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Il diario del ramingo

Slaider Kendo

Melancholy trascrive alcune pagine lettegli da Slaider Kendo. Il ramingo racconta l’educazione alla lama e all’onore, la morte del maestro e il cammino che lo lega a una spada e a una promessa.

Il Repertorio del Bardo
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Testi e testimonianze conservati nell’ordine di pubblicazione. Le date del forum non vengono convertite in date delle Ere di Therial.

Slaider Kendo, ramingo e spadaccino, con la lama ereditata dal proprio cammino.
Interpretazione artistica · Il ritratto e le fonti
Therial · Le Leggende✦
Indice del volume
  1. Il diario di Slaider
  2. Fonti e attribuzioni

Il diario di Slaider

Melancholy · pubblicato il 2006-01-05

Testo storico conservato

Ho avuto modo di conoscere alcune parti di un diario. Appartiene a un ramingo che e' passato dal mio negozio, ho dovuto insistere un po' ma alla fine ha acconsentito ed ha iniziato a leggermelo. La prima pagina del diario che il ramingo porta con se recita queste parole:

"...ho trascorso la mia gioventù in maniera normale, quasi anonima. Figlio del discendente della dinastia Kendo, venni educato all'arte della lama e dell'onore. Nelle mie terre regna la pace. I timori e le preoccupazioni sono sempre lontani dagli animi di tutti qui dove vivo...".

Una volta cresciuto, il giovane spadaccino continuò i suoi allenamenti presso il maestro Akela, il quale gli insegnò tutto ciò che sapeva sul mestiere delle armi. Le giornate del ragazzo trascorrevano tranquille mentre si irrobustiva nel corpo e nello spirito. Poi un giorno...

Una pagina del diario è segnata: "Oggi un orda di strane creature ha invaso la nostra tranquilla città. Stuprano le donne, uccidono i bambini. Noi siamo al sicuro nella nostra rocca con le guardie che la presidiano, ma temiamo per la sorte di tutti noi; questi esseri sembrano invincibili!".

Nei giorni successivi il giovane spadaccino conobbe il vero significato delle parole odio, paura e disperazione. Durante la notte queste orrende creature, che già avevano preso di mira la rocca dei Kendo presso la quale molti dei popolani si erano rifugiati, alla fine di un lungo assedio decisero di attaccare. Quel giorno il giovane vide solo morte e distruzione, salvandosi solo lui a quella strage grazie al sacrificio del suo maestro, il quale aveva promesso la sua stessa vita di fronte al padre per proteggere il giovane.

Leggendo ancora il diario: "Il mio maestro lottava con foga cercando di ricacciare le creature che cercavano di ucciderci. Lottava strenuamente. L'ultima volta che lo vidi mi spinse in una barca ormeggiata lungo il fiume della città, per poi difendersi dagli attacchi di quattro creature. La corrente mi stava portando in salvo quando il nobile cuore del mio maestro Akela fu trafitto dall'infame lama di quell'orrendo mostro."

Il giovane tornò nella sua città solo dopo aver vagato per molti giorni. Non vi era più nessuno, solo corpi senza vita e i segni della battaglia. Tornò alla rocca e lì, con tristezza, vide che tutti coloro che gli erano stati cari erano morti. Lanciò maledizioni contro tutto e tutti; ma non prestò molta attenzione alla voce che a un certo punto sentì riecheggiare nella sua mente. Dopo essersi ripreso da quelle orrende visioni, il pensiero corse al suo maestro Akela: tornò nel posto ove l'aveva visto cadere, con la vana speranza che fosse sopravvissuto all'orda. Giunse nel posto che la sua memoria non aveva dimenticato; li trovò il corpo del suo maestro sporco di polvere e di sangue ormai secco. L'odio crebbe nuovamente in lui e la strana voce risuonò ancora nella sua mente: "Il tuo cuore è carico d'odio perché grande è la tua forza, perché grande è l'odio che vi cova..." Poi tutto tacque e il giovane rimase seduto accanto al corpo del suo maestro, impugnando la stupenda spada che gli era appartenuta e che in futuro sarebbe diventata l’unica fedele compagna del ragazzo.

