Il Grifone
Acryl · Il Grifone
Dall’infanzia in un villaggio vicino a Kyrandor al Sacro Ordine, Acryl ripercorre una vita di fede e battaglie. Tre ampie parti raccolgono affetti, religione e avversari, senza nascondere i limiti dell’uomo dietro il cavaliere.
Testi e testimonianze conservati nell’ordine di pubblicazione. Le date del forum non vengono convertite in date delle Ere di Therial.

Acryl il Grifone
Acryl · pubblicato il 2009-03-23
Testo storico conservato
Infanzia.
Mi chiamo Acryl. Sono nato quasi quarant'anni fa in un piccolo villaggio poco lontano da Kyrandor, un luogo che tuttora ricordo con gioia a distanza di cosi' tanto tempo, un luogo che offriva una percezione totalmente offuscata di altre realta' che avrei avuto ben modo di conoscere in futuro. Eravamo persone semplici, vivevamo in un un piccolo regime autarchico in miniatura, mantenendoci soltanto con quel che i nostri campi producevano, e con quello che la foresta a poche ore di cammino ci offriva. Non ci mancava nulla: frutta e verdura, cereali in abbondanza, patate, e rare volte bestiame da allevamento e selvaggina.
Come e' facile immaginare, tuttavia, presto avemmo bisogno di piu', e cominciammo a commerciare con Kyrandor, offrendo i nostri prodotti in cui ci eravamo, piu' per passione che non per reale voglia di venderli, specializzati. Mia madre ed altre donne del villaggio erano ottime conciatrici e ricamatrici, sapevano tessere splendidamente e ricavare fine stoffa dai piu' grezzi materiali ci fossero. Il padre di Jaelle invece aveva il pallino della forgia. Era un fabbro di indiscussa bravura, certo non uno dei migliori al mondo, ma se le sue armi trovavano sempre qualche compratore a Kyrandor un motivo c'era di sicuro.
Per quanto riguarda me invece, ho trascorso un'infanzia piuttosto anonima. Passavo la maggior parte del mio tempo con mio padre, dandogli una mano con il suo piccolo fazzoletto di terra e accompagnandolo a Kyrandor nel periodo in cui cominciammo a intrattenere rapporti commerciali con i cittadini. Il resto del tempo lo trascorrevo con Jaelle. E' grazie ad entrambi che gia' in tenera eta' cominciai a mostrare un vivo interesse per l'arte della spada. Se da una parte a Jaelle era gia' stato instillato questo genere di passione da parte del padre molto prima che succedesse a me, dall'altra mio padre non mancava mai di affascinarmi con alcune delle storie che aveva sentito in vita. Storie magnifiche che parlavano di grandi eroi, di potenti guerrieri e di temibili incantatori, delle eterne guerre tra fazioni che dilaniavano queste terre, del male che vi strisciava e dei pochi che si opponevano seguendo il sentiero della luce.
Non ci volle molto prima che il mio interesse diventasse reale, e che il padre di Jaelle mi facesse omaggio di una delle sue spade. E cominciai a maneggiarla, un po' per gioco e un po' perche' forse volevo essere qualcuno di quegli eroi di cui mi raccontava mio padre, qualcuno di cui la gente avrebbe parlato con rispetto e con un sorriso sulle labbra. Niente piu' che sciocchi sogni ad occhi aperti di un bambino con in mano una spada troppo grande per lui, ma che tutto sommato non hanno mai smesso di farlo sperare.
Piu' crescevo e piu' mio padre invecchiava. Invecchiando, aveva sempre meno bisogno di me, preferendo limitare i suoi sforzi e affidandosi maggiormente ai commerci, di conseguenza avevo sempre piu' tempo libero. Tempo che passavo quasi esclusivamente a tirare di spada con Jaelle e con suo padre, che insegno' anche a me le basi del combattimento, per quanto poco potesse saperne un fabbro. Ero ben consapevole di non essere abile, persino Jaelle dimostrava di possedere una tecnica piu' raffinata rispetto alla mia, ma ero altrettanto consapevole di essere giovane e di avere un mucchio di tempo davanti a me per migliorare.
La mia tranquilla infanzia fini' un bel giorno in cui avevo appena sedici anni, giorno che arrivo' assieme alla mia decisione di trasferirmi con Jaelle a Kyrandor. Ero stato molto felice li' con loro, ma quello era un mondo troppo piccolo per me, ed io avevo uno spirito non comune che mi animava e mi guidava. Volevo andare a vivere in citta' e mettere in gioco quel che avevo imparato, sfruttare i miei talenti, prendere coscienza della realta' al di fuori di quel piccolo villaggio ed osservarla dall'interno, in un modo piu' globale che mi avrebbe permesso di comprenderla meglio. Questo dissi ai miei genitori. E loro, sorridendo, mi augurarono ogni bene. Sebbene non l'abbiano mai confessato apertamente, so che loro per primi mi conoscevano meglio di chiunque altro, e sapevano che avrei avuto successo in qualsiasi cosa avessi deciso di fare, e che me la sarei cavata egregiamente in qualsiasi situazione fossi finito.
Lo sapevo anch'io. E con il cuore pieno di entusiasmo partii assieme a Jaelle, lasciando la mia casa e la mia gente con la silenziosa promessa che sarei tornato da loro, e che non li avrei mai lasciati del tutto soli.
Gioventu'.
Quando guardo al passato, ripercorrendo minuziosamente la mia vita, questo e' certo il periodo di quest'ultima che piu' volentieri cambierei, se potessi. Lo dico senza remore, nonostante sia ben consapevole che senza errori non si giunga alla maturita' e alla saggezza che ogni uomo ricerca.
La mia adolescenza e' un periodo segnato in profondita' da molti avvenimenti, primo fra tutti quello che si colloca proprio all'inizio di essa, ovvero l'essere venuto a vivere in Kyrandor, in una metropoli piena di gente, governata da individui che ne detengono l'assoluto controllo, con una multiculturalita' e una tolleranza razziale che mi ha sempre lasciato perplesso, e che mi lasciava perplesso ancor di piu' quand'avevo vent'anni di meno.
