Lands of Darkness's HomePage Una figura ammantata di bianco si avvicinava con passi rapidi ad una torre nel cuore delle foreste attorno Kyrandor. Gli alberi scostavano rispettosamente i rami al suo passaggio, mentre due invisibili spiriti dei boschi gli facevano ala. Giunto innanzi al portone che ne serrava l'ingresso, sollevò la mano mormorando parole in una lingua mai udita su Therial, e poi facendo scattare la serratura con una piccola chiave di mithril. Una volta all'interno, la porta alle sue spalle si richiuse senza alcun rumore. Salì rapidamente le lunghe scale a chiocciola all'interno dell'alta struttura, sino a giungere alla sommità. Solo allora si tolse il cappuccio ed il mantello, scoprendo una veste celeste scuro intarsiata di rune. Perse per qualche istante il suo sguardo nella contemplazione della soffice e tenera luce rossa diffusa da quei centri di potere magico, poi si apprestò a compiere il rituale per cui era arrivato. Lei si sdraiò sul copriletto di seta preziosa intessuto d'oro con le cui nappe sfioravano il preziosissimo tappeto di New Thalos, era stanca, tutta la giornata a tentare esperimenti, a provare nuovi modi per far scorrere la magia intorno a sé l'avevano sfiancata. Si era appena spogliata e lavata ed ora era vestita solo di una veste verde e fatta con un tessuto pesante, bordata con decori floreali composti da topazi ed argento. Si stiracchiò, sentiva la schiena a pezzi, si sentiva prostrata e distrutta da ore ed ore in cui era rimasta abbracciata al mistero che più di tutti l'affascinava e ammirava... Ore a tentare nuovi metodi di divinazione, ore a cercare di migliorare anche il più piccolo gesto nel compiere un rito, per ottenere il massimo dalla magia, per spingersi il più in la' possibile, per riuscire ad arrivare dove sperava di trovare la speranza che aveva perso il giorno in cui metà del suo cuore era sprofondato nell'Oblio più assoluto... Ore per riuscire anche solo a vedere baluginii da altre dimensioni, per odorare anche solo il profumo di un fiore che su Therial nemmeno esiste, per vedere ciò che è invisibile a molti... Ore ed ore ed ore ed ore...con poche pause per mangiare, poiché ormai era solo l'amore per lo strumento che possedeva a muoverla... era solo la speranza in una speranza per trovare una speranza, un gioco di specchi che proiettava la sua mente oltre il comprensibile, una ricerca senza tregua, una corsa sul filo della lama per spingere il suo sguardo tanto in là da veder comparire almeno un piccolo segno di un futuro che potesse essere simile al passato che aveva vissuto... Si stiracchiò ancora sul letto...non aveva tregua, no, era un continuo inseguire immagini, espandere la propria conoscenza e le proprie sensazioni al di fuori di ciò che era, al di fuori di Therial che non l'interessava più...Non riusciva più a smettere, ogni modo o maniera per andare oltre con la magia lei lo studiava e, se non era particolarmente abbietto, degradante o pericoloso, lo provava sulla sua pelle... Al buio, sotto le preziose vesti, lei doveva apparire come una specie di spettro, come un'Ombra avvolta da galassie luminose...Sì perché lei non voleva dimenticarsi di ogni cicatrice, voleva ricordarsene per sempre... E così ogniqualvolta veniva ferita o sfigurata, la strega, si faceva guarire da grandi esperti, chierici o stregoni abili nella rigenerazione dei tessuti...ma prima si gettava sempre addosso, su ogni singola cicatrice, un incantesimo particolare, che rivelasse alla fresca luce di Marhis tutto il suo passato, tutto quello che aveva sofferto, tutto scritto e segnato sul suo corpo... Tossicchiò e poi, mormorando quasi inconsciamente una formula di preveggenza, come una preghiera prima di dormire, cadde nell'oblio di un sonno profondo e per nulla ristoratore. Loec si sedette, incrociò le gambe e chiuse gli occhi. Lentamente cadde in trance, mormorando le antiche esortazioni del suo popolo, un cerchio di Pietre Runiche attorno a lui, ad evitare la contaminazione da parte di energie malefiche. La sua consapevolezza iniziò a sollevarsi. Udì i pacifici mormorii degli Spiriti della Foresta, sentì la fame di una cucciolata di lupi vicino la sua torre, avvertì l'urlo psichico di un'anima strappata al