Loec delle Stelle, il sovrano di Cetrim
Loec Elenion
Un esule porta su Therial la memoria di un mondo perduto. Dalla Pietra dell’Anima alla torre fra gli alberi, fino alla fondazione di Cetrim: Loec vive nei propri racconti e nelle voci di chi ne ha conosciuto l’orgoglio, l’intelligenza e la scomparsa.

Indice del volume
Loec delle Stelle
Rielaborazione editoriale
Prima dell’imperatore c’è un giovane sopravvissuto. Il racconto di Loec si apre su Alyel, un arcamondo assediato: le vesti portano rune, la guerra chiama ogni guerriero al proprio Tempio e Yel’a cerca di infondergli coraggio. Quando la difesa cede, lei gli ordina di fuggire attraverso un portale. Loec giunge fra elfi che gli somigliano, ma non comprendono la sua lingua. Il nome del mondo che lo accoglie è Therial.
Gli anni trascorsi fra gli elfi non cancellano il senso di colpa. Un mago riconosce il dolore che custodisce e lo avvia a una nuova disciplina; infine lo accompagna a Kyrandor. Ai chierici che domandano il suo nome, il giovane risponde stringendo la Pietra dell’Anima: «Loec Elenion. Loec delle Stelle».
L’arrivo a Therial
Autore non indicato
Testo storico conservato
Veggenti, le bionavi Tyrannidi hanno oltrepassato le coltri protettive intorno all'arcamondo. Puntano dritte su di noi. La flotta è impegnata in azioni di diversione, ma sono in inferiorità almeno dieci ad uno. Entro due, tre giorni al massimo le prime ondate si riverseranno su Alyel. La popolazione è in attesa delle direttive. - Il giovane Eldar terminò di parlare e ristette in silenzio, in attesa di ordini. L'emiciclo degli Stregoni intanto comunicava in forma telepatica. Alla fine, colui che sedeva sul trono posto al centro dell'assemblea, parlò. - Il Consiglio dei Veggenti dichiara lo stato di massima allerta in tutto il territorio dell'arcamondo e dei mondi Exoditi ad esso affiliati. Tutti i cittadini validi si rechino ai Templi del loro Aspetto, gli Spettroguardie vengano destati dal loro sonno e...preparate il Tempio di Khaine alla Cerimonia del Risveglio.- Con uno strano sguardo misto di paura, orgoglio e speranza, il messaggero si inchinò ed uscì dalla stanza.
- I Tyranidi sono vicini...dovremo prepararci a combattere, Yel'a.- Mormorò un Eldar dalle vesti intarsiate di rune ad una ragazza poco piu' alta e robusta di lui. - Hai paura, Loec? Beh, non devi. Ma mi rendo conto che per voi Stregoni è difficile non averne, quando si inizia a fare sul serio.- Sorrise ironica, ma guardando il viso preoccupato e spaventato del ragazzo, si addolcì leggermente. - Coraggio. Ho sentito dire che l'Avatar camminerà ancora al nostro fianco. La vittoria sarà nostra, e potrete tutti tornare alle nostre occupazioni preferite. Io alla mia carriera di Esarca e tu alle tue "opere d'arte"..- - Io credo invece che se fosse davvero così certo, non ci sarebbe bisogno di destarlo. In ogni caso, sei arrivata.- Dinanzi a loro, le porte del Tempio dei Draghi di Fuoco si spalancarono silenziosamente. - Ci vediamo nella mischia, Loec. Abbi cura di te. E non strapazzare troppo quella testa. In combattimento non ne avrai il tempo.- Rise ed entrò, prendendo posto fra gli altri Eldar del suo aspetto.
