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L'ombra di Argus

 
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Autore Messaggio
Argus





Avatar storico di Argus


MessaggioAffisso: Gio 01 Feb, 2007    Oggetto del Messaggio: L'ombra di Argus


Era tarda sera alla locanda quando un avventuriero dall'aria stanca vi entro'. Volgendo attorno a se' lo sguardo noto' solamente persone intente nei loro affari: pochi sembravano interessati al suo ingresso.
In parte sollevato da questa constatazione si avvio' verso un tavolo libero, abbastanza vicino al camino; non faceva particolarmente freddo, ma l'umidita' di un lungo viaggio sembrava essergli penetrata fin nelle ossa.
Davanti ad un boccale di birra ed una scodella di stufato, quel freddo che portava con se' sembro' lasciarlo un attimo, pronto a riagguantarlo non appena un altro avventore, dall'aria di essere un giovane bardo in cerca di storie, si sedette al suo tavolo e gli chiese quale fosse la sua.


-La mia storia? Siete sicuro di volerla sentire?-

La voce aveva un che' di amaramente divertito.
L'altro annui' sorridendo, probabilmente apprestandosi ad ascoltare la solita vicenda fitta di combattimenti tipica di tanti avventurieri e che tanto facilmente avrebbe potuto spendere in una qualunque fiera di paese.
Non sapeva quanto era fuori strada...


-Il mio nome e' Argus, un nome come tanti, un nome senza un cognome o un titolo, come e' giusto che sia per il figlio di un contadino. Sono nato e cresciuto vicino a Kyrandor, sempre sognando qualcosa di piu', qualcosa che mi facesse guadagnare un cognome, ed un giorno ho trovato la mia via: la forgia.
La strada dell'armaiolo e' una strada che passa per fatiche e sacrifici, ma che da tanta soddisfazione, ma per essere veri maestri, mi e' sempre stato detto che bisogna capire l'animo delle armi che si creano, capire lo spirito delle spade, e per capirle, mi sono fatto avventuriero.
Col tempo viene l'abilita' e con l'abilita' la saggezza, dicono... Ormai ho il forte sospetto che tutto questo non sia vero.
Gli uomini che seguono la via della spada, il piu' delle volte, per quanto si dicano avventurieri sono piu' prudenti di tanti altri, sempre accorti a cercare di sfuggire all'ultimo abbraccio di Tricksty... Io, che su quella via ci sono finito per caso, sono tanto diverso da quell'immagine: sono quello che molti definirebbero uno scavezzacollo e la soglia delle aule di Tricksty ho imparato a conoscerla fin troppo bene.
Comunque, la storia che ti puo' interessare non e' la storia della mia vita, ma la storia della mia disgrazia, una storia che comincia un malaugurato giorno all'isola dei Drakyri.
In quel periodo mi recavo in quella zona per esercitarmi alla ricerca di guerrieri da sfidare in accaniti duelli, ma a volte non mi ci recavo da solo. Miei compagni di tante imprese erano Nirayu e Rhias, due giovani votati nell'arte delle lame silenziose.
Un giorno, assieme a quei due, incontrai un malnato di nome Jayr, un disgraziato elfo oscuro che, come ebbi modo di constatare in seguito, era un ignobile tagliaborse.
Mentre ci aggiravamo per l'isola, sfidando a duello quanti ci sembravano avversari alla nostra altezza, mi resi conto che qualcuno stava approfittando della situazione e parte di quanto era mia mi era stato sottratto. La cosa piu' preziosa che mi era stata prelevata era un borsello di velluto nero in cui, tra le altre cose, custodivo i miei due beni piu' preziosi: due fedi che avevo fatto incidere da un orafo. Questi, ispirato da Natauro, aveva prodotto due vere e proprie meraviglie pronte a fungere da sigillo per il mio amore per la bella Arabell, mia promessa.
Quando ci separammo da Rhias e Nirayu, che conoscevo per essere persone tutto sommato oneste, nella Piazza dei Mercanti affrontai Jayr che, per quanto mi era chiaro, era l'artefice del borseggio.
Lo scontro era ancora solamente verbale, mio intento era portarlo al cospetto di una guardia e fargli vuotare le tasche per recuperare il maltolto, quando questi pose mano alla sua arma e, fulmineo come quel serpente che e', mi tramorti' e derubo' di tutto.
Quando mi ripresi, era sparito con tutto quanto avevo e si era posto far mercato delle mie proprieta', cercando di far bottino con quanto avevo.
Uno zaino ed una bisaccia riuscii a recuperarli, ricomprando a caro prezzo quanto era gia' mio. Una sacca per le armi non riuscii ad aggiudicarmela, ma chi ne entro' in possesso prontamente me la rese, non appena vide al suo interno un'arma che io avevo riforgiato e che portava inciso il mio nome sulla lama, ma il borsello... Il borsello cadde in mano ad un umano destinato ad entrare per sempre nelle mie maledizioni al fianco di Jayr: Decalagon il malnato...-