Sono bastati pochi giorni a Kyrandor per rendermi conto con orrore che era infestata da un disgustoso marciume che si covava nelle sue vie piu' oscure, un tumore che dall'interno divora una persona lasciando il suo aspetto fisico intatto. Omicidi, prostituzione, poverta', necromanzia. Tutto cio' che di piu' bieco ed abominevole esista, sotto gli occhi di tutti, e nessuno sembrava accorgersene.
Il mio cuore urlava allo scandalo, ed al tempo non fui mai abbastanza saggio da soffocare le sue urla ed agire con saggezza. Urlava troppo forte, e scatenava il mio essere piu' impulsivo. Non riesco a ricordare quante volte io abbia fatto ritorno nella stanza che condividevo con Jaelle pieno di ferite, massacrato di botte per aver tentato di difendere ora un uomo rapinato, ora una donna molestata. E ciascuna delle lacrime che versavo conteneva una tacita promessa, la promessa che prima o poi avrei estirpato quella feccia da Therial.
Erano emozioni forti ed incontrollabili quelle che provavo. Emozioni che facevano fremere ogni fibra del mio corpo, intensificate dalla frustrazione che derivava dalla mia debolezza e dalla mia incapacita' di ridurre a brandelli un aggressore. Tutt'oggi non credo pero' che fossero emozioni totalmente negative, seppur fin troppo estreme. Avevo, concettualmente, gia' individuato il fulcro del problema ed una sua possibile soluzione.
E cosi' trascorrevano i nostri giorni. Io e Jaelle eravamo praticamente inseparabili, non solo ci allenavamo ogni giorno, migliorandoci a vicenda e acquistando sempre piu' abilita' nell'arte della spada, ma andavamo anche a compiere delle missioni che i comuni avventurieri non si abbassavano a fare e che i comuni cittadini non potevano. Erano missioni di modesta entita', cui il sindaco assegnava come ricompensa qualche moneta d'oro, e che consistevano perlopiu' nel massacrare goblin e coboldi che si avvicinavano troppo ai cancelli di Kyrandor, o che uccidevano il bestiame di chi viveva fuori le mura mantenendosi con agricoltura ed allevamento. Nulla di eroico, ma tanto ci bastava per continuare a mangiare e dormire, e il loro tempo di completamento relativamente breve ci dava l'opportunita' di allenarci di piu'.
Non si poteva certo dire che fossimo degli spadaccini di prim'ordine, noi due. La nostra era una tecnica basilare e con tutta probabilita' universalmente diffusa. Nessuno stile particolare o personalizzato, solo conoscenze che potrebbero esser definite accademiche, e tuttavia non ce la cavavamo affatto male.
Ma come tutte le cose nella vita, anche il mio aumento di potenza aveva un rovescio della medaglia. Nonostante fossi animato dalle migliori intenzioni e dalla voglia di poter aiutare quelle persone, la furia prendeva il sopravvento rendendomi una persona estremamente irruenta. Ero ossessionato dagli individui maligni in ogni momento della giornata, volevo vederli tutti morti in favore di un bene superiore. E piu' diventavo abile nel maneggiare la spada, piu' la mia consapevolezza di poter fare a pezzi quei cuori impuri si trasformava in aggressivita' e spavalderia.
Non ero piu' la stessa persona di prima. Jaelle si allontano' sempre di piu' da me, spaventata dai miei cambiamenti di personalita', senza capire che era solo la pace che ricercavo. Continuava a scivolarmi dalle mani come se tenessi nel pugno della sabbia. Ed infine, dopo cinque anni trascorsi insieme da soli, da quando eravamo giunti a Kyrandor, le nostre strade si divisero definitivamente. Se ne ando' ad Ofcol, lasciando che affrontassi da solo quella sete di sangue che mi consumava.
Ebbi fortuna. Trovai il modo di perseguire i miei scopi senza che la mia strada sbandasse, senza che perdessi di vista il fine ultimo che mi prefissavo, un fine ultimo non solo mio, ma comune a piu' d'una persona. Ebbi fortuna ed incontrai i Cavalieri.
Il Sacro Ordine.
Tyreal. Cosi' imponente, cosi' maestoso, cosi' autoritario, e, ben piu' importante, cosi' buono. Un paladino di cui nessuno, nemmeno io che da lui sono stato chiamato "amico", ha mai visto il volto. Un paladino che porta con se' segreti inconfessabili, un paladino che ha dedicato la sua vita all'espiazione dei peccati che ha commesso in passato, cercando rifugio nella luce di Chastil.
Tyreal, questo il nome del cavaliere del Sacro Ordine che ho incontrato. Il nostro incontro avvenne casualmente, nonostante io avessi gia' cercato di contattare l'Ordine prima di quel giorno. Ma quel mattino piovoso, quando io incontrai lui e lui incontro' me, non sapevamo nulla l'uno dell'altro.
Parlammo. E piu' lui parlava, piu' io ero affascinato dal suo carisma e dalla sua esperienza che facevano di lui la guida spirituale che disperatamente cercavo. Non fu facile per lui accettarmi com'ero, ossessionato dalla mia missione di eradicare il male ovunque si nascondesse, ma seppe guardare oltre e lo fece.
Da quel momento ebbe inizio il mio lungo cammino per diventare finalmente un cavaliere. Fu un cammino costellato di difficolta', di delusioni, in cui dovetti far fronte ad una realta' ancor piu' cruda di quella che avevo conosciuto. La situazione che la luce si trovava a fronteggiare era davvero disperata, e necessitava di tutto l'aiuto possibile.
Sfortunatamente la verita' mostratami da Tyreal ebbe l'effetto controproducente di intensificare il mio fervore che sempre piu' di frequente guidava la mia lama. Eppure anche cosi', imperfetto, niente piu' che un uomo, il mio cuore venne riconosciuto puro ed i miei ideali degni di essere condivisi. Dopo essere stato seguito dal Cavaliere per piu' di un anno, durante il quale ebbe modo non solo di insegnarmi la via della luce ma anche di migliorare le mie tecniche di combattimento, egli decise che ero degno di unirmi alla causa del Sacro Ordine, e vi fui accolto con gioia.
