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Le notti del ciliegio

Taira

In una sera di neve, una donna getta una pergamena nel fuoco della locanda. Le parole salvate dalle fiamme e la voce del Nero Saio intrecciano il ricordo di Taira, l’amore e il dolore di ciò che sembra perduto.

Il Repertorio del Bardo
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Testi e testimonianze conservati nell’ordine di pubblicazione. Le date del forum non vengono convertite in date delle Ere di Therial.

Taira, treccia rossa e kimono nero, custodisce una pergamena accanto al fuoco.
Interpretazione artistica · Il ritratto e le fonti
Therial · Le Leggende✦
Indice del volume
  1. Le notti del ciliegio
  2. La voce di Il Nero Saio
  3. Fonti e attribuzioni

Le notti del ciliegio

Taira · pubblicato il 2006-01-15

Testo storico conservato

LE NOTTI DEL CILIEGIO

Una spessa coltre di neve, soffice e bianca come farina, ricopre le vie, le piazze, gli alberi, i tetti… Il freddo di questa sera mi sferza la pelle e mi penetra nelle ossa, una lama sottile che mi taglia senza ferirmi… Spingo la porta in legno scuro della locanda, anche se la mano non sente la forma della maniglia… Nessuno fa caso al mio ingresso: né i numerosi viandanti che siedono ai tavoli bevendo vino caldo, né il bardo che li allieta con le note di un flauto soave… Solo il grande caminetto nell’angolo mi accoglie scoppiettando di gioia e mi fa dono del suo dolce tepore.

Una donna di rara bellezza, con i lunghi capelli rossi raccolti in una treccia e gli occhi azzurri più profondi e tristi che io abbia mai visto, è in piedi accanto al fuocoé Forse sta aspettando che il suo bel kimono di seta nera si asciughi del tuttoé Con un gesto improvviso, mentre quegli occhi di mare si riempiono di lacrime che scintillano alla luce del camino, la donna estrae dal fodero della spada una pergamena arrotolata e la getta nel fuocoé Si volta ed esce dalla locanda, cercando di non correre per non farsi notare.

Un impulso irresistibile muove la mia mano, e afferro la pergamena prima che le fiamme la divorino… Mi siedo su un piccolo sgabello un po’ in disparte e la srotolo: è un po’ bruciacchiata, ma riesco a leggere quasi tuttoé

ÒNon so perché sto scrivendo questa storia… Non voglio che si sappia… la brucerò… maé. Ho bisogno di scrivere… di raccontarmela un’ultima volta… Devo capire… o non potrò… Ricordo tutto vagamente… Sembra che ogni gesto, ogni emozione sia sepolta nel mio animo, ed è doloroso e faticoso far riemergere i ricordi.

Non so perché mi trovassi lì, ma ricordo chiaramente le colonne del portico, il profumo inebriante dei gelsomini, l’odore dolciastro dell’incenso… Ricordoé il viso di Danae, la vestale del tempio di Aelistea: mi guardava fisso negli occhi, mi teneva una mano sulla fronte, e sembrava molto preoccupata, quasi sconvolta. Ma perché? Io non sentivo alcun dolore, non stavo male! Io provavo solo un… infinito… incolmabile senso di vuoto e di solitudine… Accanto a lei c’era… sì… credo fosse Armilan, una giovane donna che avevo conosciuto da poco. Stava compiendo strani gesti girando attorno a me, forse un rito o una preghiera: mormorava arcane paroleé formule… e disponeva delle pietre lucenti accanto al mio corpo. Mi appese al collo il suo ciondolo… Danae le parlava concitata; pronunciò una parola… forse un nome… non riesco a ricordare… ma quel senso di vuoto divenne un baratro, ed io precipitai in una tenebra senza fine, lontano da loro, lontano da Ustriel.

Mi gira la testa, e mille immagini mi scorrono sfuocate davanti agli occhi mentre sprofondo nei ricordié

Ero stesa su un giaciglio di fiori; sì; fiori di ciliegio! Ne riconoscevo il profumo, e sentivo che quel luogo mi era familiare… Il mio kimono era madido di sudore, ero scossa da violenti brividi, mi scoppiava la testa! Credo di aver impiegato minuti, forse ore per trovare la forza di aprire gli occhi… Drekkar! Il mio caro, insostituibile amico Drekkar… era lì, seduto accanto a me, e mi teneva la mano, mi chiamava… Io volevo rispondergli, lo volevo con tutta me stessa, ma le mie labbra pronunciavano altre paroleé un altro nome… Brividi…. Lacrime… Buio e diamanti di luceé e tutto intorno era una girandola vorticosa, impazzita! “Odio, disprezzo, delusione!” Queste parole riecheggiavano nei miei pensieri, e tuonavano più forti del sibilo del vento nei giorni di tempesta. Smettere, fatele smettere!

