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La Signora dei Sussurri

Jamirithiana

L’elfa dalla treccia d’oro attraversa le memorie di Amlugil e Krisaore, scrive alla sorella Miciko e custodisce un capitolo della storia di Cetrim Aerys.

Gli Eroi · il sito anticoIl Repertorio del Bardo
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Interpretazione contemporanea di Jamirithiana: elfa dagli occhi smeraldo, lunghi capelli sciolti fra il biondo grano e il platino, abito di seta blu e girocollo di cobalto.
Interpretazione artistica · Il ritratto e le fonti
Therial · Le Leggende✦
Indice del volume
  1. La Signora dei Sussurri
  2. Le parole e la città
  3. Il volto e la voce
  4. La leggenda di Krisaore e Jamirithiana
  5. Jamirithiana nel diario di Highlander
  6. Una poiana nel deserto · Miciko
  7. Una poiana nel deserto · Jamirithiana
  8. Una poiana nel deserto · Jamirithiana
  9. Uno strano pomeriggio · Lipseth
  10. L’ultima pagina del Libro Scarlatto · Krisaore
  11. Quando i bardi ne cantarono la storia
  12. Fonti e attribuzioni

La Signora dei Sussurri

Rielaborazione editoriale

Jamirithiana entra nelle memorie di Therial con una treccia bionda color grano e una voce capace di fermare una conversazione. È un’elfa e una strega, ma la sua forza nei racconti non dipende dal numero degli incantesimi: prende forma nella fermezza con cui protegge ciò che ama. Highlander la incontra giovane in un villaggio elfico; la ricorda fra le foglie, intenta a soffiare sulle mani. Più tardi il suo amore per Amlugil e il conflitto con Krisaore attraversano la vita di molti avventurieri.

La leggenda narrata da Haov Yven consegna a questa vicenda una seconda lettura: Jamirithiana e Krisaore potrebbero essere due parti dell’essenza di Atimea, attratte e respinte l’una dall’altra. Il cantastorie lascia aperta la verità del mito. Rimangono invece concreti i gesti dell’elfa, la treccia recisa e ritrovata, il rifiuto di piegarsi alla crudeltà, la capacità di guardare il suo avversario negli occhi.

[1] Il diario di Highlander [2] La leggenda di Krisaore e Jamirithiana

Le parole e la città

Rielaborazione editoriale

Le sue parole sopravvivono anche senza un cantastorie. In risposta al viaggio di Miciko, che chiama sorella, Jamirithiana scrive di un respiro, di un abbraccio affidato al vento e dell’attesa. Queste brevi pagine restituiscono una voce diversa dal clamore delle battaglie: intima, riconoscibile, legata ai piccoli gesti che gli altri ricordano di lei.

A Cetrim Aerys la memoria assume una forma pubblica. Il Corpus cittadino la nomina Sovrintendente dell’Imperiale Magistratura; una successiva testimonianza di Marhis ricorda che Loec la designò erede e che in seguito abdicò. Il diario di Majebeau registra già quell’abdicazione nel giugno 2003. Sono incarichi appartenenti alla storia della città, oggi affidata a Nasrudin. Anche una Casa di Moda conserva il nome di Jamirithiana accanto a quello di Saurin. Fra sussurri, racconti e istituzioni, la sua presenza lascia più di una traccia nelle terre che ha attraversato.

[3] Una poiana nel deserto · Jamirithiana [4] Una poiana nel deserto · Jamirithiana [5] corpus volume libro [6] Elezioni di un nuovo IMperatore a Cetrim [7] Pensieri [8] Casa di Moda di Jamirithiana & Saurin [9] Nasrudin · titoli e responsabilità nella nuova era

Il volto e la voce

Rielaborazione editoriale

La treccia d’oro dei racconti non esaurisce il suo ritratto. Nelle descrizioni del personaggio conservate fra il 2008 e il 2018, i capelli di Jamirithiana scendono sciolti per quasi un metro: dal colore del grano maturo alle striature di platino. La pelle ha la luce della madreperla e riflessi acquamarina; gli occhi allungati brillano di smeraldo. La voce rimane un sussurro limpido.

Anche il gesto appartiene alla sua storia: una ciocca fatta passare fra le dita, la calma apparente, l’alterigia di chi sembra concedere all’aria ogni movimento. Il sorriso può essere cortese e il sussurro farsi tagliente. Accanto alle imprese e ai titoli, questa descrizione conserva ciò che un compagno avrebbe potuto notare incontrandola. Le date indicano le copie giunte fino a noi; non stabiliscono quando quel volto sia comparso per la prima volta su Therial.

[10] Jamirithiana · descrizione del personaggio conservata nel 2018 [1] Il diario di Highlander [2] La leggenda di Krisaore e Jamirithiana

