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Tyrandel - La guerra dentro...

 
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Autore Messaggio
Sagard





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MessaggioAffisso: Gio 16 Feb, 2006    Oggetto del Messaggio: Tyrandel - La guerra dentro...


E’ una serata di forte pioggia a Kyrandor e alla taverna del topo stasera nessun cliente, solo un giovane dall’aria confusa è rimasto titubante davanti all’ ingresso per lunghi minuti prima di decidersi ad entrare. Poi ha preso posto in uno dei tavoli in fondo al locale, e Filthy lo osserva spazientito mentre scrive su un vecchio e logoro taccuino con una piuma d’oca presa tra i rifiuti sparsi sul pavimento. Non vede bene…ma sembra quasi che scriva col sangue che gli sgorga lento da un piccolo taglio sulla mano sinistra. Si avvicina al tavolo e senza dire una parola lascia un boccale di birra al giovane avventuriero che con un cenno fa intuire di voler essere lasciato solo.
Dopo un’ora circa, il giovane si alza…il boccale di birra è ancora lì dove l’ha lasciato Filthy, che nel frattempo si e’ addormentato sul bancone. Lascia poche monete d’argento sul tavolo vicino al boccale pieno, poi fa per prendere il taccuino ma un grido fuori fa voltare lui e svegliare Filthy di soprassalto…Il locandiere vede il giovane correre fuori e perdersi nella notte annegata dalla pioggiaé
Quando va a riprendere il boccale e lo trova pieno, se lo scola tutto d’un fiato, prende le monete e nota il taccuino nero tutto sfilacciato aperto sul tavolo…e benché il sonno e la birra gli annebbino la vista e il pensiero...la curiosità e la noia lo ubriacano di più...e comincia a leggere quello che sembra un diario…in fretta prima che il giovane torni a riprenderselo...


Giorno dell’Amore, 24° del Mese di Pharadia

‘Non chiedetemi chi sono, non saprei darvi che un nome e questo volto scarno e pallido.
Non fate domande, non chiedetemi da dove vengo, vi direi solo parole fredde di chi non ha memoria, e vi renderei un paio di sandali logori che mi hanno trascinato per il mondo…’


Ero sveglio da poco, quando ho capito di non ricordare molto di ciò che ero, di come vivevo, quando la vita nella mente si è avvolta su se stessa e ha trattenuto in sé tutti i ricordi, non lasciandomi che il mio nome, e questo giovane corpo. Mi sono sentito improvvisamente vecchio e senza passato, senza alcuna speranza nelle tasche, ma solo una strada polverosa e affollata da giovani guerrieri e maghi, che finiva lì, davanti al Portone dell’Accademia…
‘Dov’è tutto il resto?
Perché provo rabbia e malinconia insieme, per cosa e per chi?’


Ho preso una spada dall’armaiolo più vicino, dopo che l’attacco di un giovane mi aveva reso chiaro che dovevo avere di che difendermi, e che per mangiare avevo bisogno di denaro…e un povero il denaro se lo prende con la forza…da queste parti.
Non so perché abbia cominciato ad allenarmi, ma menare fendenti, sentire la lama cha affonda nella carne altrui, il sangue delle mie vittime che mi scorreva lungo le braccia e sul viso, il mio che irrompeva nelle mie vene come un torrente in piena, tutta questa selvaggia emozione che mi prendeva il cuore…sentivo che mi faceva vibrare l’anima, mi rendeva vivo, e mi dava qualcosa…che non so spiegare...una spinta forse, per poter arrivare al prossimo giorno.
O forse tentavo soltanto di placare una vendetta...che in me non sapeva tacere, che in me…non aveva ancora un nome…