corpo in modo violento. Presto si lasciò alle spalle anche queste sensazioni, e si avvicinò ai Sentieri del futuro. Vide una grande lotta infiammare ancora una volta Therial, le Cabale coinvolte in una guerra all'ultimo sangue, se stesso in lotta, a fianco.. Non riuscì a riconoscere con chi era allineato. La sua vista non penetrava tanto in profondità nel futuro. La scena ai suoi occhi cambiò di colpo. Non era più un campo di battaglia quello che vedeva, ma la Sala del Consiglio nella torre Shalafi. Vide se stesso discutere animatamente con gli altri membri, sotto lo sguardo compiaciuto di Majebeau. Represse istintivamente in sé una sensazione di disgusto. Guardò con più attenzione. Udì la propria voce, come proveniente da molto lontano, parlare di "guerra imminente", "distruzione", "alleanze". Cercò di spingere lo sguardo ancora più lontano, e la visione del Consiglio svanì. Al suo posto, vide solo oscurità. Un oscurità fitta e maligna, in cui riconobbe solo due puntini luminosi. Gli occhi di Krisaore. Avvertì la sua malevola risata, e avvertì dentro di sé il presagio di atti oscuri, di una volontà malefica scientificamente ordinata. Sospese la Divinazione, scosso. L'averla interrotta così bruscamente gli causò uno spasmo gelido. Rimase senza fiato per qualche istante, gli occhi sbarrati. L'intero rito era durato ore, ma nella deformazione della Veggenza, pochi minuti erano parsi trascorrere fra una scena e l'altra. Sbatté più volte le palpebre, si alzò da terra e meditabondo scese nella cucina per prepararsi la cena. Majebeau sentiva il piacevole tatto delle coperte e del sonno, che appiccicaticcio e nero, le serrava gli occhi... C'era un'altra sensazione che però la infastidiva incredibilmente... Sentiva, pressante, una disgustosa presenza di qualcosa di non completo, di qualcosa lasciato a metà... Qualcosa di urgente da finire e terminare...Aveva provato la stessa sensazione quando rimembrava ,a metà di un importante esperimento, che fuori, su Therial, c'era un giovane adepto da istruire sui suoi compiti, un promettente giovane da iniziare ai segreti dei Maghi Arcani... Oramai quella sensazione l'accompagnava sempre, e si accorgeva, che, prima di crollare dal sonno sul letto, ripassava i nomi di coloro che dovevano essere sottoposti alle prove... Non era più come una volta che crollava sul letto, percependo il calore umido delle lacrime sulle sue guance... Non era più così...era forse una fortuna??? L'oblìo completo era forse una cura, una redenzione dal dolore...no di certo... Ma lei altra panacea non aveva. Scivolò dallo stato di fastidiosa semiveglia al sogno...dal sogno alla profezia... Non era mai piacevole, no, spesso era come un sogno... Le sue facoltà oniriche venivano accelerate mostruosamente e sparate nell'orbita della Conoscenza Sovrumana...vedeva il suo sogno acquistare una logica simbolica ancora più profonda, trasformarsi in presagio, preveggenza, veggenza, profezia... Normalmente ciò non avveniva, il sogno aveva dei presagi abbastanza deboli ed insignificanti, ma quando mormorava quella formula prima di addormentarsi... Ogni esperienza di quel genere la svuotava e la rendeva intrattabile per svariate ore, oppure ancora più lunatica ed imprevedibile del suo solito e spesso, in mezzo ai presagi crudeli e maligni, sorgeva, più terrificante di qualsiasi altro spettro, il fantasma della Follia Assoluta, della completa perdita di significato ed importanza.... Una cosa che lei rifuggiva con terrore, temeva perdere la memoria ed i ricordi , per quanto sgradevoli, non voleva perdere nessun ancoraggio alla realtà, per quanto ogni tanto si concedesse dei voli di fantasia... Faceva freddo dentro alla stanza...lei era tornata indietro di numerosi anni...Sentiva la sua lunga coda di cavallo accarezzarle la schiena nuda, indossava un corpetto di pelle abbastanza provocante e lunghi guanti che terminavano poco prima della spalla e che lasciavano libere le mani fino al polso, la veste che si divideva in due lunghi drappi che scendevano in mezzo alle gambe, davanti e dietro, stivali piccoli e comodi per difendere il piede dai terreni sporchi e taglienti e per non soffocarlo dal caldo, un anello che scintillava sul suo indice destro ed una