Al castello dei Cavalieri di Gerighelm trascorsi gran parte degli anni che seguirono. Vissi momenti splendidi, e ne vissi altri in cui versai lacrime amare. Ma combattevo, insieme a quelle persone che avranno sempre un posto speciale nel mio cuore e nei miei ricordi. Combattevamo insieme per la luce, per un mondo migliore, per un mondo in cui l'alba avrebbe finalmente spazzato via le tenebre. Anno dopo anno dopo anno, finche' il Sacro Ordine si sciolse.
All'inizio fu un dramma. Un dramma causato in parte anche da me e dal mio temperamento che nel corso degli anni non si era affievolito, e che anzi spalleggiato da una nuova forza, da compagni sempre pronti a sostenermi, aveva trovato perfetto sfogo nelle nostre ronde, nella nostra caccia ai criminali, nell'estirpazione del maligno. Un dramma che si consumo' per questioni interne dell'ordine, a causa di molte divergenze di opinioni sul modo in cui stessimo portando avanti la nostra crociata, e che sfocio' piu' di una volta nel sangue dei nostri stessi fratelli. Quello era il segno imprescindibile che ormai eravamo allo sbando. L'ultima speranza di Therial svaniva cosi', come svanisce la luce di un fulmine nella notte.
Nonostante i nostri successi, ed i traguardi raggiunti, io e i miei fratelli ci separammo, ed fummo di nuovo uomini soli che tentavano di portare avanti la loro battaglia contro le tenebre. Cosi' fu per lunghissimi anni, prima della nostra ricongiunzione.
Ma questo fa parte della maturita', del termine ultimo della crescita spirituale di un uomo, della fine della mia personale crescita spirituale. E' un argomento importante, e sara' affrontato in seguito.
Gli amori.
Ho sempre fatto dell'amore quasi una ragione di vita, ne e' la dimostrazione la mia fede in Aelistea durante la mia adolescenza. Due sono le donne che hanno lasciato nel mio cuore un segno indelebile, con le quali ho passato davvero i momenti piu' felici di tutta la mia vita. Due donne, nessuna delle quali potro' mai scordare, nessuna delle quali potro' ricordare senza un sorriso sulle labbra.
Jaelle e' stato il mio primo amore. Potra' sembrare immensamente sciocco, potra' sembrare solo l'infatuazione di un bambino, ma non e' cosi'. Credo di aver amato Jaelle sin dal primo momento che l'ho vista. Eravamo sempre insieme quando eravamo piccoli, e siamo rimasti insieme anche una volta cresciuti, prima del suo distacco naturalmente.
Mi e' sempre piaciuto tutto di lei. Non solo era molto bella, ma aveva anche un carattere rozzo e ingenuo, essendo cresciuta senza la madre. Non piaceva a nessuno il suo carattere rozzo ed il modo in cui ruttasse dopo aver mangiato, eppure non l'avrei mai voluta diversa da com'era. Nonostante tutto, era una persona solare e piena di energia, di entusiasmo, e la sua ingenuita' la portava ad emozionarsi e ad essere felice per le piu' piccole cose che sfuggono all'occhio troppo attento della maggior parte della gente. Era questo che piu' amavo di lei, aveva sempre una buona ragione per essere felice. Lei stessa ne era perfettamente consapevole, ma non le importava. Fosse una nuova spada, una giornata di sole o un fiore che sbocciava tra i sassi, lei era semplicemente contenta. Sarei rimasto per ore a guardarla mentre sorrideva.
Non so dire se non abbia mai capito i miei sentimenti nei suoi confronti, o se li abbia deliberatamente ignorati. Sta di fatto che il mio amore per lei non si e' mai concretizzato, e sebbene mi abbia sempre lasciato una strana amarezza, non mi ha mai intristito. La amavo, e questo per me era tutto, indipendentemente da cio' che pensasse lei. E' sempre stata gentile con me, persino quando mi ha abbandonato, e cio' mi bastava. Non mi ha mai negato la possibilita' di amarla, fino all'ultimo, e sono stato felice di poterlo fare.
Ed infine c'e' stata Caedriel, un'elfa che incontrai nel peggiore dei momenti. Le sue grida d'aiuto risuonarono per la terra d'ombra, ed io accorsi da lei. Era in balia di tre rapitori, che sono successivamente diventati nemici ancestrali di noi Cavalieri. In quel momento pero' ero da solo, e fu gia' una fortunata coincidenza che io mi trovassi li' in quel momento, riuscendo ad arrivare in tempo prima che le fosse fatto del male. Li costrinsi a lasciarla andare, dissi loro che non aveva fatto nulla di male, e loro, senza causarmi eccessiva sorpresa, accettarono. Un cavaliere del Sacro Ordine era una preda decisamente piu' appetibile di un'anonima elfa.
Lei fuggi', ed io cominciai a difendermi dagli attacchi combinati di tutti e tre. Nonostante la mia abilita' avesse raggiunto livelli considerevoli, non potevo resistere loro per molto. Ebbero ragione di me dopo aver riportato gravi danni, e mi lasciarono ferito a morte in balia delle creature del sottosuolo. Ebbi fortuna a non essere ucciso e depredato dai razziatori della terra d'ombra, poiche' dopo appena un minuto sopraggiunse un gruppo di avventurieri che riusci' a tirarmi fuori da quel posto terrificante. Ed il mio primo pensiero quando mi fui risvegliato ando' all'elfa prima ancora che ai miei salvatori.
La rincontrai dopo qualche giorno. Mi cerco' per ringraziarmi, trovandomi ancora ferito al castello. Era di una bellezza squisita, ed anche lei come Jaelle aveva dalla sua parte quell'ingenuita' e quell'innocenza che la rendevano una persona dolce e solare. Ma il fatto di essere elfa la rendeva, per forza di cose, molto diversa da Jaelle nel carattere, che nel suo caso era molto piu' tranquillo, cosi' tanto che emanava delicatezza da ogni suo gesto.