Passavano i giorni e diventavo forte…i miei coetanei cercavano il mio aiuto e mi scoprii restio alla compagnia di altri uomini o elfi o qualunque cosa essi fossero. Scoprii che preferivo la solitudine a un boccale di birra con un amico, scoprii pian piano…che non avrei mai avuto amici…e che la stessa parola amico…non trovava spiegazioni nel mio cuore. Era come se volessi esiliarmi dal mondo per qualche ragione. Ma mi resi conto presto, che l’aiuto altrui avrebbe potuto tornarmi utile, che insieme si è più forti, per cui mi lasciai andare a un compromesso. Il primo…?
‘Avrò compagni di battaglia, alleati, ma mai amici…seguirò l’istinto, seguirò il mio cuore macchiato di nero e un giorno capirò dove esso potrà condurmi e magari da dove questa sensazione di rimorso proviene.’

Un giorno mi trovavo da Deleth, colui che assegna le missioni a noi, mercenari, in cerca di denaro e gloria, o semplicemente di un posto in questo mondo. Restavo seduto in disparte coperto dall’ombra di una tenda poco vicina, e osservavo la gente parlare di tutto e di niente, fare acquisti vendere pozioni e bugie, vivere e morire per il proprio onore. Tutto questo mondo mi disgustava… ‘…Vorrei tirar fuori la mia spada, farli fuori tutti e restare solo, placare i rumori del mondo per lasciare alla fine il mio silenzio, perché Therial lo possa sentire, e lo possa raccontare alla Luna, agli alberi e alle Stelle, per poi rimandarmi quel silenzio compreso e farmi ritrovare il sorriso perduto. Ma qualcosa rallenta gli attimi e i battiti del cuore, si sofferma agli angoli del mio pensiero e mi lega alla ragione, mi impedisce di agire, di dar sfogo a un’ ira che non ha senso, mi rende prigioniero delle mie emozioni e vittima di una tremenda Guerra che mi esplode dentro.
Perché non so sorridere…Perché non riesco ad essere felice…?’


Ed è stato lì…in quel giorno di un anno fa ormai, che a causa di magie fuori dal mio controllo, ho avuto uno scontro con un grande e noto guerriero di Therial. Era infuriato con me per azioni che non avevo realmente commesso, maghi potenti me l’avevano aizzato contro per puro diletto crudele…e così, prima che potessi rendermene conto, mi prese alla gola…stringendo forte, spezzandomi il fiato e quasi la vita…ma non pensavo al dolore, né a tenere stretto a me il respiro…no…pensavo alle sue mani, alle sue mani fredde e nude sulla mia gola. Sentivo la mia pelle vibrare sotto la sua stretta, il mio stomaco torcersi in violenti spasimi, il cuore balzarmi alla gola come un lupo famelico…e poi…poi ho visto tutto bianco…come un salto nel Sole…ed eccole finalmente…come un’epifania…le immagini perdute…eccolo…il volto di mio padre…il mio padre adottivo…a pochi centimetri dal mio, mentre stava per togliermi la vita…la sua bava che mi colava sul viso da una bocca aperta in un ghigno crudele, e le mie lacrime sul mio viso, da occhi che di crudele fino ad allora non avevano mai avuto nullaé
‘E’ stata l’ultima volta che ho pianto…l’ultima volta che ho provato pena per qualcuno…ed era per me stesso…’

Poi ci sono state altre immagini, una donna fragile e dimessa che pensai fosse la mia matrigna, le sue inutili mosse per fermare il marito, il volto nascosto nell’ombra di un ragazzino ferito all’occhio sinistro…forse per colpa mia…ma ha importanza…? No…come non ne ha l’ultimo ricordo di mio padre…il suo volto folle sorpreso…quando affondai un coltello da cucina nel suo petto villoso e sudato, e smisi di piangere lasciando spazio nei miei occhi rossi e gonfi per un nuovo sguardo, quello in cui gli ricordavo tutte le volte che mi aveva picchiato, tutte le volte che mi aveva ferito, e tutto l’odio che mi aveva trasmesso…
Ho ferito il mio fratellastro in modo che non se lo potesse scordare, ucciso mio padre…e sono scappato…? O no? Non ricordai altro…ritornò il volto del guerriero infuriato sul mio, mentre cercavo di parlare…poi inspiegabilmente distesi le labbra in un sorriso amaro, amaro si, perché era il meglio che potessi fare. E finalmente con l’aiuto di un mezz’elfo di nome Nywulf…sono riuscito a ritrovare il mio respiro proprio dove l’ avevo lasciato…rinchiuso nel petto con tutto il resto della mia vita.

