[[ARCHIVE_OPEN_I]][[ARCHIVE_OPEN_B]]N[[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_I]]ella mia esistenza, ho conosciuto e conosco continuamente varie persone. Differenti per razza, credo e pareri. E quello che mi ha portata credere il trascorrere di tutti questi anni, è che ciò che sembra non è pressoché mai ciò che è: tutti possono fingersi qualcosa che non sono, che poi non sia da tutti non tradirsi è un altro discorso. Un’altra cosa che ho notato, è che si è molto celeri nel dimenticare giuramenti, promesse, e parole dette: gli anni passano e la cortina del passato vi si deposita, nascondendoli accuratamente, complice la fretta che molti hanno di guardare al presente. Con il risultato che lasciano dietro di loro conti e questioni in sospeso, da loro dimenticati ma non dall’altro. E’ principalmente questo che mi ha portata a decidere di essere molto, molto cauta nell’inquadrare un individuo: ed è soltanto dopo che ho la certezza di averlo inquadrato che decido di poter porre in esso la mia fiducia, cosa che avviene molto raramente. Ero molto meno scrupolosa in questo senso, quando veneravo AryHann. E ora che guardo al passato con occhi distaccati, vedo quanto ho errato. Kiba, l’uomo che sposai, scomparve durante uno dei suoi viaggi volti all’allenamento. Seppi anni e anni dopo che era probabilmente morto, grazie uno stregone drow venne a chiedermi consulenza su come gestire il dono della divinazione e mi descrisse anche la visione di uno spettro in tutto a lui simile…ma del resto non ho la certezza né che sia stata la Morte a separarci né che quello stregone mi abbia raccontato il vero. Zerouh ha lasciato che la Tenebra lo prendesse, e mi ha abbandonata. Ma in un certo senso, devo ringraziarlo…non sarei quella che sono se non fosse accaduto; ciò non lo toglie certo da questa lista, però. Mijin, che mi aveva voluta come sorella e che quando ho scelto di servire Tricksty ha affermato di non riconoscermi più come tale. Non che io abbia un reale bisogno di un fratello, ma anche questo episodio sta a dimostrare la volubilità dei mortali. Ben più corta è la lista di chi non mi ha voltato le spalle, anche dopo il mio cambiamento. Khrysor…nipote di Arlisgion e figlio di Sybil. L’ho visto crescere, e gli sono rimasta accanto prima come sorella maggiore poi come amica, e più di un’amica. Devo riconoscergli che non ha mai cessato di restarmi affianco, e sono propensa a credere che esisterà sempre un filo che ci legherà: non d’amore, non d’amicizia, semplicemente un filo resistente, se ha resistito a tante vicissitudini. Phasys Kirnal, alla quale mi lega un’amicizia ormai di lunga data, iniziata in occasione delle mie prove per entrare a far parte della Shalafi. In verità, una delle poche persone che posso considerare sinceramente amica, nonostante la sua razza: sì, serve Marhis e non assume gran parte dei comportamenti tipici di una drow, ma allo stesso tempo sa essere decisa e dura quando è il caso, senza disdegnare di essere un pizzico malvagia con chi lo merita. In sostanza, sono veramente pochissime le persone che godono della mia fiducia: anni fa, dopo la mia conversione, avevo l’abitudine di rigirare gli uomini sulla punta delle dita come più mi aggradava, poiché non sentivo di desiderare un legame e inoltre mi divertivo parecchio a comportarmi così, cosa per cui spesso bastavano un paio di moine ogni tanto. Potrei farlo anche ora, ne avrei le capacità come le avevo allora, ma ho scoperto quanto possa essere piacevole concedersi di potersi appoggiare a qualcuno, sapere che c’è qualcuno a cui importa di me come persona e non come mezzo o oggetto: e la cosa più sorprendente è che la persona di cui parlo sia tra quelle che ho ingannato in passato. Sarebbe stato facile, molto facile, decidere di odiarmi e dimenticarmi, dopo quello che gli avevo fatto, ma Alirth ha scelto di fidarsi di me, di correre questo rischio, e di non lasciarmi sola: e tuttora, è al mio fianco, cosa per cui lo ringrazio e gli dono il mio amore. Ad ogni modo, ho imparato a non lasciarmi coinvolgere affettivamente dalle persone che incontro, né ad aspettarmi correttezza o amicizia disinteressata, né a darne, se non nella sicurezza che non riceverò un pugnale tra le scapole. E questa sicurezza è rara. Perché per molti è il fine a contare, non il mezzo, e se per raggiungere il proprio obbiettivo necessitano dell’intervento o del benvolere di un altro individuo…non esiteranno a ricercarlo, per puro vantaggio. Chi si comporta da amico in una o più occasioni, può essere benissimo colui che compirà un colossale tradimento, se ciò si conface al raggiungimento dei suoi obbiettivi. Quindi, evito di rivelare a chi non merita informazioni che potrebbero essere fonte di ricatto perché devono restare segrete, e considero gran parte delle persone con cui converso abitualmente semplici conoscenti. Qualcuno si chiederà come faccio a non vivere nel panico, con quest’idea: semplicemente, se non si forniscono elementi in grado di essere mezzi di ricatto o di danno, si evita la paranoia, e il tutto diventa una semplice questione di attenzione e di discrezione. Uno stile di vita, ecco. Meglio calcolare le proprie azioni e vivere piuttosto che non farlo e rischiare di raggiungere la Nera Signora e restare nelle sue aule: non bisogna aspettarsi che Lei sia sempre clemente. Se si è in grado di chinare il capo quando ne va della nostra esistenza, nascondendo l’ira dietro a un sorriso, si potrà in seguito cercare efficace vendetta e uscire vincenti da ogni faccenda, magari con ai propri piedi il cadavere di chi aveva ghignato per primo. O quand’anche non si tratti di vita o di morte, mantenere l’indifferenza permette di non fornire agli altri motivi di scherno o di non dar loro modo di trarre conclusioni: ricordo quando, per un breve periodo fui invidiosa di Shannon perché mi sembrava avesse maggiori potenzialità di me in campo magico e che per questo il mio Maestro la prediligesse. Eppure non ho mai lasciato trasparire tutto questo, sarebbe equivalso a dimostrarmi infantile e debole. Questa è una lezione che molti, tronfi della loro convinzione di essere superiori, non imparano facilmente o non imparano affatto. E’ certo accaduto anche a me di crogiolarmi in quella convinzione, ma conosco i miei limiti e so quando e con chi è il caso di farlo senza pericolo: ovviamente non sono infallibile e posso sbagliare a giudicare, ma chi lo è? Eppure ho conosciuto rivali che pretendevano li affrontassi in maniere e luoghi a me assolutamente sfavorevoli, a loro dire Òper uno scontro onorevole”: illusi! Perché dovrei privarmi delle mie migliori risorse? Per onore? Che suprema stupidaggine. Conta il fine, non i mezzi, e se poi i mezzi non portano al fine è inutile praticarli. [[ARCHIVE_OPEN_OFF]]Continua[[ARCHIVE_CLOSE_OFF]]