La leggenda di Krisaore e Jamirithiana

Voce narrante: Haov Yven · autore non indicato

Testo storico conservato

Tutti conoscono la storia della nascita di Therial e delle sue divinita'. Di come loro nacquero da pensieri senzienti di Dheadis e Deothium. Da loro ebbero forma Chastil e Aryhann che presto rafforzarono le loro forze unendosi in matrimonio. Da loro ebbero forma Asuka, l'Angelo della Distruzione e Xanathon, il Dio dell'Odio. Sotto questo splendido sole primaverile, che scalda appena la pelle, ma che rilassa e porta con se' il dolce profumo dei fiori, vi intratterro' con una storia che ha dell'incredibile. Mi presento innanzitutto: il mio nome è Haov Yven e come avrete capito faccio di mestiere il cantastorie. Il mio compito è quello di raccogliere le leggende e i miti di Therial e raccontarli di città in città per renderli eterni. Rimanete in mia compagnia e apprenderete come un elfo oscuro e un'elfa abbiano in comune un destino deciso dalle stelle. Tutto comincio' in un lontano giorno, quando una serie di eventi fu scatenata da una sola chiacchierata tra un elfo oscuro di nome Krisaore e una dolce elfa dal nome Jamirithiana. La loro storia di amore e odio coinvolse la meta' degli eroi di Therial, scatenando una guerra divisa in due fazioni. L'amore di Jamirithiana per Amlugil non fece che complicare le cose. Da sempre acerrimi nemici, Amlugil e Krisaore, sfruttarono ogni pretesto per potersi colpire in qualche modo a vicenda. Molti persero la vita in questa lotta, Krisaore tra tutti nei suoi scontri contro il guerriero chiamato la Stella Elfica ,ma tra loro anche Elrond il mago e Highlander il guerriero dai sani principi. Questa storia di un amore rifiutato aveva scatenato il caos su Therial. Tutti erano stanchi del proseguirsi della vicenda e sembrava che anche i cuori piu' puri cominciassero a votarsi al male. Sfruttando le arti magiche di un paladino di nome Meti, Amlugil fece evocare Krisaore al di fuori dei cancelli di Kyrandor e prendendolo alla sprovvista, con un colpo mortale, trapasso' il torace dello stregone da parte a parte. Krisaore non fece neanche a tempo a capire chi lo avesse colpito, che giaceva a terra, semi morente e con il respiro affannato. Senti' alcune voci e da quelle riconobbe i suoi assalitori e nel breve arco di tempo che impiega un batter di ciglia a chiudersi, si immagino' la scena cosi' come era avvenuta. In quel momento, ferito a morte, non sarebbe mai riuscito a vincere il guerriero e il paladino assieme. L'unica via di salvezza sarebbe stata il ritorno a casa. Un semplice sussurro, coperto da un fiotto di sangue che fuoriusci' dalla sua bocca, un gesto molto lento della mano e Krisaore si ritrovo' nel suo castello, dove il suo guaritore personale si prese cura di lui. La fama che circonda la Stella Elfica e' ben meritata e la convalescenza, nonostante le cure clericali del suo guaritore, duro' oltre una settimana. Un tempo interminabile per chi e' abituato all'azione come Krisaore. Questo gli diede comunque il tempo di seguire personalmente i lavori della sua citta' e di rileggere alcuni dei suoi libri nella sua biblioteca. Immaginatevi una sala solamente dedicata ai libri, il sogno di ogni studioso. Trattati di medicina, di alchimia e di magia riempiono scaffali di legno pregiato incavati nella parete. Tutti meticolosamente ordinati per materie e per ordine alfabetico e tutti trovati o comprati nei lunghi viaggi dell'Avatar. C'e' pero' una zona particolare nella sua biblioteca, una sessione semi vuota, che aspetta solo di essere riempita: e' la sezione dei libri scritti di pugno proprio da Krisaore. Solo un paio per il momento si trovano disposti sullo scaffale: il suo diario e il libro delle tattiche; ma lo spazio vuoto lascia intendere che presto ne verranno altri. Krisaore sapeva che nel suo personale regno del sapere avrebbe trovato la soluzione al suo problema: un incantesimo o un rito magico che avrebbe finalmente annullato il potere del guerriero suo nemico, seguace di Hazon e Chastil. La treccia di Jamirithiana sarebbe dovuta essere messa al centro di quella stanza, come trofeo della sua vittoria, e forse, come ricordo di un amore perso. Ma il guerriero e il paladino avevano trafugato il suo sacco mentre lui era ancora semi privo di sensi e giaceva a terra. Il trofeo era perduto, ma non le speranze di averlo di nuovo indietro. Gia' due volte aveva posseduto la treccia dell'elfa e forse non sarebbe stato impossibile ottenerla una terza. L'Avatar torno' per un istante indietro con la memoria al momento in cui la prese per la prima volta. Grazie alla sua magia aveva fatto levitare Jamirithiana in aria che si era offerta spontaneamente per terminare la guerra tra lui e il suo amato. La sua vita avrebbe posto fine a inutili spargimenti di sangue, anche se questo significava non rivedere piu' gli occhi pieni d'amore di Amlugil ogni volta che lui le rivolgeva il suo sguardo, anche se questo significava non poter piu' soffiare tutto il suo amore sul suo viso, anche se questo significava non poter piu' passeggiare mano nella mano con lui, sussurrandosi tutti i loro segreti. Ma almeno lui sarebbe stato vivo. Peccato che lo stregone non riusci' a prendere la vita dell'elfa. C'era qualcosa che lo aveva trattenuto e che lo aveva portato a ferirla spiritualmente, piuttosto che fisicamente. Il suo pugnale, che avrebbe dovuto trafiggere il cuore della strega elfa, taglio' invece di netto la sua treccia biondo grano, privandola della sua fierezza e di un poco della sicurezza in se' stessa. Il suo essere fiero e superbo crollo' in un attimo e questo fu solo l'inizio di battaglie ancora piu' cruente che seguirono gli avvenimenti di quel giorno. L'elfa arrivo' a pregare lo stregone in ginocchio, piangendo e disperandosi per riaverla, nella tana dello stesso Avatar. Al solo pensiero del volto dell'elfa in lacrime, ai suoi piedi, agguantata al suo mantello in cerca di aiuto stampo' un sorriso malefico sul volto di Krisaore. Ancora pensando a quell'episodio e ad altri che susseguirono, l'elfo oscuro prese distrattamente il primo libro che gli venne sotto mano, nella sezione "eroi e leggende". Il suo titolo era: Dheadis e Dheotium e la loro eredita' dopo gli dei. Krisaore non ricordava di aver mai comprato quel libro; ragione in piu' quindi per leggerlo. Magari avrebbe trovato qualcosa di interessante e utile per i suoi scopi. Il Signore delle Anime di Therial basava il suo potere principalmente sulla conoscenza e sul sapere, poi sul potere che lo rivestiva in pieno, dono della Dea Asuka, nel momento in cui lo scelse come suo campione e Araldo della Distruzione. Quando il libro fu terminato, la convalescenza era giunta al termine e Krisaore, era pronto per tornare nella capitale del regno, Kyrandor, per verificare se alcune delle cose lette tra quelle pagine potesse corrispondere al vero. Destino volle che proprio il giorno del suo ritorno, Jamirithiana si trovasse al tempio di Kyrandor, in compagnia di alcuni eroi di Therial, a chiacchierare con loro. All'arrivo dell'elfo oscuro la strega ebbe un sussulto e si ammutolii tutto di un tratto, mordendosi il labbro. Sicura di nuovo, grazie alla treccia che nuovamente adornava il suo viso, riattaccata magicamente, giro' il volto di lato e guardo' Krisaore diretto negli occhi. In un attimo fu come se nessun altro fosse presente su Therial all'infuori dei due. La tensione si fece palpabile e nessuno dei due proferi' parola, guardandosi semplicemente uno negli occhi dell'altra, senza abbassare lo sguardo neanche per un secondo. Le prime parole che fuoriuscirono furono completamente di circostanza e non avevano alcun secondo fine, ma la sconfitta bruciava ancora nei ricordi dell'Avatar e la vista della treccia accese due fiamme nei suoi occhi. L'elfo oscuro avrebbe voluto prendersi il cuore della strega in quell'istante, tenerlo in mano ancora pulsante e vedere la fiamma della vita spegnersi tra quegli occhi dolci che lo guardavano in tono di sfida. Quello sguardo che nulla rifuggiva e che di niente avrebbe temuto. Lo sguardo di chi crede che volere sia potere e che la determinazione sia un'arma piu' affilata della spada di un dio. Questo fece uscire Krisaore fuori di senno. Cosa portava l'elfa ad avere tanta sicurezza? Cosa la spingeva ora a rimanere di fronte a lui? Cosa c'era in lei che non gli permetteva di compiere l'atto finale e liberarsi della parte ancora non malvagia del suo cuore? Domande di cui entrambi conoscevano le risposte. Per chi conosce cosa significhi la parola orgoglio, non ha bisogno di spiegazioni alcune. Questo sentimento spinge ad azioni efferate e insensate, guidate solo dall'istinto del momento e dalla ragione che solo la follia sa governare. Krisaore chiuse gli occhi e sussurrando una sola parola, in una lingua ormai dimenticata, evoco' una colonna d'aria che inizio' a girare vorticosamente intorno ai due, isolandoli dal resto degli avventurieri che erano di passaggio al tempio. Nessuno poteva udire quello che veniva detto all'interno di quella gabbia magica fatta solo del potere del vento, come nessuno poteva essere udito al suo interno. Finalmente il silenzio dell'inutilita' dei discorsi finora pronunciati venne rotto: "Mi dispiace Jamirithiana, ma voglio la tua vita ed e' giunto il momento che io la prenda veramente. Senza esitazione alcuna, senza la minima ombra di rimorso." "Kris.." fu l'unica parola che la strega riusci' a pronunciare. "Tu fai parte di un passato che deve essere dimenticato. Tu sei tutto cio' che di buono rimane in me. Tu sei qualcosa che deve essere distrutto, altrimenti la mia anima potrebbe essere contagiata e non potrei piu' assolvere ai miei doveri verso Asuka." Nonostante gli occhi di Krisaore fossero ancora chiusi, lui riusciva a sentire ancora il maledetto sguardo dell'elfa su di lui. Era come un fuoco che bruciava il suo corpo e le sue carni. Una sensazione insopportabile che faceva crescere nell'elfo oscuro un senso di impotenza e che lo struggeva nel profondo. Perche' non riusciva a spezzarla nell'animo? Perche' non riusciva a richiamare il potere del Signore dei Draghi per eliminarla una volta per tutte? "Perche' Krisaore?" chiese Jamirithiana. Quelle parole furono come un pugnale dritto al cuore. La sua voce era come l'armonia di un campo in fiore, come le risa delle fate nella notte. "Osi chiedermi perche'?" replico' l'Avatar cercando di controllare il suo potere per non farlo fuoriuscire e distruggere il tempio sacro' alle divinita' di Therial. L'elfa si limito' ad