Highlander Non sono bravo a parlare di me, ma tengo un diario dove annoto da molto le mie memorie. Dono una copia di questo alla Biblioteca di Kyrandor, perché io sono uno Yun-Hyisse e in queste pagine c'è il mio percorso. Highlander. Diciassette anni. Questa la mia età quando decisi di intraprendere il viaggio della vita senza la protezione della famiglia. Salutai i miei genitori in maniera frettolosa, per non dar loro ad intendere che sarebbe stato un viaggio lungo, lungo tutta la vita. Volevo dare un senso alla mia vita e l'ovattato riparo della casa paterna non rispondeva alla mia bruciante esigenza. Lasciai così il focolare, il sorriso di mia madre, la saggezza di mio padre e molti dei figli degli Uomini con i quali avevo diviso l'infanzia. Avevamo giocato così tanto alla guerra che mi era venuta voglia di viverla. Iniziai dunque a camminare, abbandonando quindi la mia casa e tutto ciò che aveva caratterizzato la mia vita, per giungere ad un qualcosa che non conoscevo, ignoto, oscuro. Oramai avevo deciso, proseguivo a passo deciso, avevo con me una spada e un sogno: divenire un guerriero, un guerriero vero, uno di quelli pronti a morire per un nobile ideale. Non so come, non so perché, ma gli Dei vollero che un giorno, smarrendo la via, mi addentrassi in una meravigliosa foresta incantata. Ho sempre guardato con sospetto la magia e chi la usava ma stranamente quel luogo non mi provocava disgusto: tutti gli alberi sembravano sorridere e la luce non abbagliava gli occhi, suoni rassicuranti avvolgevano l'atmosfera e non mi sentivo inquieto. Proseguendo con circospezione giunsi alle soglie di un piccolo e nobile villaggio, vidi splendide e maestose costruzioni, il lavoro di gente elegante: ero giunto in una comunità elfica! Gli elfi mi accolsero con un'enorme gentilezza, e fu li che la vidi per la prima volta... Benedissi Chastil per avermi condotto in quel luogo, conobbi li Jamirithiana. Era giovane quasi quanto me, seduta tra le foglie, soffiava sulle sue mani. Tengo nel cuore quel felice momento, nemmeno a questo diario so descriverlo, pensai soltanto che non avevo mai visto creatura più bella. Fui contento quando lei mi sorrise. Mi raccontò dei suoi fratelli e io della mia famiglia, fino a che mi feci coraggio e le chiesi: "Uhm sai, io sono in viaggio. Hai qualcosa da fare, tu?" "Non al momento" rispose spostando la treccia dorata. Ripresi il mio cammino e lei venne con me. Dopo diversi giorni di viaggio, io e Jamirithiana sostammo nei pressi di un piccolo ruscello. Parlavamo della nostra vita, delle nostre famiglie lasciate quando un potente boato ci richiamò l'attenzione. Mi alzai di scatto e impugnai la mia spada, poco dopo un forte rumore di grossi passi, e la sagoma di un enorme gigante di fuoco apparve coprendoci con la sua ombra. Stranamente, lessi sul suo viso un'espressione calma, dovuta, forse alla sua giovinezza... Si fermò proprio avanti a noi due. Fissai per un istante Jamirithiana e poi ripresi a guardare il gigante. Ad un tratto fu lui a rompere il silenzio creatosi! Stringeva nella sua mano la testa mozzata di un goblin, mi guardava, e inizianando a gesticolare con aria perplessa disse: "Ma che schifo di bestie che si aggirano in questi boschi" Scoppiammo a ridere tutti e tre e allora fui sicuro che quell'enorme essere infuocato non aveva cattive intenzioni. Camminammo ancora, e la compagnia di Laguna allietò i nostri giorni, eravamo spensierati e ridevamo di continuo. Ero felice che fosse con me anche se davvero non era facile conviverci. Arrivammo fino alla capitale: mi piacque molto il Tempio e il viavai di gente che lo frequentava, così come m'innamorai dei negozietti circostanti e riuscii a contrattare un vitto giornaliero con il panettiere locale. Ma incominciarono anche i guai: praticamente il mio compagno Laguna si inimicò immediatamente ogni abitante di Kyrandor con il suo comportamento per me oramai naturale e spesso ero costretto ad intervenire per placare liti e qualche volta risse violente. Sentivo che Kyrandor era il luogo nel quale avrei trovato la strada per la svolta che cercavo. Di giorno lavoravo sodo e mettevo da parte il denaro per una spada nuova, di sera chiacchieravo con la gente o mi dedicavo ad un mio progetto personale: un lucido per lame che fosse qualcosa di inimitabile! Una sera, al solito aspettavo i miei compagni di viaggio, ma all'appuntamento arrivò soltanto Laguna. Jamirithiana non si trovava. Girammo la cittadina in lungo e in largo, urlammo il suo nome e la ricerca si protrasse per giorni ma senza risultato. Credo di essere cambiato in quel momento, nel momento