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La Rosa d’Ombra

Flaminea · La Rosa d’Ombra

Flaminea affida la propria storia a una pergamena e a una Pietra Nera. Da una trasformazione interiore al servizio della Torre, racconta la sua arte, gli avversari e i legami che hanno segnato la strega.

Il Repertorio del Bardo
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Testi e testimonianze conservati nell’ordine di pubblicazione. Le date del forum non vengono convertite in date delle Ere di Therial.

Flaminea, la Rosa d’Ombra
Interpretazione artistica · Il ritratto e le fonti
Therial · Le Leggende✦
Indice del volume
  1. La Rosa d'Ombra
  2. La Rosa d'Ombra · 2
  3. La voce di Jamahiriya
  4. La Rosa d'Ombra · 4
  5. La voce di Decalagon
  6. La Rosa d'Ombra · 6
  7. La Rosa d'Ombra · 7
  8. Fonti e attribuzioni

La Rosa d'Ombra

Flaminea · pubblicato il 2005-11-25

Testo storico conservato

Mi sono spesso domandata cosa mi abbia portata a mettere per iscritto, su questa pergamena, la mia storia: e sono giunta alla conclusione che questo scritto debba essere un sigillo. Un sigillo per tutto quanto verrà narrato, perché il passato resti tale e ciò che è presente trovi raffronto: che, dunque, questo manoscritto sia sigillo assieme alla Pietra Nera recentemente restituitami dal felar Zerouh, pietra custode e gabbia di ciò che fu e mai più sarà.

Deve essere cominciato tutto vari anni fa: non ero ancora la Strega Nera, la Rosa d’Ombra, la Dama Oscura. A quei tempi, veneravo AryHann e vivevo secondo i suoi precetti, ricercando l’equilibrio tra le forze; ero pressoché priva di nemici, evitando i contrasti e scongiurandone lo sviluppo qualora già esistessero. Ero una strega priva d’aura colorata, che si dedicava all’alchimia e conduceva una vita decisamente tranquilla, avendo rinunciato a schierarsi e facendo sempre piuttosto da mediatrice. Fui chiamata Musa, da un Cavaliere ora non più in vita. Tale rimasi, finquando non persi l’ultima colonna in grado di permettermi di condurre un’esistenza serena. Perché in fondo tutti, nessuno escluso, basano la propria esistenza su pilastri. Servono a mantenere una via, a non smarrirci nel percorso della nostra vita, a darci sicurezza. Anche l'individuo meno legato a precetti ha i suoi pilastri, qualcosa per cui vive o che lo aiuta a mantenersi saldamente aggrappato alla sua esistenza. E il filo che mi sosteneva allora, in quanto chi in un modo chi nell'altro siamo tutti legati agli Dei, si ruppe. Probabilmente il mio spirito doveva già essere fragile, se bastò quella delusione amorosa a reciderlo, credo fu piuttosto il taglio decisivo. Per quanto possa essere strano sentirmi parlare di delusioni amorose. Già, posso dirlo senza temere, non ho mai avuto problemi ad affascinare e legare a me un essere maschile, dal momento in cui sono stata consapevole del potere di cui sono in possesso. E non sto parlando di un potere derivante dal Globo, dalla Tenebra o dai miei incantesimi di stregoneria; semplicemente, faccio riferimento al binomio che è per qualche donna la chiave a pressoché ogni porta, per qualcun'altra soltanto un dono degli Dei di cui gioire. Fascino e bellezza, tutte le possiedono, chi in misura maggiore chi minore, chi di un genere chi di un altro, più complicato domarli e farli rendere al meglio. Fatto sta che per quanto potessi possederne anche allora, non bastarono a sconfiggere la Tenebra che vendicava per sé il mio amato e che mi aveva usata come mezzo per portarlo a sé; certo è risaputo che l'amore da molti è ritenuto una debolezza, e lui ne provava abbastanza nei miei confronti perché potesse servire allo scopo. La mia fede in AryHann era stata sconfitta dal potere di Pharadia, cui egli si era consacrato, e dalla Tenebra tutta. Ciò non può che significare che quel filo, se non si fosse spezzato in quell'occasione, sarebbe stato reciso da un'altra lama. Mi ritrovai così dunque priva di un sostegno, svuotata di me stessa e prigioniera dello smarrimento e del mio dolore. Nei mesi che seguirono, mi ritrovai più volte sul baratro della pazzia; ero come divisa tra Luce e Tenebra, si fronteggiavano in me in una lotta serrata, e quella che ne risentiva era la mia mente. La mia appartenenza alla fratellanza dei Maghi Arcani fu impotente, non poté frenarne la violenza, e più volte mi resi conto con terrore crescente che rischiavo di portare in me due personalità opposte. Nel contempo, la più fredda, cinica e decisa delle due guadagnava terreno crescente, mentre la confusione in me cresceva, potenziata dal mio fallimento nel cercare vendetta presso colui che un tempo avevo amato, nel mio assurdo proposito di sconfiggere l'Oscurità, in un certo senso da lui rappresentata in quel momento. Eppure continuai a invocare l'equilibrio, mi avventurai perfino in un viaggio per ritrovarlo, quanto fui sciocca, a ripensarci ora. Tuttavia, se ora non sono intrappolata dalla follia e dalla vecchiaia, lo devo al mio buon senso e alla mia intelligenza, che mi permisero di comprendere cosa andasse fatto e come. Dovevo cessare di contrastare il destino, fuggendo verso un passato che non mi aveva donato che debolezza e delusioni. Così cercai colui che fosse in grado di costruire il ponte per me, verso una nuova vita: l’araldo della Distruzione.