Lo sguardo di Argus si fece piu' cupo, ed un filo di odio affioro' nei suoi occhi.
Sollevo' il boccale di birra e vuoto' d'un fiato il liquido ambrato che ancora conteneva, poi, con l'aria di chi ha bisogno di riordinare le idee, si volse verso il fuoco, mentre il giovane bardo lo fissava in attesa di conoscere il seguito della storia.

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"Fino alla fine!"
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Decalagon





Avatar storico di Decalagon


MessaggioAffisso: Ven 02 Feb, 2007    Oggetto del Messaggio:


Sbattè con violenza il boccale vuoto sul banco, richiamando l'oste con un grido di collera che gli ordinava di riempirgli il bicchiere. Attorno a lui gli uomini ridevano, urlavano, giocavano a carte e bevevano. I tavoli erano quasi tutti occupati da vecchi ubriachi e mendicanti sporchi e puzzolenti che si bevevano i guadagni della giornata in vino di pessima qualità.
Le assi in legno del pavimento erano coperte di chiazze di vomito e urina, che rendevano l'aria irrespirabile a causa degli odori forti dei succhi gastrici e dei fluidi corporei che si mescolavano con la polvere e il vino rancido.
Filthy versò la quarta birra al cliente adirato, brontolando tra sè riguardo al trattamento poco rispettoso che i clienti gli serbavano, ma non disse niente. Conosceva abbastanza bene quell'individuo per sapere che non conveniva contestarlo.
Il vecchio oste gli volse le spalle magre e fragili dopo averlo servito e tornò al lavoro, avviandosi con passo malfermo e stanco attraverso i tavoli gremiti di clienti, con una caraffa di birra in una mano e una di vino rosso nell'altra, riempiendo i boccali vuoti di coloro che avevano sete.
Decalagon bevve un avido sorso di birra, spostando lo sguardo sull'ambiente circostante, ben deciso ad ignorare l'oste che ci aveva messo tanto a servirgli da bere.
Notò così, scorrendo con lo sguardo attraverso la folla radunata nella locanda, un omone barbuto e dalla testa rasata che stava vomitando in un angolo, poggianto al muro con le mani e chinato in avanti, schizzandosi sul lurido vestito da contadino in pelle di capra mal conciata e sui rozzi sandali in cuoio.
Disgustato dalla visione, si alzò dallo sgabello del banco e si avviò dall'altra parte della piccola sala, sedendosi ad un posto dove l'unico ingombro era un vecchio guercio assopito sopra la tavola, a causa dei fumi dell'alcool. Decalagon raccolse l'uomo di peso e lo scaraventò al suolo, accomodandosi successivamente. L'uomo sembrò non essersi nemmeno accorto del brusco spostamento.
Posò il boccale mezzo vuoto sul tavolo e si spostò di fronte alla finestra che dava sulla strada, cercando di guardare fuori attraverso la patina di sporco che si era incrostata sul vetro.
In questo modo un sottile e opaco raggio di luce colpì la sua corazza d'acciaio nero, il cui riverbero si riflesse sul muro formando un sottile anello di luce bianca. Per qualche strano motivo, gli tornò alla mente un giovane fabbro conosciuto qualche settimana prima. Fissò intensamente il cerchio di luce sul muro di fronte a lui, cercando di ricordarne il nome...
Passarono pochi istanti quando finalmente se ne ricordò all'improvviso. Distese le labbra in un ghigno e pronunciò istintivamente a voce alta il nome, colpito dalla sorpresa e dalla soddisfazione della scoperta.