Son ritornato a sedere nell’ombra mentre altri chiarivano gli eventi. A me non importava perché avevo ritrovato dei ricordi, pochi è vero, ma pur sempre qualcosa su cui poggiare la mia esistenza. Si, ricordi orribili, ma anche un castello eretto su un cimitero, può essere un castello ben solido. Semplicemente vivrò con la compagnia di fantasmi, che infesteranno le mie notti, e ogni mio pensiero, nell’attesa che tutta la mia infanzia riaffiori nel mio cuore e completi la mia anima divisa. E poi adesso so cosa combatto dentro, e so di avere una speranzaé
Infine…c’è stato un ultimo ricordo, che non mi aspettavo, giunto quasi a voler bilanciare quelle immagini nefaste di poco prima: una donna di una bellezza sublime, ricamava qualcosa con le mani in grembo, non ricordo cosa, portava lo sguardo dalla finestra che dava sulle colline verdi e accarezzate dal vento, a me che sedevo ad una scrivania troppo alta per un bambino indifeso e senza memoria…che al sorriso di quella donna angelica, rispondeva certamente con un sorriso solare e aperto alla vita…che forse da qualche parte nel campo di battaglia che ora ha dentro giace nascosto…in attesa che l’ anima lo ritrovi.

Da quell’episodio, so molto di più su questo giovane che ora combatte per vivere, so cosa ho lasciato alle spalle, so cosa devo affrontare ogni volta che chiudo gli occhi, so che non amo il contatto fisico con gli altri e persino una stretta di mano mi da’ i brividi, so che il furore della battaglia placa i demoni che ho dentro, e che finché resterà in me il sorriso di quella bellissima donna ricamante forse…chissà...il mio destino…ebbene…saprò tenere a bada gli istinti e domare il mostro patricida…che mi porto dentro.

Non chiedetemi chi sono…non saprei darvi che un nome: Tyrandel, e l’immagine di… Òun giovane pallido e fragile in apparenza che si guarda intorno con uno sguardo misto tra malinconia e sospetto. Nei miei occhi chiari giace una luce oscura a cui non so dare un nome. Con il mio sguardo rischio di trascinare chi mi osserva nei miei abissi di rabbia e malinconia. Tendermi la mano non serve... come se un aura misteriosa e oscura avvolgesse la mia persona. I miei capelli come onde d' inchiostro su eterei quaderni non smettono mai di ondeggiare...come se fossero dotati di vita propria...cerco di non fare caso ai battiti rapidi del mio cuore, ma più ne distolgo l’attenzione, più avverto le vibrazioni che nascondo dentro, come un vulcano soffocato da un sottile gelo di neve...”

Il resto è solo storia…
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Decalagon





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MessaggioAffisso: Gio 16 Feb, 2006    Oggetto del Messaggio:


«Tyrandel...»

