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Aria. Luce. Libertà.

 
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Nem








MessaggioAffisso: Mer 01 Apr, 2009    Oggetto del Messaggio: Aria. Luce. Libertà.


Nascita nella foresta



La radura della foresta era tranquilla. Un sottile filo di bruma carezzava il muschio ai piedi dei grandi alberi verdeggianti, i quali splendevano, umidi di rugiata, sotto i brillanti raggi della prima luce mattutina.
Nel grande silenzio, rotto dal solitario cinguettare di un pettirosso, solo un piccolo scoiattolo dal fresco manto color nocciola correva fra le nodose radici degli alberi più anziani in cerca di cibo, facendo scorrere in tutte le direzioni i suoi liquidi occhioni neri. Si alzò sulle zampe posteriori, volgendo il musetto verso l'alto con gli occhi socchiusi, muovendo energicamente il piccolo naso roseo. Quando percepì odore di cibo, scattò fulmineo in direzione di un grande castagno; raccolse un riccio con cautela, facendo attenzione a non pungersi. Il frutto sgusciò fuori e il piccolo roditore iniziò a rosicchiarlo con gusto.
Rimase immobile ai piedi dell'albero consumando lentamente il suo pasto. Tutto sembrava tranquillo, così come era sempre stato. L'unica cosa che sembrò infastidire il piccolo animale sembrò essere un lieve tremore nel sottosuolo. Si guardò attorno rizzando le piccole orecchie, come se temesse l'arrivo di un predatore. Corse sopra una spessa radice che sporgeva dal terreno cercando un po' di sicurezza, dopodiche' torno' a rosicchiare la sua colazione.
Tornò a regnare il silenzio, seppur per pochi istanti.
Una mano fuoriusci' dalla terra strappando l'elegante manto muschioso del sottobosco; lunghe dita affusolate e raggrinzite si strinsero attorno al morbido corpicino della creatura, la quale si lasciò sfuggire un acuto verso di paura e dolore, mentre la stretta lentamente incrinava le sue fragili ossa. Il lungo braccio scheletrico trascino' lo spaventatissimo scoiattolino nella terra buia. A nulla servì il suo inutile tentativo di aggrapparsi alla radice del castagno: scomparve nell'oscurità della piccola voragine da cui era fuoriuscita quella strana cosa... Gli squittii del roditore andarono scemando sotto l'agghiacciante suono di una rumorosa masticazione. Il tutto durò solo pochi minuti. Poi più niente.
Il cinguettio del pettirosso tornò a regnare sulle fronde degli alberi.


Una testa lentamente fuoriuscì dalla terra umida. Gli occhi gialli stretti per via della fastidiosa luminosità dell'ambiente. La coda dello scoiattolino che avanzava fuori dalla bocca priva di labbra intenta ancora a masticare la carne tenera della creaturina. Si aiutò ad alzarsi con le lunghe braccia scheletriche. Una volta in piedi, inalò la nuova aria fresca dai due fori sul volto che gli facevano da naso, deglutendo il suo boccone. Era un Githyanki.
Coperto di consunte e sporche pelli di animali non ben definiti, il suo corpo scheletrico e sporco di terra inizio' a compiere i suoi primi passi in quel mondo che fino a pochi istanti prima gli era completamente sconosciuto. Girava lentamente la testa osservando tutti i particolari di cio' che lo circondava, senza però riuscire a mostrar sorpresa nè sgomento. Il suo volto, immobile in una smorfia di perenne collera, sembrava squadrare con disprezzo il nuovo ambiente che, seppur a malincuore, sembrava averlo accolto. La polvere scivolava giù dai suoi lunghi capelli neri e sporchi ad ogni suo passo, incerto e titubante come se per la prima volta camminasse eretto.
Alla stregua di un animale si scrollò di dosso le zolle di terra e muschio che lo ricoprivano, poi si allontanò, incuriosito da quello strano mondo pieno di luce e colori. Scomparve dietro i cespugli con passi lenti e felpati, mentre le braccia abbandonate lungo i fianchi dondolavano come se fossero state abbandonate dalla sua volontà. Camminando come uno zombie se ne andò senza avere una meta. Il suo respiro sibilante scomparve assieme a lui.

Silenzio. Il bosco tornò immoto, alla sua solita esistenza solitaria e ripetitiva.
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