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Aileron

 
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Aileron





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MessaggioAffisso: Mer 25 Lug, 2007    Oggetto del Messaggio: Aileron


Questa notte Mahris sorge su un mare piatto come olio, pigra e delicata come panna spumosa in un cielo stellato talmente terso da apparire quasi luminoso.

C'e' una barriera magica, in un punto nascosto di questo sconfinato mare: un campo di forza enorme, invisibile. Si tuffa nelle profondita' degli abissi piu' neri, e sale al cielo su, fino alle stelle. Nessuno che si trovasse a passarvi accanto lo noterebbe, giacche' la sua stessa natura e' fatta in modo da permettergli di passare inosservato. Giace in silenzio, in mezzo al mare, lambito dal riverbero delle stelle sullo specchio calmo delle onde, carezzato dal tocco gentile delle correnti: affonda nella terra, nel mare e nel cielo, e non e' mai, mai, mai stata oltrepassata da alcuno.

C'e' un'isola, sepolta in questo mare nero come olio ma scintillante dell'argento che miliardi di stelle gli prestano, questa notte. Al centro della barriera, il piccolo continente insulare si stende per chilometri, e chilometri, e chilometri... Potresti impiegare una vita a viaggiare da un capo all'altro, potresti vivere avventure mozzafiato, potresti incontrare la morte e l'amore, la rovina e il potere. Potresti vivere una vita che valga la pena di essere vissuta.

Ci sono boschi e valli, in quest'isola che ha nome "Therial". Ci sono vulcani e catene montuose, citta' torreggianti splendenti d'oro e di pietre preziose, bassifondi cupi e malsani dove l'olezzo rancido della sporcizia si unisce all'odore dolciastro e pungente del sangue e al colore freddo e seducente dell'oro.

E poi, tra una foresta e un largo tratto pianeggiante, sepolta nel silenzio di questa notte tersa e limpida, c'e' una citta'.

Kyrandor...



***


La porta si apre con il solito cigolio di sempre: fastidioso, ma preferisco che sia cosi'. Odio le porte silenziose, puttane traditrici: ogni porta fedele dovrebbe sempre avvisare il proprio padrone del fatto che qualcuno la sta aprendo, specie quando e' notte, specie quando l'ora e' cosi' tarda. Specie quando l'Orso e' chiuso.

"Siamo chiusi, signore. Se voleste avere la cortesia di ritornare domattina, tra qualche ora..."

Continuo a pulire il bancone con movimenti veloci e ampi dello straccio umido che tengo in mano. L'altra mano e' gia' alla balestra nascosta sotto al bancone. Non sai mai che squilibrati girino in questa dannata citta' a quest'ora della notte.

Rumore di passi: il mio cortese invito e' stato ignorato. Tipico: arroganti, straccioni, senza un soldo in tasca ma con il prurito alle mani. Il classico avventore di questa locanda.

"Le chiedo scusa, ma io avrei bisogno di una camera, per qualche tempo. Crede sia possibile metterci daccordo per un mensile?"

La voce e' calma, gentile, ma ha qualcosa di strano. Alzo gli occhi e tutto torna: e' un pupetto imberbe, con una sacca sulle spalle. Almeno non e' vestito di stracci, e questo e' gia' consolante: abiti da viaggio di un grigio spento, abbastanza confortevoli e puliti da lasciare intuire un non comune senso dell'igiene personale. E' un ragazzino, avra' a stento superato la quindicina. Non sembra pericoloso: al contrario, il suo oro dovrebbe essere buono come quello di chiunque altro, ammesso che ne abbia.

"Un mensile? Non e' un servizio molto comune...", temporeggio. Chissa' quanto gli posso chiedere?

Nel frattempo prendo un bicchiere e lo poggio sul bancone. "Cosa bevi?"

Siede su uno sgabello, poggiando la sacca contro il bancone e incrociando le braccia sul bancone. Sembra anche un bel ragazzo: non uno di quelli che fanno gridare al miracolo le signore, ma di sicuro uno di quelli che piace. Ha un'aria decisamente comune, con quei capelli castani e quegli occhi neri.

"Cosa avete?"

"Spirito dei nani, Respiro Infuocato... C'e' della birra in un barilotto che ho appena portato su dalle cantine, birra scura... Poi..."