Lei ricambio' il mio amore. Passammo dei momenti felici insieme, nonostante il mio ardore per la causa dei cavalieri fosse ben lontano dall'estinguersi. Avremmo potuto essere felici per sempre, se Tricksty non l'avesse portata via. Dopo tre anni passati insieme, contrasse una malattia tipicamente umana, cui la sua debole costituzione non seppe opporre resistenza. Si spense tra le mie braccia dopo quattro giorni di tormenti. Non credevo che sarei piu' uscito dall'abisso in cui ero sprofondato dopo la sua morte, un abisso in cui combattevo giorno dopo giorno con ferocia inaudita contro la tenebra che sempre di piu' minacciava di strapparmi tutto cio' che avevo di piu' caro. Ma fortunatamente ce l'avrei fatta.
Acryl il Grifone · 2
Acryl · pubblicato il 2009-03-24
Testo storico conservato
La religione.
Non ho mai creduto che la religione fosse un argomento delicato fintanto che non ho scelto di dedicare la mia vita ad una Dea, colei che semplicemente credevo piu' affine ai valori che avevo sempre coltivato.
Sbagliavo.
In nome della religione ho visto guerre, ho visto umani scannare i propri simili, ho visto persone compiere disgustose barbarie, ho visto martiri perire, ho visto persone calme e tranquille diventare delle bestie feroci, ho visto assoluti invasati pronti a scuoiarti vivo asserendo che era la sua divinita' che lo comandava.
Per quanto mi riguarda, ho presto deciso di distaccarmi dalla religione comune e di seguirla a modo mio, senza far parte di nessun gruppo, senza partecipare a rituali prestabiliti, e facendo si che il mio credo rimanesse molto intimo. Credevo che l'amore divino non conoscesse vincoli e fosse incondizionato, indipendente dal luogo in cui ci troviamo o da quanto spesso alla divinita' in questione rivolgiamo delle invocazioni. Lo credo ancora certo, ma va detto che in ogni caso anche il mio percorso spirituale, in questo senso, non e' stato semplice.
Sono sempre stato da che abbia memoria un seguace di Aelistea. Credevo nell'amore e nella famiglia, senza troppe pretese. Sarebbe stato molto pretenzioso da parte mia rivolgere invocazioni ad una divinita' immensa come quella della luce, o a qualsiasi altra esprimesse valori morali troppo distanti da quelli dell'uomo comune. Scelsi Aelistea invece, per il modo in cui era cosi' semplicemente vicina alle persone comuni, per il modo in cui si proponeva di essere accessibile anche al piu' povero derelitto, e dare anche a lui un barlume di speranza.
La mia fede in Aelistea vacillo' pesantemente sotto i duri colpi che subivo. Jaelle fu solo la prima di una lunghissima serie di delusioni nella mia vita, e non parlo solo delle mie compagne. Mio padre mori' prematuramente, e non so piu' quanti dei miei fratelli del Sacro Ordine sono caduti davanti ai miei occhi soccombendo agli attacchi delle tenebre. E poi la morte di Caedriel. La mia mente ebbe disperato bisogno di ricercare le certezze che aveva perduto col tempo, e poteva farlo soltanto con una maturazione, quella a cui accenno dall'inizio, anche dal punto di vista spirituale.
Non rinnego di certo Aelistea, ne' tantomeno i valori che ella insegna. E non le attribuisco la colpa delle disgrazie che mi sono piovute addosso. Ma la crescita di un uomo comporta anche il saper cambiare colei in cui ci identifichiamo, cosi' come cambia la nostra personalita' e la nostra saggezza.
E' per questa ragione che ho trovato in Althea una nuova vita spirituale. La sofferente Dea imprigionata, in attesa che qualcuno spezzi le sue catene di tenebra per tornare a risplendere su di noi con la sua sacra Luce. Questo e' lo scopo della mia vita, adesso. Spezzare le catene di tutti coloro che soffrono, che sono intrappolati nelle tenebre e che non riescono a trovare nessuna via di fuga. Questo lo scopo della mia vita, con la speranza che la Dea illumini di nuovo i nostri risvegli, che faccia ritornare l'alba su di noi, un'eterna alba che spazzera' via l'oscurita' che ci attanaglia.
Lei e' la mia luce.
La spada.
Il mio percorso da spadaccino e' piuttosto lineare, scevro delle rigide tradizioni dei maestri di spada, pur senza dimenticare l'onore in duello. Sono ben lontano dal definire me stesso un maestro di spada, sebbene abbia sviluppato nel tempo diverse tecniche di combattimento ed abbia padroneggiato l'uso di un'arma alquanto atipica.
Caedes e' un'arma che molti hanno avuto occasione di vedere. Si tratta di una spada assolutamente sproporzionata, dalla lama lunga circa 130 centimetri e dall'elsa di approssimativamente 30 centimetri. La lama e' molto sottile, somiglia a quella delle Katane ma e' a doppio taglio, e la sua leggerezza consente di impugnarla indifferentemente a una o due mani, per quanto con una mano si rischi seriamente di compromettere la stabilita'.
Utilizzando quest'arma non solo, come gia' detto, sono stato in grado di apprendere le basi dell'arte della spada insieme a Jaelle e di perfezionarle insieme ai miei fratelli del Sacro Ordine, ma sono anche stato in grado di apportare alla mia tecnica delle personalizzazioni che il piu' delle volte lasciano confusi gli avversari.
Si tratta di uno stile di combattimento ispirato ai grifoni. L'avversario viene tenuto a distanza di sicurezza tramite la lunghezza superiore di Caedes, in una posizione di guardia alta, spada tenuta orizzontalmente e punta rivolta verso il nemico. Si compiono alcune oscillazioni della lama, ed alla prima occasione si attacca ferocemente con un numero di attacchi compreso tra due e tre, in base alla guardia avversaria. E' indispensabile mantenere un'assoluta mobilita' durante e dopo gli attacchi, per diverse ragioni. La prima e' che e' necessario riprendere la posizione di guardia una volta sferrati gli attacchi, ed occorre essere mobili per poter indietreggiare. La seconda e' che portarsi in una posizione diversa ad ogni attacco rende i colpi molto piu' difficili da prevedere e quindi da parare. E' in ogni caso fondamentale evitare di essere incalzati, poiche' Caedes a corta distanza diventa un'arma impossibile da utilizzare, quando, per contro, se si sfrutta la sua lunghezza si diviene virtualmente invulnerabili.
