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Rabbia

 
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Autore Messaggio
Decalagon





Avatar storico di Decalagon


MessaggioAffisso: Ven 14 Apr, 2006    Oggetto del Messaggio: Rabbia


Premetto che il racconto che ho scritto non c'entra niente con LoD, però volevo condividerlo con chi è appassionato di lettura come me. Spero possa piacere, nonostante la sua lunghezza.

---Rabbia---

Nel riverbero vermiglio del tramonto, i raggi dell'ultimo sole raggiungevano senza problema alcuno le distese di Shellel. Là dove la foresta si diradava, si trovava una pianura vasta migliaia di cubiti, avvolta dal penetrante canto dei primi grilli che iniziavano a rivolgere la loro voce all'avvolgente oscurità della notte.
Ma non lontano dai confini della foresta di Shellel, a circa venti leghe dagli ultimi arbusti che ne evidenziavano la fine, si estendeva uno sterminato accampamento militare, i cui fuochi sparsi qui e là, sembravano trasformare in un secondo cielo l'oceano d'erba vasto fin dalle pendici dei grandi monti di Benhastul, fin dove l’immensa foresta iniziava a esporre al cielo gli imponenti fusti delle Querce e dei Secolatri millenari. Il vociferare delle migliaia e migliaia di uomini, attraverso quell'atmosfera crepuscolare degna d'un ritratto, era monotono e ripetitivo, tanto che quei pochi uomini vinti dalla fatica per le interminabili ore di marcia non riuscivano a trovare il sonno.
L'imponente esercito dell'impero di Lhoòryin sembrava estendersi fino all’orizzonte, ma anche in mezzo al caos di quell'immenso accampamento, si riusciva a distinguere la tenda del generale, molto più grande delle altre e più sfarzosa. Il tessuto ricamato a mano, era del cotone di importazione più pregiato, tinto di porpora, proveniente dalla lontana Persia, giunto ad Atlantide dopo sette anni di navigazione. Il più costoso in commercio.
All'interno di esso, si teneva il consiglio di guerra, l'ultimo prima dello scontro decisivo con l'armata di Shoul dell'Est.
-Generale Decalagon,- Disse un portaordini, entrando nella tenda con gli occhi fuori dalle orbite. Nella fretta aveva rischiato di strappare il prezioso tessuto della tenda del consiglio. -la pattuglia mandata in esplorazione ha riportato notizie riguardanti re Shoul.-
Decalagon, in quel momento intento ad osservare una grande mappa particolareggiata della regione, srotolata su un massiccio tavolo in legno d'ebano, rispose senza alzare gli occhi dal papiro.
-Prima le cattive.-
La sua voce, roca e penetrante come il ruggito di una belva incatenata nelle profondità di una grotta, fece trasalire il giovane servitore, vestito solo di una povera armatura in cuoio rigido e una lunga tunica da guerra di lino, lacerata e sporca. Il povero diavolo temeva di venir passato per le armi, date le sue mere notizie.
-Shoul ha rafforzato le sue truppe di circa quindicimila uomini, forzando i contadini a reclutarsi.
Ha invaso e razziato tutte le campagne dalla città di Sylla fino al passo di Ter, e hanno lasciato terra bruciata dietro di loro; così facendo noi non potremmo trovare i rifornimenti necessari per continuare la campagna. Ci saranno addosso fra circa tre giorni.-