Il Battesimo Oscuro Avevo avuto modo di parlare con lui più volte in passato, dapprima per motivi politici e in seguito per amicizia, e chi meglio di colui che era stato Imperatore di Dunkle Stadt ed era tuttora araldo di Asuka, oltre che stregone di grande potere, poteva essermi d’aiuto nel consacrare il mio cuore alla Tenebra? Mi recai quindi presso la sua dimora, esponendogli la richiesta: non dubitavo accettasse, ma sapevo anche avrei dovuto pagare un prezzo, ed anche quando decretò che sarei stata in debito di un favore a sua scelta, non ritornai sui miei passi: se l’avessi fatto, non avrei avuto obbligazioni con alcuno, ma nemmeno, forse, una mente sana in grado di concepire ragionamenti e piani con razionalità. Giudicai quindi non soltanto che il risultato valesse il rischio, ma anche di non dover temere ad affidargli la mia vita: non avrebbe certo perso l’occasione di guadagnare il meglio da quella situazione e di portare una nuova valida adepta alle forze oscure, cose impossibili da fare con un corpo morto. Ad assisterlo nell’esecuzione del rito fu la sua compagna di allora, la sacerdotessa di Tricksty Aneyrin: i miei ricordi in merito si fermano al momento in cui Krisaore fece scendere su di me una coltre di sonno, ed esso mi colse in fretta, portando via con sé tutte le paure e i pensieri che potessi ancora avere in merito a ciò che stava per accadere.

Quando riaprii gli occhi, la prima cosa che vidi fu il soffitto dell’altare della triade di Lamwothor. Sotto di me, a diretto contatto con la mia pelle nuda, la fredda pietra. Mi portai a sedere, ancora intorpidita e confusa, per poi abbassare lo sguardo su di me: ero ancora io, eppure allo stesso tempo non lo ero più. Mi pareva d’essere ritornata ad alcuni anni prima, il mio corpo pareva aver ritrovato la sua giovinezza dei vent’anni, certo avevo riguadagnato non molto tempo; mi sfiorai il viso con le dita, la chioma nera, lunga ed ora più ondulata nonché riccioluta all’avvicinarsi delle punte, la stessa pelle candida, le stesse forme avvenenti, la forma affusolata dei piedi e delle mani…le mani che ora tenevo sul cuore, un cuore ora dominato dalla tenebra. E’ fatta, la rosa che era un tempo rossa ora è scarlatta, e le sue spine sono sporche di sangue di vivace tonalità. Toccata dall’ombra, e parte di lei. Sorrisi, e decisi che il primo gesto compiuto in questa nuova vita sarebbe stato conforme all’unica eredità lasciatami da quella ormai passata: ero stata ed ero ancora una Shalafi. Così mossi la mano nel semplice gesto atto a richiamare una creatura: attribuii la confusione relativa alla gestualità e alla formula a una conseguenza temporanea, ma non posso descrivere a parole lo sgomento che mi avvinse quando, anche dopo un meritato riposo, mi accorsi di non essere in grado di distinguere una formulazione dall’altra, di mischiare un insieme di gesti con un altro, senza mai riuscire a completare anche un solo incantesimo, in una maniera che mi fece infuriare. Ero infatti consapevole di conoscere ogni parola e ogni gesto, ma non riuscivo in alcun modo a collegare gli elementi nella maniera esatta, nemmeno impiegando tutta la concentrazione possibile. Si trattò certamente del prezzo dovuto ad AryHann in seguito all’aver abbandonato il sentiero dell’Equilibrio, non potevo del resto pretendere che Lei ne fosse felice o che la mia azione fosse senza conseguenze; devo ammettere che il prezzo non fu basso, e forse non avrebbe potuto essere scelta una pena più adatta per me. Lei sapeva che non avrei rinunciato a essere una Shalafi e anzi avrei desiderato onorare il mio ruolo, e che ero legata a vita alle arti magiche oramai. Non ebbi perciò altra scelta che ripercorrere il mio cammino di conoscenza, per quanto dolorosa, fastidiosa e faticosa potesse essere la salita, accogliendo il tutto come una possibilità di incrementare il mio sapere, perché soltanto così avrei potuto sfruttare la situazione in maniera degna e produttiva, come un saggio fa.

