LE NOTTI DEL CILIEGIO Una spessa coltre di neve, soffice e bianca come farina, ricopre le vie, le piazze, gli alberi, i tetti… Il freddo di questa sera mi sferza la pelle e mi penetra nelle ossa, una lama sottile che mi taglia senza ferirmi… Spingo la porta in legno scuro della locanda, anche se la mano non sente la forma della maniglia… Nessuno fa caso al mio ingresso: né i numerosi viandanti che siedono ai tavoli bevendo vino caldo, né il bardo che li allieta con le note di un flauto soave… Solo il grande caminetto nell’angolo mi accoglie scoppiettando di gioia e mi fa dono del suo dolce tepore. Una donna di rara bellezza, con i lunghi capelli rossi raccolti in una treccia e gli occhi azzurri più profondi e tristi che io abbia mai visto, è in piedi accanto al fuocoé Forse sta aspettando che il suo bel kimono di seta nera si asciughi del tuttoé Con un gesto improvviso, mentre quegli occhi di mare si riempiono di lacrime che scintillano alla luce del camino, la donna estrae dal fodero della spada una pergamena arrotolata e la getta nel fuocoé Si volta ed esce dalla locanda, cercando di non correre per non farsi notare. Un impulso irresistibile muove la mia mano, e afferro la pergamena prima che le fiamme la divorino… Mi siedo su un piccolo sgabello un po’ in disparte e la srotolo: è un po’ bruciacchiata, ma riesco a leggere quasi tuttoé ÒNon so perché sto scrivendo questa storia… Non voglio che si sappia… la brucerò… maé. Ho bisogno di scrivere… di raccontarmela un’ultima volta… Devo capire… o non potrò… Ricordo tutto vagamente… Sembra che ogni gesto, ogni emozione sia sepolta nel mio animo, ed è doloroso e faticoso far riemergere i ricordi. Non so perché mi trovassi lì, ma ricordo chiaramente le colonne del portico, il profumo inebriante dei gelsomini, l’odore dolciastro dell’incenso… Ricordoé il viso di Danae, la vestale del tempio di Aelistea: mi guardava fisso negli occhi, mi teneva una mano sulla fronte, e sembrava molto preoccupata, quasi sconvolta. Ma perché? Io non sentivo alcun dolore, non stavo male! Io provavo solo un… infinito… incolmabile senso di vuoto e di solitudine… Accanto a lei c’era… sì… credo fosse Armilan, una giovane donna che avevo conosciuto da poco. Stava compiendo strani gesti girando attorno a me, forse un rito o una preghiera: mormorava arcane paroleé formule… e disponeva delle pietre lucenti accanto al mio corpo. Mi appese al collo il suo ciondolo… Danae le parlava concitata; pronunciò una parola… forse un nome… non riesco a ricordare… ma quel senso di vuoto divenne un baratro, ed io precipitai in una tenebra senza fine, lontano da loro, lontano da Ustriel. Mi gira la testa, e mille immagini mi scorrono sfuocate davanti agli occhi mentre sprofondo nei ricordié Ero stesa su un giaciglio di fiori; sì; fiori di ciliegio! Ne riconoscevo il profumo, e sentivo che quel luogo mi era familiare… Il mio kimono era madido di sudore, ero scossa da violenti brividi, mi scoppiava la testa! Credo di aver impiegato minuti, forse ore per trovare la forza di aprire gli occhi… Drekkar! Il mio caro, insostituibile amico Drekkar… era lì, seduto accanto a me, e mi teneva la mano, mi chiamava… Io volevo rispondergli, lo volevo con tutta me stessa, ma le mie labbra pronunciavano altre paroleé un altro nome… Brividi…. Lacrime… Buio e diamanti di luceé e tutto intorno era una girandola vorticosa, impazzita! “Odio, disprezzo, delusione!” Queste parole riecheggiavano nei miei pensieri, e tuonavano più forti del sibilo del vento nei giorni di tempesta. Smettere, fatele smettere! E c’era anche lui, sì, l’uomo che amo da sempreé Potevo sentire il calore del suo