Loec si diresse invece al Tempio di Khaine. Entrò. Gli stregoni ed i veggenti erano radunati intorno al Giovane Re. Iniziarono le procedure. Mormorii, preghiere ed esortazioni rituali, consentivano ad ognuno di abbandonare ogni lato di sé che non fosse quello violento e sanguinario. Il lato nascosto ed oscuro degli Eldar tornava a pulsare in tempo di guerra. Il coro psichico dei veggenti si innalzava sempre di piu'...il cuore batteva forte nel petto...il sangue scorreva...la battaglia era vicina...Si interruppe di punto in bianco. Le porte di bronzo si aprirono ed il Giovane Re entrò nel santuario, mentre esse si richiusero dietro di lui. I cori continuarono in tutti i templi ancora per qualche ora, sino a quando con un solo, simultaneo gesto, tutti gli elmetti vennero calati sulle teste degli Eldar, le porte del tempio vennero scardinate e divelte e l'Avatar ne uscì, ricoperto di sangue, ferocia e odio per i nemici degli Eldar.
Dagli Arcamondi Yvanden, Alaitoc e Ulthwe giunsero aiuti. Le truppe Eldar si disposero in silenzio a difesa di quanto avevano piu' caro in attesa delle mostruosità aliene. Gli stregoni raggiunsero le unità dei loro precedenti Aspetti. Loec fu assegnato alla testa delle unità di Yianden.
... - Chi...chi siete?!- chiese con voce esile e stridula ad alcuni guerrieri simili a lui per aspetto ma vestiti in armature di uno strano metallo che non aveva mai visto prima. Gli Elfi si scambiarono un rapido sguardo e mostrarono di non comprendere il suo linguaggio. Mise a fuoco la scena. Non indossava piu' l'elmetto. Probabilmente se l'era tolto. Iniziava a ricordare. La sua gente si era battuta con il coraggio della disperazione, ma alla fine erano stati costretti a cedere ogni metro di terreno, perdendo centinaia di guerrieri. Ferito ed esausto, si era unito ad uno dei gruppi che si ritirarono nella Sala di Controllo. Aprirono il Portale verso chissà dove...non c'era tempo per tracciare coordinate esatte. In quel momento i Tyranidi entrarono nella sala distruggendo l'esile porta di cristalli. - Loec, fuggi. Salvati almeno tu. Invoca l'aiuto degli altri Arcamondi sui nostri fratelli Exoditi. Alyel risorgerà! Vai, presto- Yel'a...uccisa orrendamente assieme a tutti gli altri...mentre lui era saltato nel portale..
Calde lacrime iniziarono a rigargli il volto. Gli Elfi intanto l'avevano spogliato delle vesti ormai a brandelli e sozze di ogni lordura. Lo avevano scambiato per uno di loro. -...cosa sono...un vigliacco...ecco cosa sei...Yel'a mi ha detto di farlo...almeno ora posso...posso cercare di raggiungere gli altri...ecco la mia nuova via...sarò il Messo dello scomparso Alyel.....giuro avrete vendetta, fratelli miei..........avrai vendetta....Yel'a...-
... Occorsero molti anni affinché Loec padroneggiasse la lingua degli Elfi...e in ogni caso parlava comunque poco, chiuso in tetri pensieri e sensi di colpa. Il ricordo dei compagni morti e di lui vivo era una ferita profonda nel suo cuore...fino a quando un saggio mago elfico lesse nei suoi pensieri...vide il dolore che portava in sé, e ritenendolo un pericolo per la tranquilla esistenza degli Elfi nella loro verde Valle, decise di tenerlo per breve tempo come suo apprendista, notando la notevole energia che racchiudeva in se', ultima eredità della sua vita su Alyel. Dopo breve, trovandolo pronto, gli parlò francamente. Gli disse che ora era tempo che la sua ferita si richiudesse, ma che poteva farlo solo sfruttando le sue doti, e usandole un giorno contro i suoi nemici. Pertanto, lo accompagnò a Kyrandor, e lo affidò alle cure dei Chierici del Campo d'addestramento.
Giunto di fronte ai Chierici che accolgono tutti gli aspiranti eroi di Therial, uno di essi chiese: - Qual e' il tuo nome, giovane elfo?- Strinse il pugno intorno alla Pietra dell'Anima.
