[[ARCHIVE_OPEN_I]]*Qualcuno si fa largo tra i tavoli avvolti nella semioscurità, rischiarata lievemente dalle guizzanti fiammelle appena rinnovate del camino. Si siede ,solitario e lontano da tutti, ordinando prima a mezzavoce una tazza di The fumante, costantemente coperto dal suo lungo mantello nero, che gli ricopre la testa con il grande cappuccio. Sorseggia lentamente, pensieroso e quasi affranto, ma chi potrebbe mai dirlo, celato com'è nelle sue vesti? Il profondo respiro si arresta appena egli ode il bardo intonare una breve ma intensa storia, come di rado gli era capitato di sentirne... Ascolta, rapito, con la tazzina sollevata a mezz'aria, posandola delicatamente sul tavolo una volta terminato il poema. Se fossimo Dei, resisteremmo dall'intrufolarci nella sua mente, per comprendere di qual fatta siano i suoi pensieri, ora? Probabilmente no... La curiosità ci spingerebbe, e come Dei lasciamoci ora guidare da essa, osservando, muti come uomo la cui lingua è stata strappata... Seguitemi quindi negli anfratti della memoria di costui... Forse saremmo capaci di trovare alcune risposte alle domande che ora spuntano, ad una ad una, come stelle durante il tramonto...*[[ARCHIVE_CLOSE_I]] ___________________________________________________ ...Conosco costei... Non meglio di molti, non avrei mai questa pretesa, dopo quello che stasera ho udito... La trovai un giorno, a Kyrandor, passeggiare lungo la banchina sul bordo del fiume. Fummo lesti a stringere amicizia, pareva che su molti aspetti della vita ci intendessimo alla perfezione... Tanto che potei aiutarla a rifuggere dal suo stato di smarrimento interiore nel quale era caduta... Non gli chiesi come fosse arrivata a toccare quasi il fondo della propria anima, mi limitai ad aiutarla, offrendole il braccio, entrambi quando potevo farne a meno, come cerco di fare tutt'ora... Lo stato in cui versava fino a pochi mesi fa... Era terribile, e per molto tempo temetti che l'avrei persa, avrei perso la sua amicizia e il suo sorriso, e Kensun stesso sarebbe precipitato con lei... Nessuno di noi potè far nulla, e nemmeno venire a patti con le Forze del Male servì a qualcosa... Poi, arrivò Lui. Il suo turbamento davanti al corpo dormiente, sull'orlo del baratro, di lei non mi fu subito palese... Ma mentre Kensun ricercava nella magia Nera la soluzione, Lui lasciò calare la dura maschera che aveva in volto. Io osservavo, tra le fronde inebrianti del ciliegio, nascosto dai fiori e dai rametti, confondendomi con facilità... Un atteggiamento che molti direbbero non essermi proprio, e che nemmeno io apprezzai in quel momento... Ma dovevo sapere, e vedere che cosa Lui avesse in mente... Si ripresentò al ciliegio poche volte, tutte sotto il mio attento controllo, tranne l'ultima, che riuscii solo a percepire, in lontananza, mentre il giorno andava affievolendosi, e la mia speranza con esso... Le stelle mi illuminavano appena la via, e io brancolavo con la mia piccola fiaccola sul sentiero... Il tempo in cui non avrei più avuto bisogno di luce non era ancora giunto... Poi, lo sentii. Un amore incredibile si dipanava nella fredda notte. Corsi al ciliegio, dove quel sentimento mi pareva più intenso... L'avevo posta sotto uno stretto controllo mentale, nel caso in cui ci fosse stato bisogno del mio aiuto... Mi aggirai silenziosamente attorno all'albero, restandone alla base e tendendo l'orecchio alle flebili voci che provenivano dai rami. E sentii la Sua voce, e la voce della Spadaccina, fondersi come se fosse stato un'unico suono. Gioia e Dolore profusero dal mio cuore... Gioia per il suo risveglio, tanto atteso... Dolore per qualcun altro che in quel momento avrebbe dovuto essere laggiù, come tante altre volte in seguito... Nessuno dei due mi pareva veramente cosciente di che cosa provasse per l'altro... Kensun... dovevo trovarlo... Mai gli avrei detto che cosa avevo udito, quella notte... Ma molto lo ercai, e ancora lo cerco, per aprirgli gli occhi. Presto avrebbe perso chi ama, se le sue attenzioni verso di lei fossero state sempre dello stesso stampo. Aveva trovato qualcuno che ancora non sapeva di amare in maniera molto diversa del modo in cui c'è amore tra Maestro e Allievo... Lui era l'incarnazione, pur nella sua testardaggine, dei principi nei quali ella crede e credeva... L'avrei aiutata molte volte, in seguito, a cercare di comprendere che cosa realmente provasse... Da questa sera i miei sospetti hanno ferma conferma, purtroppo o per fortuna solo il Fato lo potrebbe rivelare... Il mio braccio sarà sempre teso nella sua direzione, soprattutto ora che sono io a dover interpretare il ruolo dell' Allievo. Nessun doppio senso nele mie parole, con quanto ho detto precedentemente... Solo semplice constatazione... Mi dileguai velocemente, mentre i miei passi e la luce della mia torcia si spegnevano, nell'impeto carezzevole del Vento. ___________________________________________________ [[ARCHIVE_OPEN_I]]*L'incappucciato si alza con lentezza, sorridendo lievemente nell'oscurità del suo mantello al Bardo che ora canta una breve ballata sulla gloria passata dei Draghi, poi lancia una piccola monetina d'argento all'oste, ripagandolo del suo tranquillizzante The e del breve momento di riflessione offertogli. Apre poi lentamente la porta, con le mani completamente fasciate in luccicanti panni argentei, gettando un'ultima fugace occhiata alla sala e scomparendo nella tormenta di neve che imperversa furiosa*[[ARCHIVE_CLOSE_I]]