[[ARCHIVE_OPEN_SIZE:18]][[ARCHIVE_OPEN_COLOR:darkred]][[ARCHIVE_OPEN_I]]Infanzia.[[ARCHIVE_CLOSE_I]][[ARCHIVE_CLOSE_COLOR]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]] Mi chiamo Acryl. Sono nato quasi quarant'anni fa in un piccolo villaggio poco lontano da Kyrandor, un luogo che tuttora ricordo con gioia a distanza di cosi' tanto tempo, un luogo che offriva una percezione totalmente offuscata di altre realta' che avrei avuto ben modo di conoscere in futuro. Eravamo persone semplici, vivevamo in un un piccolo regime autarchico in miniatura, mantenendoci soltanto con quel che i nostri campi producevano, e con quello che la foresta a poche ore di cammino ci offriva. Non ci mancava nulla: frutta e verdura, cereali in abbondanza, patate, e rare volte bestiame da allevamento e selvaggina. Come e' facile immaginare, tuttavia, presto avemmo bisogno di piu', e cominciammo a commerciare con Kyrandor, offrendo i nostri prodotti in cui ci eravamo, piu' per passione che non per reale voglia di venderli, specializzati. Mia madre ed altre donne del villaggio erano ottime conciatrici e ricamatrici, sapevano tessere splendidamente e ricavare fine stoffa dai piu' grezzi materiali ci fossero. Il padre di Jaelle invece aveva il pallino della forgia. Era un fabbro di indiscussa bravura, certo non uno dei migliori al mondo, ma se le sue armi trovavano sempre qualche compratore a Kyrandor un motivo c'era di sicuro. Per quanto riguarda me invece, ho trascorso un'infanzia piuttosto anonima. Passavo la maggior parte del mio tempo con mio padre, dandogli una mano con il suo piccolo fazzoletto di terra e accompagnandolo a Kyrandor nel periodo in cui cominciammo a intrattenere rapporti commerciali con i cittadini. Il resto del tempo lo trascorrevo con Jaelle. E' grazie ad entrambi che gia' in tenera eta' cominciai a mostrare un vivo interesse per l'arte della spada. Se da una parte a Jaelle era gia' stato instillato questo genere di passione da parte del padre molto prima che succedesse a me, dall'altra mio padre non mancava mai di affascinarmi con alcune delle storie che aveva sentito in vita. Storie magnifiche che parlavano di grandi eroi, di potenti guerrieri e di temibili incantatori, delle eterne guerre tra fazioni che dilaniavano queste terre, del male che vi strisciava e dei pochi che si opponevano seguendo il sentiero della luce. Non ci volle molto prima che il mio interesse diventasse reale, e che il padre di Jaelle mi facesse omaggio di una delle sue spade. E cominciai a maneggiarla, un po' per gioco e un po' perche' forse volevo essere qualcuno di quegli eroi di cui mi raccontava mio padre, qualcuno di cui la gente avrebbe parlato con rispetto e con un sorriso sulle labbra. Niente piu' che sciocchi sogni ad occhi aperti di un bambino con in mano una spada troppo grande per lui, ma che tutto sommato non hanno mai smesso di farlo sperare. Piu' crescevo e piu' mio padre invecchiava. Invecchiando, aveva sempre meno bisogno di me, preferendo limitare i suoi sforzi e affidandosi maggiormente ai commerci, di conseguenza avevo sempre piu' tempo libero. Tempo che passavo quasi esclusivamente a tirare di spada con Jaelle e con suo padre, che insegno' anche a me le basi del combattimento, per quanto poco potesse saperne un fabbro. Ero ben consapevole di non essere abile, persino Jaelle dimostrava di possedere una tecnica piu' raffinata rispetto alla mia, ma ero altrettanto consapevole di essere giovane e di avere un mucchio di tempo davanti a me per migliorare. La mia tranquilla infanzia fini' un bel giorno in cui avevo appena