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Mito orale del Nord; meraviglia e crudeltà divina

Il grido dei sette Venti

Sette fratelli boscaioli scalano il monte proibito di Ritreah per vedere il palazzo degli dei. Condannati all’immortalità e incatenati al ghiaccio, trasformano le proprie grida nei sette venti: forze che possono distruggere o sostenere la vita.

Therial · Il repertorio del bardo✦
Indice del volume
  1. Il racconto
  2. Fonti e attribuzioni

Il racconto

Testo storico conservato

Egli era li', seduto ad un tavolo della locanda, solo con se' stesso e la sua chitarra, mentre un boccale di birra schiumante attendeva d'esser sorseggiato, sul tavolo, sotto il suo naso.
Fissava il vuoto con sguardo meditabondo, mentre il soffio del passato gli fece tornare alla mente la sua infanzia, trascorsa nelle foreste del nord, oltre le pianure.
Ricordava la natura che dominava sovrana in quella terra, ricodava la sua casa e la sua famiglia. Penso' di poter tornare a rivedere sua madre e suo padre, ora tanto lontani dalle sue braccia, ma tanto vicini al suo cuore.
Un'ultimo ricordo martello' la sua mente, prima che si destasse dal suo passato. Il ricordo d'una leggenda che suo padre gli narro' mentre passeggiavano sulla montagna di Ritreah. La montagna piu' alta della sua terra. Si dice che gli dei un tempo vivessero la', in cima all'imponente ghiacciaio eterno che somigliava tanto ad una fortezza di ghiaccio, si dice anche che i venti nascano proprio da lassu'.
I sette venti delle terre del nord.
Dhariet gli narro' la leggenda dei sette venti, mentre consumavano il pranzo seduti su un'imponente roccia che dominava l'orizzonte.

Il giovane bardo sorseggio' lievemente dal boccale, per poi volger lo sguardo verso i viandanti che s'eran fermati alla locanda per dissetarsi e sfamarsi.
Erano tutti intenti a parlare tra loro, ignorando completamente il giovine che s'accingeva a cantare quella leggenda.
Sidkah pizzico' dolcemente le corde della sua chitarra, intonando una melodia dolce e malinconica, dopodiche' comincio' a cantare con voce decisa e delicata, seguendo le note della sua musica.

"Cio' che ora, mi accingo a narrar, e' la storia d'un tempo lontano, un tempo lontano e leggendario.
V'erano un tempo sette fratelli, sette ragazzi che vivevano in una capanna, nella foresta, ai piedi del monte di Ritreah.
Allor gli Dei osservavano gli orizzonti, in una fortezza sulla cima della montagna, una fortezza formata dai ghiacci eterni, dai ghiacci e dalla magia.
I sette ragazzi vivevan di caccia e di ascia; erano i piu' grandi boscaioli delle terre del nord, nessuno eguagliava la loro forza e la loro velocita' nell'abbattere una sequoia."

Nel frattempo era sceso il silenzio nella Locanda del Topo, sia Filthy che altri stranieri prestavan attenzione al giovane bardo.
Cantava in una maniera quasi divina, anche se con la chitarra se la cavava un po' peggio.
La sua storia aveva comunque catturato l'attenzione dei presenti, senza pero' volerlo.

"..i sette giovani, erano pero' sempre piu' incuriositi dalla enorme fortezza che risiedeva sulla cima del loro monte.
Sapevano che era a loro vietato scalar la montagna; i loro vecchi e saggi genitori sapevano ch'era un pericolo, anche solo tentar l'impresa, apparentemente impossibile.
Un giorno pero', i sette, baldi giovani, approfittarono dell'assenza dei genitori, per accingersi a scalar la montagna.."

Sidkah suono' un breve e quasi allegro ritornello, tenendo gli occhi socchiusi, rimanendo concentrato per immaginarsi la scena del suo racconto.
Dopodiche' una voce roca e profonda, proveniente forse da una gola bruciata dagli alcolici, emerse in un punto imprecisato della locanda.
"E poi? Cosa fecero i sette ragazzi?"
Sidkah' alzo' lo sguardo, per poi fissare la folla che prestava a lui attenzione. Sorrise appena, per poi proseguire.