Non ho mai avuto dei veri e propri maestri, e la mia e' probabilmente un'abilita' mediocre rispetto alle decine e decine di grandi maestri di spada che solcano queste terre. E con tutta probabilita' non saro' mai un maestro a mia volta, ma non ho di certo queste sciocche pretese. Le mie sono sempre state e sono tuttora solo innocue constatazioni. Il mio valore non puo' e non deve essere basato sul quanto bene sappia uccidere qualcuno. L'unica cosa che ha importanza e' che questa lama sia in grado di difendere me stesso, le persone che amo e le persone innocenti da coloro che tentano di fare loro del male. Ed e' perfettamente in grado.
La mia non e' una ricerca della perfezione della mia arte.
Questa e' la mia via del guerriero. Questa e' la via che non ho mai abbandonato.
Il grifone.
Si tratta di qualcosa che ha sempre stuzzicato la curiosita' di coloro che hanno avuto a che fare con me, domandandosi per qualche ragione la gente abbia cominciato a riferirsi a me come "Acryl del Grifone" "Il Grifone" o "L'incarnazione del Grifone".
Non esiste una sola risposta a questo, e penso in tutta sincerita' che quella che la maggior parte della gente vorrebbe sentire sia solo una leggenda.
Il Grifone e' un animale mitico, un grande e possente leone con enormi ali di aquila. L'animale che domina sulla terra, e l'animale che domina nei cieli. Non e', come molti potrebbero pensare, un'ostentazione di potenza e di desiderio di dominazione. E' una figura che instilla il terrore nei cuori dei malvagi e sicurezza nei cuori puri, tanto che il suo simbolo e' largamente impiegato nell'araldica per esprimere custodia e protezione.
E' l'animale che ho voluto tatuare, all'eta' di 17 anni, su tutta la mia schiena, dal momento che ha sempre rappresentato pienamente lo spirito con cui ho vissuto, e che per molti aspetti ho cercato di emulare. E' un simbolo di tutto cio' in cui credo, e come tale ho sempre desiderato che fosse sulla mia pelle e che mi si identificasse in questa maniera.
La seconda ragione riguarda il mio stile di combattimento, di cui ho gia' illustrato le peculiarita', e che ha impressionato alcuni al punto tale da identificarmi cosi'.
La terza ed ultima ragione riguarda prevalentemente una leggenda che e' sempre circolata attorno a me e alla mia figura sin dalla tenera eta'. Nel mio villaggio si usava assegnare degli spiriti guida ai nuovi nati, di modo che quelli potessero accompagnarli nella loro vita. Tali spiriti venivano determinati in base al giorno e all'ora della nascita, in base al tempo atmosferico ed alla posizione delle stelle. A quanto sembra, sono nato in alcune condizioni particolari che mai mi sono state ben spiegate, ed e' risultato che il mio spirito guida fosse il mitico Grifone.
So che probabilmente si tratta di autosuggestione, ma diverse volte, e in particolar modo durante le aspre guerre contro la mia nemesi, mi sono sentito invaso da una potenza che sembrava prendere su di me il sopravvento, donandomi nuova forza e nuova energia, inspiegabilmente. Per quanto mi riguarda ho sempre attribuito questo fenomeno al mio spirito guida, non tanto perche' sia convinto che e' una cosa fondata quanto perche' non saprei proprio che genere di spiegazione razionale fornire. Ma a quanto pare questa storia e' circolata piu' in fretta di quanto pensassi, e da allora, anche grazie alle due ragioni spiegate precedentemente, sotto gli occhi di tutti al contrario di quest'ultima, la gente e' convinta che io sia la forma umana di uno di quei nobili e maestosi animali.
E se da una parte non me la sento di confermare questi sospetti - poiche' nemmeno io ne ho certezza -, dall'altra non voglio nemmeno negare tutto. In primo luogo perche' non e' detto che sia tutto falso, mi piace pensare che invece sia vero. Ed in secondo luogo perche', scioccamente, sono felice che ora la gente mi veda come io abbia sempre voluto che mi vedesse. Come un Grifone imponente che veglia su di loro.
E non voglio distruggere questa loro credenza, forse perche' io per primo gioisco nel crederci.
Screeling.
Anche quella dello Screeling e' una questione spinosa, ed anch'essa si colloca a meta' tra il reale e il leggendario, seppur i dubbi in questo caso siano molti di meno, rimpiazzati da una tragica certezza. Lo Screeling esiste. E' assolutamente reale, ma e' al tempo stesso irreale, una creatura che sembra partorita direttamente da un osceno incubo. E' per questa ragione che una parte di me vuole ancora credere che sia tutta una grande illusione, anche quando e' palese che invece di illusorio non ci sia nulla. Ci ho avuto a che fare fin troppe volte per cavarmela con una spiegazione cosi' semplice, purtroppo.
Lo Screeling e' una feroce creatura mostruosa che mi perseguita da quando ho lasciato il mio villaggio. Non so chi o che cosa sia, non so cosa voglia da me, e non so da dove venga, anche se probabilmente e' stato rigurgitato dal piu' profondo degli inferni.
Ha la forma della grottesca parodia di un essere umano, ma e' provvisto di arti molto piu' lunghi e sottili che si diramano da un corpo quasi inesistente. In posizione eretta e' alto quasi tre metri, ma di norma si muove strisciando sulle quattro zampe, molto piu' velocemente. E' di costituzione scheletrica, non sembra nulla piu' che un mucchio d'ossa su cui e' stata attaccata della pelle nera. Non nera come quella di un elfo oscuro, nera come quella di una persona carbonizzata. La sua testa e' grande come quella di un uomo, ma somiglia piu' a un cranio rivestito di pelle, come il resto del suo corpo.
E' una bestia feroce e fuori controllo, non credo sia nemmeno provvista di piu' intelligenza di quella necessaria a scegliermi come sua vittima designata. Attacca in modo sconsiderato, ma assicurandosi di essere nelle giuste condizioni per trionfare, con due pugnali che brandisce con velocita' sorprendente, quasi invisibile ad occhio nudo. Ma, soprattutto, fa ricorso a potentissimi poteri oscuri, quali il dominio mentale e le illusioni in cui intrappola le sue vittime, riducendole in condizioni peggiori di quelle di un vegetale. La sua caratteristica e' quel verso acuto ed insopportabile che emette invece di parlare, un'ascensione infernale di suono che dilania i timpani e la mente stessa di chi lo ascolta.
