| Autore |
Messaggio |
Eilivan

|
Affisso: Lun 24 Lug, 2006 Oggetto del Messaggio: La Fuga |
|

|
Lampi rossastri illuminavano il corridoio oltre l' arco, accompagnati da urla agonizzanti e dallo sferragliare delle armature che urtavano il pavimento.
Rintanato in una nicchia nella stanza, il giovane drow attendeva armi in pugno che la battaglia lo superasse, per potersi muovere.
- " Maledizione. Se solo potessi raggiungere la stanza di Maestra Elareth e il suo baule di pozioni curative! " - penso' tra se' e se', attento a non produrre il minimo rumore.
- " Eilistran Vanielath " - sussurro' improvvisa una voce al suo fianco, facendolo sobbalzare e voltare di scatto, pronto a combattere.
Silenziosa, una figura si ergeva alla sua sinistra. L'altezza, l'aspetto cadaverico col pallore tipico degli abitanti di superficie non lasciavano molti dubbi sulla sua identita'.
- " Che ci fai qua, anzicche' fiancheggiare la Matrona Madre ? " - scandi' velocemente il drow nel silenzioso linguaggio da millenni retaggio della sua specie.
La risposta giunse come un sussurro proveniente da una cripta lontana:
- " Tutto e' perduto, giovane Eilistran. Quella cagna di tua madre doveva immaginarlo quando sfido' apertamente la somma sacerdotessa della Prima Casa regnante. Ora le vostre truppe sono decimate e i soldati della Prima Casa occupano quasi per intero la dimora. "
- " Cagna..? Vostre..? " - le parole echeggiarono come lampi di luce nella mente del giovane drow. Chiaramente la battaglia era persa, se un vampiro come Istianatte poteva permettersi di proferire simili parole nei confronti della Matrona Madre del Casato Tlin'Orrza. Ma quel "vostre"... un tradimento dunque?
Di nuovo, la voce si produsse in sussurri a malapena udibili persino dalle delicate orecchie di un elfo.
- " Vai. Fuggi. Copriro' la tua ritirata tenendo il cunicolo, finche' potro'. esci dal retro della dimora e corri senza fermarti fino ai cancelli della citta'. La' spogliati di ogni tua insegna regale e vestiti con questi "
Cosi' dicendo, il vampiro estrasse da una borsa, evidentemente magica, una veste logora, una daga che avrebbe fatto vergognare un coboldo e pochi altri frugali oggetti, lanciandoli in mano al drow allibito e proseguendo:
- " Esci dalla citta' e fuggi in superficie. Soro la' sarai al sicuro. "
Il volto del drow all'improvviso perse ogni traccia di colorito sanguigno, quasi che anzicche' parlare il vampiro gli fosse saltato alla giugulare.
- " Superficie ? Cosi' vestito ? E con quale esercito al seguito ? " - penso' Eilistran. ma fu il pensiero di un attimo. Anni di addestramento e torture lo avevano abituato quanto meno a pensare velocemente ed agire all'unisono. Rimanere significava essere catturato e torturato a morte. Fuggire in citta' avrebbe solo rimandato l'inevitabile epurazione: nessun sopravvissuto era ammesso nell'attacco ad un casato rivale, o avrebbe potuto appellarsi in modo formale al Concilio e ottenere vendetta. E di certo nessuno gli avrebbe dato asilo, mettendosi contro l'agire della prima Casa. Tutto sommato, una morte veloce in superficie era preferibile a lunghe torture mortali qua.
Basto' un cenno col capo perche' il vampiro si lanciasse fuori dalla stanza, trasformandosi durante il balzo in quel demone assetato di sangue che tanto affascinava il giovane drow.
Senza indugiare un istante, questi si fiondo' dalla parte opposta.
Percorse correndo i cunicoli scavati nella roccia da centinaia di schiavi umanoidi, scegliendo la direzione in modo apparentemente casuale lungo i dedali che conducevano alle cripte. Da li', attraverso una ben celata porta segreta, che finora era servita per lo piu' a introdurre amanti clandestini per le sacerdotesse, si infilo' nell'intrico di vie cittadine.