sedici anni, giorno che arrivo' assieme alla mia decisione di trasferirmi con Jaelle a Kyrandor. Ero stato molto felice li' con loro, ma quello era un mondo troppo piccolo per me, ed io avevo uno spirito non comune che mi animava e mi guidava. Volevo andare a vivere in citta' e mettere in gioco quel che avevo imparato, sfruttare i miei talenti, prendere coscienza della realta' al di fuori di quel piccolo villaggio ed osservarla dall'interno, in un modo piu' globale che mi avrebbe permesso di comprenderla meglio. Questo dissi ai miei genitori. E loro, sorridendo, mi augurarono ogni bene. Sebbene non l'abbiano mai confessato apertamente, so che loro per primi mi conoscevano meglio di chiunque altro, e sapevano che avrei avuto successo in qualsiasi cosa avessi deciso di fare, e che me la sarei cavata egregiamente in qualsiasi situazione fossi finito. Lo sapevo anch'io. E con il cuore pieno di entusiasmo partii assieme a Jaelle, lasciando la mia casa e la mia gente con la silenziosa promessa che sarei tornato da loro, e che non li avrei mai lasciati del tutto soli. [[ARCHIVE_OPEN_SIZE:18]][[ARCHIVE_OPEN_COLOR:darkred]][[ARCHIVE_OPEN_I]]Gioventu'.[[ARCHIVE_CLOSE_I]][[ARCHIVE_CLOSE_COLOR]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]] Quando guardo al passato, ripercorrendo minuziosamente la mia vita, questo e' certo il periodo di quest'ultima che piu' volentieri cambierei, se potessi. Lo dico senza remore, nonostante sia ben consapevole che senza errori non si giunga alla maturita' e alla saggezza che ogni uomo ricerca. La mia adolescenza e' un periodo segnato in profondita' da molti avvenimenti, primo fra tutti quello che si colloca proprio all'inizio di essa, ovvero l'essere venuto a vivere in Kyrandor, in una metropoli piena di gente, governata da individui che ne detengono l'assoluto controllo, con una multiculturalita' e una tolleranza razziale che mi ha sempre lasciato perplesso, e che mi lasciava perplesso ancor di piu' quand'avevo vent'anni di meno. Sono bastati pochi giorni a Kyrandor per rendermi conto con orrore che era infestata da un disgustoso marciume che si covava nelle sue vie piu' oscure, un tumore che dall'interno divora una persona lasciando il suo aspetto fisico intatto. Omicidi, prostituzione, poverta', necromanzia. Tutto cio' che di piu' bieco ed abominevole esista, sotto gli occhi di tutti, e nessuno sembrava accorgersene. Il mio cuore urlava allo scandalo, ed al tempo non fui mai abbastanza saggio da soffocare le sue urla ed agire con saggezza. Urlava troppo forte, e scatenava il mio essere piu' impulsivo. Non riesco a ricordare quante volte io abbia fatto ritorno nella stanza che condividevo con Jaelle pieno di ferite, massacrato di botte per aver tentato di difendere ora un uomo rapinato, ora una donna molestata. E ciascuna delle lacrime che versavo conteneva una tacita promessa, la promessa che prima o poi avrei estirpato quella feccia da Therial. Erano emozioni forti ed incontrollabili quelle che provavo. Emozioni che facevano fremere ogni fibra del mio corpo, intensificate dalla frustrazione che derivava dalla mia debolezza e dalla mia incapacita' di ridurre a brandelli un aggressore. Tutt'oggi non credo pero' che fossero emozioni totalmente negative, seppur fin troppo estreme. Avevo, concettualmente, gia' individuato il fulcro del problema ed una sua possibile soluzione. E cosi' trascorrevano i nostri giorni. Io e Jaelle eravamo praticamente inseparabili, non solo ci allenavamo ogni giorno, migliorandoci a vicenda e acquistando sempre piu' abilita' nell'arte della spada, ma andavamo