La sua abilita' motoria e' vergognosamente elevata. Si sposta strisciando sulle quattro zampe, e, al momento di attaccare, scompare e riappare in modo inspiegabile, lasciando dietro di se' solo un alone di tenebra, come se si osservasse l'aria dietro la fiamma di una candela. Altrettanto elevato e' il suo potere difensivo, sembra essere invulnerabile ai normali attacchi. Quando viene colpito da una lama, sembra di aver urtato un blocco di pietra, e, solo dopo alcuni istanti, la spada scivola via dal suo corpo che parzialmente si muta in ombra, attraversandolo e lasciandolo illeso.
Ricordo bene ogni combattimento che ho dovuto affrontare con la mia nemesi. Non sono stati molti, solo dieci, ma ciascuno di essi e' stato peggio che combattere contro interi eserciti, per me. Ogni volta sono finito per essere ferito a morte, ma animato da quell'energia che mi e' sempre montata dentro proveniente da chissa' dove, che mi ha permesso di ferire lo Screeling costringendolo alla fuga. Credo sia questa la ragione per la quale la leggenda del Grifone e dello spirito guida non sia solo una favoletta, ma sia reale. Sia per l'energia che mi ha infuso in passato, sia per il fatto che quella bestia sembra perseguitarmi proprio per questa ragione.
Continuo tuttavia a non avere certezze in merito. L'unica cosa che so e' che non mi cogliera' mai impreparato, e mi trovera' sempre pronto ad accoglierlo sul filo della mia spada, se osera' levare la mano su di me o su qualcuno che amo. Con l'aiuto di Althea, e, forse, con quello dello spirito del Grifone, sara' rispedito nell'inferno da cui e' stato vomitato, prima o poi.
Acryl il Grifone · 3
Acryl · pubblicato il 2009-03-25
Testo storico conservato
I nemici.
Molti sono stati gli individui contro cui, in vita, mi sono dovuto scontrare. Persone d'ogni genere, anche le piu' insospettabili, compresi alcuni dei miei fratelli del fu Sacro Ordine. Ricordo ancora adesso tutti i loro nomi, ricordo tutto il male che hanno portato a me e a molta altra gente, ricordo il modo in cui sono entrati nel mio mondo, e tutti i miei tentativi per ricacciarli fuori da quest'ultimo.
Il primo e piu' importante tra essi e' stato senz'altro lo Screeling. Come gia' detto, ha continuato a perseguitarmi falciando sistematicamente tutti coloro che si sono frapposti tra me e lui. Non credo pero' di poter dire che fosse crudele. Non ha mai ucciso a casaccio, ma l'ha fatto solo per arrivare, infine, a me. Della ragione e' destino non avere mai la certezza, seppur abbia gia' avanzato delle ipotesi. La sua tenacia e le sue peculiarita' fanno di lui il nemico piu' pericoloso che abbia mai avuto, ne' e' la dimostrazione il fatto che sia ancora vivo e sulle mie tracce. E tuttavia non ho intenzione di vivere il resto dei miei giorni con il terrore che possa ricomparire. Quando lo fara' si trattera' solo dell'ennesimo faccia a faccia con la mia nemesi. Forse il nostro futuro e' quello di combatterci per sempre, finche' avremo vita. E quando la vita non l'avremo piu' spero che potremo riposare in pace, e che anche lui si ritirera' nell'abisso da cui proviene, smettendo di nuocere agli innocenti. Sempre se non saro' io a rispedircelo a forza, il cranio trafitto dalla mia lama.
Parlando di nemici meno ultraterreni invece, speciale menzione va fatta per Kahn il necromante. E' stato una spina nel fianco da quando mi sono unito ai Cavalieri, continuando a perpetrare diabolici piani ai danni dell'Ordine ed appestando le citta' della Federazione con la sua follia. Nemmeno l'esilio da parte dei Legislatori e' mai riuscito a frenare la sua dilagante pazzia risoltasi quasi sempre nello sfoggio di arti oscure e demoniache. Tutto cio' puntualmente non solo si ripercuoteva in danni diretti nei miei confronti ed in quelli dei Cavalieri, ma anche in danni secondari che ledevano i civili innocenti che abbiamo sempre tentato di proteggere, oltre ai nostri cari. Kahn era una persona priva di onore, disposta a tutto pur di arrivare dove voleva. E tuttavia dove volesse arrivare, nessuno l'ha mai saputo. Probabilmente la sua malvagita' gratuita era solo il frutto di una mente devastata e annichilita dalle energie oscure che padroneggiava, e il suo scopo era molto piu' alto di quello che era sotto gli occhi di tutti, per quanto fosse incomprensibile a chiunque non fosse lui. Incalcolabile e' il numero delle volte con cui mi sono scontrato con lui, a volte da solo, a volte con interi schieramenti al seguito di entrambi, e nessuna di quelle volte e' mai stata determinante per una vittoria di nessuno. O per meglio dire, le vittorie e le sconfitte ci sono state, ma l'ago della bilancia era veloce a pendere tanto da un lato quanto dall'altro. E sono proseguite fino allo scioglimento del Sacro Ordine, lo stesso momento in cui Kahn scomparve. Nessuno pare sapere che fine abbia fatto, ma e' probabile che fosse uno di quegli individui che ha bisogno di nemici, per sopravvivere. Venendo a mancare il Sacro Ordine, e' probabilmente venuta meno tutta la sua voglia di battersi. Spero ad ogni modo che abbia deciso di liberarci tutti dalla sua impura presenza.