stesso nel quale la rabbia prese il sopravvento e mi rassegnai, e un guerriero non dovrebbe mai rassegnarsi. Laguna decise di stabilirsi nella Valle dei Titani per un pò, almeno finchè si fossero calmate le acque dato che il Fabbro della città aveva messo una taglia esagerata sulla sua testa perché il gigante gli aveva ammazzato un apprendista dopo l'altro. Ero di nuovo solo e ebbi tantissimo tempo per riflettere e per conoscere gente nuova. Intanto mi allenavo, sentivo dentro di me aumentare la naturale tendenza alla guerra, evitavo gli studiosi e, anche se non fui mai scortese, preferivo la compagnia di gente solida, vera, che sapeva maneggiare una spada. Ogni giorno mi osservavo: stavo davvero cambiando, forse stava uscendo il mio vero io. Il corpo reagiva all'allenamento al quale mi sottoponevo e la mente si abituava ad aver fiducia solo nella mia forza e questo mi rendeva felice anche se mi accorgevo che forse stavo perdendo qualcosa. Guardavo i guerrieri che passavano per la città, le loro spade e le armature brillanti, i discorsi che facevano: parlavano di Draghi! Lavorai duramente, e il mio gruzzolo mi permise non solo la spada nuova che tanto desideravo, ma anche un discreto equipaggiamento che a me parve imbattibile e finalmente partii per la mia prima missione in compagnia. L'emozione mi tagliava il fiato ma diedi tutto me stesso in ogni battaglia, il tempo volò velocemente, cambiai molti equipaggiamenti e moltissime spade. Imparavo tecniche di battaglia, e imparai a urlare! Si io urlavo! La sera rientravo sfinito ma felice, mi stavo guadagnando la stima di molti dei guerrieri più in vista della città e anche il mio lucido per armi era quasi perferzionato. Ogni tanto avevo notizie di Laguna, il mio amico era diventato possente e stava creando delle mode strane coinvolgendo la popolazione della Valle e dando il suo contributo quando c'era da menare le mani. Oramai volevo provare anche io a combattere come i più forti guerrieri, volevo affrontare anche io un Drago, si lo dovevo fare, dovevo diventare come loro. Ero pronto, sicuro di me e nelle mie prestazioni di combattimento e quindi sono partito alla ricerca di una di quelle creature leggendarie, di fama e di gloria... Mi addentrai per le foreste a nord di Kyrandor, e precisamente su di un monte, quello dove le leggende e i guerrieri ritornati dicevano che ci fosse un gran numero di Draghi. Si, fu affrontando il Drago dell'Eternità che mi fu inferto quello sfregio, era troppo più forte di me, i suoi soffi erano micidiali e fu un miracolo che mi trassi in salvo, nonostante il mio allenamento ero troppo giovane e troppo pieno di me, e la cicatrice che tutt'oggi ho sul viso, è il segno della mia passata imprudenza. Si, quello sfregio mi riportò alla ragione e mi fece notare l'infinita strada che ancora avevo dinanzi a me. Interminabile. Tornato a Kyrandor, iniziavo ad astenermi dal combattere, come perso e in attesa di qualcosa. Quel qualcosa arrivò, molto presto. Nobili guerrieri parlavano delle leggende di alcuni mitici combattenti che facevano della guerra la loro arte. Essi venivano chiamati Yun-Hyisse e il loro potere era paragonabile solo alla loro fama. Ascoltavo, interessato, e sentivo crescere in me di nuovo quel desiderio d'infanzia di vivere la guerra, di esserne partecipe, di esserne il Signore. Un giorno, ero seduto nella Piazza principale, dove i mercanti stendono le loro mercanzie, discutevo con i miei compagni sull'indiscutibile maggiore lucentezza della mia spada, quando la rividi. Era impaurita dal frastuono della piazza che sembrava non riconoscere, e mi venne incontro tendendomi le braccia: Jamirithiana. Ero infuriato, pensavo che se n'era andata via senza nemmeno salutare e che ora tornava, dopo mesi! "E voi chi siete, signorina?" le chiesi guardandola duramente e portando una mano all'elsa della spada. Mi fissava, glielo lessi in viso il dolore per quella mia frase, alzò la testa e rispose: "Un'elfa" Tornai ai miei amici ma non riuscivo più a ridere come prima. Lei si sedette poco distante e sembrava interessarsi solo alla sua treccia. Ogni tanto voltavo lo sguardo e presto la vidi circondata di gente e non era più spaventata. Provai di nuovo rabbia perché capivo che non avrebbe più avuto bisogno di me. "Streghe! Maghi! Con i loro poteri magici e i loro fluidi incantati! Riducono i cervelli come fango!Che ne sanno loro dell'amicizia? L'amicizia esiste solo tra chi sa tenere in mano una spada! Tsk!" Questo pensavo e dentro di me saliva un odio immenso per ogni creatura magica. Forse fu quello il momento determinante, forse la rabbia, forse il vero