anche a compiere delle missioni che i comuni avventurieri non si abbassavano a fare e che i comuni cittadini non potevano. Erano missioni di modesta entita', cui il sindaco assegnava come ricompensa qualche moneta d'oro, e che consistevano perlopiu' nel massacrare goblin e coboldi che si avvicinavano troppo ai cancelli di Kyrandor, o che uccidevano il bestiame di chi viveva fuori le mura mantenendosi con agricoltura ed allevamento. Nulla di eroico, ma tanto ci bastava per continuare a mangiare e dormire, e il loro tempo di completamento relativamente breve ci dava l'opportunita' di allenarci di piu'. Non si poteva certo dire che fossimo degli spadaccini di prim'ordine, noi due. La nostra era una tecnica basilare e con tutta probabilita' universalmente diffusa. Nessuno stile particolare o personalizzato, solo conoscenze che potrebbero esser definite accademiche, e tuttavia non ce la cavavamo affatto male. Ma come tutte le cose nella vita, anche il mio aumento di potenza aveva un rovescio della medaglia. Nonostante fossi animato dalle migliori intenzioni e dalla voglia di poter aiutare quelle persone, la furia prendeva il sopravvento rendendomi una persona estremamente irruenta. Ero ossessionato dagli individui maligni in ogni momento della giornata, volevo vederli tutti morti in favore di un bene superiore. E piu' diventavo abile nel maneggiare la spada, piu' la mia consapevolezza di poter fare a pezzi quei cuori impuri si trasformava in aggressivita' e spavalderia. Non ero piu' la stessa persona di prima. Jaelle si allontano' sempre di piu' da me, spaventata dai miei cambiamenti di personalita', senza capire che era solo la pace che ricercavo. Continuava a scivolarmi dalle mani come se tenessi nel pugno della sabbia. Ed infine, dopo cinque anni trascorsi insieme da soli, da quando eravamo giunti a Kyrandor, le nostre strade si divisero definitivamente. Se ne ando' ad Ofcol, lasciando che affrontassi da solo quella sete di sangue che mi consumava. Ebbi fortuna. Trovai il modo di perseguire i miei scopi senza che la mia strada sbandasse, senza che perdessi di vista il fine ultimo che mi prefissavo, un fine ultimo non solo mio, ma comune a piu' d'una persona. Ebbi fortuna ed incontrai i Cavalieri. [[ARCHIVE_OPEN_SIZE:18]][[ARCHIVE_OPEN_COLOR:darkred]][[ARCHIVE_OPEN_I]]Il Sacro Ordine.[[ARCHIVE_CLOSE_I]][[ARCHIVE_CLOSE_COLOR]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]] Tyreal. Cosi' imponente, cosi' maestoso, cosi' autoritario, e, ben piu' importante, cosi' buono. Un paladino di cui nessuno, nemmeno io che da lui sono stato chiamato "amico", ha mai visto il volto. Un paladino che porta con se' segreti inconfessabili, un paladino che ha dedicato la sua vita all'espiazione dei peccati che ha commesso in passato, cercando rifugio nella luce di Chastil. Tyreal, questo il nome del cavaliere del Sacro Ordine che ho incontrato. Il nostro incontro avvenne casualmente, nonostante io avessi gia' cercato di contattare l'Ordine prima di quel giorno. Ma quel mattino piovoso, quando io incontrai lui e lui incontro' me, non sapevamo nulla l'uno dell'altro. Parlammo. E piu' lui parlava, piu' io ero affascinato dal suo carisma e dalla sua esperienza che facevano di lui la guida spirituale che disperatamente cercavo. Non fu facile per lui accettarmi com'ero, ossessionato dalla mia missione di eradicare il male ovunque si nascondesse, ma seppe guardare oltre e lo fece. Da quel momento ebbe inizio il mio lungo cammino per diventare finalmente un cavaliere. Fu un cammino costellato di difficolta', di delusioni, in cui dovetti