Il generale rimase a contemplare la mappa, mentre i suoi lunghi capelli neri ricadevano sulla lucente corazza di combattimento fin sul pettorale dorato, raffigurante il grado di Comandante delle Legioni del Puma. Teneva il dito puntato sul papiro srotolato sul tavolo, lasciandolo scorrere sul tracciato da loro percorso e calcolando la distanza che v'era fra loro e le armate di Shoul.
Nel frattempo l'informatore, con le gambe molli come gelatina, se ne stava fermo sull'ingresso, mentre i veterani del consiglio, escluso Decalagon, lo fissavano con aria meditabonda e terribilmente seria.
-E le buone notizie?-
Decalagon tuonò queste parole alzando di scatto i penetranti occhi cristallini dalla mappa, piantandoli sul giovane portaordini, mentre un fiotto di amara bile gli salì alla gola colpendolo come un pugno.
-Dalla.. dalla città greca Arthamis sono giunti i rinforzi richiesti, generale. Cinquemila uomini della falange sono giunti da poche ore e i vostri comandanti li stanno addestrando alla maniera atlantea.-
Anche se balbettante, il poveretto, intimorito dalla rabbia del generale e dagli sguardi dei vecchi guerrieri piantati su di lui, riuscì a farsi capire dai presenti.
-Ottimo.- Affermò Decalagon, osservando il giovane con una scintilla di trionfo nello sguardo -Puoi andare.- Proseguì.
Il soldato colse l'occasione per dileguarsi, lasciando calare un breve silenzio all'interno del tendone del consiglio.
-Greci?-
La voce del comandante Memnone di Avaris lasciava trasparire l'amarezza e il suo disprezzo per quella gente, nonostante il suo volto raggrinzito da alcune rughe e coperto da una corta barba bianca non lasciasse trasparire alcun sentimento. I corti capelli brizzolati del veterano coronavano il suo aspetto, rendendolo ancor più autoritario di quanto già non fosse. Detestava i greci, gente troppo altolocata e raffinata per i suoi barbarici gusti.
Lisciandosi la lunga barba grigia con la mano guantata d'acciaio e robusta pelle, fissò Decalagon sperando forse in una smentita.
-Si. La loro falange sarà determinante per la riuscita di quest'impresa. Se vogliamo massacrare quei cani orientali dobbiamo vincere il razzismo.-
Il vecchio veterano non sembrò convinto della risposta del suo generale, tuttavia si limitò al silenzio, sapendo che fargli cambiare idea era impresa impossibile.
Decalagon tornò a indicare il punto della pianura dal quale l'esercito di Shoul avrebbe dovuto stanziarsi per far riposare le truppe, posando l'indice sulla mappa stesa sul tavolo.
-Shoul dovrà stanziare le sue truppe a circa quaranta leghe a est da noi per far riposare gli uomini, se vorrà affrontarci con soldati freschi. Tra due giorni manderete una piccola squadra di osservatori per averne la certezza, dopodiché tu, Memnone, prenderai con te Calibeto con un battaglione di fanteria e due squadroni di arcieri, e vi stanzierete alla loro sinistra.- Decalagon indicò Memnone ed il vecchio Calibeto senza alzare gli occhi dalla cartina, dopodiché proseguì indicando i restanti due comandanti – Tu, Resthea, prenderai due battaglioni di cavalleria e attenderete sull'ala destra del loro esercito il mio segnale, seguito da Lohrt, mentre io avanzerò al centro con il grosso delle truppe. Quando sentirete il segnale dell'attacco, lanciatevi all'assalto. Non fate prigionieri, ogni cane orientale deve essere passato a fil di spada, sono stato chiaro uomini?-
Tutti annuirono con aria solenne, avvolti nelle loro pesanti corazze da battaglia, tenendo stretto al fianco il massiccio elmo dall'imponente cimiero, ciascuno raffigurante i diversi reparti che rappresentavano con la differenza dei colori.
Rossi per la fanteria, azzurro per gli arcieri, verde e rosso per la cavalleria e giallo per gli incursori, questi ultimi formati da guerrieri barbari reclutati dal sud. Rudi e brutali, ma ottimi soldati.
Nessuno obiettò la decisione del generale, tutti erano assetati del sangue dei nemici, affamati di gloria e di vendetta per la recente sconfitta subita ai confini dei feudi imperiali.

Due giorni dopo, verso sera, al termine del secondo giorno, in lontananza si riuscivano già ad intravedere le sterminate fila nemiche, inconsistenti come ombre nel crepuscolo lontano, ma chiare e inconfondibili ai piedi della grande catena montuosa di Benhastul.
Non era necessario mandare la squadra di osservatori per capire che Shoul aveva alzato le tende dell’accampamento. Decalagon si era posizionato in cima ad una piccola altura alta circa venti cubiti, ad osservare con sguardo inespressivo il nemico lontano.
Era in tenuta di guerra, e la luce tinta del sangue del sole morente lasciò risplendere la sua lucente corazza nel tramonto, mentre una tiepida brezza proveniente dal nord carezzò il cimiero multicolore posto in cima all’elmo in bronzo, forgiato nella forma di una testa di puma a bocca spalancata. In questo modo il suo volto, sembrava raccolto fra le fauci di una belva mitologica.
Distese le labbra in un sorriso crudele, senza distogliere gli occhi dal nemico, e solo quando il sole scomparve dietro i monti tornò al campo, dove Memnone e gli altri comandanti lo attendevano.