annuire. Anche nel buio dei suoi occhi, Krisaore riusciva a vedere la sua testa, che lentamente, quasi immobile, immagine dopo immagine che si frapponeva alla precedente, si abbassava e si rialzava di nuovo, senza mai lasciar cadere il suo sguardo e senza indietreggiare di un passo. "Non lo riuscite veramente a capire Jamirithiana? Voi avete rifiutato tutto quello che avevo da offrirvi. Avete rifiutato il mio potere. Avete rifiutato una citta' che sarebbe stata ai vostri piedi. Avete rifiutato il potere di vita e di morte su tutti i miei sudditi. Avete rifiutato cio' che nessuno avrebbe mai rifiutato: ME!" "Avreste preferito," continuo' l'elfa "che morissi dentro al vostro fianco? Che giorno dopo giorno la luce nei miei occhi si spegnesse, assistendo alle atrocita' di cui siete capace? Avreste veramente voluto questo da me Krisaore? Mi odiate cosi' tanto? Mi dispiace di avervi fatto soffrire, ma io non mento mai e per quando dura, la verita' e' l'unica strada che conosco." "E' questo che ha decretato la vostra fine. Non avete saputo vedere nel mio cuore come altre persone hanno saputo vedere. Come Saisha vide un tempo e come molti eroi di Therial hanno saputo fare onorandomi del loro rispetto. La giuria del mio popolo ha deciso che tu debba morire, che insieme a te muoiano tutto cio' che ancora ci lega alla vostra razza. La stessa che ci rinnego' secoli or sono, che ci bracco' e costrinse me, appena un bimbo, a vivere nel folto della foresta stregata, dove l'unico scopo era sopravvivere, giorno dopo giorno. Pagherai tu per la colpa dei tuoi avi e lo farai ridonandomi tutta la mia malvagita' e rivestendo finalmente e completamente il mio cuore di una folta coltre di oscurita' e tenebra." "Kris.." Jamirithiana sorrise e continuo' "Perche' non mi dite queste cose guardandomi negli occhi? Accettero' qualsiasi cosa vogliate farmi, ma fatelo guardandomi negli occhi. E' l'ultima cosa che vi chiedo." L'elfo oscuro apri' i suoi occhi e guardo' Jamirithiana nei suoi. Dapprima scorse le loro forme allungate, poi il bianco della pupilla e infine la pupilla stessa e un bagliore sali' dal profondo. Apparve quindi un'immagine che mai avrebbe lasciato la mente di Krisaore. In un attimo che sembro' interminabile, l'Avatar vide scorrere tutta la sua intera vita negli occhi dell'elfa. Si vide piccolo nascondersi tra le fronde degli alberi e attendere il momento migliore per uccidere con la sola forza delle mani la sua preda. Si vide fuori dalla foresta mentre Asuka gli apparve e lo investi' suo Araldo. Si vide disprezzare la divinita' di Chastil, quando lo nomino' Avatar di Therial e infine si vide di fronte alla strega elfa, circondato dalla tormenta che lui stesso aveva richiamato, guardare lei negli occhi e vedere il tutto ricominciare da capo. Krisaore fece un passo indietro, poi cadde sulle ginocchia e una lacrima solco' il suo volto. La colonna d'aria cadde nello stesso momento rivelando la scena che seguiva agli occhi increduli di chi si era avvicinato al tempio spinto dalla curiosita'. Jamirithiana aveva posto la sua mano sul braccio dell'Avatar, toccandolo per la prima volta da quando si erano incontrati. Caduta la gabbia di vento, anche le parole cominciarono a diventare comprensibili per gli spettatori di quella strana scena. "Cos'era quello che ho visto riflesso nei tuoi occhi? Sapete spiegarmelo Jamirithiana? Per un attimo vi ho visto riflessa la mia anima. Come e' possibile?" L'elfa ancora con la mano sul braccio dell'elfo oscuro non rispose, ma lo guardo' con gentilezza e con una dolcezza che mai gli aveva mostrato. Krisaore allora si rialzo' e guardo di nuovo negli occhi di Jamirithiana, senza pero' scorgervi niente questa volta. "Guardami nel profondo dei miei occhi e dimmi cosa vedi?" disse Krisaore. Ma l'elfa rimase nella sua posizione senza muoversi. "HO DETTO GUARDA NEL PROFONDO DEI MIEI OCCHI!" le urlo' Krisaore di nuovo in preda alla furia. "Mi fate paura quando fate cosi' Kris.. Calmatevi e parliamone." "Ho detto di guardarmi, elfa, e di dirmi cosa vedete." Jamirithiana allora guardo' nel profondo degli occhi di Krisaore come mai aveva fatto prima d'ora. Le sue pupille si spalancarono e la sua mano allontano' il braccio dell'elfo oscuro portandosi' direttamente sul cuore della strega. Vedendo la sua reazione, l'Avatar recito' una formula magica e un libro apparve tra le sue mani. Lo porse a Jamirithiana e gli chiese di leggere dalla pagina in cui lui aveva aperto il libro. "Dice un'antica leggenda che nel momento in cui Dheadis si accorse che anche Deothium avrebbe diviso il suo pensiero per creare Xanathon e gli altri dei del male, creo' una fata da un fiore e le dono' la sua dolcezza perche' la diffondesse in futuro, come ultima arma contro l'esercito di Deothium. Il nome della fata era Atimea e, appena resasi cosciente della sua missione, volo' piu' veloce che poteva verso Therial. Deothium che ancora in pieno possesso dei suoi poteri, perche' non ancora diviso in piu' parti, avverti' il passaggio di Atimea e le scaglio' contro un draghetto vampiro. Questo draghetto incorporava tutta la crudelta' di Deothium e aveva il potere di trasmetterla agli altri." Jamirithiana giro' pagina e continuo' a leggere, sempre piu' rapita dalla storia. "Il draghetto attacco' la fata che non era stata creata per combattere e inizio' a succhiarle via la sua linfa vitale, iniettandole il suo velenoso pensiero. Non c'erano speranze di salvezza per Atimea e nel suo ultimo canto divise la sua essenza in due parti, quella contenente la dolcezza di Dheadis in una e quella contenente la crudelta' di Dheotium nell'altra. Le due meta' cercarono di ricongiunsi, ma furono bloccate dal draghetto vampiro che le spedi' su Therial, nella loro forma di energia, perche' la cattiva contaminasse il terreno e la buona venisse contaminata anch'essa nel processo. Nel viaggio verso Therial, qualcosa ando' storto. Nel momento stesso in cui avrebbero dovuto toccare il suolo, le due sfere di energia si bloccarono e rimasero sospese in aria per un tempo indefinito. Nel frattempo le divinita' erano nate e presto le due meta' sarebbero state scoperte e annullate da entrambe le parti. In un barlume di sopravvivenza le due parti si riunirono di nuovo formando una cosa sola, si lasciarono infettare una dall'altra, anche se in misura marginale e si sparpagliarono per Therial, in luoghi dove la magia era talmente satura da nasconderle agli occhi degli dei. Diversi secoli piu' tardi, quando a poco a poco la magia di Therial si affievoliva concentrandosi in centri di potere, le due sfere diedero vita a due forme di vita opposte, ma che un giorno si sarebbero riconosciute e avrebbero deciso le sorti di Therial secondo il volere di Deothium da una parte e di Dheadis dall'altra. Ma la parte di ognuna che era nell'altra li avrebbe fatti riconoscere e li avrebbe attratti e respinti in egual misura." Jamithiana giro' di nuovo pagina, e continuo' a leggere. La leggenda semi sconosciuta, continua differentemente, a seconda del popolo che la racconti, ma quella che sembra piu' accordarsi con quanto letto finora sembra essere quella narrata dagli elfi. ...e quando il male tornerà nella sua forma corporea nascerà un'antitesi, un essere che sarà puro tanto quanto l'altro sarà malvagio e, affinche' l'equilibrio di AryHann sia ricomposto, essi saranno due facce della stessa medaglia. Dheadis e Dheothium saranno le energie che muoveranno le sorti, i loro pensieri, troppo deboli ormai per assurgere a divinità e non ancora pieni di forma fisica e consistenza, avranno bisogno l'uno dell'altra, perche' entrambi costituiscono il bene e il male, l'alfa e l'omega." Allora Jamirithiana alzo' il volto verso l'elfo oscuro e chiese: "Avete notato Krisaore l'incredibile e strana somiglianza tra la parola ALFA e la parola ELFA?" "Naturalmente" spiego' l'Avatar. "in principio gli elfi erano la razza eletta, coloro che diedero consistenza e vita a Therial. Poi iniziarono a nascere anche le altre razze, inferiori in tutto, e la perfezione si perse in queste nuove razze che nulla di puro avevano. In quel momento inizio' la vostra guerra santa contro gli impuri e la nostra persecuzione. Ci scacciaste dai vostri villaggi e dalle vostre citta' e ci rinnegaste, alimentando in noi l'odio per tutto cio' che avesse vita. Ora, prima di girare pagina.." prosegui' Krisaore "guardatemi negl'occhi e ditemi cosa vedete. Non ve lo chiedero' due volte adesso." Jamirithiana nonostante non avesse paura in quel momento, preferi' ubbidire all'Avatar e rispose: "Vedo uno specchio, una specie d'ombra." L'elfa non avrebbe mai ammesso di aver visto nelle pupille dello stregone il sorriso di Chastil, anche perche' in quello stato di confusione non ne era poi tanto sicura neanche lei. La risposta parve soddisfare Krisaore che si limito' ad annuire e diede il consenso a proseguire nella lettura. "... le due metà avranno un forte impulso che spingerà esse a ricongiungersi ma quando saranno vicine si respingeranno... e cercheranno di distruggersi vicendevolmente, ognuno a suo modo. Allora il segreto risiede nella conoscenza dei propri "io", essi dovranno riconoscersi e quindi la moneta si potrà dividere e le due facce saranno libere, ma fino ad allora continueranno cruente a cercarsi e respingersi. Appena finito di leggere, Jamirithiana alzo' lo sguardo verso Krisaore e gli porse il libro che l'Avatar le aveva dato. Non c'era bisogno di parole per spiegare il pensiero di entrambi e sia l'elfo oscuro, sia la strega si limitarono ad annuire a vicenda. Lo stregone prese una perla dal suo sacco e pronuncio' delle parole magiche. Un portale nero di luce si creo' dal nulla e prima di attraversarlo Krisaore rivolse delle ultime parole a Jamirithiana. "Se quello che avete letto corrisponde a realta', noi siamo le due meta' di Atimea e per questo saremmo sempre destinati ad attrarci e respingerci, come il nostro destino comanda. Faro' delle ricerche e scopriro' la verita', di questo potete esserne certa Jamirithiana. E se dovessi scoprire che la leggenda non ci riguarda, allora tornero' a riprendermi la tua vita, come avrei dovuto fare gia' da molto tempo, Signora dei Sussurri." E poi spari' all'interno del portale che si richiuse dietro di lui. "Se la storia sia vera o meno, questo non so dirvelo. I personaggi di cui narra solcano ancora le strade di Therial e solo il tempo sapra' dirci se la leggenda abbia un fondo di verita' o sia solamente una storia che vi ha intrattenuto in questo meraviglioso giorno primaverile.."