[1] La Rosa d'Ombra · messaggio 73845

La Rosa d'Ombra · 2

Flaminea · pubblicato il 2005-12-05

Testo storico conservato

Ho già menzionato la mia sensazione di conoscere ancora meglio la mia Arte, ma fino ad allora mi ritenni solo una strega, una strega nera e una Shalafi, sì, ma nulla di più. Oh no, non mi fraintendete. Non sia mai che si pensi di me che sono Maestra di Magia soltanto di nome: non sia mai che si pensi che non considero un onere e un onore l’essere Shalafi. Non avrei potuto essere altro, dal momento in cui ho messo piede su Therial e da prima, ai tempi in cui ero una ragazzina indisciplinata e ignara: ero partita per apprendere le arti magiche, per soddisfare l’infantile capriccio di vendicarmi di un ragazzino, e ho finito per fare della magia e della conoscenza la mia strada di vita, tanto che oramai la mia esistenza è strettamente legata ad esse. Lo è dal momento in cui giurai di proteggere la Torre e i miei confratelli, ed ora lo è ancora di più: se la tradissi, sarebbe come tradire allo stesso tempo me stessa e infliggerle una ferita nella carne viva. Lei è un’entità palpabile, vive attorno a noi e talvolta concede che un qualche mortale giunga a conoscerla fino alle sue radici: chi non le porta rispetto, non può varcare i cancelli della conoscenza e nella peggiore delle ipotesi perde la ragione. Diventare abili nell’arte magica ma non possedere quel rispetto, porta soltanto a questo. Per questo mi ritengo onorata nell’esser stata scelta, ma obbligata a salvaguardarla e non pretendere mai di dominarla senza il suo volere: sono rischi che non voglio né posso correre, quelli cui andrei incontro. Sarebbe un gesto di pazzia, e di tradimento, e benché io non sia certo conosciuta per la mia tendenza a mantenere le promesse, questo è l’unico tradimento che non perpetrerei mai e poi mai.

