto un chiaro barlume in fondo al cunicolo…era giunto il momento, sarebbe stata la mia ascesa…alla luce e a tutto cio’ che piu’ odio.
Il Portatore d'Ombra. · 3
Syrik · pubblicato il 2006-06-07
Testo storico conservato
-Superficie-
Ricordo ancora quel giorno, e non credo che mai lo dimentichero', quando misi fuori il viso dal cunicolo che mi aveva portato fino in superficie. Mi affacciai con circospezione e subito ritrassi il viso per il dolore accecante agli occhi dovuto alla luce. Avendo vissuto nell'ombra, e non solo fisicamente parlando, la luce per me fu qualcosa di alieno, e assai problematico. Aspettai il tramonto e ad occhi socchiusi mi addentrai in quella che molti, scoprii' in seguito, chiamano foresta...la dimora dei luminosi.
Teso e stiletto alla mano avanzai, confuso dagli innumerevoli rumori di strani animali che mai avevo visto prima, sussultando per ogni minimo rumore, per la loro quasi assenza nel sottosuolo selvaggio. Non avevo idea che quello in realta' potesse essere, fatta eccezione per la luce, un paradiso rispetto a cio' a cui ero stato abituato...un luogo dove non aspettarsi un pericolo dietro ogni rumore o parola o persona. Tuttavia, diffidente di tutto e di tutti, anche di me stesso, continuai a camminare...
Il Portatore d'Ombra. · 4
Syrik · pubblicato il 2006-06-07
Testo storico conservato
-Lame d'Ombra-
La vita trascorreva difficile in quelle prime giornate nel mondo di superficie, gli eventi si susseguivano, ma per me essere un drow, ed essere soprattutto da solo mi impediva qualsiasi cosa. La saggezza..quella di certo non albergava ancora in me, e in nome di un dio misi in serio pericolo il mio futuro, nella cieca adorazione di un ideale, usai il mio corpo come vettore per estendere l'odio a qualunque cosa vivente. Fu dopo diverse decadi che realizzai che il mio scopo: l'annientamente della luce, per vendetta, sarebbe stato impossibile anche se avessi avuto qualcuno accanto, e addirittura impensabile se non avessi avuto nessuno al mio fianco. Un vecchio detto recita: L'dron d'abbilats phuul or'a wun dosst rah: maunar mina bekealu (Le vite dei subordinati sono come le monete nelle tue mani: spendile con saggezza). Fu cosi' che mi prefissai di adottare lo stesso sistema usato da molti nella mia terra natale, ovvero creare un supporto al mio intento circondandomi di esseri viventi utili. Nel sottosuolo, ove il dominio della nostra razza e' potente, non v'e' bisogno di intrigo, se non fra i noi stessi e talvolta il ruolo di altre razze e' puramente formale e scontato: eseguire gli ordini e morire quando non si e' piu' utili.
Cosi' di supporto alla mia causa creai le Lame d'Ombra, una gilda mercenaria che un tempo esisteva nel sottosuolo... in quei tempi in cui ignoravo la magia, altri che condividevano le mie capacita' e inclinazioni sarebbero stati sapientemente usati per il mio fine.
Il Portatore d'Ombra. · 5
Syrik · pubblicato il 2006-06-11
Testo storico conservato
-Rhianna-
I miei primi anni in superficie furono estremamente confusi e difficili. Nonostante tutto fosse decisamente meno pericoloso del sottosuolo, il colore della mia pelle mi procuro' assai molti nemici, cosi' come, e soprattutto, il mio forte e scioccamente palese razzismo verso qualsiasi forma di vita che esulasse dalla mia razza. Di certo la saggezza in quei giorni non accompagnava i miei passi. Cosi' fu quasi per caso che una notte, mentre ero in cerca di un luogo ove celarmi agli occhi dei piu', incontrai un'oscura presso una scogliera. Difficile descrivere la sensazione di inadeguatezza difronte ad essa. Sebbene fossi, e sia tutt'ora, profondamente maschilista, quell'oscura era causa di molteplici sensazioni. Certo anonima e quasi velata, ma aveva qualcosa di decisamente particolare. Rhianna, questo era il suo nome.