Egli rispose: "Loec Elenion. Loec delle Stelle.".
La torre e l’impero
Rielaborazione editoriale
Nella torre tra le foreste di Kyrandor, Loec si veste di bianco sopra una tunica celeste scuro intarsiata di rune. Una piccola chiave di mithril apre la porta; in cima lo attendono le Pietre Runiche e la divinazione. Il gatto Isil ascolta i suoi propositi, mentre le visioni gli mostrano guerra, alleanze e gli occhi di Krisaore.
La memoria della città lo riconosce come il costruttore di Cetrim. Il giuramento conservato nella sua firma nomina la corona imperiale e una stirpe riunita; una placca nella casa di Sandrast ricorda il dono di Celebur da parte di «Loec Elenion, Imperatore degli Elfi della Luce». Nella biblioteca della torre, le sue Osservazioni di viaggio affidano al lettore una convinzione: «La Conoscenza e’ Potere, la Memoria e’ Immortalita’».
Dopo la morte di Loec, Jamirithiana ne eredita il trono e poi abdica. Una testimonianza di Marhis racconta il ritorno degli Eldar per riprendere la Pietra dell’Anima e il loro allontanamento da Therial. Alla città rimangono i suoi luoghi; ai bardi il compito di ricordarne il sovrano.
[2] Loec e Majebeau · le visioni della notte [3] Loec Elenion · nome e giuramento nella firma [4] Celebur · il dono di Loec Elenion a Sandrast [5] Le Osservazioni di viaggio di Loec di Nagarythe [6] Elezioni di un nuovo IMperatore a Cetrim [7] Re: Un'alleanza · messaggio 47139 [8] Isil, il gatto di Loec
Le visioni della notte · Loec e Majebeau
Autore non indicato
Testo storico conservato
Una figura ammantata di bianco si avvicinava con passi rapidi ad una torre nel cuore delle foreste attorno Kyrandor. Gli alberi scostavano rispettosamente i rami al suo passaggio, mentre due invisibili spiriti dei boschi gli facevano ala. Giunto innanzi al portone che ne serrava l'ingresso, sollevò la mano mormorando parole in una lingua mai udita su Therial, e poi facendo scattare la serratura con una piccola chiave di mithril. Una volta all'interno, la porta alle sue spalle si richiuse senza alcun rumore. Salì rapidamente le lunghe scale a chiocciola all'interno dell'alta struttura, sino a giungere alla sommità. Solo allora si tolse il cappuccio ed il mantello, scoprendo una veste celeste scuro intarsiata di rune. Perse per qualche istante il suo sguardo nella contemplazione della soffice e tenera luce rossa diffusa da quei centri di potere magico, poi si apprestò a compiere il rituale per cui era arrivato.
Lei si sdraiò sul copriletto di seta preziosa intessuto d'oro con le cui nappe sfioravano il preziosissimo tappeto di New Thalos, era stanca, tutta la giornata a tentare esperimenti, a provare nuovi modi per far scorrere la magia intorno a sé l'avevano sfiancata. Si era appena spogliata e lavata ed ora era vestita solo di una veste verde e fatta con un tessuto pesante, bordata con decori floreali composti da topazi ed argento. Si stiracchiò, sentiva la schiena a pezzi, si sentiva prostrata e distrutta da ore ed ore in cui era rimasta abbracciata al mistero che più di tutti l'affascinava e ammirava... Ore a tentare nuovi metodi di divinazione, ore a cercare di migliorare anche il più piccolo gesto nel compiere un rito, per ottenere il massimo dalla magia, per spingersi il più in la' possibile, per riuscire ad arrivare dove sperava di trovare la speranza che aveva perso il giorno in cui metà del suo cuore era sprofondato nell'Oblio più assoluto... Ore per riuscire anche solo a vedere baluginii da altre dimensioni, per odorare anche solo il profumo di un fiore che su Therial nemmeno esiste, per vedere ciò che è invisibile a molti... Ore ed ore ed ore ed ore...con poche pause per mangiare, poiché ormai era solo l'amore per lo strumento che possedeva a muoverla... era solo la speranza in una speranza per trovare una speranza, un gioco di specchi che proiettava la sua mente oltre il comprensibile, una ricerca senza tregua, una corsa sul filo della lama per spingere il suo sguardo tanto in là da veder comparire almeno un piccolo segno di un futuro che potesse essere simile al passato che aveva vissuto...