[2] La leggenda di Krisaore e Jamirithiana

Jamirithiana nel diario di Highlander

Highlander

Testo storico conservato

Non sono bravo a parlare di me, ma tengo un diario dove annoto da molto le mie memorie. Dono una copia di questo alla Biblioteca di Kyrandor, perché io sono uno Yun-Hyisse e in queste pagine c'è il mio percorso. Highlander. Diciassette anni. Questa la mia età quando decisi di intraprendere il viaggio della vita senza la protezione della famiglia. Salutai i miei genitori in maniera frettolosa, per non dar loro ad intendere che sarebbe stato un viaggio lungo, lungo tutta la vita. Volevo dare un senso alla mia vita e l'ovattato riparo della casa paterna non rispondeva alla mia bruciante esigenza. Lasciai così il focolare, il sorriso di mia madre, la saggezza di mio padre e molti dei figli degli Uomini con i quali avevo diviso l'infanzia. Avevamo giocato così tanto alla guerra che mi era venuta voglia di viverla. Iniziai dunque a camminare, abbandonando quindi la mia casa e tutto ciò che aveva caratterizzato la mia vita, per giungere ad un qualcosa che non conoscevo, ignoto, oscuro. Oramai avevo deciso, proseguivo a passo deciso, avevo con me una spada e un sogno: divenire un guerriero, un guerriero vero, uno di quelli pronti a morire per un nobile ideale. Non so come, non so perché, ma gli Dei vollero che un giorno, smarrendo la via, mi addentrassi in una meravigliosa foresta incantata. Ho sempre guardato con sospetto la magia e chi la usava ma stranamente quel luogo non mi provocava disgusto: tutti gli alberi sembravano sorridere e la luce non abbagliava gli occhi, suoni rassicuranti avvolgevano l'atmosfera e non mi sentivo inquieto. Proseguendo con circospezione giunsi alle soglie di un piccolo e nobile villaggio, vidi splendide e maestose costruzioni, il lavoro di gente elegante: ero giunto in una comunità elfica! Gli elfi mi accolsero con un'enorme gentilezza, e fu li che la vidi per la prima volta... Benedissi Chastil per avermi condotto in quel luogo, conobbi li Jamirithiana. Era giovane quasi quanto me, seduta tra le foglie, soffiava sulle sue mani. Tengo nel cuore quel felice momento, nemmeno a questo diario so descriverlo, pensai soltanto che non avevo mai visto creatura più bella. Fui contento quando lei mi sorrise. Mi raccontò dei suoi fratelli e io della mia famiglia, fino a che mi feci coraggio e le chiesi: "Uhm sai, io sono in viaggio. Hai qualcosa da fare, tu?" "Non al momento" rispose spostando la treccia dorata. Ripresi il mio cammino e lei venne con me. Dopo diversi giorni di viaggio, io e Jamirithiana sostammo nei pressi di un piccolo ruscello. Parlavamo della nostra vita, delle nostre famiglie lasciate quando un potente boato ci richiamò l'attenzione. Mi alzai di scatto e impugnai la mia spada, poco dopo un forte rumore di grossi passi, e la sagoma di un enorme gigante di fuoco apparve coprendoci con la sua ombra. Stranamente, lessi sul suo viso un'espressione calma, dovuta, forse alla sua giovinezza... Si fermò proprio avanti a noi due. Fissai per un istante Jamirithiana e poi ripresi a guardare il gigante. Ad un tratto fu lui a rompere il silenzio creatosi! Stringeva nella sua mano la testa mozzata di un goblin, mi guardava, e inizianando a gesticolare con aria perplessa disse: "Ma che schifo di bestie che si aggirano in questi boschi" Scoppiammo a ridere tutti e tre e allora fui sicuro che quell'enorme essere infuocato non aveva cattive intenzioni. Camminammo ancora, e la compagnia di Laguna allietò i nostri giorni, eravamo spensierati e ridevamo di continuo. Ero felice che fosse con me anche se davvero non era facile conviverci. Arrivammo fino alla capitale: mi piacque molto il Tempio e il viavai di gente che lo frequentava, così come m'innamorai dei negozietti circostanti e riuscii a contrattare un vitto giornaliero con il panettiere locale. Ma incominciarono anche i guai: praticamente il mio compagno Laguna si inimicò immediatamente ogni abitante di Kyrandor con il suo comportamento per me oramai naturale e spesso ero costretto ad intervenire per placare liti e qualche volta risse violente. Sentivo che Kyrandor era il luogo nel quale avrei trovato la strada per la svolta che cercavo. Di giorno lavoravo sodo e mettevo da parte il denaro per una spada nuova, di sera chiacchieravo con la gente o mi dedicavo ad un mio progetto personale: un lucido per lame che fosse qualcosa di inimitabile! Una sera, al solito aspettavo i miei compagni di viaggio, ma all'appuntamento arrivò soltanto Laguna. Jamirithiana non si trovava. Girammo la cittadina in lungo e in largo, urlammo il suo nome e la ricerca si protrasse per giorni ma senza risultato. Credo di essere cambiato in quel momento, nel momento stesso nel quale la rabbia prese il sopravvento e mi rassegnai, e un guerriero non dovrebbe mai rassegnarsi. Laguna decise di stabilirsi nella Valle dei Titani per un pò, almeno finchè si fossero calmate le acque dato che il Fabbro della città aveva messo una taglia esagerata sulla sua testa perché il gigante gli aveva ammazzato un apprendista dopo l'altro. Ero di nuovo solo e ebbi tantissimo tempo per riflettere e per conoscere gente nuova. Intanto mi allenavo, sentivo dentro di me aumentare la naturale tendenza alla guerra, evitavo gli studiosi e, anche se non fui mai scortese, preferivo la compagnia di gente solida, vera, che sapeva maneggiare una spada. Ogni giorno mi osservavo: stavo davvero cambiando, forse stava uscendo il mio vero io. Il corpo reagiva all'allenamento al quale mi sottoponevo e la mente si abituava ad aver fiducia solo nella mia forza e questo mi rendeva felice anche se mi accorgevo che forse stavo perdendo qualcosa. Guardavo i guerrieri che passavano per la città, le loro spade e le armature brillanti, i discorsi che facevano: parlavano di Draghi! Lavorai duramente, e il mio gruzzolo mi permise non solo la spada nuova che tanto desideravo, ma anche un discreto equipaggiamento che a me parve imbattibile e finalmente partii per la mia prima missione in compagnia. L'emozione mi tagliava il fiato ma diedi tutto me stesso in ogni battaglia, il tempo volò velocemente, cambiai molti equipaggiamenti e moltissime spade. Imparavo tecniche di battaglia, e imparai a urlare! Si io urlavo! La sera rientravo sfinito ma felice, mi stavo guadagnando la stima di molti dei guerrieri più in vista della città e anche il mio lucido per armi era quasi perferzionato. Ogni tanto avevo notizie di Laguna, il mio amico era diventato possente e stava creando delle mode strane coinvolgendo la popolazione della Valle e dando il suo contributo quando c'era da menare le mani. Oramai volevo provare anche io a combattere come i più forti guerrieri, volevo affrontare anche io un Drago, si lo dovevo fare, dovevo diventare come loro. Ero pronto, sicuro di me e nelle mie prestazioni di combattimento e quindi sono partito alla ricerca di una di quelle creature leggendarie, di fama e di gloria... Mi addentrai