far fronte ad una realta' ancor piu' cruda di quella che avevo conosciuto. La situazione che la luce si trovava a fronteggiare era davvero disperata, e necessitava di tutto l'aiuto possibile. Sfortunatamente la verita' mostratami da Tyreal ebbe l'effetto controproducente di intensificare il mio fervore che sempre piu' di frequente guidava la mia lama. Eppure anche cosi', imperfetto, niente piu' che un uomo, il mio cuore venne riconosciuto puro ed i miei ideali degni di essere condivisi. Dopo essere stato seguito dal Cavaliere per piu' di un anno, durante il quale ebbe modo non solo di insegnarmi la via della luce ma anche di migliorare le mie tecniche di combattimento, egli decise che ero degno di unirmi alla causa del Sacro Ordine, e vi fui accolto con gioia. Al castello dei Cavalieri di Gerighelm trascorsi gran parte degli anni che seguirono. Vissi momenti splendidi, e ne vissi altri in cui versai lacrime amare. Ma combattevo, insieme a quelle persone che avranno sempre un posto speciale nel mio cuore e nei miei ricordi. Combattevamo insieme per la luce, per un mondo migliore, per un mondo in cui l'alba avrebbe finalmente spazzato via le tenebre. Anno dopo anno dopo anno, finche' il Sacro Ordine si sciolse. All'inizio fu un dramma. Un dramma causato in parte anche da me e dal mio temperamento che nel corso degli anni non si era affievolito, e che anzi spalleggiato da una nuova forza, da compagni sempre pronti a sostenermi, aveva trovato perfetto sfogo nelle nostre ronde, nella nostra caccia ai criminali, nell'estirpazione del maligno. Un dramma che si consumo' per questioni interne dell'ordine, a causa di molte divergenze di opinioni sul modo in cui stessimo portando avanti la nostra crociata, e che sfocio' piu' di una volta nel sangue dei nostri stessi fratelli. Quello era il segno imprescindibile che ormai eravamo allo sbando. L'ultima speranza di Therial svaniva cosi', come svanisce la luce di un fulmine nella notte. Nonostante i nostri successi, ed i traguardi raggiunti, io e i miei fratelli ci separammo, ed fummo di nuovo uomini soli che tentavano di portare avanti la loro battaglia contro le tenebre. Cosi' fu per lunghissimi anni, prima della nostra ricongiunzione. Ma questo fa parte della maturita', del termine ultimo della crescita spirituale di un uomo, della fine della mia personale crescita spirituale. E' un argomento importante, e sara' affrontato in seguito. [[ARCHIVE_OPEN_SIZE:18]][[ARCHIVE_OPEN_COLOR:darkred]][[ARCHIVE_OPEN_I]]Gli amori.[[ARCHIVE_CLOSE_I]][[ARCHIVE_CLOSE_COLOR]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]] Ho sempre fatto dell'amore quasi una ragione di vita, ne e' la dimostrazione la mia fede in Aelistea durante la mia adolescenza. Due sono le donne che hanno lasciato nel mio cuore un segno indelebile, con le quali ho passato davvero i momenti piu' felici di tutta la mia vita. Due donne, nessuna delle quali potro' mai scordare, nessuna delle quali potro' ricordare senza un sorriso sulle labbra. Jaelle e' stato il mio primo amore. Potra' sembrare immensamente sciocco, potra' sembrare solo l'infatuazione di un bambino, ma non e' cosi'. Credo di aver amato Jaelle sin dal primo momento che l'ho vista. Eravamo sempre insieme quando eravamo piccoli, e siamo rimasti insieme anche una volta cresciuti, prima del suo distacco naturalmente. Mi e' sempre piaciuto tutto di lei. Non solo era molto bella, ma aveva anche un carattere rozzo e ingenuo, essendo cresciuta senza la madre. Non piaceva a nessuno il suo carattere rozzo ed il modo in cui ruttasse dopo aver mangiato, eppure