Si stiracchiò ancora sul letto...non aveva tregua, no, era un continuo inseguire immagini, espandere la propria conoscenza e le proprie sensazioni al di fuori di ciò che era, al di fuori di Therial che non l'interessava più...Non riusciva più a smettere, ogni modo o maniera per andare oltre con la magia lei lo studiava e, se non era particolarmente abbietto, degradante o pericoloso, lo provava sulla sua pelle... Al buio, sotto le preziose vesti, lei doveva apparire come una specie di spettro, come un'Ombra avvolta da galassie luminose...Sì perché lei non voleva dimenticarsi di ogni cicatrice, voleva ricordarsene per sempre... E così ogniqualvolta veniva ferita o sfigurata, la strega, si faceva guarire da grandi esperti, chierici o stregoni abili nella rigenerazione dei tessuti...ma prima si gettava sempre addosso, su ogni singola cicatrice, un incantesimo particolare, che rivelasse alla fresca luce di Marhis tutto il suo passato, tutto quello che aveva sofferto, tutto scritto e segnato sul suo corpo...
Tossicchiò e poi, mormorando quasi inconsciamente una formula di preveggenza, come una preghiera prima di dormire, cadde nell'oblio di un sonno profondo e per nulla ristoratore.
Loec si sedette, incrociò le gambe e chiuse gli occhi. Lentamente cadde in trance, mormorando le antiche esortazioni del suo popolo, un cerchio di Pietre Runiche attorno a lui, ad evitare la contaminazione da parte di energie malefiche. La sua consapevolezza iniziò a sollevarsi. Udì i pacifici mormorii degli Spiriti della Foresta, sentì la fame di una cucciolata di lupi vicino la sua torre, avvertì l'urlo psichico di un'anima strappata al corpo in modo violento. Presto si lasciò alle spalle anche queste sensazioni, e si avvicinò ai Sentieri del futuro. Vide una grande lotta infiammare ancora una volta Therial, le Cabale coinvolte in una guerra all'ultimo sangue, se stesso in lotta, a fianco.. Non riuscì a riconoscere con chi era allineato. La sua vista non penetrava tanto in profondità nel futuro. La scena ai suoi occhi cambiò di colpo. Non era più un campo di battaglia quello che vedeva, ma la Sala del Consiglio nella torre Shalafi. Vide se stesso discutere animatamente con gli altri membri, sotto lo sguardo compiaciuto di Majebeau. Represse istintivamente in sé una sensazione di disgusto. Guardò con più attenzione. Udì la propria voce, come proveniente da molto lontano, parlare di "guerra imminente", "distruzione", "alleanze". Cercò di spingere lo sguardo ancora più lontano, e la visione del Consiglio svanì. Al suo posto, vide solo oscurità. Un oscurità fitta e maligna, in cui riconobbe solo due puntini luminosi. Gli occhi di Krisaore. Avvertì la sua malevola risata, e avvertì dentro di sé il presagio di atti oscuri, di una volontà malefica scientificamente ordinata. Sospese la Divinazione, scosso. L'averla interrotta così bruscamente gli causò uno spasmo gelido. Rimase senza fiato per qualche istante, gli occhi sbarrati. L'intero rito era durato ore, ma nella deformazione della Veggenza, pochi minuti erano parsi trascorrere fra una scena e l'altra. Sbatté più volte le palpebre, si alzò da terra e meditabondo scese nella cucina per prepararsi la cena.