Quella notte, sulla scogliera, non sapevo che quell'oscura sarebbe divenuta mia moglie qualche anno piu' tardi. Di certo la sposai per una ragione: la convenienza. Sapeva decisamente molte, moltissime cose, ed era caratterizzata da un''astuzia non indifferente. Rimasi decisamente sorpreso quando mi disse che in passato fu la regina di un impero di oscuri in superficie avente il nome di Dunkle Stadt. Fatto sta che grazie a lei finirono i miei giorni piu' duri in superificie, era una figura che mi dava protezione e mi garantiva una certa misura di rispetto, come anche una quantita' pressoche' illimitata di informazioni, quello che allora definii un buon inizio. Tuttavia, parecchi anni piu' tardi, il rapporto casualmente si sfaldo'...era tempo di lasciare Rhianna, non mi era piu' utile...e lasciai che il tutto si sfaldasse come una ragnatela viene consunta dal vento. Ancora oggi ripenso al suo cadavere e alle mie mani arrossate dal suo sangue. Aluve' Rhianna.
Il Portatore d'Ombra. · 6
Syrik · pubblicato il 2006-06-11
Testo storico conservato
-Ritorno al Passato-
Nei primi tempi in cui conobbi Rhianna, un'oscura degna di tale appellativo, mi sorprendevo spesso a ripensare con un misto di nostalgia, disprezzo e odio, soprattutto odio, alla mia citta' natale e alla sorte del mio casato, non a caso Xanathon a quei tempi aveva la mia cieca fede. Non ero pentito di cio' che avevo fatto, poiche' sapevo che andava fatto, tuttavia ero fuggito da laggiu' non solo per cercare vendetta, ma anche per paura, per paura di quella fonte di potere tanto agognata dal mio casato che inevitabilmente l'aveva condotto alla rovina. Ma come potevo affrontare intere schiere di devoti alla luce, in quella che all'epoca era la mia personale crociata, quando ancora non avevo compiuto il mio dovere, distruggendo quell'oggetto di luce, la nella mia precedente dimora? Non fu facile e non fu nemmeno immediato. Ci misi molti giorni prima di prendere infine la decisione giusta e tornare nel sottosuolo, chilometri e chilometri sottoterra, per affrontare il mio passato... Un ricordo ormai sbiadito e arrossato dal sangue in cui ho intinto le mie mani.
In quei giorni di permamenza fra le desolate ale del palazzo dell'ormai morto casato Xiltyn, provavo quasi un senso di pace nel sentire l'eco dei miei passi dei neri e bui corridoi delle varie ale dello stesso. Vissi in solitudine per due anni, apprendendo dagli antichi tomi del casato, cio' che ritenevo necessario per compiere cio' che era mio dovere fare. [...] Cosi' come ogni membro del mio casato prima di me, anche io intrapresi il sentiero della magia. Sarebbe dovuto succedere molti anni prima, ma mentre quelche mese dopo, vivo per miracolo, risalivo il dedalo di cunicoli che sapevo mi avrebbe riportato in superficie, mi dissi che tutto sommato era stato meglio cosi'.
Cosi' abbandonai lo sciocco credo verso Xanathon, l'odio si e' un'arma, ma che va ben celata come un pugnale sotto una piega del mantello e non ostentata. Mi ripromisi di sfruttare chi avevo attorno come feci con quei vecchi e polverosi tomi nella biblioteca immota del mio defunto casato. Si, avrei preso e sfruttato a mio vantaggio qualsiasi cosa, animata o inanimata che fosse, eccetto la magia, per poi riporla li, come un vecchio libro, nel suo buco fra tanti altri libri.
Il Portatore d'Ombra. · 7
Syrik · pubblicato il 2006-06-11
Testo storico conservato
-La Magia e la Torre-
Nei mesi successivi alla dipartita di Rhianna la mia abilita' magica conseguita grazie alla pratica e alla bramosa ricerca di potere sempre maggiore mi condusse inevitabilmente a cercare nuove fonti. Talvolta mentre assecondo o ripenso a questo mio desiderio, potrei dire quasi naturale, di ricerca di potere, mi sento un po' schiavo e un po' parte di esso. Destinato e desideroso di esserlo allo stesso tempo.. Abbandonai la personale crociata contro la luce, o almeno lo feci in parte, preferendo l'utilizzo di metodi meno diretti. Cercai per diversi giorni, la mia brama di conoscenza comune ormai si era estinta, cosa che mi porto' a sciogliere conseguentemente le lame d'ombra e a dedicarmi ad un percorso del tutto individuale, che col tempo mi guido' verso la torre della magia.