per le foreste a nord di Kyrandor, e precisamente su di un monte, quello dove le leggende e i guerrieri ritornati dicevano che ci fosse un gran numero di Draghi. Si, fu affrontando il Drago dell'Eternità che mi fu inferto quello sfregio, era troppo più forte di me, i suoi soffi erano micidiali e fu un miracolo che mi trassi in salvo, nonostante il mio allenamento ero troppo giovane e troppo pieno di me, e la cicatrice che tutt'oggi ho sul viso, è il segno della mia passata imprudenza. Si, quello sfregio mi riportò alla ragione e mi fece notare l'infinita strada che ancora avevo dinanzi a me. Interminabile. Tornato a Kyrandor, iniziavo ad astenermi dal combattere, come perso e in attesa di qualcosa. Quel qualcosa arrivò, molto presto. Nobili guerrieri parlavano delle leggende di alcuni mitici combattenti che facevano della guerra la loro arte. Essi venivano chiamati Yun-Hyisse e il loro potere era paragonabile solo alla loro fama. Ascoltavo, interessato, e sentivo crescere in me di nuovo quel desiderio d'infanzia di vivere la guerra, di esserne partecipe, di esserne il Signore. Un giorno, ero seduto nella Piazza principale, dove i mercanti stendono le loro mercanzie, discutevo con i miei compagni sull'indiscutibile maggiore lucentezza della mia spada, quando la rividi. Era impaurita dal frastuono della piazza che sembrava non riconoscere, e mi venne incontro tendendomi le braccia: Jamirithiana. Ero infuriato, pensavo che se n'era andata via senza nemmeno salutare e che ora tornava, dopo mesi! "E voi chi siete, signorina?" le chiesi guardandola duramente e portando una mano all'elsa della spada. Mi fissava, glielo lessi in viso il dolore per quella mia frase, alzò la testa e rispose: "Un'elfa" Tornai ai miei amici ma non riuscivo più a ridere come prima. Lei si sedette poco distante e sembrava interessarsi solo alla sua treccia. Ogni tanto voltavo lo sguardo e presto la vidi circondata di gente e non era più spaventata. Provai di nuovo rabbia perché capivo che non avrebbe più avuto bisogno di me. "Streghe! Maghi! Con i loro poteri magici e i loro fluidi incantati! Riducono i cervelli come fango!Che ne sanno loro dell'amicizia? L'amicizia esiste solo tra chi sa tenere in mano una spada! Tsk!" Questo pensavo e dentro di me saliva un odio immenso per ogni creatura magica. Forse fu quello il momento determinante, forse la rabbia, forse il vero disprezzo per l'arte magica che finalmente veniva fuori, non lo so, fatto sta che iniziai una personale crociata contro chiunque non fosse un guerriero, rompendo bruscamente ogni rapporto con chi consideravo buono solo a fare fontane magiche. Una notte non prendevo sonno, guardavo Marhis dalla finestra della locanda e scrissi la mia formale richiesta per entrare tra gli Yun-Hyisse. "Sono un uomo valoroso, mi vorranno, ne sono sicuro!" Ero deciso a ritrovare la mia strada, ero infuriato, e cercavo un appiglio per non far sfociare la mia rabbia in follia. Ben presto ricevetti risposta, ricordo ancora quella colomba, bianca candida che recava legata ad una zampa una piccola pergamena. Lessi attentamente, si, avevano ricevuto la mia lettera e avevano deciso di darmi una possibilità, dovevo giocare il tutto per tutto. O Signore della guerra, o bambino che gioca alla Guerra. Con ancora la pergamena stretta in mano ripensai a tutto il mio viaggio, Mio padre, mia Madre, i miei amici, Laguna, ma soprattutto Jamirithiana. Il suo viso, la sua dolcezza, la sua indescrivibile bellezza e quanto nonostante la detestassi, le volevo bene, un bene profondo che non riusciva a emergere a causa degli eventi e che diventava sofferenza, profonda sofferenza. Nei giorni che seguirono mi aggiravo per la capitale, ma i miei occhi la cercavano, volevo abbracciarla, quando la incontrai nuovamente al Tempio, bella come non mai, con il viso illuminato da un raggio di Kyra, tentavo di celare la mia gioia di vederla, volevo nascondere il mio sorriso, ma alla fine ciò che provavo esplose e corsi ad abbracciarla. Pronunciavo il suo nome, la stringevo a me, forte, tanto che allentai la stretta per paura di farle del male. La guardavo negli occhi, lei inclinò il viso e mi sorrise, fu quel sorriso che cancellò da me ogni angoscia, dolore o frustrazione, sentivo di poter abbattere un drago in pochi fendenti... Parlammo fino a che Kyra non sorse nuovamente, di tutto ciò che era successo, dei miei progressi, della cicatrice e del mio desiderio di unirmi a quegli straordinari guerrieri. Lei, mi ascoltava, mi sorrideva e soffiava sulla mia cicatrice e quindi io ascoltai tutto ciò che le era accaduto. Avevo dimenticato come Jamirithiana riusciva a trasmettere un senso di positività e di spensieratezza. I giorni passavano, la mia maestria cresceva, gli Yun-Hyisse erano soddisfatti del mio comportamento... Fu allora che venni battezzato, si battezzato... Nacqui nuovamente, Figlio e Signore, corpo e anima, singolo e tutt'uno... con la Guerra, adesso non giocavo più, adesso la vivevo, ero guidato dai migliori guerrieri e presto il mio nome si distingueva in battaglia. si, Highlander sconfiggeva Draghi, potenti Stregoni, Forti creature. La mia forza cresceva smisuratamente, si... questo lo devo al mio generale Amlugil, e al mio maestro Bilbo. Sono loro che mi hanno temprato, sono loro che mi hanno dato una nuova vita. Mi guidavano per la giusta via, mi sorreggevano nei sentieri tortuosi, mi ammonivano quando cadevo, ma dolcemente mi incoraggiavano e mi rialzavano. Adesso, grazie a loro avevo appreso colpi mortali, come curare le mie ferite in natura, particolari resistenze e finalmente riuscivo a flagellare la magia. Ero sempre seguito dagli insegnamenti del mio maestro, dalla saggezza del generale e con il tempo sono diventato un forte guerriero. Considerato il Signore della Guerra, temuto e rispettato. L'età avanzava, ma non solo per me. Laguna poco dopo, si unì alle fila degli Yun-Hyisse, diventava un possente gigante ma sempre il vecchio giocherellone. Per quanto riguarda Jamirithiana, ero, sono e sempre sarò fiero di lei, adesso è protetta dal più grande milite di Therial, e non ha più bisogno del mio aiuto. Sono rattristato, ho sempre voluto che Jamirithiana mi considerasse come il suo difensore, che in qualunque momento avrebbe potuto gridare il mio nome e io sarei giunto li da lei. Però le sue attenzioni erano rivolte a lui, il mio generale, e Aelistea non poteva trovare persona migliore per lei. Io, invece, continuai sempre ad allenarmi, allietato dagli insegnamenti del mio maestro, dai suoi potenti doni, e dalla sua amicizia. Avevo tutto ciò di cui avevo bisogno, un equipaggiamento invidiabile, spade potentissime e lucidate con il mio mitico lucido per armi ottimamente realizzato e ultimato e soprattutto ero felice per i miei compagni di viaggio che erano ottimamente sistemati. Il viaggio era stato condotto alla perfezione, avevamo trovato ciò che volevamo, e il nostro futuro si presentava come un prosperoso frutteto.

