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TAV - VENAUS 6 DICEMBRE 2005

 
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Druymor





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MessaggioAffisso: Mar 06 Dic, 2005    Oggetto del Messaggio: TAV - VENAUS 6 DICEMBRE 2005


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Questa notte, alle 3.00, la polizia ha caricato pestando oltre 200 manifestanti addormentati nelle loro tende o occupati a bere del the.

La Val di Susa è occupata da mesi, ma oggi la presenza delle forze di occupazione (perchè di tali si tratta) è salita a quota 3000.

Circa venti feriti, di cui 2 gravi.

Ma gl iabitanti della Val di Susa non volevano farvi sapere queste cose.

La Val di Susa voleva solo informarvi che nelle sue terre, la democrazia è recentemente stata abbattuta.

Fulvio
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Druymor, Druido di Haon-Dor e Guardiano dell'Ovest
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Druymor





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MessaggioAffisso: Lun 16 Gen, 2006    Oggetto del Messaggio:


Quello che segue è un estratto da materiale di Luca Mercalli, lettere, documenti, ecc. sulla questione TAV.
Ricordo che il Sig. Mercalli è Presidente della Società Meteorologica Italiana e saggista.

LUCA MERCALLI SCRIVE:
Sì Tav o No Tav? Il dibattito sulla costruzione della linea ferroviaria veloce Torino-Lyon non ha ancora centrato l’obiettivo. Inutile scannarsi sui sondaggi geognostici, a colpi di azioni militari degne di Falluja, per stabilire se c’è amianto o uranio, fin quando non si è affrontato il tema a monte di tutto: l’opera serve veramente?
E’ così "strategica", "irrinunciabile", "indispensabile" come proclamano molti politici a capo delle truppe d’occupazione o è "inutile e sostituibile da interventi meno costosi e dannosi per l’ambiente" come sostengono gli oppositori?