La voce di Filthy era debole e persa nel vuoto, durante la lettura, tuttavia questo nome venne scandito dalle sue labbra fino a giungere alle orecchie attente d'un cliente al banco del locale. Egli, intento a bere dell'assenzio da un fiaschetto d'argento, si volse quasi lo avesse punto una zanzara all'orecchio con tanta ferocia da staccargli un pezzo di carne viva. Quel nome che aveva udito molti giorni prima gli risuonava familiare, ma non era piacevole risentirlo. La sensazione era di collera e di divertimento nel medesimo istante.
Scostando il pesante mantello di cotone grezzo con un gesto del braccio, si volse verso l'oste, intento a leggere uno scritto con ancora in mano un boccale vuoto. L'espressione di sgomento sul volto del vecchio lo fece sorridere e, per una volta, non sembrava un sorriso amaro o malinconico, ma di divertimento. Tyrandel era un ragazzotto che aveva conosciuto, ne rammentava il nome.
Un ragazzotto che si veste da soldato, pensò Decalagon, lanciando a Filthy un'occhiata ambigua, vacillante fra il divertimento e la compassione per la sua ignoranza, nonostante l'oste gli voltasse le spalle.
Il vecchio guerriero si slacciò gli spallacci dalla corazza, appoggiandoli al banco con un secco tonfo, attutito dalle voci dei nuovi clienti che iniziavano ad affluire. L'aria iniziava a riempirsi di un brusio conosciuto, classico dei beoni che quotidianamente sono alla ricerca di una birra e di una prostituta a buon mercato.
Posò poco dopo anche il mantello, scoprendo la sua elegante corazza da combattimento, dalla quale non usciva mai. «Un guerriero non si separa mai dalla sua corazza, se non vuole ritrovarsi nudo durante la battaglia.», diceva sempre.
Alla luce delle lampade a nafta e ad olio affisse al soffitto e alle pareti del locale, i riflessi dell'acciaio nero sembravano avere una sfumatura color blu scuro, simile al cielo del crepuscolo quando la luna cala lentamente dietro i monti.
«Ehi oste!» Esclamò il guerriero, rivolgendosi a Filthy.
Privo degli spallacci d'acciaio e dell'elmo, ora la sua fluente chioma di capelli d'argento ricadeva sulla schiena con la leggerezza di una cascata di seta, nonostante fossero arruffati e sporchi come quelli d'un mendicante.
Il vecchio oste di volse improvvisamente con gli occhi fuori dalle orbite, quasi si fosse risvegliato all'istante da un sonno profondo.
«Si?»
Rispose subito al richiamo con un tono di voce che tentava di sovrastare il brusio del locale, ormai quasi gremito di clienti che attendevano di essere serviti.
«Portami una pinta invece di leggere scemenze!»
«Ma tu cosa diavolo puoi sapere che cosa sto leggendo?» Ribattè.
«Ho udito un nome, e quello mi è bastato.» ringhiò «Ed ora portami da bere, ho detto!»
La collera del guerriero gonfiò la sua voce facendola tuonare, in quel piccolo spazio che incombeva fra i due, facendo trasalire Filthy. L'ometto conosceva fin troppo bene i suoi clienti, e già più d'una volta era stato massacrato di botte dopo l'orario di chiusura da gruppetti di ubriachi che aveva fatto arrabbiare.
«Va bene, va bene. Arrivo subito.» Mormorò tenendo lo sguardo basso, e incamminandosi con passo veloce dietro al banco, lasciando il taccuino dove lo aveva trovato, lasciando a Decalagon l'opportunità di leggerlo mentre il vecchio gli preparava la sua seconda pinta della serata. Avvicinandosi a lenti e pesanti passi, seguiti dal cigolio della corazza che si lamentava ad ogni suo movimento, il vecchio guerriero prese il taccuino e scorse lo sguardo sulle righe scritte.
Non potè trattenere le risa, ma nonostante la demenzialità del documento, ripose nuovamente i fogli al suo posto, sul tavolo, tornando al banco.
Filthy sbattè il boccale davanti a lui, senza dire nulla e senza guardarlo negli occhi attraverso la sua maschera di ferro, la cui smorfia malvagia modellata nel freddo metallo, nascondeva nell'ombra il colore del suo sguardo e della sua anima, semmai ne avesse posseduta una.
«Tyrandel...»
Pronunciò queste ultime parole scuotendo lievemente la testa, fissando la schiumante birra nel boccale, e bevendo a piccoli sorsi fino a stordirsi con i piaceri del malto stagionato.
_________________
Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'

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Keliash dice: 'Sei imbattibile...'
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