| Autore |
Messaggio |
Decalagon

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Affisso: Gio 15 Giu, 2006 Oggetto del Messaggio: La scintilla dell'Odio |
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Ecco, e così ci si ritrova di fronte al solito bivio che la vita pone agli insicuri; una strada poco illuminata dove riesci a distinguere solo le poche ombre di ciò che ti aspetta, e un'altra completamente avvolta dalle tenebre dell'incertezza, pensò Decalagon, mentre la frescura della sera iniziava a calare sulla foresta di Haon Dor. Kyra si spegneva lentamente, ed i suoi raggi venivano poco a poco sostituiti dalla grande Marhis nascente che regnava nel cielo del crepuscolo.
Solo il fruscio dei rami sbattuti dalla tiepida brezza dell'est s'udiva in quel momento, in quel piccolo spiazzo del sottobosco.
Decalagon era intento a cucinare i pezzi d'un fagiano allo spiedo su un piccolo focolare, mentre rifletteva sulla sua decisione più importante; una decisione che mai prima d'allora aveva sfiorato l'anticamera del suo cervello.
Il furore di Zeius mi ha abbandonato, pensò,il mio Signore non ascolta più le mie preghiere..
Il vecchio guerriero gettò un altro pezzo di legno nel fuoco per riavvivarlo, mentre la carne di selvaggina era quasi pronta. Attorno a lui, gli occhi della foresta osservavano quell'uomo meditabondo, avvolto nella sua pesante corazza da battaglia nonostante sembrasse in procinto di mettersi a dormire.
Da tempo ormai un fuoco fatuo dalla luce ignota ardeva nei meandri della sua anima, incitando la sua natura umana a vivere più a lungo, più forte, più potente; e non era certo merito del Cavaliere Nero. In centovent'anni di vita, Decalagon aveva finalmente scoperto che Zeius non volgeva più su di lui l'Occhio protettore, da quando gli apparse di fronte in carne e ossa per punirlo di un peccato senza nome.
- Xanathon...
Mormorò Decalagon volgendo il suo sguardo al cielo notturno.
- Ti prego, aiutami...
La voce di Decalagon era empia e solenne, benché un velo di amarezza gli balenò nel volto al solo pronunciare il nome del Signore dell'Odio e delle sue forme. Aveva pronunciato il suo nome quasi senza esserne completamente conscio, come se la sua bocca si muovesse da sola.
Un brivido di gelo gli trapassò la colonna vertebrale congelandogli le ossa per brevi istanti, come temendo l'ira di un dio.
Decalagon estrasse la sua scimitarra dalla guaina dopo alcuni istanti di silenzio, soffermandosi a fissare la lama: le incisioni marchiate a fuoco raffiguravano scene di caccia e di guerra, finemente abbellite con complicati tribali scolpiti a mano, mentre la lunga lama ricurva rifletteva la luce color del sangue del bivacco. Stringeva l'elsa in avorio con tutte le sue forze, come in battaglia, arrivando a sbiancare le nocche e le unghie.
- Xanathon, mio potente Signore, guidami tu.
Dopo queste gravi parole si piantò la punta della spada nell'avambraccio sinistro, dove portava il tatuaggio di Zeius, il Cavaliere del Male. Lasciò scorrere la spada sotto la pelle, tagliandosi attorno al simbolo del dio; il volto del guerriero era sfigurato dal dolore atroce, e benché il suo braccio fosse immerso nel sangue e nella sofferenza proseguì nel suo lavoro senza esitare.
Alla fine, posò la spada a terra e infilò le dita sotto il taglio, ansimando per il dolore. Dopo aver preso coraggio, strappò con un violento colpo il tatuaggio di Zeius con tutta la pelle, per poi gettarla lontano nel sottobosco.
Un lacerante urlo venne vomitato dalle labbra del guerriero, provato e sofferente, prima che si lasciasse cadere a terra, ansimante.
Rimase a lungo in silenzio ad osservare il cielo stellato con quel maledetto bruciore al braccio, ma con quella sensazione di libertà imparagonabile a qualsiasi sofferenza corporale.
Decalagon si aspettava qualche reazione da parte di Zeius, magari un battaglione di non-morti con l'intenzione di spaccargli la testa, ma non successe niente.
Anzi, una cosa accadde...
Sul braccio zuppo di sangue accadde una cosa curiosa; dove la ferita sanguinava ancora, una piccola luce rossastra iniziò a brillare, al principio fioca come una stella lontana avvolta dalle tenebre del cosmo, poi sempre più potente, fino a raggiungere l'intensità del sole perduto.
Altre laceranti grida ruppero il silenzio di quella foresta, mentre un fuoco divino marchiava il braccio di quel vecchio mercenario che si contorceva per il dolore tenendosi il braccio come se mille pugnali gli spaccassero la carne.
Dopo pochi minuti la luce ed il bruciore cessarono, lasciando posto nuovamente al silenzio.
Decalagon osservò il suo braccio; la ferita si era rimarginata, ed al suo posto uno strano tribale, facilmente riconoscibile dallo stemma, era stato marchiato con il fuoco divino. Il guerriero sorrise appena, tirandosi su lentamente a sedere.
Decalagon si inginocchiò nella penombra del focolare che stava lentamente morendo, mentre la selvaggina era ormai completamente carbonizzata e immaginabile. Sguainando la scimitarra e piantandola a terra, Decalagon recitò una preghiera in onore del dio dell'Odio. In quel momento, la voce della foresta si ammutolì, gli occhi che fissavano il guerriero scomparvero, le creature che abitavano quella zona della foresta si ripararono nelle loro tane.
Xanathon era presente ad Haon Dor, e come l'Invisibile, faceva la sua presenza nell'ombra, nel vento, nelle stelle, nella terra...
- Grazie, mio potente Signore.
Con queste ultime parole, Decalagon si inchinò al volere del suo Pardone immortale, scolpendo la sua devozione nell'eternità.
| O F F | Informazione off-gdr: | | Chi vuole puo' partecipare al gioco. | _________________ Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'
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Keliash dice: 'Sei imbattibile...' |
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