Molto avevo sentito narrare di questo luogo e dei suoi abitanti. Certo li forse avrei potuto estinguere la mia sete, ed era quello che ero intenzionato a fare, sapevo di aver probabilmente intrapreso un tortuoso e difficile sentiero, ma... Fu proprio con questi pensieri che mi turbinavano nella mente che arrivato incima per poco non urtai contro una figura impiedi al centro di una grande stanza smeraldina. Fu li che la conobbi. Mi osservo' per un lungo momento, e lo stesso feci io. Ammetto ancora oggi che provai un'insana fascinazione per quell'umana, una cosa per me del tutto aliena, dato che ancora faticavo a celare il mio forte istinto raziale. E fu quell'insana fascinazione che mi porto' nei mesi e negli anni successivi a condividere con lei, con una rivvil, uno spicchio, o forse piu' del rapporto che ebbi con Rhianna anni prima. A volte mi capita di vagare col pensiero fino a quei tempi e credo, ipotizzo, anche malvolentieri, che non fu solamente l'intento di sfruttarla e di servirmene per i miei scopi a farmi compiere certe scelte nei suoi riguardi. Forse, la risposta si trova da qualche parte...in una sfumatura velata di un'ombra nel mio spirito. "Vendui'" le dissi, il tradizionale saluto nella mia lingua madre. "Vendui'" fece lei di rimando, cogliendomi di sorpresa, cosa che celai dietro una maschera inespressiva.
Fu li che le parlai per la prima volta...Flaminea.
La voce di Flaminea
Flaminea · pubblicato il 2006-06-12
Testo storico conservato
Mai come in questi giorni mi capita di ripensare ai tempi passati, a ciò che ero e a ciò che ho vissuto. Non con rabbia, bensì con coscienza di quanto anche le esperienze più oscure mi siano state d'insegnamento.
E mi sorprendo a pensare a Syrik, in tal frangente.
Ricordo come, la prima volta che lo incontrai, ci fissammo a vicenda per un lungo istante; rimasi sorpresa da questo avvenimento, poichè è cosa risaputa che gli esponenti della razza drow dedicano poco più di un breve sguardo agli esseri che ritengono inferiori, persino meno talvolta, e gli umani rientrano tra queste. Ma ad esclusione di ciò, non mi colpì particolarmente: non era il primo drow che vedevo percorrere i corridoi della Torre della Magia e sapevo con certezza che non sarebbe stato l'ultimo.
Ciò che non sapevo che l'avrei rivisto più e più volte, e che avrei imparato a conoscerlo durante le prove che sostenne per divenire mio confratello.
Ciò che non sapevo era che sarebbe stato accanto a lui, e con la guida di Furion Kirnal, nostro comune maestro, che avrei raggiunto vette di potere di cui nemmeno conoscevo l'esistenza in precedenza.
Ciò che non sapevo era che i suoi modi e le sue parole mi avrebbero affascinata e attratta a lui al punto da accettarlo prima come mio amante, per poi rompere a causa sua la promessa che avevo fatto ad Alirth.
E infine, non sapevo era che sarei stata, in futuro, pronta a divider con lui una vita coniugale e che sarebbe stato il padre dell'unico figlio che io abbia finora dato alla luce.
Tuttora, non so con certezza cosa finì per rompersi.La logica mi dice che ogni sua parola era stata bugia, l'istinto continua a ripetermi che c'è di più, che non tutto è così semplice e lineare. Ma dopotutto, poco mi interessa scoprirlo, ora: ben altre faccende occupano la mia mente ed inoltre ho regalato vere promesse a colui che le avrebbe meritate già tempo prima.L'orgoglio non mi punge più al pensiero d'essermi fatta ingannare così approfonditamente da un drow.
Ciò che so con certezza, è che l'averlo incontrato e le esperienze che ho vissuto con Syrik mi hanno insegnato, in maniera pratica e concreta, a non piegar mai più di una ragionevole quantità il mio orgoglio e ad esser, se possibile, ancor più guardinga verso il prossimo. Una lezione che conoscevo già, ma che ora padroneggio alla perfezione.
In seguito ira, inganni, morte e odio hanno caratterizzato il nostro rapporto, ma del resto, mi aspetto forse di più dalla stragrande maggioranza dei Therialesi e non?
Del resto, dubito lui sia cosciente d'esser stato una parte importante del mio cammino e della mia crescita come persona. Ovviamente, piuttosto che ammetterlo con lui mi farei torturare a morte.