Al calare delle tenebre, i rispettivi reparti si apprestarono ad eseguire gli ordini del generale sotto la guida dei loro comandanti; Memnone e Calibeto, seppur anziani e con molti anni di guerra sulle spalle, correvano nell’oscurità come giovani guerrieri nel fiore degli anni, seguiti dalla fanteria e dagli arcieri che avanzavano alle loro spalle senza mostrare indugio, raggiungendo dopo venti minuti di marcia a passo di corsa, il punto prestabilito. Erano talmente vicini all’accampamento nemico da distinguere i volti delle guardie che pattugliavano i confini del campo, ma furono abbastanza abili da rimanere nascosti nelle ombre, avvolti in un innaturale silenzio.
Lohrt e Resthea fecero lo stesso, seguiti dalla cavalleria.
Decalagon, nel frattempo, aveva riunito la falange in prima linea, seguiti subito dagli arcieri, dalla cavalleria e dalla fanteria. Predispose gli uomini in assetto di guerra, mentre i soldati della falange, disposti su tre lunghe file, sembravano formare un mostruoso istrice cosparso da lunghe lance di acacia.
Ad un suo segnale, tutto l’esercito si mosse, mentre gli uomini avanzavano in silenzio nell’oscurità, preceduti dal loro generale in testa a tutte le file, in groppa ad un elegante purosangue bianco dalla muscolatura possente, bardato anch’esso da battaglia. A tutti i cavalli erano stati legati agli zoccoli delle spesse bende di stoffa, affinché il rumore dei loro passi fosse attutito; così facendo attraversarono l’oscurità nel silenzio spettrale che porta con sé la sibilante morte.
Gli uomini della falange avevano disposto un muro compatto, abbassando le lance in prossimità del nemico, formando una barriera impenetrabile.
Dopo pochi minuti il generale ed il resto dell’esercito si fermarono a circa quattro leghe dal campo; fra le tende di Shoul v’era un’attenta sorveglianza, ma nessuno di loro sembrava aver notato i cinquantaseimila uomini che li circondavano in assetto di guerra.
Decalagon sembrò attendere qualcosa, forse una reazione da parte delle sentinelle che pattugliavano lungo i confini del campo, illuminate da piccoli fuochi cosparsi tutt’intorno; ma la luce veniva ingoiata dall’ombra molto prima di giungere a rischiarare le file Atlantee.
Nel raggio di pochi istanti, il penetrante suono del corno del generale risuonò nell’aria, lacerando il silenzio sovrastando il canto dei grilli della prateria. Il segnale della carica arrivò ai reparti situati a destra e a sinistra dell’accampamento nemico, lanciando i soldati della fanteria e della cavalleria all’assalto fra urla disumane per distendere la tensione del combattimento.
Una nube di dardi s’alzò dalla postazione degli arcieri compiendo un largo arco nel cielo notturno fino a ricadere fra le tende dell’accampamento nemico. Molti soldati vennero uccisi nelle loro brande, inchiodati alle assi di pino dei letti improvvisati seguiti solo da un lento gemito di dolore, prima della fine.
L’attacco colse impreparata una buona metà dei soldati nemici, e gli uomini di Decalagon fecero una strage subendo solo una minima perdita nel reparto di fanteria. Lo stesso generale si lanciò al galoppo fra le tende dei Shoul, distruggendo ogni cosa incontrasse, calando fendenti con la sua possente ascia bipenne. I soldati che tentavano di contrastarlo finivano con la testa spaccata in due dalla potenza dei colpi inferti, mentre Decalagon, coperto di sangue fino ai gomiti, avanzava sempre più all’interno del campo alla ricerca di re Shoul, seguito da una nutrita truppa di fanteria che gli guardava le spalle e i fianchi.
Se avesse ucciso il re, i soldati sarebbero rimasti senza una guida, e le loro speranze di vittoria si sarebbero definitivamente annullate. Tuttavia, nonostante tutti i suoi sforzi, non trovò il suo avversario. Quel campo era troppo grande per essere battuto palmo a palmo.
Nello stesso instante, alcune truppe nemiche si lanciarono alla carica contro la cavalleria, ma quest’ultima, vedendo che erano troppi per essere affrontati frontalmente, con l’aiuto del reparto degli arcieri, spinsero i soldati di Shoul contro le lance della falange, sterminandoli fino all’ultimo uomo con una tattica a tenaglia.
-Voglio Shoul! – Sbraitò Decalagon in preda alla furia della battaglia -Cercatelo!-
Con quest’ordine disperato, il generale mandò alla ricerca del Re dell’Est un intero squadrone di incursori formato da ottanta uomini, continuando a combattere senza sosta, alzando e calando la possente ascia bipenne grondante di sangue, apparentemente senza sforzo.