-Argus!-
Molti dei presenti si volsero a guardarlo con espressioni di muta curiosità. Alcuni sghignazzarono nel vederlo parlare da solo e risolsero i loro dubbi credendolo ubriaco, quindi gli dedicarono pochi istanti di attenzione prima di tornare ai propri affari.
Il guerriero si immerse nel silenzio, ripensando al confronto che aveva avuto con il ragazzo e del modo in cui lo aveva sconfitto. Ancora ricordava il divertimento provato nell'affondare la punta della spada nella sua carne e nel sentire i suoi spasmi di dolore percorrere la sua arma fino a giungere all'impugnatura.
Decalagon affondò la mano in una delle sue sacche e ne estrasse un oggetto. Lo posò sul tavolo accanto al boccale e lo studiò con attenzione: era una vera nuziale d'oro, avvolta da una fitta aura di tenebra riverberata da lampi vermigli. Questa vorticava lentamente su sé stessa sospesa a mezz'aria nel globo oscuro.
In quell'istante, un giovane si sedeette pesantemente al fianco di Decalagon fissando lo strano oggetto con occhi stupiti e curiosi, rivolgendosi poi al guerriero.
- Che cos'è? - Chiese timidamente, cercando di non balbettare.
Decalacon non gli rivolse nemmeno uno sguardo e rispose senza alzare gli occhi dall'anello maledetto.
- È la tenebra che ghermisce la carne e lo spirito, distruggendo la vita così come la tempesta sradica gli alberi dalla terra. -
Fece una pausa, afferrando l'anello e portandolo di fronte agli occhi del giovane. La sua mano sembrava essere stata ingoiata dalle ombre e l'unica cosa visibile era la sfera, nera come la gola di un abisso.
- Ingoia la vita e la luce... - Incalzò lui, sogghignando, mentre lo fissava con sguardo spiritato.
Il ragazzo accartocciò il volto dal terrore e corse via urlando, urtando contro sedie, tavoli e clienti fino a raggiungere la porta. Lo seguì con lo sguardo finché non lo vide sparire lungo la strada che portava a Via Deneb.
Subito dopo scoppiò in una risata così forte che si sentì il petto sconquassato, ma non riuscì a fermarsi; il suo scherzo lo aveva divertito particolarmente. Ritrovò il controllo solo quando riaffiorò alla sua mente il ricordo di Argus e delle sue vere nuziali.
Rammentò di come ne sacrificò una dinnanzi ai suoi occhi per vederlo disperare, per poi dare il secondo anello a Flaminea perché lo maledisse e ne forgiasse un amuleto che avrebbe dovuto avere effetti venefici sull'anima del giovane fabbro. Ed era esattamente quello che teneva in mano.
Lo osservò con attenzione, notando che non riusciva nemmeno a intravedere il suo pugno stretto attorno al cerchietto d'oro attraverso quell'aura intrisa di male, e per un attimo gli venne l'impulso di lanciarla lontano, di libersarsene. La sensazione di non avere più il proprio arto, o peggio, di non sapere se averlo, era una sensazione molto sgradevole, ma si trattenne. Ripose con cura l'amuleto nella sacca e si alzò, lasciando sul tavolo una manciata di monete d'argento.
- Uccidere un uomo è semplice - mormorò tra sé Decalagon, distendendo le labbra in un ampio sorriso crudele - Ma uccidi ciò che ama, e morirà mille volte. -
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Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'