catena stretta fra le mani... Le sembrava di essere in un negozio della Casbah di New Thalos, sembrava quello di un gioielliere o di un rigattiere... Su una scrivania traballante, rozzamente lavorata e sostenuta da numerosi libri sotto alle gambe notò tre piccoli scrigni disposti a triangolo, un triangolo che si notava sul disegno della scrivania... Guardò bene e cercò di percepire qualsiasi presenza magica...Sembrava non vi fossero trappole e nessuna magia intorno a lei...allungò fiduciosa la mano verso il primo cofanetto del triangolo, in basso a sinistra, aprendolo... Un meraviglioso diamante grezzo le si parò alla vista, la pietra risplendette di luce e Majebeau udì le parole di un suo fidato ed inusuale seguace... "Quel Loec è un giovane promettente...Dovremo contattarlo...". E si vide a porre domande ed enigmi al giovane elfo. Perla nera...La perla nera l'avvolse nella sua lucida oscurità e la rilasciarono libera...Davanti a sé vedeva Krisaore, una creatura che non aveva mai compreso e di cui non s'era mai interessata offrirle quella meravigliosa perla nera in cui la sua bellezza di elfa oscura risplendeva stupendamente, mentre i riflessi di luce formavano il profilo di una città oscura e terribilmente attraente, di eserciti messi in marcia da un suo capriccio, pronti a difendere la Cabala ed i suoi compagni dagli attacchi esterni.... Guardò il viso di Krisaore attraversato da un sorrisetto soddisfatto, ma i suoi occhi erano continuamente attratti dalla perla nera e dai suoi scintillii, dal suo riflesso circondato di glorie terrene che l'avrebbero protetta dagli assalti dei nemici più barbari e terreni... Lo scambio era equo, sanare la solitudine dell'Avatar ed ottenere protezione... Ripensò ai suoi compagni della Cabala per farsi forza... Nel sogno mormorò... "TUTTI loro farebbero lo stesso per me..." Gli occhi di Krisaore si illuminarono di una luce malvagia, mentre assumevano la forma di quelli di un elfo sardonico e magro...La visione svanì, ora davanti a sé vedeva solamente il terzo cofanetto... ...Non poteva fare altro, lo aprì. Non riuscì nemmeno ad aprire la bocca. Un occhio di Beholder grande quando il palmo della sua mano la squadrava carico d'odio. Non poté fare nulla, non poteva lanciare magie, il suo corpo era ipnotizzato dall'orrido moncherino... Il taglio verticale della pupilla si aprì e da esso fluirono spade e sangue e serpi...Serpi bianche e nere...e... E -risa- . Risa di scherno che le ricordavano la risata di Nuohore quella che si era immaginata anni ed anni fa... Risa come foglie secche sulla lapide di una tomba. Risa come una rosa che si china a ridere della lenta e fragile opere del ragno costruita proprio sul suo stelo... Risa come insulti. Risa come parole taglienti, doppiamente taglienti perché crudeli e VERE.... E quella frase come una condanna...detta col massimo disprezzo... "Voi SIETE DEBOLE, Majebeau." Debole, centinaia di mani che la toccavano contro il suo desiderio, contro la sua volontà ed il suo orgoglio a brandelli... Centinaia di mani che la sbeffeggiavano e la tiravano lontano da luci intermittenti e multicolori sopra la sua testa, verso un buio che era nulla, nemmeno tenebra...nemmeno. Si svegliò con le mani appiccicate alla faccia, come a difendersi dal sogno notturno... Un bagno di sudore, la gola bruciata, la febbre addosso. Non chiamò telepaticamente la servitrice, avrebbe urlato metà della sua disperazione in un richiamo rauco e piagnucoloso... Si allungò verso il cordone del campanello e tirò con tutte le sue forze. L'ancella rockseer udendo il suono sorrise. "Pessima nottata per la signora..."pensò. Il mattino dopo, aveva già chiaro il suo piano. - La Via mi si è mostrata. E' tempo ora che decida di seguirla, mio caro Isil...-. Il felino chinò il capo e si leccò dolcemente una zampa. Loec lo stava accarezzando come al solito sul dorso e sotto la pancia, con lievi tocchi ed estenuanti carezze, tali da quasi sempre causare le fusa di Isil. - Lo so. Non sarà facile. Ma sarà meno difficile di quanto tu dica. La Tenebra ancora non ha steso i suoi artigli, e finché non l'avrà fatto, sarò ancora in grado di pungerne le dita. Ora, ascolta la mia trama...- ©2001 Ary Arianna M.G. Benigno (AryHann)