Al termine della battaglia, il terreno era cosparso di cadaveri, ma gli Atlantei caduti in mbattimento erano talmente pochi che bastarono solo tre grandi pire funebri per onorare le salme dei soldati defunti. I corpi dei nemici erano, al contrario, migliaia. Così tanti che nessuno si prese l’interesse di eseguire onoranze funebri per loro, così si limitarono a depredare i corpi.
Vennero spogliati trentasettemila e cinquecento uomini delle loro corazze e degli ornamenti costituiti da metalli preziosi, e per trasportare tutto il bottino di guerra in città ci vollero duemila carri pesanti e seimila e settecento bestie da soma.
Ma il corpo più ambito, quello del re Shoul, non venne ritrovato.
Quando il generale Decalagon ne venne a conoscenza, montò su tutte le furie, passando alle armi il povero diavolo che gli portò la malaugurata notizia. Il portaordini venne giustiziato di fronte all’intero esercito, legato a un palo e fatto a pezzi da una squadra di incursori, fra le sue urla di terrore e di dolore.
-Uomini!- L’empia voce del generale risuonò tonante come il fragore d’una tempesta, mentre il silenzio avvolgeva le file dell’armata Atlantea; dopo l’esecuzione del portaordini nessuno osò parlare più. –Abbiamo sconfitto l’esercito dei cani orientali e portato il nome dell’imperatore in queste terre!-
Un boato di grida esaltate e gloriose si levò dalle file dell’esercito. Gli uomini batterono all’unisono le armi di bronzo contro gli scudi, altri battendo la lancia a terra e gridando in preda alla gioia.
Il caos si interruppe quando Decalagon, attraverso il suo duro sguardo d’opale, fissò i soldati alzando le braccia al cielo, chiedendo il silenzio.
-Tuttavia…- Proseguì -…Re Shoul potrebbe essere ancora in vita, e la sua presenza costituire un grave problema. Se riuscisse a radunare un altro esercito tornerà a darci battaglia, e finché non avremo la sua testa appesa alla lancia non potremmo mai più dormire sonni tranquilli! Il cobra deve essere privato del suo veleno, e pertanto, da domani inizieremo a marciare su Ghrool e la daremo alle fiamme, dopodichè l’impero Atlanteo potrà godere nella pace e nella prosperità!-
Un altro boato, più potente del precedente, lacerò il vento con un assordante battito metallico e grida esaltate di migliaia e migliaia di voci.
-Ed ora…- Continuò il generale dopo aver richiesto nuovamente il silenzio -…Sarà preparato un banchetto per festeggiare la nostra vittoria e per farvi riposare. Ma che nessuno si azzardi a toccare anche solo una coppa di vino, dobbiamo essere tutti al massimo della lucidità per la lunga marcia di domani. Chi solo proverà ad annusare una bevanda alcolica, sarà passato immediatamente alle armi!-
Tutti tacquero, mentre il generale dava l’ordine di scomporre i ranghi, e quasi subito dopo un brusio sommesso, contrariato per via di quella decisione, attraversò le file dell’esercito deluso. Vi saranno stati ventimila uomini che avrebbero bevuto più che volentieri una coppa di vino e miele; tuttavia dovettero attenersi agli ordini.
Decalagon comunque non era soddisfatto, perché non aveva raggiunto il suo obbiettivo principale: uccidere Shoul.
Si incamminò in preda alla collera, verso la sua tenda per tenere il consiglio di guerra, calpestando con veemenza la testa tagliata di un soldato orientale con i pesanti calzari borchiati in bronzo e oro, spaccando il cranio e lasciando riversare a terra le cervella e i liquidi contenuti.
_________________
Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'

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Keliash dice: 'Sei imbattibile...'
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