[1] Il diario di Highlander

Una poiana nel deserto · Miciko

Miciko

Testo storico conservato

Nel sonno si alternavano immagini di volti conosciuti.. e lei si agitava..voleva correre per raggiungerli ma erano tutti lontani, si svegliò urlando “aspettatemii!”.. ..il cuore batteva forte per l’incubo ancora vivo nei ricordi e portandosi una zampina al petto se ne accorse. Respirò piano per calmarsi ed iniziò a contare “Uno..due..tre..quattro..cinq..uffa! che consigli stupidi!”

Si tirò in piedi forse troppo velocemente perché venne colta da vertigini, sedette di nuovo sulla sabbia e finì il conto. “cinque..sei..sette..otto ..nove..dieci..”.

Si guardò intorno cercando il volto di qualcuno che la sgridasse per essere stata frettolosa come sempre..nessuno in vista, solo lei e il suo zaino.

“Beh..almeno mi sono risparmiata una lavata di capo”..sorrise sorniona e piano piano si rialzò. Si reggeva per miracolo..da quanto tempo aveva finito le scorte? Aguzzò la vista e fu piacevolmente sorpresa nel constatare che non aveva perso del tutto i riflessi felini ..la lucertolina di passaggio fu meno felice di scoprirlo... Si ripulì il muso dalla sabbia e bevve l’ultimo goccio d’acqua dal piccolo otre di pelle che portava sempre con sé.

Deglutì lentamente..chissà quando avrebbe potuto bere ancora.. e assaporò fino all’ultimo l’acqua che s’era portata dalle lande di Therial..

“Uhm..e ora?” ..un veloce giro di ricognizione ..ovunque il paesaggio era immutato, sabbia, dune, roccia, sabbia, dune..Quale direzione prendere? Diede una veloce grattatina ad un orecchio che le prudeva per la sabbia finissima che scivolava per ogni dove. “cominciamo bene..”

Scrutò l’orizzonte pensando “Figlia di Kyra..vai verso oriente..” Mosse i suoi passi con lo zaino sulle spalle fischiettando un motivetto; lungo la strada non si negò il piacere di rincorrere qualche scarabeo sprovveduto o di scavare buchette per seminare le rose che aveva nello zaino. D’un tratto drizzò le orecchie.. sentiva nell’aria un rumore come di ali..annusò e riannusò.. il vento portava con sé un aroma particolare e, incuriosita da quella novità, sveltì l’andatura dirigendosi verso dove più forte le pareva l’odore. Si trovò di fronte un piccolo volatile, osservandolo attentamente riconobbe una poiana, ferma sull’unico masso nel giro di chissà quante miglia. Si leccò le vibrisse..avvicinandosi piano per non spaventarla.. “Cibo..Cibo!” Lo sguardo fisso sulla poiana..le zampe pronte al balzo..il pancino pronto al banchetto.. Eppure per una fatalità si guardarono negli occhi.. Miciko si accorse che il volatile aveva gli occhi giallissimi, come i suoi. Arrestò quindi le sue bramosie e decise che non l’avrebbe mangiata; non poteva essere un caso che in mezzo al nulla piombasse una poiana, fuori dal suo ambiente naturale e per giunta con gli occhi gialli. S’arrese all’evidenza dei fatti e un po’ a malincuore rimase a bocca asciutta. Decise però di sfruttare l’occasione, aveva nella sacca alcune erbe che usava di solito per colorare i malcapitati..e dei brandelli di pelle di pecora..”un messaggio rudimentale!”, poche parole, essenziali, per sua sorella. Si tolse il laccetto rosso dal polso sinistro e legò alla zampina della poiana il pezzetto di pergamena. Si guardarono negli occhi una volta ancora. Un attimo di esitazione : “mi sto affidando ad un volatile..” deglutì lentamente “potrei mangiarla ed andare avanti per qualche giorno sperando di incamminarmi nella direzione giusta. Uhm. Uhm…Uhm!!“ mugolò incerta sul da farsi, poi, come sempre vinse la voglia di tentare e partire all’avventura. “ Mettiamola così..io la seguo..se muore prima di uscire dal deserto..non avrò perso nulla..me la mangio dopo invece che subito”. L’argomentazione la convinse. Resistendo alla tentazione di spalancare le fauci, sussurrò alla poiana “..vai..vola da mia sorella..portale il messaggio..e guidami..guidami fuori di qui”..

Prese delicatamente la poiana fra le zampine, le diede una piccola spinta e la vide allontanarsi, raccolse quindi le ultime forze e con passo lesto iniziò a seguire il volo della bestiola ..verso casa..

[11] Una poiana nel deserto · apertura

Una poiana nel deserto · Jamirithiana

Jamirithiana

Testo storico conservato

Respiravo. Pianissimo.

Agli uccelli, un flautato anelito di speranza, ma quanto può essere fresco il vento?

Volevo riportasse indietro il mio abbraccio.

L'uccello guardava i topazi prima di aprire le ali, voleva somigliarle e respiravo ancora.

Sorrido e soffio, ancora e ancora, Mia Sorella è tornata.

Jamirithiana

[3] Una poiana nel deserto · Jamirithiana

Una poiana nel deserto · Jamirithiana

Jamirithiana

Testo storico conservato

Non so fare di conto, io.

Lunga la sosta al chiuso, giorni e giorni nel silenzioso sguardo protettivo del marmo natio, per me, per lui, per amore.

Non ho mai pianto.

Ho solo soffiato sulla lontana eco della sua furia, al suo braccio, ai suoi occhi, alla sua spada.

Mia sorella, il suo sacco da viaggio e il suo germoglio.

Poi lui mi ha regalato l'aria, la luce e anche la pioggia, ora, alla vertiginosa altezza nota solo alle aquile quando fendono le nuvole urlando la loro maestosità.

Solo l'abbraccio dell'anima...non c'è nemmeno vento.

S'è appena assopito il primo giorno, devo contarne altri tre.

[4] Una poiana nel deserto · Jamirithiana

Uno strano pomeriggio · Lipseth

Lipseth

Testo storico conservato

Strano pomeriggio in Therial.

L’aria pesante che caratterizzava da un po’ di tempo la vita del regno non risparmiava gli avventurieri svegli neppure quel giorno.

Proprio tra coloro che cercavano di tenere gli occhi aperti vi erano Lipseth, la mezz’elfa che si dice sappia leggere i cuori, e Krisaore, lo Spirito del Drago.

Fu uno scherzo del destino o una strana congiunzione di eventi che i due si trovassero ad usare lo stesso incantesimo nel medesimo istante: la mezz’elfa voleva valicare i piani astrali per raggiungere New Thalos ed abbracciare ancora una volta l’amata sorella di cuore, Jamirithiana; il terribile stregone, ricordando la stessa formula, quasi dimenticata perché sostituita da incantesimi più potenti, voleva anch’egli raggiungere la Signora dei Sussurri, ma per scopi ben diversi.

I piani astrali, però, erano sconvolti da ciò che già sconvolgeva il regno, o forse i desideri dei cuori erano così profondamente opposti da scontrarsi ancor prima che i corpi fossero a New Thalos: per uno di questi o per altri motivi sconosciuti ai mortali i due non giunsero a destinazione.