Dopo un rapido cambio d'abito, non privo di disgusto, il giovane drow scaglio' nelle fogne cittadine i precedenti paramenti e si incammino' verso i cancelli.
Il passo strascicato, tipico degli schiavi di bassa casta, ed i suoi patetici abiti, forse con l'aiuto di una qualche divinita', indussero in inganno il maestro d'armi di guardia alle porte della citta'.
Sta di fatto che il giovane riusci' a passare senza essere fermato e interrogato, ed inizio' ad ascendere lungo i tortuosi passaggi che conducevano verso il Mondo di Fuori.
Quando entro' in una caverna ampia ed oscura, da cui rampe intagliate nelle pareti conducevano verso un ingresso celato alla superficie, immediatamente si immobilizzo', come paralizzato.
- " Maledetto cervello di duergar! " - penso' - " I ragni guardiani! "
Come aveva fatto a dimenticarsene? non poteva vederli, certo, il loro scopo era proprio questo. ma i capelli ritti sulla nuca lo avvisavano che di certo la cosa non dovesse essere simmetrica.
I ragni guardiani, obbedienti al volere del casato dominante, erano la', poteva esserne certo.
Se avessero intuito la sua identita' non avrebbe avuto scampo. Un semplice morso sarebbe stato in grado di troncargli il torso a meta', e se anche fosse riuscito ad assecondare il colpo, il potente veleno che gli avrebbero iniettato lo avrebbe indebolito al punto di non potersi piu' muovere.
No, l'unica speranza era legata all'inganno.
Cantilenando una sommessa nenia che parlava delle gloria dei ragni e del Primo Casato e ringraziando mentalmente di non essersi addormentato durante le noiosissime lezioni delel chieriche, si avvio' con passo deciso e sicuro lungo gli scalini di pietra.
Finse di non accorgersi degli occhi sfaccettati che riflettevano la luce della candela frangendola come cento specchi, e apri' la botola issandosi fuori con un movimento fluido e naturale.
Solo quando la botola fu nuovamente chiusa e celata nel pavimento della caverna, si concesse il lusso si sedersi e respirare, lasciando che un sudore freddo gli inumidisse la fronte.
Era fuori dal Mondo di Sotto, come lo chiamavano i mercanti di superficie. Certo. Ora il problema era non essere ucciso appena uscito dalla caverna. Non credeva alle storie di elfi cacciatori che si nascondevano nei boschi pronti colle loro frecce a uccidere un drow talmente sciocco da avventurarvisi solo, allo scopo di magiarne il cuore e risorgerlo come servo immortale dei loro dei, ma non intendeva certo appurarne di persona la veridicita' o meno.
Senza i suoi oggetti di retaggio, senza il mantello che lo nascondesse alla vista facendolo divenire un'ombra tra le ombre, gli stivali incantati magicamente affinche' i suoi passi non fossero piu' rumorosi di quelli di una mosca e le sue armi cosi' taglienti da fendere persino la roccia, si sentiva inerme come uno scorpione circondato dalle fiamme.
- " Ma che diavolo sto dicendo! " - disse alzandosi di scatto.
- " Sono in superficie! Sono un drow in superficie! " -tuono' a voce alta, prima di lasciarsi andare ad una risata liberatoria.
- " In mezzo alle patetiche razze che la abitano, sono un gigante tra i nani! Quello che io ho perduto, loro non lo sognano neppure. Ho un regno che mi attende la fuori, pregandomi di divenirne il signore! "
Cosi' dicendo, si affaccio' all'ingresso della caverna, e la sua risata si spense all'improvviso trasformandosi in un gemito. |
|
| Torna all'inizio |
|
 |
| Mostra i messaggi dal precedente: |
|
|
Non puoi affiggere nuove discussioni qui Non puoi rispondere qui Non puoi modificare i tuoi messaggi qui Non puoi eliminare i tuoi messaggi qui Non puoi votare nei sondaggi qui
|
Powered by phpBB 2.0.14 © 2001, 2005 phpBB Group
Il tema grafico è tratto da Elveron (Copyright © Ulf Frisk, Michael Schaeffer 2004) e Connections (WPThemes.info)
Adattamento by Marhis
©2026 Restaurato con amore da Riccardo De Leo (Shod)
|