Chalinnel

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Affisso: Sab 01 Lug, 2006 Oggetto del Messaggio: Squarci D'Un Opera Guasta |
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| O F F | Informazione off-gdr: | | Questo breve racconto,vuol introdurre il personaggio Chalinnel al mondo di Therial. Un introduzione ad essa, una presentazione. |
Introduzione:
Chalinnel Auvryar (Auvry = sangue di , ar = veleno - Sangue avvalenato, Sangue infetto)
Shi'nshima Auvryar : Genitrice
Usharâg Mylyl (My = Onorato - lyl = spada) : Progenitore
Rendan Che'el (Rendan = Abisso, Che'el = Citta')
LA STIRPE
Un orrore, seppur terzogenita al seguito di due maschi, seppur essa abbia sottratto dalla morte il progenitore, nel caso della nascita d'un terzo figlio maschile, era un creatura ripugnante.
Non ci furono per Chalinnel, teli di fina lavorazione, ne regali, piccole, vesti; qualche straccio ad imbottitura d'una cavità, come una animale nella sua tana.
<Un albina> furono le uniche parole, proferite con una punta di disgusto dalla genitrice Shi'nshima, la piccola drow, come tutti i bambini, muoveva ritmicamente i quattro arti in direzione della madre, la pelle avorio risplendeva, una perla indegna, nell'oscurità.
Nelle famiglie della casata, s'era sparsa la voce, sottile e maligna come il veleno che scorre silente nelle vene, ma con effetto solerte. Chi optava per una maledizione, chi pensava ch'essa fosse un segno di malora, chi inneggiava al titolo di Shebali. Ma la tanto inneggiata fortuna, non aveva ancora spiegato le ali, per volare lontano dalla drow.
Chalinnel venne trattata al pari della restante stirpe, forse un pizzico di cieco sadismo animava ulteriormente le intenzioni dei genitori.
Quando anche le tenebre s'oscuravano, quando il nero appariva molto più intenso di quanto descritto anche nelle peggiori fiabe per bambini umani, Shi'nshima era solita avvicinarsi al giaciglio della terzogenita, abbassandosi, alzava le lunghe vesti purpuree e le labbra si contorcevano in un sorriso. Scostava i candidi capelli di Chalinnel dall'orecchio e le sussurava immonde frasi sulla ipotetica debolezza dell'albina, frasi intente a creare gelosia e oppressione, frasi fetide e malsane, che con lo scorrere degl'anni, nel perfetto circolo con cui esse venivano pronunziate, s'attaccavano come melma al cuore di Chalinnel, oscurandolo, risucchiandolo nella tenebra cui era predestinato stare.
Così il sonno dell'infante cadeva ogni notte in un truce tunnel, in cui essa poteva ritrovare i propri mostri, la propria debolezza e oppressione.
CHIMERA D'INCANTO
La mente di Chalinnel non vagò unicamente nella terra dei propri fantasmi, in essa, con lo scorrere del tempo, s'era instaurato prepotentemente un travolgente sogno.
Oltre il ponte orientale di pietra, su un rialzamento al fianco della montagna a Rendan Che'el, v'era uno dei templi dedicati a Mobius. Essa l'ammirava, latente nelle ombre, a nascondersi da occhi nemici, ne osservava l'onirica bellezza, ne bramava gli interni, e s'illudeva di poter entrarne al servizio. La sua speranza era dedica a quelle cariche, tanto normali per le restanti femmine, ma per Chalinnel era il sogno più grande che potesse avere.
Non fu mai realizzato, non acconsentirono l'accesso a sacri luoghi da un albina, la profonda ottusità e paura massacrò in centinaia di pezzi il cuore e la mente della drow. Avrebbe dovuto scegliere altre strade, strade minori, magari mercantili, strade per Shebali, non per la nobiltà, a cui sol'essa nella propria famiglia non aveva il diritto d'appartenere.
Raccolse quei frammenti, li lisciò e li cullò, rimirandoli, toccandoli, ma il troppo maneggiarli e contemplarli, nel tempo li ridusse, da frammenti che erano si decomposero, assumendo forma d'ago.
L'ULTIMO CASTIGO
Nulla si seppe mai della morte di Shi'nshima, non v'erano testimoni.
Il coltello venne avvolto da Chalinnel in uno stralcio di tela purpurea, ricavato dal vestito della genitrice, tanto amante di codesto colore. Ed essa lo lascio liberò, sul filo d'un torbido ruscello, esso spezzava gl'argentei riflessi, depredati alla luna. L'osservava laconica ondeggiare, seguire gl'increspamenti e riassesarsi nella quiete. Lontano da se, il suo passato, i suoi supplizi l'abbandonavano, inghiottiti dall'oscurità che li aveva portati. Un azione illecita, probabilmente tutti sapevano, ma nessunò obbiettò, un grande palco cui la drow inscenava la tetra opera della propria autocommiserazione. |
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