non l'avrei mai voluta diversa da com'era. Nonostante tutto, era una persona solare e piena di energia, di entusiasmo, e la sua ingenuita' la portava ad emozionarsi e ad essere felice per le piu' piccole cose che sfuggono all'occhio troppo attento della maggior parte della gente. Era questo che piu' amavo di lei, aveva sempre una buona ragione per essere felice. Lei stessa ne era perfettamente consapevole, ma non le importava. Fosse una nuova spada, una giornata di sole o un fiore che sbocciava tra i sassi, lei era semplicemente contenta. Sarei rimasto per ore a guardarla mentre sorrideva. Non so dire se non abbia mai capito i miei sentimenti nei suoi confronti, o se li abbia deliberatamente ignorati. Sta di fatto che il mio amore per lei non si e' mai concretizzato, e sebbene mi abbia sempre lasciato una strana amarezza, non mi ha mai intristito. La amavo, e questo per me era tutto, indipendentemente da cio' che pensasse lei. E' sempre stata gentile con me, persino quando mi ha abbandonato, e cio' mi bastava. Non mi ha mai negato la possibilita' di amarla, fino all'ultimo, e sono stato felice di poterlo fare. Ed infine c'e' stata Caedriel, un'elfa che incontrai nel peggiore dei momenti. Le sue grida d'aiuto risuonarono per la terra d'ombra, ed io accorsi da lei. Era in balia di tre rapitori, che sono successivamente diventati nemici ancestrali di noi Cavalieri. In quel momento pero' ero da solo, e fu gia' una fortunata coincidenza che io mi trovassi li' in quel momento, riuscendo ad arrivare in tempo prima che le fosse fatto del male. Li costrinsi a lasciarla andare, dissi loro che non aveva fatto nulla di male, e loro, senza causarmi eccessiva sorpresa, accettarono. Un cavaliere del Sacro Ordine era una preda decisamente piu' appetibile di un'anonima elfa. Lei fuggi', ed io cominciai a difendermi dagli attacchi combinati di tutti e tre. Nonostante la mia abilita' avesse raggiunto livelli considerevoli, non potevo resistere loro per molto. Ebbero ragione di me dopo aver riportato gravi danni, e mi lasciarono ferito a morte in balia delle creature del sottosuolo. Ebbi fortuna a non essere ucciso e depredato dai razziatori della terra d'ombra, poiche' dopo appena un minuto sopraggiunse un gruppo di avventurieri che riusci' a tirarmi fuori da quel posto terrificante. Ed il mio primo pensiero quando mi fui risvegliato ando' all'elfa prima ancora che ai miei salvatori. La rincontrai dopo qualche giorno. Mi cerco' per ringraziarmi, trovandomi ancora ferito al castello. Era di una bellezza squisita, ed anche lei come Jaelle aveva dalla sua parte quell'ingenuita' e quell'innocenza che la rendevano una persona dolce e solare. Ma il fatto di essere elfa la rendeva, per forza di cose, molto diversa da Jaelle nel carattere, che nel suo caso era molto piu' tranquillo, cosi' tanto che emanava delicatezza da ogni suo gesto. Lei ricambio' il mio amore. Passammo dei momenti felici insieme, nonostante il mio ardore per la causa dei cavalieri fosse ben lontano dall'estinguersi. Avremmo potuto essere felici per sempre, se Tricksty non l'avesse portata via. Dopo tre anni passati insieme, contrasse una malattia tipicamente umana, cui la sua debole costituzione non seppe opporre resistenza. Si spense tra le mie braccia dopo quattro giorni di tormenti. Non credevo che sarei piu' uscito dall'abisso in cui ero sprofondato dopo la sua morte, un abisso in cui combattevo giorno dopo giorno con ferocia inaudita contro la tenebra che sempre di piu' minacciava di strapparmi tutto cio' che avevo di piu' caro. Ma fortunatamente ce l'avrei fatta.