E fu senza che potessi aspettarmelo, che il dono giunse a me dalle mani di Furion Kirnal, l’Imperatore delle Tenebre. Un giorno, inaspettatamente, iniziò il mio apprendistato presso di lui: difatti, in merito alla magia delle Tenebre non ero che un’allieva, poiché mai avrei potuto in passato conoscerla e applicarla. Il mio cuore era troppo candido, e anche non lo fosse stato non è possibile imparare a fare uso di quegli incantesimi senza una guida che apra cancelli altrimenti, forzatamente, impossibili ad aprirsi. Ricordo ancora il giorno in cui venni iniziata, lo stesso in cui per la prima volta una sfera di tenebra si originò dal palmo della mia mano. E ricordo che il mio rispetto, già grande, verso colui che era ora divenuto il mio maestro crebbe di non poco. Lo sapevo sì sapiente, ma mi resi conto allora di quanto in verità lo fosse, e questa consapevolezza si rafforzò con il procedere delle sue lezioni e del mio addestramento. L’aver assimilato queste conoscenze mi ha cambiata profondamente, rendendo la mia anima ancor più intrisa di tenebra e il mio cuore simile a quello di un’oscura; è ora diverso il mio modo di pensare, di ragionare, di riflettere sui fatti che accadono attorno a me così come l’occhio con cui li guardo. Ogni volta che apro il palmo e richiamo a me un globo di tenebra, so che il potere deriva dal mio cuore e dalla mia anima, e che mi sarebbe precluso se dubitassi della strada che ho seguito, in quanto non sarei più in grado di richiamarlo. E sono determinata a fare in modo che ciò non accada. Finquando il mio corpo sarà sostenuto dal potere della tenebra, sarà preservato dall’invecchiamento; di certo ciò mi permetterà di rimanere bella, affascinante e potente finquando questa condizione cesserà. Eppure anche mantenendolo in me, non lascio che mi accechi e non mi permetta d’essere saggia e giudiziosa: un seguace degli Dei Oscuri non è necessariamente un violento che uccide a ogni occasione e senza pensare, e mi rattrista pensare che molti tra i seguaci della Luce possano vederci in maniera così semplicistica e sciocca. Ammetto di aver trascorso un periodo della mia esistenza in cui io ed il drow che mi fu compagno seminammo terrore assieme, e davvero troppo facilmente le parole della maledizione della strega fluivano dalle mie labbra. Ma ho pagato a caro prezzo l’essermi lasciata andare all’istintività della mia parte umana e al mio desiderio di rendere manifesta la mia potenza, e posso affermare con sicurezza che non si ripeterà più, anche se quel comportamento mi è sì valso il vedermi temuta e rispettata da molti. So di aver vari nemici, ora, più di quanti potessi averne in quanto seguace dell’Equilibrio, ma la cosa non mi turba: scegliendo di schierarsi, è naturale che sia così. So per certo che Dhora, ora a capo di Ustriel, ha gradito ben poco questo mio cambiamento: eravamo amiche, un tempo, ora le nostre strade si sono divise e rarissimamente ci troviamo a conversare. E quando accade, è per necessità. Inoltre sarei curiosa di sapere se il Cavaliere Lyiyl, tanto per citarne uno, ha quell'opinione generalizzata di cui parlavo riguardo a me. E’ evidente l’ostilità che nutre, ma sembra che nelle occasioni in cui ci siamo trovati costretti a discutere si sia riusciti a mantenere toni civili, certo con un grande sforzo di diplomazia da parte sua, conoscendo il suo carattere irruente, per parole altrui e per esperienza diretta. E questo è lodevole. Meno stima nutro verso il Legislatore Timil, che ritengo nella migliore delle ipotesi un elfo privo dell’attenzione e delle scrupolo necessario che un rappresentante del suo ordine dovrebbe avere, e nella peggiore un infimo bugiardo. Ciò non farebbe che confermare la bassa opinione che ho verso i Luminosi, inteso come seguaci della Luce. Ovviamente, c’è caso e caso: difatti stimo di più un degno avversario che segua i precetti degli Dei della Luce a dovere di un indegno fedele della Tenebra, che pecca di incoerenza tra il suo credo e le sue azioni.

[2] La Rosa d'Ombra · messaggio 74031

La voce di Jamahiriya

Jamahiriya · pubblicato il 2005-12-07

Testo storico conservato

Leggiadra e sicura la donna dai lunghi e lucenti capelli neri come l'ala della notte si rivelo' dando un volto alla voce che poco prima era intervenuta a darmi man forte.

Avrei voluto ringraziarla, anche se non ero mai stata davvero in pericolo il suo intervento mi era grato, eppure fu solo una fitta di gelosia a salire verso le mie labbra.

Mi trattenni, sebbene la bellezza della donna mi feriva nell'orgoglio piu' delle stupide parole del mio precedente avversario.

Era li', e la sua forza che senza difficolta' si intuiva dalla calma della sua voce e dalla grazia dei suoi modi cosi' duri mi faceva sentire piccola.

Per fortuna del mio orgoglio mi ero divertita abbastanza nel mettere in difficolta', in ridicolo, il mio avversario o il vederla li' davanti a me mi avrebbe tolta la gioia della giornata.

Lei si allontano' con l'altra donna in un lampo di luce, luce ... nera ... che strano pensiero immaginare un lampo che sia di buio, lasciandomi li', contenta della mia vittoria eppure con in bocca il sapore amaro della sua bellezza.

