[[ARCHIVE_OPEN_B]]Prologo[[ARCHIVE_CLOSE_B]] Il ricordo di un antico splendore giace immoto e silenzioso nelle menti dei pochi che ancora se ne ricordano. Un sogno oscuro, ormai appassito, come un fiore di loto nero si piega sotto il passare degli inverni. [immagine storica] Situata in una caverna che scendeva nelle profondità più oscure, quasi a toccare il nero cuore di quelle desolate lande, si apriva un'enorme grotta. All’interno di questa sorgeva un massiccio bastione di pietra nera che sporgeva dalla parete di un enorme abisso oscuro. Come struttura, quella era stata un tempo qualcosa di simile ad una possente fortezza eretta sulla vetta di una grande collina rocciosa sotterranea, solo che era girata su un fianco in modo da incombere sul vuoto sottostante, dove venti immondi provenienti dal fetido abisso salivano ululanti verso essa, sferzandola continuamente. Anche se le sue torri e torrette si affacciavano coraggiosamente su un orribile precipizio, quel luogo non trasmetteva in nessun modo un senso di fragilità o di precarietà, in quanto il suo massiccio ancoraggio di roccia era una delle ossa del mondo, una spessa costola conficcata così saldamente nella parete dell’abisso che nulla di meno violento del disintegrarsi del globo avrebbe potuto staccarla. I pochi studiosi che ricordano l’esistenza di quel luogo, lo conoscevano come Thaeneril, la città delle ombre dell’anima, e perfino la maggior parte di loro aveva ormai dimenticato perché essa fosse stata chiamata in quel modo. In quella fortezza senza luce eretta sull’orlo di un baratro, le ombre stesse erano vive. Polle di un nero più cupo di quello del cuore di un demone strisciavano e fluivano di torre in torre, l’oscurità sussurrante scivolava come un come un famelico e gigantesco drago dentro e intorno alle torri affusolate e alle gallerie aperte di quella città morta. Di tanto in tanto, quelle ombre viventi inghiottivano parti della città per secoli, trascinando un palazzo o un tempio nelle profondità di un luogo freddo che si trovava al di là dei cerchi del mondo. Una nera figura incappucciata, coperta da una nera e leggera armatura in cuoio, stava percorrendo con passo deciso le gallerie deserte di Thaeneril, apparentemente ignara delle nere cortine di ombra vivente che danzavano e si contorcevano negli angoli più oscuri della città. Il folle ululato dell’incessante bufera di vento che saliva dall’abisso ad oltrepassare le mura cittadine gli aggrediva il mantello nero e gli agitava l’ampio cappuccio che nascondeva le fattezze del suo volto, senza però che lui vi badasse minimamente. Quello era il suo posto, il suo rifugio, i rischi e la follia che lo caratterizzavano erano semplicemente caratteristiche familiari che non meritavano la sua attenzione. Egli aveva l’aspetto di un drow tanto snello da sembrare quasi un adolescente, il che significava che era di bassa statura ed esile come una canna, tanto che molte altre razze lo avrebbero sovrastato della testa e delle spalle, poiché non superava il metro e sessanta. Nonostante quella struttura minuta e aggraziata, egli emanava potere, il suo corpo esile sembrava trasudare forza ben diretta e una velocità letale, che apparivano decisamente spropositate per la sua figura. Arrivato in fondo alla galleria, la figura ammantata svoltò verso l’interno, salendo un grande scalone intagliato nel cuore del monolitico sperone di roccia su cui era appoggiata Thaeneril. Ben presto, la cacofonia del vento che imperversava all’esterno si ridusse ad un lontano ma profondo sussurro, sibilante e penetrante, un suono a cui era impossibile sfuggire in qualsiasi punto della remota Thaeneril. La mano posata sull’impugnatura di quello che sembrava essere un sottile ed affilato pugnale, la figura ammantata seguì la spirale di gradini neri fino ad una grande camera buia: una cattedrale di ombre nel cuore della città. Tremolanti torce sparse qua e la, sostenute da ganci di bronzo, proiettavano fievoli polle di luce rossastra lungo le pareti, scie deboli che svanivano nel nero assoluto dell’alta volta sovrastante. Lassù, le ombre erano davvero una massa compatta, un nero pozzo ribollente che neppure lo sguardo della figura ammantata era in grado di penetrare, nonostante vedesse perfettamente anche in assenza di luce. La figura ammantata non sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno fra quelle mura...la figura ammantata non immaginava cosa sarebbe successo e soprattutto...non immaginava cosa avrebbe fatto.