Il Portatore d'Ombra. · 9
Syrik · pubblicato il 2006-06-13
Testo storico conservato
-Il Maestro-
Oloth, ori'gato ol doera aglust d' dos, ori'gato ol ku'lam wun dos, satiir ol lu' tlu aglust d' ol!!! Disse con veemenza, quasi gridando, l'oscuro all'altro. La stanza era buia, ma non per effetti naturali. Erano ormai ore che i due praticavano la magia d'ombra, l'aria era satura, quasi densa e volute nere di ombra come anche violente scariche di potere rimbombavano sordamente contro le pareti della stanza. Tuttavia sul volto dell'altro si leggeva qualche traccia di stanchezza, ma anche di determinazione, mentre il primo sembrava osservare attentamente le movenze dell'altro, annuendo di tanto in tanto con fare compiaciuto.
Furion Kirnal si ergeva innanzi a me. Dopo essere stato accettato e riconosciuto come mago arcano della torre dell'alta magia, conobbi quest'oscuro, che ne faceva parte. Anch'egli come me un affine della necromanzia, tuttavia sembrava possedere piu' dei normali poteri di un necromante...di piu' di un normale shalafi. Fu cosi' che per affinita' raziale e per interessi comuni in un reciproco vantaggio derivante dalla condivisione della conoscenza, o almeno cosi' credette, accetto' di divenire mio maestro e di insegnarmi cio' che aveva appreso dalla magia d'ombra. Molti furono gli anni passati sotto la sua figura guida, molti i giorni di fatica, studio e talvolta anche divertimento. "Ust Wanre" Rimasi sorpreso nel sentirgli pronunciare queste parole. "Primo allievo".
Fu cosi' che divenni il secondo, piu' potente arcanista nell'utilizzare la magia d'ombra, qualcosa che ha richiesto il prezzo di molti anni di fatica, dolore e sangue. Ancora oggi, vedendo il foro sul palmo della mano sinistra, praticatomi da lui diversi anni fa, come vettore per catallizzare questo particolare tipo di magia, mi chiedo cosa stia facendo...se come molti anni addietro sia tornato nel piano d'ombra ove come chiusi in un bozzolo, attenda silenzioso...qualcosa.
Kyorl dos ulnin, Furion...Kyorl dos ulnin
Il Portatore d'Ombra. · 10
Syrik · pubblicato il 2006-06-14
Testo storico conservato
-Il Vampiro-
Dopo duecentosessant'anni di vita, di cui due secoli in superficie ho imparato ad abbandonare almeno in parte la sciocca presunzione di essere superiore a tutto e a tutti a prescindere. E' un errore comune per quelli della nostra razza, un errore che puo' essere fatale, un errore che se non riconosciuto come tale puo' portare alla ciecita'. Mai sottovalutare nessuno, e proprio come esempio lampante di questo mi viene in mente Alirth Ryl. Forse e' stata la figura piu' emblematica a riguardo: subdolo e astuto, e mi sorprende ammettere che abbia piu' di una cosa in comune con un oscuro e con me. Probabilmente e' stato proprio nel riconoscere questa similitudine in lui a farmi avvicinare, a volte troppo, alla sua persona. E ora mi chiedo cosa sia veramente, se un rivale di qualche tipo o piu' semplicemente un piacevole imprevisto, un potenziale alleato, chi lo sa.
Solo recentemente abbiamo lasciato perdere una faida iniziata probabilmente per Flaminea, ancora mi chiedo perche' l'ho iniziata, suppongo la risposta sia da qualche parte fra la dimostrazione della mia superiorita' e il voler effettivamente misurarmi con un avversario degno di nota. Fatto sta che siamo solo all'inizio di un qualcosa che probabilmente sara' piu' grande di quanto ambedue immaginiamo.
La voce di Alirth
Alirth · pubblicato il 2006-06-14
Testo storico conservato
Infido e perverso, scaltro e terribilmente potente. Non trovo altri aggettivi per descrivere chi un tempo fu mio degno rivale.
Lo incontrai la prima volta al Tempio di Ofcol che redigeva una pergamena, studiando il luogo circostante... Conobbi allora Lil Xuleib Kaas, altresì conosciuto col nome di Syrik, così si presentò a me. Il mio odio verso molti esponenti della sua razza, mi spinse fin da subito a diffidare di lui, ma non potevo ancora immaginare nulla di quanto sarebbe successo in seguito.
La sua arroganza... Lo star vicino a Flaminea dapprima non mi preoccuparono, mi fidavo di chi mi promise amore... E' forse grazie a lui se ho imparato a diffidare di chi mi è attorno... Ad affinare i miei sensi nei momenti in cui l'Odio regna sovrano nel cuore... Ad apprezzare il valore della caccia ad una preda ambita.