[3] La Rosa d'Ombra · messaggio 74089

La Rosa d'Ombra · 4

Flaminea · pubblicato il 2005-12-14

Testo storico conservato

Nella mia esistenza, ho conosciuto e conosco continuamente varie persone. Differenti per razza, credo e pareri. E quello che mi ha portata credere il trascorrere di tutti questi anni, è che ciò che sembra non è pressoché mai ciò che è: tutti possono fingersi qualcosa che non sono, che poi non sia da tutti non tradirsi è un altro discorso. Un’altra cosa che ho notato, è che si è molto celeri nel dimenticare giuramenti, promesse, e parole dette: gli anni passano e la cortina del passato vi si deposita, nascondendoli accuratamente, complice la fretta che molti hanno di guardare al presente. Con il risultato che lasciano dietro di loro conti e questioni in sospeso, da loro dimenticati ma non dall’altro. E’ principalmente questo che mi ha portata a decidere di essere molto, molto cauta nell’inquadrare un individuo: ed è soltanto dopo che ho la certezza di averlo inquadrato che decido di poter porre in esso la mia fiducia, cosa che avviene molto raramente.

Ero molto meno scrupolosa in questo senso, quando veneravo AryHann. E ora che guardo al passato con occhi distaccati, vedo quanto ho errato. Kiba, l’uomo che sposai, scomparve durante uno dei suoi viaggi volti all’allenamento. Seppi anni e anni dopo che era probabilmente morto, grazie uno stregone drow venne a chiedermi consulenza su come gestire il dono della divinazione e mi descrisse anche la visione di uno spettro in tutto a lui simile…ma del resto non ho la certezza né che sia stata la Morte a separarci né che quello stregone mi abbia raccontato il vero. Zerouh ha lasciato che la Tenebra lo prendesse, e mi ha abbandonata. Ma in un certo senso, devo ringraziarlo…non sarei quella che sono se non fosse accaduto; ciò non lo toglie certo da questa lista, però. Mijin, che mi aveva voluta come sorella e che quando ho scelto di servire Tricksty ha affermato di non riconoscermi più come tale. Non che io abbia un reale bisogno di un fratello, ma anche questo episodio sta a dimostrare la volubilità dei mortali.

Ben più corta è la lista di chi non mi ha voltato le spalle, anche dopo il mio cambiamento. Khrysor…nipote di Arlisgion e figlio di Sybil. L’ho visto crescere, e gli sono rimasta accanto prima come sorella maggiore poi come amica, e più di un’amica. Devo riconoscergli che non ha mai cessato di restarmi affianco, e sono propensa a credere che esisterà sempre un filo che ci legherà: non d’amore, non d’amicizia, semplicemente un filo resistente, se ha resistito a tante vicissitudini.

Phasys Kirnal, alla quale mi lega un’amicizia ormai di lunga data, iniziata in occasione delle mie prove per entrare a far parte della Shalafi. In verità, una delle poche persone che posso considerare sinceramente amica, nonostante la sua razza: sì, serve Marhis e non assume gran parte dei comportamenti tipici di una drow, ma allo stesso tempo sa essere decisa e dura quando è il caso, senza disdegnare di essere un pizzico malvagia con chi lo merita.

In sostanza, sono veramente pochissime le persone che godono della mia fiducia: anni fa, dopo la mia conversione, avevo l’abitudine di rigirare gli uomini sulla punta delle dita come più mi aggradava, poiché non sentivo di desiderare un legame e inoltre mi divertivo parecchio a comportarmi così, cosa per cui spesso bastavano un paio di moine ogni tanto. Potrei farlo anche ora, ne avrei le capacità come le avevo allora, ma ho scoperto quanto possa essere piacevole concedersi di potersi appoggiare a qualcuno, sapere che c’è qualcuno a cui importa di me come persona e non come mezzo o oggetto: e la cosa più sorprendente è che la persona di cui parlo sia tra quelle che ho ingannato in passato. Sarebbe stato facile, molto facile, decidere di odiarmi e dimenticarmi, dopo quello che gli avevo fatto, ma Alirth ha scelto di fidarsi di me, di correre questo rischio, e di non lasciarmi sola: e tuttora, è al mio fianco, cosa per cui lo ringrazio e gli dono il mio amore.

Ad ogni modo, ho imparato a non lasciarmi coinvolgere affettivamente dalle persone che incontro, né ad aspettarmi correttezza o amicizia disinteressata, né a darne, se non nella sicurezza che non riceverò un pugnale tra le scapole. E questa sicurezza è rara. Perché per molti è il fine a contare, non il mezzo, e se per raggiungere il proprio obbiettivo necessitano dell’intervento o del benvolere di un altro individuo…non esiteranno a ricercarlo, per puro vantaggio. Chi si comporta da amico in una o più occasioni, può essere benissimo colui che compirà un colossale tradimento, se ciò si conface al raggiungimento dei suoi obbiettivi. Quindi, evito di rivelare a chi non merita informazioni che potrebbero essere fonte di ricatto perché devono restare segrete, e considero gran parte delle persone con cui converso abitualmente semplici conoscenti.