E c’era anche lui, sì, l’uomo che amo da sempreé Potevo sentire il calore del suo abbraccio, potevo vedere le lacrime nei suoi occhi disperati… Ma perché? Perché? Io non provavo dolore, io volevo… solo andarmene in pace… Mi ha preso la mano con la dolcezza di una madre, e ha serrato le mie dita sull’elsa di una splendida, scintillante katana. “è tua, l’ho costruita io… L’ho forgiata con tutto l’amore che provo per te!” Per un lunghissimo attimo ho sentito il sangue scorrermi di nuovo nelle vene; un calore, un fuoco mi ardeva dentro, come un campo di forza che mi attirava verso quella spada, quell’abbraccio… Ma non era lei, non era la mia spada!

La mia Giusver non era al mio fianco… non c’era! Dov’era! Come avevo potuto perderla! O… forse… me l’avevano rubata? Dovevo riprenderla… riaverla… dovevo!

Forse stavo urlando, forse stavo cercando di alzarmi… Le sue vigorose braccia mi hanno trattenuta sul giaciglio, e altre voci bisbigliavano: “Sssst, sssst, taci…Sta ferma…”… Un sipario nero ha offuscato l’orizzonte, e le gelide dita di Tricksty mi sospingevano nel minaccioso gorgo del nullaé

Nel buio si stagliava solo la figura di Armilan accasciata al suolo, pallida; sopra di lei volteggiava un demone dalle enormi ali nere e con lunghi artigli ricurvi… Fendeva l’aria con la sua coda fetida, e la sua voce profonda, maligna scuoteva il silenzio della mia anima sibilando parole di morteé

Voci, grida… Lui che impugna la katana e si para di fronte al demone… e il demone che vola accanto a Danae… “Nooooooo!” Un solo urlo, disperato…. Solo questo ho potuto per i miei amici, prima che il vortice mi risucchiasse nuovamente…

Nella mia mente solo tenebra… il gelido nullaé Fra le dita il desiderio struggente della mia spada! E nei miei occhi calde lacrime, ma non so se le ho piante davvero, o se mi sono rimaste dentro per annegarmi l’anima…

Eppure qualcosa era rimasto… giù in fondo… oltre la tenebra… oltre la morteé Qualcosa di cui io nemmeno sospettavo l’esistenza era ancora vivo, pulsante… é a quella scintilla, a quell’emozione che si sono aggrappate le sue braccia!

D’improvviso mi sentivo fluttuare, leggera e libera, come l’aquilone di un bambino; le mani del vento mi sorreggevano e non ho più paura… La voce del vento sussurrava il mio nome, ed io la conoscevo, la seguivo con fiducia come mille altre volte…

Nel globo di luce che abbaglò i miei occhi ho distinto il viso di… il viso del ventoé

Mi stringeva a sé e non avevo più freddo.. Mi parlava dolcemente: ÒTi.. voglio bene”… e non ho temuto più il nullaé

Il Vento aveva colto per me il mitico fiore della Doratea e lo faceva danzare davanti ai miei occhi… “Esprimi il tuo desiderio! Esprimilo ora!” Il battito d’ali di una fata era la musica alle sue parole, ed eccoé sgorgava dal mio cuore… dalla mente.. nelle labbra la forza di chiamarla: “Giusver, io desidero la mia Giusver!”

Il buio si andava dissolvendo come il fumo della nebbia mattutina… Fra le mani stringevo finalmente la mia spada, la mia anima, colei che può darmi la vita e la morteé Sì, la mia Giusver, con quella piccola fenice incisa sull’elsa…

Nel mio cuore prorompeva un infinito senso di pace, e da quell’istante ho saputo che appartiene a loro, a tutti loroé L’uomo che amo, i miei amici, Giusver, le sacre Fenici, la Doratea… La mia anima però… quella noé La mia anima è e sarà per sempre del Ventoé

Mi alzo lentamente, con gli occhi lucidi e il cuore in tumulto per la vibrante passione di quella donna… Mi avvicino al bardo e, senza interrompere la sua musica, gli poggio accanto la pergamena: “Messere, per amore di Aelistea, fate che questa meravigliosa storia d’amore non si dimentichi per l’eternità”.

[1] Le notti del ciliegio · messaggio 74774

La voce di Il Nero Saio

Il Nero Saio · pubblicato il 2006-01-29

Testo storico conservato

*Qualcuno si fa largo tra i tavoli avvolti nella semioscurità, rischiarata lievemente dalle guizzanti fiammelle appena rinnovate del camino. Si siede ,solitario e lontano da tutti, ordinando prima a mezzavoce una tazza di The fumante, costantemente coperto dal suo lungo mantello nero, che gli ricopre la testa con il grande cappuccio. Sorseggia lentamente, pensieroso e quasi affranto, ma chi potrebbe mai dirlo, celato com'è nelle sue vesti? Il profondo respiro si arresta appena egli ode il bardo intonare una breve ma intensa storia, come di rado gli era capitato di sentirne... Ascolta, rapito, con la tazzina sollevata a mezz'aria, posandola delicatamente sul tavolo una volta terminato il poema. Se fossimo Dei, resisteremmo dall'intrufolarci nella sua mente, per comprendere di qual fatta siano i suoi pensieri, ora? Probabilmente no... La curiosità ci spingerebbe, e come Dei lasciamoci ora guidare da essa, osservando, muti come uomo la cui lingua è stata strappata... Seguitemi quindi negli anfratti della memoria di costui... Forse saremmo capaci di trovare alcune risposte alle domande che ora spuntano, ad una ad una, come stelle durante il tramonto...*