E quando si dice che l'allievo supera sempre il suo maestro, non e' mai piu' vero come nel caso di Lilyantur, l'allievo di Kahn. E non parlo solamente dell'effettivo potere, sono ben altre le cose che rendevano Lilyantur un individuo esponenzialmente piu' pericoloso del suo maestro. In primo luogo non si puo' definire Lilyantur un essere completamente malvagio come nel caso di Kahn. Quella di Lilyantur era un'indefinibile mistura di follia, desiderio di competizione, megalomania e gli Dei soli sanno cos'altro. Tale miscuglio ha generato un individuo con la particolare caratteristica di essere lunatico e assolutamente imprevedibile. Da Kahn era facile capire cosa aspettarsi, ma Lilyantur e' sempre stato indecifrabile ai miei occhi. Una volta era tranquillo e sulle sue, ed il minuto successivo si prodigava in frasi degne del miglior oratore - o del peggiore - con l'unico scopo di far imbestialire il suo prossimo. E quello ancora successivo era capace di recarsi tramite l'ausilio della magia da qualcuno di molto prossimo alla sua vittima, tentando di farla a pezzi. Ed era impossibile dire dove finisse la sua follia innocua e dove cominciasse la sua smania di morte. Contrariamente a Kahn, che e' stato incontrato quasi per caso, il mio incontro con Lilyantur e la nostra rivalita' ha origini ben precise, che risalgono all'epoca del rapimento di Caedriel, di cui lui era il principale responsabile. Ed anche se e' stato grazie a lui che l'ho conosciuta, non c'e' mai stata una sola volta che me lo sia trovato davanti senza desiderare di farlo a pezzi, senza mai riuscire. Dal momento che le motivazioni che ci spingevano a combatterci a vicenda erano di genere molto piu' personale rispetto a quelle che ci avevano fatto muovere guerra a Kahn, spesso i nostri scontri si svolsero da soli uno contro l'altro risolvendosi quasi sempre nella sua fuga coperta dalle creature infernali che era in grado di richiamare a se.
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Mi riesce difficile, oggi, parlare dei miei vecchi nemici. Non li ho mai perdonati, ma l'odio nei loro confronti non mi appartiene piu'. Va specificato che, comunque, al tempo ne avrei sicuramente parlato diversamente di come sto facendo ora. Avrei parlato di loro come di erbe maligne nel giardino della vita che dovevano essere estirpate ad ogni costo per il male che avevano causato. Ma ora non piu'. Credo sia anche a causa della loro scomparsa. Non hanno piu' potuto fomentare la mia parte impulsiva, e questo e' stata almeno una cosa buona che e' derivata da loro.
Ma in ogni caso, anche Lilyantur scomparve senza che riuscissi mai a vedere il suo cadavere come prova del mio successo, seguendo le orme del suo maestro. Ma nel caso di Lilyantur, ancor meno che nel caso di Kahn, non riesco ad immaginare la ragione che l'abbia portato lontano dalla mia vita. Forse era semplicemente stanco di combattermi, forse ha sviluppato una sorta di perversa coscienza che gli ha fatto capire che il nostro astio non avrebbe mai potuto portare a nulla di buono. Comunque sia andata, sono felice che la sua presenza abbia smesso di vessare queste terre... Almeno, a quanto ne sappia io.
Nemico comune di tutto il Sacro Ordine, e in particolar modo mio e di Aral, fu Mijin, un drow tanto viscido e miserabile quanto privo di furbizia. Salvo sporadici casi in cui lo vedemmo schierato al fianco di Kahn e di Lilyantur, ha sempre agito da solo, scagliandosi contro di noi senza alcuna apparente ragione. Credo fosse proprio questo il motivo principale per attribuirgli poca furbizia. Gettarsi in una spericolata guerra contro il Sacro Ordine da solo e' stata una mossa che non avrebbe potuto che portarlo ad una giusta morte, quella in cui e' incorso dopo diversi anni di aspri conflitti. Misero essere vessato dalla stupidita', morire nel tentativo di eliminare il Sacro Ordine senza ragione. E tuttavia e' la prova che si raccoglie sempre cio' che si semina.
Pochi altri sono stati i miei nemici del passato, perlopiu' dei miserabili che hanno finito di essere una mia preoccupazione quando sono stati passati a fil di spada. Ma alle loro anime dedico oggi, da persona adulta, un requiem.
Ethelot, uno sciocco mitomane autoproclamatosi imperatore signore e dominatore di non ricordo piu' cosa. Ha avuto solo il tempo di levare la mano su Caedriel, prima che la mia preghiera si innalzasse agli Dei, implorandoli di essere miei silenziosi testimoni della giustizia che andavo a compiere. Cosi', al cospetto delle loro invisibili presenze, e nelle loro stesse aule, Ethelot ha smesso di essere un pericolo per gli innocenti, e la mia Caedriel e' stata vendicata.
E tanti altri insulsi esseri corrotti di cui non vale nemmeno la pena di ricordare il nome. Nemmeno un centinaio di loro messi insieme sarebbe stato come Kahn e Lilyantur.
Ed oggi... Speravo sinceramente di poter tenere per sempre questa spada nel fodero, ma sbagliavo. La corruzione striscia ancora per queste terre, meno potente di prima, ma sempre abbastanza per essere una tragedia. Naszedo e' il nome di colui che ha piu' volte levato la sua immonda mano sui miei nemici e sui miei fratelli. Tyreal e Sidkah sono solo un esempio di coloro che sono piu' vicini a me, ma sono certo che le sue atrocita' sono state compiute molte altre volte ai danni di persone innocenti. Ed io, Acryl del Grifone, mi impegno finche' avro' vita a tranciare ognuno dei suoi disgustosi tentacoli che si protenderanno verso i civili della Federazione, e verso chiunque sia degno del mio rispetto.
Pochi altri episodi simili sono accaduti. E sebbene l'incidente occorso a sir Tyreal abbia visto in gioco ben piu' d'una persona, sono al tempo stesso lieto di constatare che la parola degli altri aggressori sia stata mantenuta, e deluso dal vedere che la stupidita' senza limiti di quella bestia gli ha fatto infrangere il nostro patto. Ma io sono un Cavaliere. Non colpiro' loro, Nhyar, Flaminea, e Barak, fintanto che non si frapporranno fra noi e la giusta punizione che necessita un individuo spregevole ed inaffidabile come Naszedo. Con tutto il cuore, mi sincero di non dover macchiare il suolo anche con il loro sangue.