"E' buona?"

"...uh?"

"La birra, dicevo. E' buona?"

Normalmente mi sarei indignato: tutto quello che viene servito all'Orso e' buono, oppure non lo servirei. Ma la domanda di questo ragazzino e' posta con tranquillita' e curiosita', e non riesco proprio a trovarci un qualche insulto velato.

"Tu bevine una pinta, ragazzo mio, e se dopo non ti trovi a tesserne le lodi come fosse il nettare degli dei, la seconda la offre la casa!" ribatto, decidendo che la balestra puo' tornare sotto al bancone, ora.

Tiro il barilotto sul cavalletto dietro al bancone, poi comincio ad armeggiare con la spina, per inserirla e spillare la birra. "Cosa ti porta a Kyrandor?"

"I miei piedi, al momento. Quelli, la voglia di vedere una citta' come si deve, e il bisogno di cercarmi un lavoro."

Gli servo una pinta schiumante di scura nanica: la signora spumeggia irriverente, briosa e profumata come la ricordo da sempre. E' sempre un bello spettacolo da vedere, ed e' ancora meglio da gustare, quindi una seconda pinta segue veloce la prima: e' pur sempre dovere di un oste saggiare la propria merce prima del cliente, per assicurarsene la qualita'.

Beviamo per un po', in silenzio. Lui fa sorsi piccoli, dando prova di gradire la birra, ma dimostrando di non averne mai bevuta una.

Sul dorso della sua mano noto una cicatrice. Il tessuto e' ancora estremamente arrossato, segno inequivocabile che dev'essere recente, un colpo di un'arma da taglio.

"Viaggio movimentato?", mi informo con discrezione.

Scuote la testa, poggiando la pinta sul bancone: ne ha a malapena bevuto un quarto, la mia invece e' vuota. Ah, giovani...

"Abbastanza tranquillo, invece. Le vostre strade sembrano piuttosto sicure."

Scrollo le spalle, spillando una seconda scura: la birra e' una compagna vogliosa, e ha il brutto difetto di soffrire di solitudine e di necessitare di compagnia.

"Eppure, sembri uno con una storia da raccontare", aggiungo. E per rendere piu' esplicito l'invito, ammicco verso la cicatrice.

Lui sorride, scrolla il capo e torna a sorseggiare la birra come fosse un calice di rosso. "Chi non ne ha una?"

Restiamo un po' in silenzio, ma alla fine e' palese che non ne vuol parlare. Il ragazzo tutto sommato mi piace, sembra cordiale e discreto, due qualita' che non si trovano spesso insieme su una persona. Non qui a Kyrandor.

"Venti pezzi d'oro al mese. Venticinque, e ti mando a letto talmente pieno da scoppiare, ogni santa sera."

"E' una proposta allettante. Per venti monete, pero'. "

Poi ammicca.

Ha un sorriso contaggioso, e mi ritrovo a ridere. Venti pezzi d'oro e' comunque un buon prezzo, e in questo periodo ho sempre troppe camere libere: e' comunque un affare.

Annuisco e alzo il boccale. "Alla tua, mercante."

"Alla tua, oste", risponde levando a sua volta il boccale.

Messi da parte i boccali, gli passo il registro degli ospiti. E' una gran scocciatura, ma bisogna registrare tutti... Questioni legali. Un'idiozia, secondo me.

"Metti una croce qui, se non sai scrivere", gli indico.

Prende la piuma che gli sto porgendo, la intinge nell'inchiostro, scarica leggermente la punta: quindi firma con scioltezza, una grafia assolutamente pessima, svolazzante e piena di ghirigori. Per quello che mi importa, va piu' che bene.

"Ali... Ale..."

"Aileron", conclude per me con un sorriso.

Mi porge la mano, e gliela stringo: una bella stretta, forse un po' troppo delicata, ma ti guarda negli occhi mentre lo fa, e questo mi piace.

"Va bene, Aileron. Vieni con me, e ti mostrero' la tua stanza".

Annuisce e raccoglie la sacca da terra, caricandosela sulla spalla.

Io raccolgo un lume ad olio, controllo che sia carico, quindi lo accendo: ci avviamo verso il piano di sopra, continuando a chiacchierare del piu' e del meno.
_________________
Non appartiene all'uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo.
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