Passarono lunghi anni; il giovane viaggiava di terra in terra, migliorando con l'esperienza le sue capacità e la sua forza, facendo affidamento solo su se stesso e sulla sua fidata spada, accompagnandosi solo con i ricordi e l'odio più profondo. Un giorno nel suo girovagare incontrò uno strano figuro e ne rimase incuriosito; questo strano personaggio indossava una maschera e diceva di essere un assassino, presentandosi con il nome di Wextel: un uomo che era solito farsi chiamare il ‘signore di se stesso’, viaggiando sempre solo e vivendo alla giornata. I due si trovarono bene e decisero di diventare compagni di viaggio finché il destino avesse così deciso. Quella specie di amicizia fu utile a Slaider al punto che cominciò a dimenticare l'odio che covava in lui. Lo stile di vita dell’assassino non gli dispiaceva; dimenticò tutto e cominciò a vivere un'esistenza normale, quasi come se la sua insita malvagità fosse scomparsa, senza conseguenza per ciò che gli era accaduto in passato. Giunsero insieme in una nuova città, Kyrandor, che fu subito di suo gradimento, e pertanto decise di fermarsi. Con sua grande sorpresa anche all’assassino piacque molto, e Slaider fu contento di non dover dire addio a quell'amicizia. Sempre a Kyrandor conobbe una giovane spadaccina, la quale dimostrò subito di essere più capace e abile di lui, che pure si era allenato intensamente e con vigore per anni; ne divenne allievo e migliorò ulteriormente le proprie capacità grazie alla grande esperienza della ragazza.

Le giornate trascorrevano di nuovo serene come un tempo fino a quando, senza spiegazioni o motivi, la sua maestra sparì lasciandolo di nuovo solo. Slaider non aveva più neanche l'amicizia dell’assassino, perito da tempo durante una spedizione nella ricerca di conoscenze di arti antiche dei suoi simili, in terre lontane e pericolose. La rabbia comparve nuovamente nel suo cuore anche se l'odio gli era ancora lontano; gli insegnamenti di Wextel infatti rimanevano comunque saldi nel suo cuore. Tornò ad allenarsi ancor di più, sempre in solitudine, crescendo in forza, guadagnandosi il rispetto di molti e l' odio di tanti. Un giorno, durante un duello, memore degli insegnamenti di Akela, piuttosto che disonorarsi rimase in fin di vita. Era spacciato, ma la voce che un tempo aveva sentito nella sua testa ricomparve. Ella diede lui la forza di continuare a vivere e di rialzarsi risvegliando in lui quel senso di odio che ormai, dopo lo sterminio di tutta la sua dinastia, si era assopito.

"Sono passati molti anni da quel giorno in cui io riecheggiai nella tua mente. E’ tempo che in te si risvegli quello spirito di morte che anni fa percepisti appena. Da oggi il tuo spirito demoniaco sia desto e vivo. Da oggi tu sarai devoto al dolore, nel bene e nel male, e metterai al servizio del male la forza che deriva dall'odio e dalla sete di vendetta, sentimenti che in te scorrono forti come un vigoroso fiume in piena. Servirai il male fin quando sarai pronto per la battaglia finale, quando il bene scomparirà da questo mondo!".

Da quel giorno Slaider servì la Nera Signora, perché in lei ha trovato la via che gli era stata indicata dalla voce. Il guerriero serve la morte per poter indossare nuovamente la spada macchiata dal sangue del suo maestro ucciso con infamia, nella speranza che lei lo chiami alla battaglia."

E qui termino' la sua lettura... non l'ho piu' rivisto.

[1] Il diario di Slaider · messaggio 74502