Lo consideravo eguale eppur dissimile.
Sangue. Sangue a fiotti. Chiunque altro era nulla ai miei occhi, solo lui riusciva a risvegliare il mio spirito. Arrivai quasi a sperare che il nostro confronto non terminasse mai. Mi divertiva.
Eppure tutto ha fine. Perchè continuarci a logorare in uno scontro che mai avrà un vincitore e un vinto? Un valido alleato è assai preferibile ad un temibile avversario.
Il Portatore d'Ombra. · 12
Syrik · pubblicato il 2006-06-14
Testo storico conservato
-L'Arial-
Ho indubbiamente avuto molti rivali, molte scocciature e molti passatempi divertenti...ma uno solo e' stato un avversario costante, una figura ben delineata dal mio odio personale, una figura in cui si condensa tutto cio' che disprezzo. Si, se io ho un'antitesti, una controparte diametralmente opposta, beh sicuramente quella e' Dhora. Dal primo giorno in cui la vidi,quando ero ancora giovane e inespresto, presso un boschetto sottoforma di uno strano spiritello...
provai qualcosa. Non so bene dire cosa, e' una vaga sensazione di fascino misto all'odio piu' nero. E' assai buffo guardare il proprio oposto una sensazione decisamente particolare. Io creatura del sottosuolo, lei dell'aere, io servo mobius, lei althea, lei arcanista di luce, io d'ombra e cosi' via. Tuttavia essa mi ha accompagnato durante l'intero percorso della mia esistenza in superficie, ella invero e' credo l'unica costante che non cambiera' mai. Uno stimolo certo ma anche qualcosa con cui misurarsi continuamente. Quando finira tutto cio'? Credo mai, e credo inoltre che sia meglio cosi', come giorno e notte si combattono per prevalere l'uno sull'altra io e Dhora ci combattiamo giorno dopo giorno...anno dopo anno...
La voce di Dhora
Dhora · pubblicato il 2006-06-14
Testo storico conservato
Syrik, appena lo incontrai riuscii subito a vedere il suo essere oscuro, era un drow e' vero, ma posso dire di averne conosciuti molti e tra questi ce ne sono stati alcuni che hanno scelto la via della luce.. Ma questo drow e' forse l'unico essere che non sono mai riuscita a sopportare. Riusci' a risvegliare il mio lato oscuro, un lato che nascondeva un demone vendicativo e che io credevo di aver allontanato, inoltre quei suoi modi altrettanto oscuri e infidi,quel suo fare strafottente e irrispettoso lo resero un servo di Mobius e manipolatore dell'ombra piu' nera..
Lo conobbi nei tempi in cui ancora avevo le ali nere, quelle ali che erano simbolo della forza malvagia ancora legata a me.. divento' una preda e solo piu' tardi un nemico. Troppo diversi, troppo ombra lui e troppo luce io, ma siamo in uno strano equilibrio di guerra e non guerra..
Ancora oggi credo proprio che il nostro odio sia reciproco.
Il Portatore d'Ombra. · 14
Syrik · pubblicato il 2006-06-15
Testo storico conservato
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E ora cosa mi aspetta? Cosa si cela dietro l'enorme ragnatela che con tanta pazienza sto tessendo? Chi trovero' intrappolato nei suoi filamenti? Ho ancora molta, forse troppa tela da intrecciare...che io mi stia davvero perdendo nella mia stessa creazione e nei miei stessi intrighi? Un vecchio detto drow recita vel'drav l' jindurnen ph' ichl mzil, beldro dosst ehmtu jindurn: quando le facciate sono molteplici, creati la tua unica facciata.
E credo che faro' proprio cosi', come un instancabile ragno lavora e modifica continuamente la sua tela lo stesso faro' io, continuero' in questo gioco, se cosi' posso chiamarlo, in questa mia maledizione nel necessitare di un potere sempre piu' grande, di salire ancora un'altro gradino, e un'altro ancora verso una vetta che e' del tutto immaginaria, inesistente. Mi crogiolo e mi dispero allo stesso tempo di questo mio destino, di questo mio essere, questo mio dover essere. Continuero' la scalata senza fine intrappolato nelle pareti della mia stessa ragnatela in un intrigo di cui ho reso partecipe la mia vita...per sempre.
Lil Xuileb Kaas, ultimo del casato Xiltyn.