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Keliash dice: 'Sei imbattibile...'
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Flaminea





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MessaggioAffisso: Gio 15 Feb, 2007    Oggetto del Messaggio:


Piazza delle Erbe anche quel giorno brulicava di gente.
Incurante di tutto il movimento e la fretta che pervadevano la folla, la donna se ne stava calma, tranquilla, giocherellando con un'orchidea del mazzo che teneva tra le mani e sembrava rimirare assorta.
In realtà, pensava a tutte le questioni in sospeso che aveva e a come stessero diventando numericamente considerevoli.

E alcune, non si limitano a fare numero..

Flaminea pensava al talismano.
Al talismano che aveva confezionato e impregnato di potere sotto richiesta di Decalagon, in fondo poter contare su di un favore in più è mai un male.

Peccato che poi la cosa non fosse finita lì, e che l'idea di portare su Therial uno spirito caotico fosse risultata troppo allettante per resistere..e che costui le avesse offerto una succosa ricompensa.

Non credeva proprio, a dire il vero, di aver creato una porta..
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Il suo cuore era un cristallo affilato come una lama,che strideva con il suo bell'aspetto da fiore appena sbocciato.Se un uomo l'avesse toccata senza fare attenzione avrebbe finito per sanguinare...
"E' facile osservare la luce, luminosa e chiara, e trarre le conclusioni, ma troppo spesso ci si dimentica delle ombre: sappiate osservare nell'oscurità e avrete ogni risposta"

"La pwk e' un apostrofo rosa tra le parole..p kill"(Nywulf detto Nywfhafah)
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Nogitsu





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MessaggioAffisso: Lun 19 Mar, 2007    Oggetto del Messaggio:


Il giovane umano, al calar della sera, si aggirava per Kyrandor guardando ogni singolo dettaglio con un'espressione strana...
Si guardava attorno con un misto di stupore e familiarita', come se vedesse per la prima volta qualcosa di nuovo in quelle facciate di edifici che sentiva di conoscere piuttosto bene.
A vederlo gironzolare cosi' dava da pensare ed una guardia, insospettita dal suo comportamento, prese a seguirlo.
Quando il ragazzo si fermo' vicino alla fontana della Piazza del Tempio, l'armigera gli si avvicino' e gli rivolse la parola.

-Scusate, avventuriero, avete un'aria strana... Posso esservi d'aiuto?-
Nogitsu alzo' gli occhi verso la guardia notando un viso giovane che faceva pensare a poco piu' di una recluta.
-Prego?- sembrava stupito della domanda -No, nessun problema, va tutto bene...-
-Eppure vi aggirate con fare... discutibile...-
Il giovane viandante sorrise dell'atteggiamento sospettoso della guardiana, ma evidentemente era il risultato di una forma mentale radicatasi durante l'addestramento.
-Non avete nulla di cui preoccuparvi: non ho cattive intenzioni. E' solo che questo posto l'ho gia' visto, eppure lo vedo per la prima volta... E' difficile da spiegare senza passare per matto.-
-Passare per matto e' sicuramente meglio che passare per un maleintezionato.- commento', con fare deciso, la giovane.
-Sicuramente dal vostro punto di vista e' cosi'... Beh, ecco... Io sono stato in questi luoghi prima d'ora, ma non ero nella forma in cui voi mi vedete.-
-Se avete cambiato i vostri connotati, vi prego di identificarvi.- il tono dell'armata era cortese, ma deciso, e la sua mano, istintivamente, stava avvicinandosi alla spada che portava in cintura.
-No, nessun cambiamento di identita'.- si affretto' a specificare il viandante -Solo... ecco... Credereste mai che io non sono nato in questo mondo come voi e tutti coloro che, ignari, si aggirano qui attorno?-
Alla strana domanda, la guerriera reagi' degluttendo a vuoto: il tono del suo interlocutore si era fatto inquietante.
Il giovane studio' la reazione suscitata e, senza scomporsi continuo'
-Io ero prima che tanti di voi fossero. Non in questo mondo, ma in quello di sogni ed incubi. Figlio di notte e disordine io sono. Nato per essere un sogno e vivere nelle coscienze assopite dei mortali. Artefice di inganni della mente, causa di confusione in coloro che si destano il mattino, cugino di spiriti burloni, ingannatori per diletto. Eppure, in tutta la mia lunga esistenza non ho mai messo piede in questa terra in forma materiale. A volte mi sono aggirato tra i mortali come un alito di vento capace di sollevare di qualche centimetro una gonna, altre volte sono stato una goccia d'acqua che faceva sobbalzare un avventuriero troppo teso in una grotta, ma nulla di piu'... e non ne ho mai sentito il bisogno.-
Una gocca di sudore freddo si era formata sulla fronte della giovane che, come ammaliata da quel tono di voce, sembrava incapace di non credere a quelle parole.
-Eppure, un giorno, nella terra da cui provengo, e' apparso un portale proprio accanto a me. Era chiaramente una cosa nuova e mai vista e la scintilla della curiosita' mi ha spinto a varcarlo senza riflettere piu' del tempo necessario ad una stella a cader dal cielo. E' stata la cosa migliore che abbia mai pensato di fare... Dopo che una tenebra fittissima mi ha accecato per qualche istante, quando la luce e' tornata ho compreso dove mi trovavo: ero in questo mondo... Ero al limite della coscienza di un mortale desto.- le ultime parole erano poco piu' di un sussurro, come un gran segreto che non dovesse essere rivelato.
La guardia era conscia dell'assurdità di tutto quel racconto, ma si sorprese del fatto che non riusciva ad interromperlo e, per quanto fosse incredula, non poteva fare a meno di essere intimamente consapevole della veridicita' di quelle parole.