___________________________________________________ ...Conosco costei... Non meglio di molti, non avrei mai questa pretesa, dopo quello che stasera ho udito... La trovai un giorno, a Kyrandor, passeggiare lungo la banchina sul bordo del fiume. Fummo lesti a stringere amicizia, pareva che su molti aspetti della vita ci intendessimo alla perfezione... Tanto che potei aiutarla a rifuggere dal suo stato di smarrimento interiore nel quale era caduta... Non gli chiesi come fosse arrivata a toccare quasi il fondo della propria anima, mi limitai ad aiutarla, offrendole il braccio, entrambi quando potevo farne a meno, come cerco di fare tutt'ora... Lo stato in cui versava fino a pochi mesi fa... Era terribile, e per molto tempo temetti che l'avrei persa, avrei perso la sua amicizia e il suo sorriso, e Kensun stesso sarebbe precipitato con lei... Nessuno di noi potè far nulla, e nemmeno venire a patti con le Forze del Male servì a qualcosa... Poi, arrivò Lui. Il suo turbamento davanti al corpo dormiente, sull'orlo del baratro, di lei non mi fu subito palese... Ma mentre Kensun ricercava nella magia Nera la soluzione, Lui lasciò calare la dura maschera che aveva in volto. Io osservavo, tra le fronde inebrianti del ciliegio, nascosto dai fiori e dai rametti, confondendomi con facilità... Un atteggiamento che molti direbbero non essermi proprio, e che nemmeno io apprezzai in quel momento... Ma dovevo sapere, e vedere che cosa Lui avesse in mente... Si ripresentò al ciliegio poche volte, tutte sotto il mio attento controllo, tranne l'ultima, che riuscii solo a percepire, in lontananza, mentre il giorno andava affievolendosi, e la mia speranza con esso... Le stelle mi illuminavano appena la via, e io brancolavo con la mia piccola fiaccola sul sentiero... Il tempo in cui non avrei più avuto bisogno di luce non era ancora giunto... Poi, lo sentii. Un amore incredibile si dipanava nella fredda notte. Corsi al ciliegio, dove quel sentimento mi pareva più intenso... L'avevo posta sotto uno stretto controllo mentale, nel caso in cui ci fosse stato bisogno del mio aiuto... Mi aggirai silenziosamente attorno all'albero, restandone alla base e tendendo l'orecchio alle flebili voci che provenivano dai rami. E sentii la Sua voce, e la voce della Spadaccina, fondersi come se fosse stato un'unico suono. Gioia e Dolore profusero dal mio cuore... Gioia per il suo risveglio, tanto atteso... Dolore per qualcun altro che in quel momento avrebbe dovuto essere laggiù, come tante altre volte in seguito... Nessuno dei due mi pareva veramente cosciente di che cosa provasse per l'altro... Kensun... dovevo trovarlo... Mai gli avrei detto che cosa avevo udito, quella notte... Ma molto lo ercai, e ancora lo cerco, per aprirgli gli occhi. Presto avrebbe perso chi ama, se le sue attenzioni verso di lei fossero state sempre dello stesso stampo. Aveva trovato qualcuno che ancora non sapeva di amare in maniera molto diversa del modo in cui c'è amore tra Maestro e Allievo... Lui era l'incarnazione, pur nella sua testardaggine, dei principi nei quali ella crede e credeva... L'avrei aiutata molte volte, in seguito, a cercare di comprendere che cosa realmente provasse... Da questa sera i miei sospetti hanno ferma conferma, purtroppo o per fortuna solo il Fato lo potrebbe rivelare... Il mio braccio sarà sempre teso nella sua direzione, soprattutto ora che sono io a dover interpretare il ruolo dell' Allievo. Nessun doppio senso nele mie parole, con quanto ho detto precedentemente... Solo semplice constatazione... Mi dileguai velocemente, mentre i miei passi e la luce della mia torcia si spegnevano, nell'impeto carezzevole del Vento. ___________________________________________________

*L'incappucciato si alza con lentezza, sorridendo lievemente nell'oscurità del suo mantello al Bardo che ora canta una breve ballata sulla gloria passata dei Draghi, poi lancia una piccola monetina d'argento all'oste, ripagandolo del suo tranquillizzante The e del breve momento di riflessione offertogli. Apre poi lentamente la porta, con le mani completamente fasciate in luccicanti panni argentei, gettando un'ultima fugace occhiata alla sala e scomparendo nella tormenta di neve che imperversa furiosa*

[2] Le notti del ciliegio · messaggio 75153