Strano pomeriggio in Therial. L’aria pesante che caratterizzava da un po’ di tempo la vita del regno non risparmiava gli avventurieri svegli neppure quel giorno. Proprio tra coloro che cercavano di tenere gli occhi aperti vi erano Lipseth, la mezz’elfa che si dice sappia leggere i cuori, e Krisaore, lo Spirito del Drago. Fu uno scherzo del destino o una strana congiunzione di eventi che i due si trovassero ad usare lo stesso incantesimo nel medesimo istante: la mezz’elfa voleva valicare i piani astrali per raggiungere New Thalos ed abbracciare ancora una volta l’amata sorella di cuore, Jamirithiana; il terribile stregone, ricordando la stessa formula, quasi dimenticata perché sostituita da incantesimi più potenti, voleva anch’egli raggiungere la Signora dei Sussurri, ma per scopi ben diversi. I piani astrali, però, erano sconvolti da ciò che già sconvolgeva il regno, o forse i desideri dei cuori erano così profondamente opposti da scontrarsi ancor prima che i corpi fossero a New Thalos: per uno di questi o per altri motivi sconosciuti ai mortali i due non giunsero a destinazione. Si ritrovarono in una sconosciuta o forse ben nota città, al di fuori del regno, al di fuori del mondo di Therial. Erano in una grande piazza, con una fontana al centro, la cui acqua scaturiva dalle bocche di quattro leoni con una tale violenza che quegli animali in pietra sembravano emettere continuamente un fiero ruggito. Un attimo di smarrimento; poi gli occhi dei due avventurieri si incrociarono. “Angelo, sei tu, vero?” chiese lei. “Lipseth, salve a te,” gli rispose lui con la fiera cordialità che sempre aveva mostrato nei confronti della mezz’elfa. “Cosa succede, Kris? Dove siamo?” “Bloccati in un piano astrale lontani dal nostro mondo …” “Bloccati? Ma come è possibile? E per quanto tempo?” chiese lei allarmata. “Sta’ tranquilla, Lipseth,” gli rispose lui, mantenendo l’orgoglioso tono di superiorità. “Sei così inesperta, ancora… Non è la prima volta che mi accade questo… Passerà e non ricorderemo neppure quanto è accaduto… Torneremo a Kyrandor molto, molto presto.” Per un attimo, un lampo di malvagità illuminò gli occhi dello stregone, persi a guardare la fontana. Lipseth, avvedutasene, ebbe un sussulto, perché in quel lampo aveva letto un nome… “Cosa vuoi fare ancora a Jamirithiana che tu non abbia già fatto, Angelo?” gli chiese con voce tremante. Krisaore si voltò di scatto a guardare in viso colei che aveva pronunciato il nome dell’elfa, quasi a volerne zittire l’impudenza, ma si trovò di fronte due occhi che sentì penetrare al di là dei suoi stessi occhi, sin nel profondo dell’animo. Lo stregone dovette voltarsi nuovamente, ma il suo smarrimento durò un attimo e fu seguito da una sprezzante risata: “…Gli ruberò l’anima, sì,” mentre Lipseth inorridiva per quanto, involontariamente, aveva scorto nel cuore di chi le stava dinanzi. “Ruberò l’anima al mezz’elfo che lei dice di amare…” “Tu… Amlugil… Tu vuoi rubare l’anima ad Amlugil?” “Lo farò, stanne certa!” E Krisaore rideva ancora. “Ma perché? Perché, Angelo? Perché?” Krisaore puntò il suo sguardo sulla mezz’elfa “Sarà ridotto ad un fantoccio… Tu credi che lei potrà amare un fantoccio? Il corpo di quel mezz’elfo non sarà neppure buono per farne un servo fedele, figurarsi un amante… Che vengano pure tutti i suoi uomini e fidi alleati… La vittoria sarà mia!” Lipseth rabbrividì; poi capì. “Pensi che così lei possa piegarsi a te? Pensi davvero che così avrai potere anche sull’animo di Jamirithiana?” Lipseth continuò duramente: “Credi che lei possa mai smettere di amare il suo Signore? Ma quante volte e in quanti modi dovrà ancora dimostrarti che quei due cuori si appartengono e che niente li potrà separare? Si farà uccidere, Jami, piuttosto che piegarsi a te. Ti supplicherà di ridare il cuore al suo amato e quando non lo dovesse ottenere, perché so che tu non glielo darai mai, ne morirà.” Lipseth pronunciò le ultime parole con rabbia incautamente malcelata agli occhi di Krisaore, il cui animo, eccitato dalla certezza della vittoria, minato dalla possibilità di non ottenere comunque il premio sperato, fu incendiato da una idea ancora più malvagia e disperata. “Allora sarà il corpo senz’anima del suo stesso Signore ad ucciderla… E se anche dovesse rivivere dieci volte, per undici volte la ucciderebbe sotto il mio potere. Voglio proprio vedere se alla fine non tenterà lei stessa di difendersi!” Rideva e i suoi occhi erano di fuoco. “Combatteranno l’uno contro l’altra, sì!” “Animo nero, Angelo caduto, degno solo di sprofondare nella gola più profonda dell’Inferno, bada alle tue idee… Lei non alzerebbe un dito su di lui, e tu la perderesti comunque.” L’ultima frase di Lipseth gelò Krisaore già pronto a punire la mezz’elfa per l’insolenza delle parole da lei pronunciate. Un urlo sopraffece il ruggito dei leoni della fontana: “Comunque io faccia non l’avrò mai in mio potere? Questo vuoi dirmi anche tu, Lipseth?” La mezz’elfa guardava ancora negli occhi lo stregone e ne vedeva la figura ingrandirsi quasi a volerla schiacciare, ma ella continuò comunque a fissarlo: sapeva bene che egli aveva compreso l’inutilità del suo piano, sebbene continuasse ad urlare. “Asuka guidi la mia mano stasera: non è questo il giorno ormai prossimo che mi vedrà vincitore nella mia guerra, ma questa notte stessa Amlugil morirà per mia mano!” Un lampo squarciò il cielo: fu buio, poi fu nuovamente luce, la morbida luce della nicchia dietro l’altare di Kyrandor, dove Lipseth ora si trovava, fortemente indebolita da quello strano avvenimento. Come lo stregone aveva predetto, lei non ricordava nulla di quanto accaduto. Solo una preghiera le nacque dal cuore: “Kyra protegga gli animi di Jamirithiana e Amlugil questa notte…” E la mezz’elfa si addormentò sfinita. Nello stesso istante, in un’altra parte del regno, Krisaore, dimentico anch’egli della discussione con Lipseth e dei suoi desideri di vendetta, si abbandonava ad un sonno ristoratore e ai sogni sulla sua città in costruzione. ____________________ Lipseth, colei che sa leggere i cuori...