Si ritrovarono in una sconosciuta o forse ben nota città, al di fuori del regno, al di fuori del mondo di Therial. Erano in una grande piazza, con una fontana al centro, la cui acqua scaturiva dalle bocche di quattro leoni con una tale violenza che quegli animali in pietra sembravano emettere continuamente un fiero ruggito.

Un attimo di smarrimento; poi gli occhi dei due avventurieri si incrociarono. “Angelo, sei tu, vero?” chiese lei. “Lipseth, salve a te,” gli rispose lui con la fiera cordialità che sempre aveva mostrato nei confronti della mezz’elfa. “Cosa succede, Kris? Dove siamo?” “Bloccati in un piano astrale lontani dal nostro mondo …” “Bloccati? Ma come è possibile? E per quanto tempo?” chiese lei allarmata.

“Sta’ tranquilla, Lipseth,” gli rispose lui, mantenendo l’orgoglioso tono di superiorità. “Sei così inesperta, ancora… Non è la prima volta che mi accade questo… Passerà e non ricorderemo neppure quanto è accaduto… Torneremo a Kyrandor molto, molto presto.” Per un attimo, un lampo di malvagità illuminò gli occhi dello stregone, persi a guardare la fontana.

Lipseth, avvedutasene, ebbe un sussulto, perché in quel lampo aveva letto un nome… “Cosa vuoi fare ancora a Jamirithiana che tu non abbia già fatto, Angelo?” gli chiese con voce tremante.

Krisaore si voltò di scatto a guardare in viso colei che aveva pronunciato il nome dell’elfa, quasi a volerne zittire l’impudenza, ma si trovò di fronte due occhi che sentì penetrare al di là dei suoi stessi occhi, sin nel profondo dell’animo. Lo stregone dovette voltarsi nuovamente, ma il suo smarrimento durò un attimo e fu seguito da una sprezzante risata: “…Gli ruberò l’anima, sì,” mentre Lipseth inorridiva per quanto, involontariamente, aveva scorto nel cuore di chi le stava dinanzi. “Ruberò l’anima al mezz’elfo che lei dice di amare…” “Tu… Amlugil… Tu vuoi rubare l’anima ad Amlugil?” “Lo farò, stanne certa!” E Krisaore rideva ancora.

“Ma perché? Perché, Angelo? Perché?”

Krisaore puntò il suo sguardo sulla mezz’elfa “Sarà ridotto ad un fantoccio… Tu credi che lei potrà amare un fantoccio? Il corpo di quel mezz’elfo non sarà neppure buono per farne un servo fedele, figurarsi un amante… Che vengano pure tutti i suoi uomini e fidi alleati… La vittoria sarà mia!”

Lipseth rabbrividì; poi capì. “Pensi che così lei possa piegarsi a te? Pensi davvero che così avrai potere anche sull’animo di Jamirithiana?”

Lipseth continuò duramente: “Credi che lei possa mai smettere di amare il suo Signore? Ma quante volte e in quanti modi dovrà ancora dimostrarti che quei due cuori si appartengono e che niente li potrà separare? Si farà uccidere, Jami, piuttosto che piegarsi a te. Ti supplicherà di ridare il cuore al suo amato e quando non lo dovesse ottenere, perché so che tu non glielo darai mai, ne morirà.” Lipseth pronunciò le ultime parole con rabbia incautamente malcelata agli occhi di Krisaore, il cui animo, eccitato dalla certezza della vittoria, minato dalla possibilità di non ottenere comunque il premio sperato, fu incendiato da una idea ancora più malvagia e disperata. “Allora sarà il corpo senz’anima del suo stesso Signore ad ucciderla… E se anche dovesse rivivere dieci volte, per undici volte la ucciderebbe sotto il mio potere. Voglio proprio vedere se alla fine non tenterà lei stessa di difendersi!” Rideva e i suoi occhi erano di fuoco. “Combatteranno l’uno contro l’altra, sì!”

“Animo nero, Angelo caduto, degno solo di sprofondare nella gola più profonda dell’Inferno, bada alle tue idee… Lei non alzerebbe un dito su di lui, e tu la perderesti comunque.”

L’ultima frase di Lipseth gelò Krisaore già pronto a punire la mezz’elfa per l’insolenza delle parole da lei pronunciate.

Un urlo sopraffece il ruggito dei leoni della fontana: “Comunque io faccia non l’avrò mai in mio potere? Questo vuoi dirmi anche tu, Lipseth?”

La mezz’elfa guardava ancora negli occhi lo stregone e ne vedeva la figura ingrandirsi quasi a volerla schiacciare, ma ella continuò comunque a fissarlo: sapeva bene che egli aveva compreso l’inutilità del suo piano, sebbene continuasse ad urlare.

“Asuka guidi la mia mano stasera: non è questo il giorno ormai prossimo che mi vedrà vincitore nella mia guerra, ma questa notte stessa Amlugil morirà per mia mano!”

Un lampo squarciò il cielo: fu buio, poi fu nuovamente luce, la morbida luce della nicchia dietro l’altare di Kyrandor, dove Lipseth ora si trovava, fortemente indebolita da quello strano avvenimento. Come lo stregone aveva predetto, lei non ricordava nulla di quanto accaduto. Solo una preghiera le nacque dal cuore: “Kyra protegga gli animi di Jamirithiana e Amlugil questa notte…” E la mezz’elfa si addormentò sfinita.

Nello stesso istante, in un’altra parte del regno, Krisaore, dimentico anch’egli della discussione con Lipseth e dei suoi desideri di vendetta, si abbandonava ad un sonno ristoratore e ai sogni sulla sua città in costruzione.

[12] Uno strano pomeriggio · apertura

L’ultima pagina del Libro Scarlatto · Krisaore

Krisaore

Testo storico conservato

Un Elfo Oscuro entrò di fretta nelll Sala del trono di Dunkle Stadt. Krisaore sedeva in contemplazione, perso nei suoi pensieri su piani e diplomazie ed ancora guerre.

"Imperatore, vengo a portarvi una notizia!" disse l'Elfo Oscuro inchinandosi all'Avatar di Asuka.

Krisaore si scosto' un attimo dal suo riflettere e guardo' il suo suddito con fare perso, quasi indifferente. Con un cenno della mano lo intimo' a parlare.

"il Ramingo e' morto, e' stato ritrovato in una foresta con in mano una pagina strappata."

Krisaore fece cenno all'Elfo Oscuro di andarsene ed egli ubbidi' immediatamente.

"E cosi' alla fine ce l'hai fatta a concludere il tuo maledetto Libro Scarlatto, figlio del vento e delle stelle. Lo sapevi che il giorno in cui l'ultima storia fosse stata scritta su quel libro, avresti perso la voglia di vivere, perche' nulla piu' ti spingeva a solcare quelle terre che a piedi hai girato per anni.

Dovrei forse essere triste? Dovrei ricordarti per qualcosa di speciale? Invero non lo eri amico di un tempo. I nostri spiriti sono stati vicini e sicuramente lo sono ancora, dal luogo in cui sei giunto. Tricksty non ti vuole nel suo regno e tuo destino sara' quello di vagare in un limbo senza memoria. Ma non avrai vissuto invano, di questo ne sono certo. Avrai un posto d'onore qui nella mia citta', accanto ad Andimor, appena i lavori dei palazzi e della banca saranno terminati.

Un altro e' caduto! Andimor fu in effetti il primo, poi venne Loec, nemico acerrimo dall'intelletto senza eguali, poi fu il turno di Amlugil e Jamirithiana, coloro che hanno cambiato profondamente la mia vita. Wisdul li aveva gia' preceduti, il ranger capace di vincere con un solo arco uno Yun. Piff e' ormai persa nei meandri del tempo, in un luogo dove l'eta' e' variabile a seconda dell'umore che si ha, Arikel, mio maestro, mi ha dato piu' di quanto lui possa credere, perfino sua moglie che ormai e' in preda alla follia pura. Non ho piu' notizie di Alarielle, colei chi ci permise di vincere la Fenice di Utinum.