Majebeau sentiva il piacevole tatto delle coperte e del sonno, che appiccicaticcio e nero, le serrava gli occhi... C'era un'altra sensazione che però la infastidiva incredibilmente... Sentiva, pressante, una disgustosa presenza di qualcosa di non completo, di qualcosa lasciato a metà... Qualcosa di urgente da finire e terminare...Aveva provato la stessa sensazione quando rimembrava ,a metà di un importante esperimento, che fuori, su Therial, c'era un giovane adepto da istruire sui suoi compiti, un promettente giovane da iniziare ai segreti dei Maghi Arcani... Oramai quella sensazione l'accompagnava sempre, e si accorgeva, che, prima di crollare dal sonno sul letto, ripassava i nomi di coloro che dovevano essere sottoposti alle prove... Non era più come una volta che crollava sul letto, percependo il calore umido delle lacrime sulle sue guance... Non era più così...era forse una fortuna??? L'oblìo completo era forse una cura, una redenzione dal dolore...no di certo... Ma lei altra panacea non aveva. Scivolò dallo stato di fastidiosa semiveglia al sogno...dal sogno alla profezia... Non era mai piacevole, no, spesso era come un sogno... Le sue facoltà oniriche venivano accelerate mostruosamente e sparate nell'orbita della Conoscenza Sovrumana...vedeva il suo sogno acquistare una logica simbolica ancora più profonda, trasformarsi in presagio, preveggenza, veggenza, profezia... Normalmente ciò non avveniva, il sogno aveva dei presagi abbastanza deboli ed insignificanti, ma quando mormorava quella formula prima di addormentarsi... Ogni esperienza di quel genere la svuotava e la rendeva intrattabile per svariate ore, oppure ancora più lunatica ed imprevedibile del suo solito e spesso, in mezzo ai presagi crudeli e maligni, sorgeva, più terrificante di qualsiasi altro spettro, il fantasma della Follia Assoluta, della completa perdita di significato ed importanza.... Una cosa che lei rifuggiva con terrore, temeva perdere la memoria ed i ricordi , per quanto sgradevoli, non voleva perdere nessun ancoraggio alla realtà, per quanto ogni tanto si concedesse dei voli di fantasia...
Faceva freddo dentro alla stanza...lei era tornata indietro di numerosi anni...Sentiva la sua lunga coda di cavallo accarezzarle la schiena nuda, indossava un corpetto di pelle abbastanza provocante e lunghi guanti che terminavano poco prima della spalla e che lasciavano libere le mani fino al polso, la veste che si divideva in due lunghi drappi che scendevano in mezzo alle gambe, davanti e dietro, stivali piccoli e comodi per difendere il piede dai terreni sporchi e taglienti e per non soffocarlo dal caldo, un anello che scintillava sul suo indice destro ed una catena stretta fra le mani... Le sembrava di essere in un negozio della Casbah di New Thalos, sembrava quello di un gioielliere o di un rigattiere... Su una scrivania traballante, rozzamente lavorata e sostenuta da numerosi libri sotto alle gambe notò tre piccoli scrigni disposti a triangolo, un triangolo che si notava sul disegno della scrivania... Guardò bene e cercò di percepire qualsiasi presenza magica...Sembrava non vi fossero trappole e nessuna magia intorno a lei...allungò fiduciosa la mano verso il primo cofanetto del triangolo, in basso a sinistra, aprendolo...
Un meraviglioso diamante grezzo le si parò alla vista, la pietra risplendette di luce e Majebeau udì le parole di un suo fidato ed inusuale seguace... "Quel Loec è un giovane promettente...Dovremo contattarlo...".
E si vide a porre domande ed enigmi al giovane elfo.