-Per la prima volta, grazie ad incantesimo mortale opera di un'ancella di Tricksty, ho assaporato il vostro mondo come voi mortali lo percepite. In tutti i miei viaggi precedenti ne avevo visto gli aspetti con i miei occhi, ma mai con i vostri... Potevo leggere le menti dei dormienti che visitavo, ma solo in superficie, mai nella profondita' di sentimenti e reali sensazioni... Ora invece... Ora la mia coscienza era tuttuno con quella di un mortale; la mia mente era legata a quella di un vivente e potevo percepire e leggere tutto quello che la' era, compresi i ricordi della realta' percepita, dei sentimenti e delle sensazioni. Dapprincipio mi interessavano poco queste informazioni, avevo colto solo l'opportunita' di divertirmi generando scompiglio nella vita di un mortale che, lo leggevo nei suoi ricordi, si trovava in una difficile situazione, sul filo sottile che separa felicita' e sconforto. Eppure poi ho conosciuto altri... Ho compreso che poco a poco questa realta' e questa condizione mortale mi stavano influenzando, ed ho voluto conoscere. Ho compreso che la mia unita' con quel corpo mi rendeva suscittibile ai sentimenti che un animo mortale prova, ed ho compreso che desideravo essere completo, solo, in un corpo mio... E volevo farlo a causa di sentimenti che ho cominciato a provare.-
La guardia sembrava trattenere il fiato ed ogni parola pronunciata dal suo interlocutore sembrava accendere in lei il desiderio di sapere di piu'.
-Non e' stato facile, ma ho stretto un patto con colui mi ospitava, incapace di impedire che cio' accadesse e fortunato perche' io, e non qualcuno ben peggiore di me, ero il suo compagno di viaggio. Assieme abbiamo faticato, lottato, combattutto, fatto esperienza e posto rimedio agli inconvenienti che gli avevo creato. Sempre assieme ci siamo impegnati per studiare un modo per rendere a lui la sua vita piena e darne a me una soltanto mia... E' stata impresa non da poco, eppure abbiamo ottenuto il risultato e, con l'aiuto delle inviate di Tricksty in questo mondo e di un gentile amico del mio ospite, siamo riusciti a sciogliere l'incanto che aveva aperto quel portale sulla sua anima... ed io ho avuto una forma solo mia, appositamente creata.- un lungo istante di silenzio aleggio' tra i due poi, con tono piu' leggero e sereno, il giovane riprese a parlare -In questa nuova forma riesco a percepire il mondo in maniera completa... Quando ero ospite di un corpo non mio non mi curavo di ogni dettaglio e non avevo compreso appiego la complessita' di questa forma... Ora che sono completamente padrone di un corpo ed ho piena consapevolezza di ogni sua funzione ho quasi il bisogno di soffermarmi ad osservare dettagli che prima non avevo notato... E poi, riesco ad utilizzare meglio le mie facolta'... Quando non ero solo in un corpo, la mia arte si doveva piegare ai limiti che quell'ospite gli imponeva, ma ora... Il mio potere puo' fluire piu' libero in questo corpo e posso meglio utilizzare tutte le capacita' cui, in questa forma, riesco ad accedere.-
Il giovane sorrideva soddisfatto mentre la guardia lo fissava... La combattente apri' la bocca come per parlare, ma un dito del suo interlocutore si alzo' ad interromperla.
-Mi hanno parlato tanto di Kyrandor nella terra da cui provengo ed io, forestiero emigrato in questa citta', ne sto ammirando le meraviglie.-
Le sue dita schioccarono e la giovane lo fisso' con aria tranquillizzata.
-Bene, cittadino, allora vi auguro una buona serata e mi scuso per la domanda.-
La guardia chino' leggermente il capo e si volto', riprendendo ad aggirarsi per la citta' con passo marziale.
Il giovane seduto sul bordo della vasca colma d'acqua segui' con lo sguardo quei movimenti e sorrise sornione tra se' e se', quindi, abbassando gli occhi ad osservare le sue mani, mormoro'
-Forse potevo raccontarle tutta la storia di come sono riuscito ad ottenere questo corpo... Bah, sara' per un'altra volta... Anche perche' non credo che certe vicende siano adatte alle orecchie di una guardia...-
Si alzo' e riprese a passeggiare per Kyrandor, come se niente fosse, sorridendo tra se' e se'.
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Nogitsu Kitsune - La volpe del sogno -
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