Finché non si metteranno in discussione gli scenari tecnici ed economici su cui è basato questo progetto, vecchio peraltro di decenni, ottenendo dati valutabili con metodo scientifico, finché non si smaschereranno i conflitti d’interesse che covano tra i progetti, non si giungerà a risposte condivise.
Non avrai altro Dio al di fuori del TAV
L’assunto da verificare è proprio il carattere di irrinunciabilità dell’opera, ormai divenuta un mito, una panacea di tutti i mali. Il Dio-TAV rilancerà le imprese in crisi strutturale, darà lavoro a milioni di disoccupati, eliminerà tutti i camion dalle strade, cementerà i rapporti tra popoli, culture e religioni, e migliorerà addirittura l’ambiente, fatto mai verificatosi nella storia (l’ambiente è dato all’origine dalle forze naturali, lo si può modificare, ma non migliorare).
Insomma, non avrai altro Dio al di fuori del TAV. Tutto il resto non conta.
Crescere, crescere, crescere.
E ciò pur considerando che il tempio sotterraneo del Dio-TAV sarà pronto tra oltre 15 anni, quando il mondo ha molte probabilità di essere molto diverso da quanto dipingono le "magnifiche sorti" inseguite dalla propaganda. Ci sono studi scientifici e scenari economici che mettono in dubbio le basi del fanatismo religioso verso il Dio-TAV, ma stentano – come di fronte a ogni fanatismo – a emergere e a essere razionalmente esaminati ed eventualmente falsificati.
Le strategie sagge
Del resto, già il buon senso suggerisce come prioritarie altre opere, in grado di dare effetti benefici non tra 15 anni, bensì subito: ospedali migliori, manutenzione e ammodernamento della rete ferroviaria esistente, investimenti sulle energie rinnovabili in vista dell’imminente picco di estrazione petrolifera, potenziamento del sistema acquedottistico e irriguo in vista degli effetti del riscaldamento globale, risorse per la ricerca e la scuola… e tanti altri temi che converrebbe almeno prendere in considerazione come assai più "strategici" di un ennesimo buco sotto le montagne.
Se il cortile è ormai pieno…
Ma la reazione alla cieca fede nel Dio-TAV spinge a una riflessione più ampia.
Gli abitanti della Valle di Susa sono stati sbrigativamente manganellati ed etichettati come affetti da "estremo localismo", malati di sindrome NIMBY (not in my backyard, ovvero non nel mio cortile).
Se si gratta sotto la vernice, si scopre però che in tutta Italia vi sono un’infinità di focolai di protesta, ognuno contro il proprio piccolo o grande tempio al Dio-TAV: gallerie, circonvallazioni, tangenziali, peduncoli svincoli e bretelle autostradali, inceneritori gentilmente chiamati termovalorizzatori e centrali elettriche, lottizzazioni residenziali e capannoni industriali, cittadelle commerciali e parchi produttivi, ampliamenti ed espansioni urbanistiche.
Sono proteste spontanee, che spesso non hanno molta voce, le loro grida di dolore si spengono a poca distanza dal luogo minacciato in quanto – a differenza della Val di Susa – spesso sono prive del sostegno degli amministratori locali, il più delle volte convinti assertori e beneficiari a vario titolo delle infrastrutture (in)desiderate.
Questa carta d’Italia piena di puntini rossi è il sintomo che la sindrome Nimby ha ragione d’essere non tanto perché non si vuole questa o quella struttura nel proprio cortile, ma perché è l’intero cortile italiano a essere ormai pieno.
La dilagante cementificazione del territorio, accentuatasi negli ultimi 10 anni, è il vero e drammatico problema che non si vuole affrontare. Non c’è più spazio, ci si pesta i piedi, le macchine e il denaro hanno ormai più diritti degli umani e il consumo irreversibile di suolo agrario e di paesaggio appare inarrestabile e lanciato a tassi esponenziali verso la saturazione.
Già, il paesaggio!
Ma importa ancora a qualcuno? O è solo un nostalgico ricordo dei viaggi italiani di letterati di un tempo che fu?
Assistiamo a un paradosso: sempre più ci viene proposto un paesaggio virtuale, pubblicitario, fatto di antichi mulini, valli degli orti, pascoli verdeggianti, grandi spazi dove scorazzare con potenti SUV, panorami alpestri dove ritemprare lo spirito, orizzonti oceanici dove trovare relax, ma sempre meno siamo attenti a difendere il paesaggio vero, quello che viviamo tutti i giorni.
Un processo perverso e ormai incontrollabile, fatto di insensibilità, rassegnazione, inadeguatezza legislativa, opportunità finanziarie e talvolta truffe e abusi, favorisce la betoniera selvaggia. Eppure dei rischi di questa folle corsa alla cancellazione della superficie terrestre, che – giova ricordarlo - non è un bene solo estetico, ma il substrato che ci fornisce di che vivere, si erano già accorti animi del calibro di Buzzati e Calvino (assolutamente attuale La speculazione edilizia, del 1957). Più recenti, le riflessioni del compianto Eugenio Turri (La Megalopoli padana, Marsilio) e le denunce di Francesco Erbani (L’Italia maltrattata, Laterza).
Abbiamo ministeri e assessorati all’Ambiente…
Ma nulla accade. Anzi, ogni giorno su un vergine prato viene piantato un teodolite, poi arrivano le recinzioni rosse, inequivocabile sintomo della metastasi cementizia, poco dopo, ruspe e betoncar compiono lo stupro pedologico e paesaggistico. Un processo ad alta velocità che sta letteralmente annientando forse l’unico bene invidiatoci da tutto il mondo: l’armonia del paesaggio, duemila anni di evoluzione dell’uomo e della sua cultura non contro il territorio, ma con il territorio.
La politica – che dovrebbe difendere i beni comuni - strizza invece l’occhio al clan del tondino e fa finta di non accorgersi del suicidio.
Ma la gente, sempre più costretta a vivere in un’Italia-banlieue, soffre ogni giorno di più, stretta tra pareti di calcestruzzo, e si fa domande, si incontra, si organizza.
Brutto fuori, brutti dentro
Vivere nel brutto fa diventare brutti dentro, e mai prima d’ora nella storia, l’uomo è stato così tanto e brutalmente allontanato dal paesaggio terrestre: boschi, fiumi, foreste "le vere ricchezze dell’uomo", come le definì nel 1936 Jean Giono, un padre della letteratura francese il cui nonno ribelle proveniva da monti non lontani dalla Val di Susa.
É l’incapacità dei poteri pubblici di contenere un’espansione cementizia intenta a divorare la risorsa non rinnovabile del suolo. Una risorsa che le nostre generazioni avrebbero l’obbligo di conservare per quelle future almeno nello stato in cui l’hanno ereditata e che invece stanno dissipando a ritmi travolgenti, convinte di averne la totale disponibilità, annebbiate nella soddisfazione di bisogni presenti
Francesco Erbani – L’Italia maltrattata. Laterza, 2003