Qualcuno si chiederà come faccio a non vivere nel panico, con quest’idea: semplicemente, se non si forniscono elementi in grado di essere mezzi di ricatto o di danno, si evita la paranoia, e il tutto diventa una semplice questione di attenzione e di discrezione. Uno stile di vita, ecco. Meglio calcolare le proprie azioni e vivere piuttosto che non farlo e rischiare di raggiungere la Nera Signora e restare nelle sue aule: non bisogna aspettarsi che Lei sia sempre clemente. Se si è in grado di chinare il capo quando ne va della nostra esistenza, nascondendo l’ira dietro a un sorriso, si potrà in seguito cercare efficace vendetta e uscire vincenti da ogni faccenda, magari con ai propri piedi il cadavere di chi aveva ghignato per primo. O quand’anche non si tratti di vita o di morte, mantenere l’indifferenza permette di non fornire agli altri motivi di scherno o di non dar loro modo di trarre conclusioni: ricordo quando, per un breve periodo fui invidiosa di Shannon perché mi sembrava avesse maggiori potenzialità di me in campo magico e che per questo il mio Maestro la prediligesse. Eppure non ho mai lasciato trasparire tutto questo, sarebbe equivalso a dimostrarmi infantile e debole.

Questa è una lezione che molti, tronfi della loro convinzione di essere superiori, non imparano facilmente o non imparano affatto. E’ certo accaduto anche a me di crogiolarmi in quella convinzione, ma conosco i miei limiti e so quando e con chi è il caso di farlo senza pericolo: ovviamente non sono infallibile e posso sbagliare a giudicare, ma chi lo è? Eppure ho conosciuto rivali che pretendevano li affrontassi in maniere e luoghi a me assolutamente sfavorevoli, a loro dire Òper uno scontro onorevole”: illusi! Perché dovrei privarmi delle mie migliori risorse? Per onore? Che suprema stupidaggine. Conta il fine, non i mezzi, e se poi i mezzi non portano al fine è inutile praticarli.

[4] La Rosa d'Ombra · messaggio 74166

La voce di Decalagon

Decalagon · pubblicato il 2005-12-21

Testo storico conservato

Dal diario di Decalagon

Alla fine il veleno del serpente ti è entrato in circolo donna! Ne ero sicuro che prima o poi qualcosa sarebbe successo! Mai però mi sarei aspettato di trovar macchie sulla vostra anima, nobile Dama, ma tuttavia non può non donarmi un brivido di piacere. Quella scintilla che vi guizzava nello sguardo, quando vi ho incrociata in città... era una scintilla la cui luce viveva d'una follia astuta, una crudeltà nascosta. Siete cambiata... Sol gli Dei sanno se in bene o in male! Ed io non ho la forza per giudicarvi. Meglio alleati che nemici! Ne ho avuto fin sopra i capelli di combattere Kiba, voi, e tutti i vostri alleati. Chi mai ha pensato che una fanciulla dal debole aspetto potesse avere un tale esercito alle spalle! Perfino Krisaore è giunto in vostro aiuto! Siate maledetti voi tutti! Che di me vi siete fatti beffa! Ma prima o poi avrò la mia rivincita, seppur in minima parte, ed allora le beffe ve le farò ingoiare assieme alla vostra lingua macinata con budello di porco! In vero devo ammettere che la vostra potenza è molto aumentata, dalle ultime volte... molto aumentata, ed io credo che anche gli alleati siano aumentati. D'altronde, i codardi attaccano in gruppo, sbaglio?

...

Mah, chissà... in verità sono stanco di combattere i miei nemici, ne ho combattuti troppi e per troppo a lungo, e le vittorie sono state poche e mal conquistate. Preferisco conservare quella poca dignità e quell'ancor più poco onore che mi restano da vivere. Chissà, Dama Flaminea, chissà che non mediti di guardarvi le spalle. In fondo, vi siete meritata il mio rispetto sul campo di battaglia, e no di certo per merito di Kiba! Vecchi ricordi... non male rammentare ciò che è stato, e non è male nemmeno scrivere queste cose su un foglio di pergamena. Non abbiatene a male se non ve lo dico faccia a faccia, ma non credo riuscirei a farlo. Senza rancore...