disprezzo per l'arte magica che finalmente veniva fuori, non lo so, fatto sta che iniziai una personale crociata contro chiunque non fosse un guerriero, rompendo bruscamente ogni rapporto con chi consideravo buono solo a fare fontane magiche. Una notte non prendevo sonno, guardavo Marhis dalla finestra della locanda e scrissi la mia formale richiesta per entrare tra gli Yun-Hyisse. "Sono un uomo valoroso, mi vorranno, ne sono sicuro!" Ero deciso a ritrovare la mia strada, ero infuriato, e cercavo un appiglio per non far sfociare la mia rabbia in follia. Ben presto ricevetti risposta, ricordo ancora quella colomba, bianca candida che recava legata ad una zampa una piccola pergamena. Lessi attentamente, si, avevano ricevuto la mia lettera e avevano deciso di darmi una possibilità, dovevo giocare il tutto per tutto. O Signore della guerra, o bambino che gioca alla Guerra. Con ancora la pergamena stretta in mano ripensai a tutto il mio viaggio, Mio padre, mia Madre, i miei amici, Laguna, ma soprattutto Jamirithiana. Il suo viso, la sua dolcezza, la sua indescrivibile bellezza e quanto nonostante la detestassi, le volevo bene, un bene profondo che non riusciva a emergere a causa degli eventi e che diventava sofferenza, profonda sofferenza. Nei giorni che seguirono mi aggiravo per la capitale, ma i miei occhi la cercavano, volevo abbracciarla, quando la incontrai nuovamente al Tempio, bella come non mai, con il viso illuminato da un raggio di Kyra, tentavo di celare la mia gioia di vederla, volevo nascondere il mio sorriso, ma alla fine ciò che provavo esplose e corsi ad abbracciarla. Pronunciavo il suo nome, la stringevo a me, forte, tanto che allentai la stretta per paura di farle del male. La guardavo negli occhi, lei inclinò il viso e mi sorrise, fu quel sorriso che cancellò da me ogni angoscia, dolore o frustrazione, sentivo di poter abbattere un drago in pochi fendenti... Parlammo fino a che Kyra non sorse nuovamente, di tutto ciò che era successo, dei miei progressi, della cicatrice e del mio desiderio di unirmi a quegli straordinari guerrieri. Lei, mi ascoltava, mi sorrideva e soffiava sulla mia cicatrice e quindi io ascoltai tutto ciò che le era accaduto. Avevo dimenticato come Jamirithiana riusciva a trasmettere un senso di positività e di spensieratezza. I giorni passavano, la mia maestria cresceva, gli Yun-Hyisse erano soddisfatti del mio comportamento... Fu allora che venni battezzato, si battezzato... Nacqui nuovamente, Figlio e Signore, corpo e anima, singolo e tutt'uno... con la Guerra, adesso non giocavo più, adesso la vivevo, ero guidato dai migliori guerrieri e presto il mio nome si distingueva in battaglia. si, Highlander sconfiggeva Draghi, potenti Stregoni, Forti creature. La mia forza cresceva smisuratamente, si... questo lo devo al mio generale Amlugil, e al mio maestro Bilbo. Sono loro che mi hanno temprato, sono loro che mi hanno dato una nuova vita. Mi guidavano per la giusta via, mi sorreggevano nei sentieri tortuosi, mi ammonivano quando cadevo, ma dolcemente mi incoraggiavano e mi rialzavano. Adesso, grazie a loro avevo appreso colpi mortali, come curare le mie ferite in natura, particolari resistenze e finalmente riuscivo a flagellare la magia. Ero sempre seguito dagli insegnamenti del mio maestro, dalla saggezza del generale e con il tempo sono diventato un forte guerriero. Considerato il Signore della Guerra, temuto e rispettato. L'età avanzava, ma non solo per me. Laguna poco dopo, si unì alle fila degli Yun-Hyisse, diventava un possente gigante ma sempre il vecchio giocherellone. Per quanto riguarda Jamirithiana, ero, sono e sempre sarò fiero di lei, adesso è protetta dal più grande milite di Therial, e non ha più bisogno del mio aiuto. Sono rattristato, ho sempre voluto che Jamirithiana mi considerasse come il suo difensore, che in qualunque momento avrebbe potuto gridare il mio nome e io sarei giunto li da lei. Però le sue attenzioni erano rivolte a lui, il mio generale, e Aelistea non poteva trovare persona migliore per lei. Io, invece, continuai sempre ad allenarmi, allietato dagli insegnamenti del mio maestro, dai suoi potenti doni, e dalla sua amicizia. Avevo tutto ciò di cui avevo bisogno, un equipaggiamento invidiabile, spade potentissime e lucidate con il mio mitico lucido per armi ottimamente realizzato e ultimato e soprattutto ero felice per i miei compagni di viaggio che erano ottimamente sistemati. Il viaggio era stato condotto alla perfezione, avevamo trovato ciò che volevamo, e il nostro futuro si presentava come un prosperoso frutteto. ©2001 Ary Arianna M.G. Benigno (AryHann)