Valle di Susa e Tav, dopo le cariche

Ritorniamo sulla protesta della Valle di Susa contro la TAV, dopo i fatti di Venaus dell'altra notte. Ci torniamo per la loro gravità e perchè crediamo che anche una rivista come la nostra, dedicata alla passione dell'andar per montagne, debba trattare di questi temi che sono strettamente legati all'ambiente, alla sua salvaguardia e al nostro futuro.

Dall'agenzia AGI: "Un corteo sta paralizzando la circolazione sull'autostrada A32, Torino-Frejus, in protesta contro i fatti capitati ieri a Venaus, in Valsusa. La manifestazione è stata decisa dopo un'assemblea tenuta questa mattina sempre in Valsusa. Il corteo è partito da Bussoleno, a poco più di otto chilometri da Susa, raggiungendo poi l'autostrada per il traforo del Frejus. (AGI)".

Dunque, dopo l'incredibile, assurda, carica della polizia (alle 3,30, in piena notte) di lunedì 6 dicembre, a Venaus in Valle di Susa. Dopo le manifestazioni (e i tafferugli) di ieri sera a Torino e Roma. Mentre tutti i partiti (con l'eccezione dei Verdi) continuano a ribadire l'importanza "strategica" della TAV e che perciò la linea ad alta capacità ferroviaria Torino-Lione 's'ha da fare'. Mentre tutto il centro sinistra condanna l'uso della forza, richiamando al dialogo con la popolazione e con i più di 40 sindaci che la rappresentano, in queste ore la lotta dei valsusini non s'è spenta, anzi...

Il 15 dicembre il ministro degli interni Pisanu relazionerà al Parlamento sulle cariche di Venaus. Intanto, non resta che constatare come la corda sia sempre più tesa, mentre la "concertazione", il dialogo con le comunità e i rappresentati della Valle per trovare una via d'uscita, suona sempre più come l'ennesima parola vuota e "fuori tempo" dei politici che la invocano...

Cosa si aspetta? Cosa s'è aspettato? Possibile che quest'emergenza, questo grande problema degli abitanti della Val Susa (e non solo), sia solo una questione di forza pubblica? Come mai si è arrivati a tanto? E poi, ma è mai possibile che questa grande opera sia così fondamentale per il Paese, e che tutte le obiezioni degli abitanti della Valle di Susa siano tutte da scartare a priori come 'paure ingiustificate' o 'interessi locali’? Risposte sembrano non esserci, mentre i "tempi", le "priorità" e le "visioni" della politica continuano a restare a distanze siderali dai problemi del paese reale.

Una testimonianza dalla Valle di Susa del 1 dicembre 2005
di Luca Mercalli - Società Meteorologica Italiana

"Carissimi, è stata una giornata epica qui in Val Susa. Sembrava di essere tornati nel medioevo più oscuro (anzi, ora ci siamo dentro). Non solo per il cielo cupo e nebbioso particolarmente malinconico tra i castagni ingialliti alla base del Rocciamelone. Sono appena tornato dai luoghi di guerra civile e ho la nausea. Fortunatamente non per un pugno in pancia, ho evitato i manganelli portando in giro un collega giornalista della Radio Svizzera Italiana. Ma ho il vomito per quello che ho visto, indegno di un paese civile e democratico.