Gli amici.
Ovvero le persone che ricordo con assoluta gioia, tra quelle che hanno fatto parte della mia vita.
Le prime, oltre naturalmente a Jaelle e alla mia famiglia, sono i miei fratelli del Sacro Ordine.
Rahasia, un'elfa dalla personalita' tra le piu' misteriose ed affascinanti che abbia mai visto. Elfa di indubbia bonta', pari solo alla sua bellezza, ma gravata da un fardello che ne condiziona il carattere, rendendola chiusa nei confronti dei suoi stessi fratelli, spinta ad isolarsi. E pur affermando che lo fa per non metterci in pericolo coinvolgendoci nel suo passato, il mio cuore soffre assieme al suo, e l'unica cosa che vorrei sarebbe vedere un sorriso sulle sue labbra. Spero che col tempo, e col nostro aiuto se vorra' accettarlo, la sua anima trovera' la pace necessaria a renderla una portatrice di luce senza desiderio di martirio. Sebbene non l'abbia mai ammesso apertamente, credo che sia una delle persone a cui sono piu' affezionato in assoluto, in particolar modo da quando ci siamo ricongiunti. Non e' solo un banale istinto di protezione, e' il desiderio di renderla felice. E Nessuno osera' farle del male finche' saro' in vita.
Aral, uno dei miei fratelli scomparsi, ma un fratello con il quale avevo un legame di sangue molto piu' forte di qualsiasi altro. Aral ha sempre avuto delle idee molto affini alle mie, e' questa la ragione per cui si era creata un'intesa molto particolare tra noi. Insieme abbiamo eradicato cosi' tanti cuori impuri che non si possono contare, e, fuori dalle normali vesti di Cavalieri, siamo stati, prima d'ogni altra cosa, dei buoni amici. L'uno la spalla dell'altro in qualsiasi situazione, fintanto che siamo stati insieme non ci siamo mai sentiti soli, ed insieme abbiamo combattuto fianco a fianco in nome della luce e di tutto cio' che e' giusto. Grande e' stato il mio dolore nel sapere della sua scomparsa, e tuttavia non sono triste. Il ricordo di Aral e di cio' che e' stato per me vive nel mio cuore e gli dona la motivazione per andare avanti, perche' pensando a lui so che varra' sempre la pena combattere per qualcuno con il cuore puro.
Tyreal, la mia guida spirituale, da sempre, e a cui ho gia' accennato precedentemente. Il suo carisma e' stato fondamentale per me, ed ha fatto in modo che non perdessi la strada della luce. Oggi, ancora piu' di molti anni fa, nutro ancora per lui la stessa stima che si prova per un leader buono e giusto, ed ancor piu' di molti anni fa lo rispetto e rispetto la sua incrollabilita', e la sua tendenza a farsi carico di tutto cio' che accade, accumulandolo dentro di se' e combattendolo finche' ha energia in corpo.
Selereaethas, una delle persone piu' intelligenti e sagge con le quali abbia mai avuto a che fare. Le sue abilita', cosi' come i suoi trascorsi, mi sono sconosciuti, dal momento che anche lui probabilmente non gradisce rivangare nel suo passato. Eppure, nonostante l'alone di mistero e di riservatezza che lo avvolge, si sa di lui che si e' gettato anima e corpo nel tentativo di far risorgere la caduta Cetrim Aerys, ripopolandola con tutti gli appartenenti alla sua stirpe elfica che tanto ama. E' stato da sempre il Cavaliere piu' diplomatico di cui disponiamo, e ben piu' d'una volta le sue doti oratorie si sono dimostrate un'arma ben piu' micidiale della spada che con grazia brandisce. Pur senza aver mai stabilito con lui un legame abbastanza profondo, e' un individuo dal cuore puro e che merita tutto il mio rispetto. La mia spada e la mia vita sono anche al suo servizio.
Ed anche al di fuori dell'Ordine ho avuto modo di incontrare persone splendide. Sidkah, un giovane uomo che ha preso a cuore l'aggressione di Naszedo e Barak ai danni di sir Tyreal, e che senza domandare nulla in cambio ha messo la sua spada al servizio della luce e della giustizia. A lui va il mio rispetto, ed a lui va la riconoscenza di tutto l'Ordine delle Folgori.
Ed Ealstan, un uomo che non ho ancora avuto modo di conoscere bene, ma che non ha esitato ad aiutarmi nel momento del bisogno, e che e' stato, forse suo malgrado, coinvolto nella mia lunga ed estenuante ricostruzione della profezia sull'abbandono delle divinita'. L'ho osservato combattere, durante uno dei nostri viaggi che abbiamo compiuto insieme, e la sua maestria nell'uso della spada e' pari soltanto alla sua cortese riservatezza. Mi auguro di riuscire a conoscerlo meglio, un giorno o l'altro. So che il suo e' un cuore dall'animo nobile e generoso, anche se non saprei dire perche' con certezza. E' solo un'impressione della quale sento di potermi fidare.
Maturita'.
Mi sono reso conto di aver raggiunto la maturita' a cui ho sempre anelato solo nel momento in cui i Cavalieri si sono riformati, sotto il nome di Cavalieri delle Sacre Effigi, e sotto lo stendardo dell'Ordine delle Folgori Celesti.
Ho scoperto di essere una persona nuova. Sono passati cosi' tanti anni, nei quali ho avuto modo di riflettere a mente fredda su chi sono e su colui che voglio diventare. Su cio' che voglio fare nel tempo che mi resta prima di ritornare alla terra che mi ha generato.
Ed ho deciso che la mia nuova vita nell'Ordine non sara' piu' votata all'istintivo massacro dei cuori malvagi. Sara' una vita che dedichero' ai deboli e agli innocenti, una vita in cui il mio corpo e la mia anima saranno lo scudo di chi non puo' difendersi. Sara' una vita che condurro' con umilta' prima di qualsiasi altra cosa.
E con i miei compagni, in nome della luce che l'Ordine delle Folgori rappresenta, faro' risorgere il Grifone, ed il suo possente ruggito risuonera' per Therial attanagliando i cuori impuri e risollevando gli animi dei deboli.
Io saro' la loro spada.