"..poche ore dopo, si ritrovaron ai piedi dell'imponente montagna, bardati come vuol la tradizione per scalare le rocce.
Iniziaron la scalata con lena ed impegno, riposando di tanto in tanto su piccole spianate che la montagna ospitava.
Dopo due settimane senza cibo ed acqua, arrivarono in cima alla montagna, stanchi e sfiniti.
Le fatiche superate si rivelaron alla fine ben ripagate: si trovarono alle porte d'un palazzo tanto gigantesco quanto maestoso, interamente scolpito nel ghiaccio.
Fecero qualche passo verso quei cancelli cristallini, quando all'improvviso innanzi a loro si materializzo' una figura avvolta in un largo sudario nero, dalle larghe ali dorate che si aprivano innanzi agli occhi atterriti dei sette giovani.
Un'empia voce tuono' poi nell'aere, una voce colma di rabbia, vedendo i sacrileghi solcare un terreno vietato ad anime mortali.
"Come avete osato, voi, umani sacrileghi, entrare nella Dimora degli Dei! Per la vostra impudenza sarete puniti severamente, e dannati in eterno!"

S'interruppe, per poi suonare un ritornello che lasciava intuire la situazione dei poveri ragazzi della storia.
I presenti, nel frattempo, s'erano riuniti attorno al giovane bardo; e mentre sorseggiavano la loro birra, fissavano con sguardi sognanti e attenti Sidkah.

"..i sette fratelli, vennero cosi' condannati a passare l'eternita' incatenati a quel ghiacciaio, seminudi, senza ne' acqua, ne' cibo, ne' un fuoco con cui scaldarsi.
Diedero pero' due doni, gli Dei, ai sette sacrileghi. Il dono dell'eterna vita, e un altro dono.
Il dono di smuovere l'aria con le grida di dolore che uscivano dalle loro labbra, mentre il ghiaccio tagliente lacerava la loro carne, ed il freddo pungente come mille aghi penetrava nelle loro ossa.
E cosi', le grida dei sette venti echeggiano tutt'ora nella foresta del mondo, grida di dolore e disperazione, ma grida che portano anche sogni, speranze, e vita. Salvano, alcune volte, marinai in difficolta, oppure li lasciano affogare nelle gelide acque. Distruggono case e villaggi, oppure carezzano i mondi con la loro delicatezza..."

Sidkah esegui' un ritornello di chiusura malinconico e dolce, mentre alzo' lo sguardo ai presenti, accennando un sorriso.
Non appena il bardo smise di suonare e prese il suo boccale per finire la sua birra, un'improvviso esplodere d'applausi echeggio' nella locanda.
"Bravo! Bellissima storia! Bravo ragazzo!"
Gridarono all'unisono.
"Grazie amici.. Vedete, queste sono leggende che mio padre mi narrava quando io ero ancor fanciullo, e sono cosi' belle che secondo me sono degne d'esser cantate."
Poco dopo, un uomo alto e robusto, dalla folta barba nera e dagli occhi marrone scuro, s'avvicino al ragazzo, per poi fissarlo intensamente.
"Di', ragazzo, qual'e' il tuo nome?"
"Sidkah Ser."
Rispose egli con un sorriso.
"Sidkah..."
Mormoro' l'uomo.
"Bene, Sidkah! Forza, alzati e vieni al banco con me, ti meriti una bella pinta come premio! Offro io naturalmente."
L'uomo gli sorrise e gli fece cenno di seguirlo.
"Vi ringrazio Ser.. Sono lusingato.."
Il ragazzo sorrise, per poi seguire l'omaccione al banco. Era felice nel vedere la gioia negli occhi di coloro che ascoltavano le sue storie, e i sogni farsi strada tra la paura e gli incubi.

[1] Il grido dei sette Venti