Decalagon Chyrion

[5] La Rosa d'Ombra · messaggio 74266

La Rosa d'Ombra · 6

Flaminea · pubblicato il 2005-12-29

Testo storico conservato

Avvenne, tempi addietro, una strana faccenda, coinvolgente una giovane senza nome, la quale pareva portar sempre con sé un profumo intenso di petali di rosa. Nel contempo che le sue fugaci apparizioni su susseguivano, io, Siya, Nuun, Jhanyra e Gara ritrovavamo misteriosamente i pezzi di uno strano teatrino. Quando li ritrovammo tutti, eravamo ormai convinti che quella giovane profumata di rosa avesse intenti a noi poco graditi e fosse custode di arcane conoscenze che a me facevano molta gola. Perdonate se non riesco a ricordare in maniera precisa come si svolsero i fatti, ma il mio ricordo è ben più fisso sui fatti che sto per narrare. Il teatrino finì per constare della struttura, di tre statuine, una sposa, demone e un pastore, e della moneta necessaria ad azionarlo: io ero restia a fare questo, ma fatto sta che Gara inserì quella moneta. Le statuine sfuggirono dalle mani di Nuun, Siya e Jhanyra, e si andarono a depositare sul palco, mentre una voce iniziava a udirsi. E nell’istante stesso in cui quella voce iniziò a parlare, domandando se fossimo certi di voler mettere in scena la distruzione di Therial, io caddi in uno stato che poteva apparire di incoscienza, mentre era invece di un’intensissima concentrazione. In quegli attimi mi vidi costretta ad annuire alla domanda, ed in seguito l’immagine della mia Signora si sovrappose alla mia. Ripresi conoscenza alcuni minuti dopo, e certamente avrei giudicato un parto della mia immaginazione quanto visto se non fosse accaduto quanto ora descriverò. Mentre ancora tentavo di fare ordine nei miei pensieri, un vecchietto ci raggiunse in tutta fretta e vedendo il teatrino a terra, ora silenzioso e immobile, sorrise e ci espresse la propria gratitudine per averlo ritrovato, poi mi guardò e pronunciò queste parole: “Grazie, mia piccola”. Detto ciò fece per andarsene, ma io, sebbene decisamente perplessa dagli eventi accaduti, non esitai a fermarlo chiedendogli chi fosse: e giuro che se avessi potuto intuire la verità, non avrei usato un tono tanto indisponente. L’uomo si volse, la sua immagine sfumò: in pochi istanti, Tricksty in persona fu di fronte a noi. Non ebbi il tempo di formulare alcun pensiero razionale, perché qualcosa mi costrinse a inchinarmi di fronte a Lei, cosa che tutti i presenti allo stesso modo si affrettarono a fare: ma non avevo mancato di volgerle uno sguardo, e ricordo benissimo il suo mantello più scuro delle tenebre stesse che Lei portava drappeggiato addosso, la lucentezza della lama della sua falce portatrice di morte e il suo volto gelido e inespressivo, il volto di qualcuno che non è toccato dalle preoccupazioni e dai dolori, croci dei mortali. In quegli istanti, non riuscii a pensare confusamente che all’onore che avevo ricevuto, incapace di pronunciare alcuna parola. Eppure, per quanto allora ardessi dal desiderio di lodarla con le mie parole, comprendo che avrei avuto troppo onore se così lei mi avesse permesso. E non la ricorderei forse tuttora nella sua divina magnificenza.

[6] La Rosa d'Ombra · messaggio 74437

La Rosa d'Ombra · 7

Flaminea · pubblicato il 2006-01-14

Testo storico conservato

Non ho mai fatto mistero della mia fedeltà alla magia e alla Torre, per chi sapesse della mia appartenenza all'Ordine. Non sono abituata a sbandierarla come un vanto, ma ci sono occasioni in cui occorre togliere la maschera per poter difendere ciò in cui si crede indipendentemente da chi sia presente. E ho dovuto sostenere proprio una situazione del genere, tempo fa: situazione che non lascia dubbi, per chi mi ha vista, sulla mia fedeltà e che mi ha permesso di trovare alcune conferme che da tempo cercavo.

Accadde, un giorno, che fossi in piazza con Alirth, un umano di nome Kazuu, il rector Zorg e l'umano Gara. Quest'ultimo sbraitava di una zona segreta e vibrante di potere della Torre della Magia, zona custode di segreti tomi e reliquie. Io sorrisi, accondiscendente: avevo capito dove volesse arrivare, ma decisi di lasciare che il golem guardiano gli insegnasse un pò di rispetto e umiltà. Così, tutti lo seguimmo a quell'entrata nemmeno troppo segreta, non prima che lui avesse conferito con la Signora della Magia: non so cosa si dissero, ma fatto sta che non ricevette alcun espresso divieto.