Perla nera...La perla nera l'avvolse nella sua lucida oscurità e la rilasciarono libera...Davanti a sé vedeva Krisaore, una creatura che non aveva mai compreso e di cui non s'era mai interessata offrirle quella meravigliosa perla nera in cui la sua bellezza di elfa oscura risplendeva stupendamente, mentre i riflessi di luce formavano il profilo di una città oscura e terribilmente attraente, di eserciti messi in marcia da un suo capriccio, pronti a difendere la Cabala ed i suoi compagni dagli attacchi esterni.... Guardò il viso di Krisaore attraversato da un sorrisetto soddisfatto, ma i suoi occhi erano continuamente attratti dalla perla nera e dai suoi scintillii, dal suo riflesso circondato di glorie terrene che l'avrebbero protetta dagli assalti dei nemici più barbari e terreni... Lo scambio era equo, sanare la solitudine dell'Avatar ed ottenere protezione... Ripensò ai suoi compagni della Cabala per farsi forza...
Nel sogno mormorò... "TUTTI loro farebbero lo stesso per me..." Gli occhi di Krisaore si illuminarono di una luce malvagia, mentre assumevano la forma di quelli di un elfo sardonico e magro...La visione svanì, ora davanti a sé vedeva solamente il terzo cofanetto...
...Non poteva fare altro, lo aprì.
Non riuscì nemmeno ad aprire la bocca. Un occhio di Beholder grande quando il palmo della sua mano la squadrava carico d'odio. Non poté fare nulla, non poteva lanciare magie, il suo corpo era ipnotizzato dall'orrido moncherino... Il taglio verticale della pupilla si aprì e da esso fluirono spade e sangue e serpi...Serpi bianche e nere...e... E -risa- .
Risa di scherno che le ricordavano la risata di Nuohore quella che si era immaginata anni ed anni fa... Risa come foglie secche sulla lapide di una tomba. Risa come una rosa che si china a ridere della lenta e fragile opere del ragno costruita proprio sul suo stelo... Risa come insulti. Risa come parole taglienti, doppiamente taglienti perché crudeli e VERE....
E quella frase come una condanna...detta col massimo disprezzo...
"Voi SIETE DEBOLE, Majebeau."
Debole, centinaia di mani che la toccavano contro il suo desiderio, contro la sua volontà ed il suo orgoglio a brandelli... Centinaia di mani che la sbeffeggiavano e la tiravano lontano da luci intermittenti e multicolori sopra la sua testa, verso un buio che era nulla, nemmeno tenebra...nemmeno.
Si svegliò con le mani appiccicate alla faccia, come a difendersi dal sogno notturno... Un bagno di sudore, la gola bruciata, la febbre addosso. Non chiamò telepaticamente la servitrice, avrebbe urlato metà della sua disperazione in un richiamo rauco e piagnucoloso...
Si allungò verso il cordone del campanello e tirò con tutte le sue forze.
L'ancella rockseer udendo il suono sorrise. "Pessima nottata per la signora..."pensò. Il mattino dopo, aveva già chiaro il suo piano. - La Via mi si è mostrata. E' tempo ora che decida di seguirla, mio caro Isil...-. Il felino chinò il capo e si leccò dolcemente una zampa. Loec lo stava accarezzando come al solito sul dorso e sotto la pancia, con lievi tocchi ed estenuanti carezze, tali da quasi sempre causare le fusa di Isil. - Lo so. Non sarà facile. Ma sarà meno difficile di quanto tu dica. La Tenebra ancora non ha steso i suoi artigli, e finché non l'avrà fatto, sarò ancora in grado di pungerne le dita. Ora, ascolta la mia trama...-
Il Re elfico · dal Libro Scarlatto
Mydonell
Testo storico conservato
Era una notte del mese di Nathien quando la vecchia Eudora riprese in mano il libro Scarlatto, dono del defunto marito.
Non lo leggeva da molto, questo perchè vari acciacchi fisici, gli impegni causati dal negozio e altre mille cose non le avevan concesso alcun momento libero.
Eppure, forse la malinconia per la mancanza di qualcosa di famigliare, benchè ignoto, la scosse a tal punto da farle riprender in mano questo volume di storie, riaprì a metà libro, poichè in quel punto aveva interrotto la sua lettura.