abbraccio, potevo vedere le lacrime nei suoi occhi disperati… Ma perché? Perché? Io non provavo dolore, io volevo… solo andarmene in pace… Mi ha preso la mano con la dolcezza di una madre, e ha serrato le mie dita sull’elsa di una splendida, scintillante katana. “è tua, l’ho costruita io… L’ho forgiata con tutto l’amore che provo per te!” Per un lunghissimo attimo ho sentito il sangue scorrermi di nuovo nelle vene; un calore, un fuoco mi ardeva dentro, come un campo di forza che mi attirava verso quella spada, quell’abbraccio… Ma non era lei, non era la mia spada! La mia Giusver non era al mio fianco… non c’era! Dov’era! Come avevo potuto perderla! O… forse… me l’avevano rubata? Dovevo riprenderla… riaverla… dovevo! Forse stavo urlando, forse stavo cercando di alzarmi… Le sue vigorose braccia mi hanno trattenuta sul giaciglio, e altre voci bisbigliavano: “Sssst, sssst, taci…Sta ferma…”… Un sipario nero ha offuscato l’orizzonte, e le gelide dita di Tricksty mi sospingevano nel minaccioso gorgo del nullaé Nel buio si stagliava solo la figura di Armilan accasciata al suolo, pallida; sopra di lei volteggiava un demone dalle enormi ali nere e con lunghi artigli ricurvi… Fendeva l’aria con la sua coda fetida, e la sua voce profonda, maligna scuoteva il silenzio della mia anima sibilando parole di morteé Voci, grida… Lui che impugna la katana e si para di fronte al demone… e il demone che vola accanto a Danae… “Nooooooo!” Un solo urlo, disperato…. Solo questo ho potuto per i miei amici, prima che il vortice mi risucchiasse nuovamente… Nella mia mente solo tenebra… il gelido nullaé Fra le dita il desiderio struggente della mia spada! E nei miei occhi calde lacrime, ma non so se le ho piante davvero, o se mi sono rimaste dentro per annegarmi l’anima… Eppure qualcosa era rimasto… giù in fondo… oltre la tenebra… oltre la morteé Qualcosa di cui io nemmeno sospettavo l’esistenza era ancora vivo, pulsante… é a quella scintilla, a quell’emozione che si sono aggrappate le sue braccia! D’improvviso mi sentivo fluttuare, leggera e libera, come l’aquilone di un bambino; le mani del vento mi sorreggevano e non ho più paura… La voce del vento sussurrava il mio nome, ed io la conoscevo, la seguivo con fiducia come mille altre volte… Nel globo di luce che abbaglò i miei occhi ho distinto il viso di… il viso del ventoé Mi stringeva a sé e non avevo più freddo.. Mi parlava dolcemente: ÒTi.. voglio bene”… e non ho temuto più il nullaé Il Vento aveva colto per me il mitico fiore della Doratea e lo faceva danzare davanti ai miei occhi… “Esprimi il tuo desiderio! Esprimilo ora!” Il battito d’ali di una fata era la musica alle sue parole, ed eccoé sgorgava dal mio cuore… dalla mente.. nelle labbra la forza di chiamarla: “Giusver, io desidero la mia Giusver!” Il buio si andava dissolvendo come il fumo della nebbia mattutina… Fra le mani stringevo finalmente la mia spada, la mia anima, colei che può darmi la vita e la morteé Sì, la mia Giusver, con quella piccola fenice incisa sull’elsa… Nel mio cuore prorompeva un infinito senso di pace, e da quell’istante ho saputo che appartiene a loro, a tutti loroé L’uomo che amo, i miei amici, Giusver, le sacre Fenici, la Doratea… La mia anima però… quella noé La mia anima è e sarà per sempre del Ventoé Mi alzo lentamente, con gli occhi lucidi e il cuore in tumulto per la vibrante passione di quella donna… Mi avvicino al bardo e, senza interrompere la sua musica, gli poggio accanto la pergamena: “Messere, per amore di Aelistea, fate che questa meravigliosa storia d’amore non si dimentichi per l’eternità”. 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