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Il risveglio dell'Implacabile Guerriero senza pace

 
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Autore Messaggio
Decalagon





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MessaggioAffisso: Gio 05 Mar, 2009    Oggetto del Messaggio: Il risveglio dell'Implacabile Guerriero senza pace


Era mattina presto, ancor la luce era fioca e nel vicolo in ombra dove sedeva la creatura. Spirava un freddo alito di vento, il cielo era coperto da un sottile strato di nubi che, alla debole luce dell'Albero, brillavano di un cupo riflesso blu scuro, alimentato forse dalla notte morente. Decalagon sedeva a gambe incrociate con la schiena poggiata al muro di un'abitazione adiacente alla via del Lungo Fiume, lo sguardo privo di occhi perso nel vuoto, come se fosse in uno stato di intensa meditazione... o forse solo in uno stato semi coscente privo di sonno. Cercava di esorcizzare la terribile stanchezza che cento e piu' anni di maledizione avevano consumato le sue membra fino a ridurle in pochi brandelli di carne decomposta e ossa annerite, senza pero' riuscirci. Ascoltava il vento, cercando di ricordare come poteva essere la sensazione dell'aria pungente che accarezza la pelle... ascoltava il rombo dell'acqua del fiume, cercando di ricordare come poteva essere la sensazione dell'acqua fresca che scorre sul viso. Ma niente, la sua mente era solo un buio secolare...
Ad un tratto, un rumore di passi attiro' la sua attenzione distogliendolo dalla sua concentrazione: si volse lentamente verso la strada ma non vide nessuno. I passi erano secchi e andavano di fretta, si dirigevano verso di lui: rimase quindi in silenzio ad ascoltare.
Ad un tratto si fermarono a pochi passi dall'entrata del vicolo dove si trovava, ma non potè vedere chi era. Senti' solo la voce di qualcuno rivolgersi ad un'altra persona, segno che qualcun altro si trovava in quel posto da parecchio tempo senza che Decalagon si fosse accorto di niente.
«Sei certo di questa informazione?»
La voce era quella di un uomo adulto, sicuramente sulla quarantina. Il tono era rotto da un velo di sorpresa e forse, paura, il che lo rendeva roco e balbettante.
L'altro non rispose.
«Dannazione...» Poi sospirò.
Seguì qualche istante di silenzio, poi l'altra figura parò. Rabbiosa e inquietante la sua voce, come se parlasse all'interno di una profonda grotta metallica.
«Dovevi aspettartelo, imbecille.»
Un sussulto, poi di nuovo balbettò.
«Ma.. ma.. come potevo? Era deceduto. Come potevo immaginarmi una cosa simile??»
Decalagon rimase in silenzio, rivolto alla strada, ascoltando attentamente cio' che quei due figuri stavano dicendo. Ancora non sospettava di che cosa stavano parlando; nemmeno l'ombra di un dubbio lo sfiorò.
«Dovrai restituire l'arma che gli hai tolto.» Proseguì l'Inquietante, rivolto al Pavido Uomo, poi rise «Pensavi di tenerti il suo ricordino?»
Seguì un lungo istante di silenzio, dopodiché il Pavido risposte.
«Io.. non volevo tenerla per me.. io..»
«Risparmiati le scuse per quanto tornera' a richiederla, stolto!»
Si udì poi un colpo, forse di una sberla o di un pugno. Qualcuno si lamento'...
«Il guerriero verrà poi a reclamare cio' che gli spetta di diritto, e non sarò certo io a fermarlo. Ci tengo alla pelle, a differenza tua.» Disse l'Inquietante con voce grave. Decalagon pensò ad un mago o un necromante, era certo che non fosse un comune essere umano.
«Ti prego... aiutami... devi nascondermi... se mi trova... mi ucciderà» Si lagnò il Pavido con voce piagnucolosa e terrorizzata «Conosci bene la potenza devastante di quel guerriero... mio signore.. aiutami ti prego...»
Si udì poi una risata talmente aspra e talmente priva di vero divertimento o qualsiasi altro sentimento che Decalagon pensò che non fosse proprio un essere comune: intuì si trattasse di un demone, o peggio.
«Sei un idiota. Pensavi davvero di tenerti un oggetto come quello senza che ciò comportasse delle conseguenze? Ora va', e muori come il verme che sei.»
Poi non si udì più nulla, solo il respiro affannoso del Pavido.
«No! Aspetta! Mio signore!» Gridò disperato «Non andartene! Aiutami!»
L'Inquietante se n'era andato, come se fosse svanito nel nulla. Ora l'uomo era rimasto solo, senza sapere che Decalagon era a pochi passi da lui e aveva udito tutto.
«Maledizione...» Ora era chiara la sua disperazione. Sembrava sul punto di piangere. Pochi istanti dopo Decalagon udì dei rumori come se lo straniero stesse frugando in una borsa, poi, come se avesse trovato cio' che cercava, mormorò qualcosa.
«Devo abbandonarla... se mi trova con questa.. non oso immaginare...» Seguì poi un sordo rumore metallico ed il suono dei suoi passi che si allontanavano di corsa. Decalagon si assicuro' che quello strano individuo si fosse allontanantanato a sufficienza, dopodiche' si alzò e si avviò verso il punto in cui quei due avevano conversato. Era più che altro curioso di che cosa avesse gettato al suolo quel patetico ometto prima di fuggire.
Ciò che vide lo incuriosì ancora di più: v'era un oggetto avvolto in un panno, lungo poco piu' di un metro. Era certamente una spada. La raccolse, lentamente, domandandosi a chi fosse appartenuta: certamente al guerriero di cui avevano discusso. Pensò di appendere quella spada alla cintura e andarsene per la sua strada, ma quando scoprì quell'arma ebbe un sussulto. Le mani iniziarono a tremargli fino a fargli cadere la spada, la quale si piantò nel selciato con un colpo secco.
«Questa spada...» Mormorò, colmo di meraviglia e stupore «...non può essere.»
La raccolse nuovamente, impugnandola con forza ed estraendola dal terreno. Innalzo' la lama ai raggi di Kyra che ora iniziava a colmarsi di luce, facendo brillare il metallo lucente di quell'arma leggendaria.
«Leirsom... sei tornato quindi...»
_________________
Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'

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Keliash dice: 'Sei imbattibile...'
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