Vi trovò un racconto che le restò per semre impresso nella mente e nel cuore...
IL RE ELFICO
Sugli Elfi regnava,
Ultimo d'una nobile casata,
Reggente d'un impero splendente,
Possente quanto una fiamma lucente.
Loec, oh Loec!
La Torre è or vuota,
La gente tua ancor ti chiama,
Eppur ivi la tua spoglia più non dimora.
Dagli Amici tanto amato e rimpianto,
Altresì dai Nemici odiato eppur lodato.
Ai porti, verso il grande mar si recò,
e mai più al bosco al verde bosco tornò.
Loec, oh Loec!
La Torre è or vuota,
L'armata attende in adunata,
Eppur ivi la tua spoglia più non dimora.
Le lance di mithril han salutato,
l'Elfico Re dall'elmo dorato,
Gli scudi lucenti hanno portarto,
colui ch'il Regno ha rifondato.
Loec, oh Loec!
Aleggia ancoor il ricordo del Trono d'avorio.
Eppure la Terra è or spoglia,
e lontano la tua Anima riposa.
...
[9] Una delle tante Favole del Libro Scarlatto... · messaggio 14974
L’Ultima Pagina del Libro Scarlatto
Krisaore
Testo storico conservato
Un Elfo Oscuro entrò di fretta nelll Sala del trono di Dunkle Stadt. Krisaore sedeva in contemplazione, perso nei suoi pensieri su piani e diplomazie ed ancora guerre.
"Imperatore, vengo a portarvi una notizia!" disse l'Elfo Oscuro inchinandosi all'Avatar di Asuka.
Krisaore si scosto' un attimo dal suo riflettere e guardo' il suo suddito con fare perso, quasi indifferente. Con un cenno della mano lo intimo' a parlare.
"il Ramingo e' morto, e' stato ritrovato in una foresta con in mano una pagina strappata."
Krisaore fece cenno all'Elfo Oscuro di andarsene ed egli ubbidi' immediatamente.
"E cosi' alla fine ce l'hai fatta a concludere il tuo maledetto Libro Scarlatto, figlio del vento e delle stelle. Lo sapevi che il giorno in cui l'ultima storia fosse stata scritta su quel libro, avresti perso la voglia di vivere, perche' nulla piu' ti spingeva a solcare quelle terre che a piedi hai girato per anni.
Dovrei forse essere triste? Dovrei ricordarti per qualcosa di speciale? Invero non lo eri amico di un tempo. I nostri spiriti sono stati vicini e sicuramente lo sono ancora, dal luogo in cui sei giunto. Tricksty non ti vuole nel suo regno e tuo destino sara' quello di vagare in un limbo senza memoria. Ma non avrai vissuto invano, di questo ne sono certo. Avrai un posto d'onore qui nella mia citta', accanto ad Andimor, appena i lavori dei palazzi e della banca saranno terminati.
Un altro e' caduto! Andimor fu in effetti il primo, poi venne Loec, nemico acerrimo dall'intelletto senza eguali, poi fu il turno di Amlugil e Jamirithiana, coloro che hanno cambiato profondamente la mia vita. Wisdul li aveva gia' preceduti, il ranger capace di vincere con un solo arco uno Yun. Piff e' ormai persa nei meandri del tempo, in un luogo dove l'eta' e' variabile a seconda dell'umore che si ha, Arikel, mio maestro, mi ha dato piu' di quanto lui possa credere, perfino sua moglie che ormai e' in preda alla follia pura. Non ho piu' notizie di Alarielle, colei chi ci permise di vincere la Fenice di Utinum.
Che sia dunque questo il destino di coloro che credettero in questo mondo? E' vero che come Elfo Oscuro dispongo di una vita piu' lunga, non certo pari a quella di un umano, come lo erano Reyan e Koira, ma e' vero... e' triste perdere tali personalita' che rendono la vita degna di viverla e non lasciarla affogare nel mare della noia, oltre i monti degli stolti.