Che sia dunque questo il destino di coloro che credettero in questo mondo? E' vero che come Elfo Oscuro dispongo di una vita piu' lunga, non certo pari a quella di un umano, come lo erano Reyan e Koira, ma e' vero... e' triste perdere tali personalita' che rendono la vita degna di viverla e non lasciarla affogare nel mare della noia, oltre i monti degli stolti.

Se il tuo spirito, ancora errante, si posera' mai su Khyr'Nash, venite a trovarmi e dialogheremo come da tanto non abbiamo piu' fatto, Ramingo! Un posto per voi sempre ci sara' nei miei ricordi e forse allora potrai dirmi perche' hai voluto scrivere quella maledetta storia. Ordinero' che venga trovato il Libro Scarlatto, non e' oggetto che posso cadere in mano a sprovveduti."

Poi Krisaore torno' ai suoi affari, ai suoi pensieri, mentre Jordan si occupava di seguire gli ordini del suo Imperatore.

Krisaore

[13] L'Ultima Pagina del Libro Scarlatto · messaggio 21565

Quando i bardi ne cantarono la storia

la Redazione

Testo storico conservato

La suggestiva esibizione tenuta quasi in segreto da due bardi ha dato vita nelle strade della capitale ad uno spettacolo insolito. La struggente musica di una cetra capace di evocare ricordi ed illusioni di grande impatto si accompagnava alla voce calda e profonda di un bardo che ha narrato col suo canto alcune pregevoli storie riguardanti leggende anche remote. La profondità e l'intensità delle emozioni provocate dal canto e dalla musica intrecciate insieme ha reso particolarmente realistiche le illusioni e le emozioni provocate dall'esibizione tanto che in molti dicono di aver visto riflessi nei vetri e nelle fontane cittadine le storie via via narrate.

Anzi, un nano in particolare sembra aver subito a tal punto il fascino del canto e della musica così abilmente intrecciate fra loro da arrivare a credersi un elfo.

La musica nei momenti di esecuzione più intensa e veloce richiamava agli affascinati ascoltatori scene di antiche battaglie disputatesi per la conquista di Kyrandor. Era a questo punto che una voce maschile calda e profonda si univa alla musica della cetra narrando di imprese di sangue e di gloria mentre le strade di Kyrandor sembravano rianimarsi del chiacchierio di leggendari eroi del passato quasi le loro presenze fossero state richiamate dalla musica. Dapprima si è vista un elfa dalla treccia dorata contesa da un nobile drow e da coraggioso mezz'elfo ma ecco che la musica tornava a farsi piu' intensa ed elfi in armature dalla foggia antica sembravano intenti ad attraversare i portali di una citta' mentre uno di essi ancora era intento ad erigerli. Come sospinto dalla melodia struggente l'elfo era dunque visto voltarsiverso il nobile drow intento a contendere l'elfa dalla treccia d'oro al guerriero e fra loro scoppia un incendio come un odio profondo e antico che diventi reale davanti agli occhi degli stupiti ascoltatori.

Com'era iniziata la musica riprende il suo tono struggente mentre le illusioni riflesse sui vetri e nelle fontane richiamano dolore e tenebra attraverso l'immagine di tetre farfalle nere nate da un globo oscuro. Ma ecco che la voce calda e profonda del cantore riprende il suo canto intrecciato alla melodia prodotta dalle corde della cetra diffondesi per la città narrando di due imperatori drow fratelli e rivali allo stesso tempo. Al fine la musica lentamente si affievoliva mentre la calda voce maschile narrava attraverso un lungo e virtuoso susseguirsi di trovate dei leggendari guerrieri e spadaccini dei cacciatori e dei coraggiosi ma oscuri felar per terminare narrando delle streghe e stregoni. Giunta quindi alla fine l'esibizione nei cuori e negli occhi degli ascoltatori trovava vita la storia dell'amore fra l'oscuro signore e l'oscura signora di una torre.

Non vi è notizia certa riguardo all'identità di coloro che con tanta maestria per alcune ore hanno distratto gli abitanti della capitale della Federazione dalle loro abituali faccende con la loro esibizione sebbene in molti giurino di aver riconosciuto nel cantore la voce di Allanin.

----------------------------------------------------- Alhen sfiora le corde della cetra creando una melanconica musica. Alhen chiude gli occhi continuando a suonare. L'ambiente sembra riempirsi di piccole lucciole. Aphanes prova a prendere una lucciola ma e' solo un illusione. Alhen mentre suona pensa ai suoi genitori e la musica diviene sempre piu' triste. Dal nulla sembrano comparire i volti dei cari ormai morti La musica dolce e malinconica di una cetra si diffonde nell'aria Per un attimo hai l'impressione di essere diventato un elfo Le note continuano a diffondersi sempre piu' malinconiche La musica prodotta dalla cetra di Alhen diviene sempre piu' dolce e struggente. Alhen suona pensando alle battaglie passate immaginando guerre e lotte a Kyrandor. Alhen suona una triste melodia che parla di tutti coloro che hanno perso i propri cari nelle guerre del passato. La musica diviene piu' intensa e veloce mentre allo sguardo si presentano scene di antiche battaglie per la conquista di Kyrandor Alanin inizia a cantare. Una voce maschile calda e profonda si unisce alla musica narrando di sangue e di gloria. Keliash rimane impassibile. La musica e il canto onorano le persone care cadute in battaglie ormai dimenticate. Aphanes ha il viso rigato da lacrime di commozione. Alhen suona narrando delle leggende e si immagina che si aggirano per le vie di Kyrandor. Alhen la musica diviene dolce anche se ancora triste per raccontae di Amlugil, Jamirithiana e Krisaore. Alhen suona per ricordare la famosa treccia d'oro dell'elfa e gli scontri sanguinosi e cruenti tra i tre. Le strade di Kyrandor sembrano rianimarsi del chiacchierio di leggendari eroi del passato quasi fossero stati richiamati dalla musica. Un'elfa dalla treccia dorata viene contesa da un nobile drow e da valente un mezz'elfo ma e' solo un illusione. La musica continua senza che il canto la segua ancora. Alhen suona narrando di Loec e della nascita di Cetrim. Alanin smette di cantare per accarezzare i fiori con la punta delle dita. Ecco che la musica torna a farsi piu' intensa ed elfi in armature dalla foggia antica sembrano attraversare i portali di una citta' mentre uno di essi e' intento ad erigerli. Alhen suona ancora tenendo gli occhi chiusi per narrare dell'antipatia tra elfi luminosi e drow, tra Loec e Krisaore. Accompagnato dalla melodia struggente l'elfo si volta verso il nobile drow che contendeva l'elfa dalla treccia d'oro al guerriero e fra loro scoppia un incendio. Alhen suona e ancora narra di altre leggente mentre elfi e drow sono nei loro scontri perenni, narra di Satiri ladri quali Oizys Cacciatore che si aggira silenzioso per la citta' e sparire poi nel folto della foresta col suo lupo nero. Alhen suona di Laothian che rubo' la corona a Krisaore costringendo in prigionia una giovane Arial Dhora.. Alhen con la musica suona di Furion imperatore delle Tenebre e della sua consorte Phasys. Com'era finita la musica riprende e stavolta le illusioni riflesse sui vetri e nelle fontane richiamano dolore e tenebra con tetre farfalle nere che nascono da un globo oscuro. Alhen suona narrando del drow imperatore delle tenebre e creatore del globo che con un gesto fa scomparire ogni cosa. Allanin riprende a cantare narrando di un drow. La struggente musica di una cetra si diffonde per la citta' mentre una voce maschile calda e profonda narra di due imperatori drow fratelli e rivali allo stesso tempo. Alhen prima di smettere di suonare la melodia nara di due guerrieri Ahitophel e Leirsom per ricordare le loro storie.. passa quindi ad Elawen un felar oscuro.. per raggiungere la storia di un re malvagio dei felini Arlisgion. Alhen suona le ultime note narrando di Elrond e di Dhora due leggende che tutt'ora camminano per Therial inseguendo un sogno e diuna potente strega Phasys.. consorte di Furion. La musica lentamente si allontana mentre una calda voce maschile narra di Ahitophel e Leirsom di Elawen e Arlisgion per terminare narrando di Elrond e Dhora e dell'amore fra l'oscuro signore e l'oscura signora della torre della magia.

[14] Leggende e canti alla Gilda dei Bardi