Ghkturll era ormai alla stanza accanto: e mi fu facile non lasciar trasparire le emozioni, mentre Gara si vantava del fatto che presto sarebbe tornato con il tesoro. Già pensavo a come gli avrei mostrato che non si gioca con i Maghi Arcani e con il loro guardiano.

Bastarono pochi attimi a Ghkturll: e se Tricksty mia Signora non fosse stata pietosa avrebbe perduto la sua anima, in aggiunta al suo corpo. Le mie labbra si curvarono in un sorriso divertito quanto a suo modo sinistro, finalmente, e dissi queste parole: "Imparerà, la prossima volta, a non giocare la Shalafi"

Detto ciò, con gli occhi dei presenti addosso, avanzai nella stanza in cui Gara aveva incontrato la morte e recuperai i suoi averi, avendo cura di esaminarli bene e di mantenerli in mano mia finquando non avessi ricevuto le sue scuse. Al mio ritorno lo ritrovai, in attesa di riavere i suoi oggetti, ma io ero ben lungi dall'esser convinta di riconsegnarglieli. Cominciai col fargli notare che aveva cercato di depredare la Torre delle Arti Arcane in presenza della sua stessa signora, annunciando con la stessa voce questa intenzione: rendendosi così punibile a piacimento, con l'aggiunta del fatto che aveva anche affermato che non era la prima volta che tentava ciò. Ammetto che era mia intenzione svergognarlo e far leva sul fatto di esser nella mia "giurisdizione", di mettere, insomma, mano pesante all'umiliazione: e se era soltanto qualcosa che avrei gradito fare, la sua risposta lo rese quasi necessario. Mi rispose, infatti, che era un'ingiustizia che noi volessimo tenere solo per noi ciò che poteva dare nuova vita a Therial, e che i cancelli avrebbero dovuto essere aperti e i guardiani rimossi, per permettere a tutti di toccare con mano. E' stato allora che ho compreso perchè l'entrata alla Torre sia preclusa a pochi, e perchè quei pochi siano messi alla prova: la reliquia e l'atmosfera di quelle grandi sale portano a sragionare chi li assapora senza esserne preparato, come lo stregone alle prime armi che apre un libro di formule a cui non può accedere e tenta di studiarlo, incontra spesso la pazzia. E' così che la Magia si vendica di chi non la rispetta. La mia impressione si rivelò vera anche nei momenti seguenti: mi insultò quando lo contraddissi e affermò che rivoleva la chiave dell'altare poichè era legittimamente sua, dato che l'aveva conquistata con le proprie mani. E non risparmiò parole nemmeno quando gli negai, ovviamente, questo. Eppure non è mai stato uno stupido, è sempre stato accorto e intelligente, mentre era palese che in quel momento stava agendo tramite la pura impulsività. Tuttavia ciò non lo graziò da una seconda punizione, per mano mia stavolta, a riparazione delle offese a me come persona e Maga Arcana. Ma dopo quella, se ne andò e tacque davvero.

Per molto non lo sentii o vidi, e a tuttora non l'ho rivisto, ma so che mi mandò saluti rispettosi tramite ora non riesco a ricordare chi. Non lo so, forse non c'è stata occasione di rivedersi, forse aveva timore a salutarmi di persona, fatto sta che ora tutto è appianato.

E qui, termina il mio resoconto. Ora che si apre una nuova parentesi della mia esistenza.

Concludo con una frase che ha raggiunto quest'oggi il mio pensiero, dopo alcune ore di meditazione: E' facile decidere di trarre le conclusioni sugli avvenimenti osservandoli alla Luce, ma chi lo fa spesso dimentica che la Luce crea ombre, e che anch'esse sono da decifrare: chi invece impara a leggere ciò che gli sta attorno con un essere d'Oscurità, non fallirà, perchè per quanto risulti più difficile essa non lascia ombre, in quanto è interamente ombra.Unica, compatta, senza increpature.

*segue una firma svolazzante, e sul fondo della pergamena uno stemma in cui si intrecciano una rosa e un'orchidea nera, attraverso i gambi*

[7] La Rosa d'Ombra · messaggio 74752