Se il tuo spirito, ancora errante, si posera' mai su Khyr'Nash, venite a trovarmi e dialogheremo come da tanto non abbiamo piu' fatto, Ramingo! Un posto per voi sempre ci sara' nei miei ricordi e forse allora potrai dirmi perche' hai voluto scrivere quella maledetta storia. Ordinero' che venga trovato il Libro Scarlatto, non e' oggetto che posso cadere in mano a sprovveduti."
Poi Krisaore torno' ai suoi affari, ai suoi pensieri, mentre Jordan si occupava di seguire gli ordini del suo Imperatore.
Krisaore
Pensieri oscuri · la voce di Lethenil
Lethenil
Testo storico conservato
Possibile, che le parole di quel drow, siano vere?Possibile che Loec, l'elfo che più di tutti ho stimato, temesse un druth?No, di certo non può essere così!!!Quelle creature figlie delle tenebre si nutrono dell'essenza stessa delle menzogne!!!Si proclamano forti in virtù del loro numero e si nascondono dietro a giochi di parole per celare la loro nera natura!!!Eppure, eppure...Se non è così perchè al solo pensiero sento il mio cuore sanguinare e la mia mente esigere chiarezza?Perchè?Le ferite arrecatemi, sono guarite il dubbio no...Dove, dove cercare la verità???E come??? Il mio maestro è scomparso da tempo e gli elfi che ricordano dei tempi gloriosi di Cetrim sono così pochi...Inoltre il mio pensiero, spesso, molto spesso si posa su quella cocciuta di un'elfa!!!Possibile che non capisca?!?A volte non riesco neanche a trovare le parole per definire il suo comportamento e il suo modo di fare...E dire che per un azzeccagarbugli non dovrebbero esistere di questi problemi. Ciò nonostante non riesco a fare a meno di vederla, vi è altro sotto quella corazza: lo so!
Leggende · un sasso nel lago
Cthulhu
Testo storico conservato
Ha indubbiamente ragione, un tempo il mondo era diverso, la gente lottava per essere qualcuno, per non essere etichettata come persona qualsiasi, invisibile ai piu' e conosciuti solo per la razza..."quell'elfo"..."quell'oscuro"...."quell'umano"...
Erano altri tempi, ora il mondo vive nella noia, non succede piu' nulla che valga la pena esser raccontato, le persone vivono nella completa apatia, e' bello esser famosi ma e' troppo faticoso diventarlo. Ormai le persone si dividono in due gruppi, chi non e' nessuno e non fa nulla per esser qualcuno e chi si illude di contare qualcosa ma, in fin dei conti, non fa nulla per esserlo, non lascia segni del suo passaggio nel mondo.
C'era un tempo in cui si lottava per uscire dalla massa, in cui Krisaore rubo' la corona al Re dei nani Bardolfo, epoche in cui Loec creo' la favolosa Cetrim. C'eran guerre, fazioni, lotte continue tra yun e shalafi, in cui i vampiri Ariker e Lyna si davan battaglia, nomi ormai sconosciuti ai piu' e di cui rimane traccia solo nelle memorie di vecchie leggende. Ora tutto e' come un lago, calma piatta, non un onda ne un increspatura nell'acqua del mondo. Le leggende si conoscono per sentito dire, Cthulhu l'Araldo di Althea, Krisaore, si sa che esiste e si sa che e' cattivo ma delle sue gesta nessuno ricorda nulla...Dhora la luce di Therial, buonissima e luminosa...nessuno conosce le gesta delle leggende ne si interessa a conoscerle. Un lago calmo e noi leggende sulla riva a guardarlo, annoiati probabilmente, ripensando malinconici ai tempi in cui era tutto in movimento nelle acque del mondo.
Cthulhu raccoglie un sasso e lo lancia nel lago.
Vediamo cosa riesco a fare...