Oltre mille poliziotti, carabinieri antisommossa e finanzieri lanciati contro la gente comune, come se fossimo stati i peggiori delinquenti (quelli, invece, tranquilli agiscono impuniti... dove avete mai visto 1000 uomini in assetto di guerra, dico mille, fare un'operazione di polizia contro malviventi o truffatori?). Fin da ieri sera centinaia di persone, pensionati, studenti, di tutti insomma, hanno dormito nei boschi, braccati come fiere selvatiche, per essere pronti all'alba a fronteggiare le ruspe.

Così è stato, in mezzo ai boschi alle sei di stamattina sono arrivati i blindati, sembrava di essere a Baghdad. I Sindaci in prima linea, rappresentanti dei cittadini regolarmente eletti, presi a sberle dai carabinieri, con frasi del tipo: "Lei chi crede di rappresentare con quella fascia tricolore?" Altri presi a cazzotti e buttati a terra, gente con le mani alzate e disarmata, che ribadiva la protesta PACIFICA, spostata di peso dai prati espropriati. Vigili urbani che proteggevano i propri concittadini ARRESTATI (e poi rilasciati) dalla polizia di stato: ma come, Stato contro Stato? Chi è più ufficiale? Un pubblico ufficiale che difende il suo territorio dall'arroganza e dalla rapacità delle lobby cementiere o gli agenti aizzati da Roma dal ministro-talpa Lunardi?

Eppure le interviste che abbiamo raccolto erano di una maturità sorprendente: manifestanti maturi e competenti, gente che citava Gandhi e il picco del petrolio. Gente che si chiedeva cosa mai dovremo trasportare tra vent'anni sui questi treni super-iper-mega, quando non si fanno funzionare decentemente nemmeno quelli che abbiamo ora. Gente che chiedeva di impiegare 15 miliardi di euro non per bucare un'ennesima volta le Alpi, ma per gli ospedali, per le energie rinnovabili, per il risanamento ambientale.

Tanto per fare esercizi di termodinamica della follia: 15 milioni di metri cubi di roccia estratta dalla galleria di 54 km sotto il Moncenisio non sanno dove metterli. Ecco la brillante soluzione pensata dai progettisti: l'imbocco del tunnel è a circa 600 m, a 2000 m c'è la cava dalla quale fu prelevato il pietrisco per la costruzione della diga del Moncenisio nel 1968. Dunque, riempiamo la cava con lo smarino e il gioco è fatto! Con un nastro trasportatore lungo 16 km eleviamo rocce della densità di 2500 kg/mc su 1400 m di dislivello. Solo la deriva dei continenti è capace di tanto, ma lavora con incrementi di 1 mm all'anno. Capite cosa vuol dire il delirio dell'energia facile? E noi stiamo qui a pensare di risparmiare pochi miseri watt isolando il tetto o andando sul motorino elettrico...

I vecchi della montagna, fermi di fronte ai blocchi della polizia, dicevano che sono passati solo 60 anni da quando le bande partigiane facevano gli stessi sentieri inseguite dai tedeschi. Pensate a queste cose quando tra tre mesi vi presenteranno la Val di Susa imbellettata per le olimpiadi invernali.

Boh, ora sono troppo scosso per proseguire, rischio di scrivere stupidaggini. Ne riparleremo a sangue meno bollente. Grazie per i vostri messaggi di solidarietà..."

Luca Mercalli

Cari colleghi,
su questa lettera di Luca Mercalli, ho dormito male tutta la notte. Ho sognato - o forse ho rimuginato nel dormiveglia - di essere un abitante dell'isola di Pasqua di tanti secoli fa. Mi sono immaginato la
deforestazione, l'erosione e l'eccesso di popolazione e mi sono immaginato un congresso dei "grandi pasquani" dell'epoca dove i grandi capi rassicuravano il popolo che: "non c'è problema, abbiamo solo
bisogno di altre statue, ancora più grandi di prima". Mi sono rivisto nella mente la sfilata dei tronfi inbecilli di Rimini del congresso dell'altro giorno che ci hanno rassicurato che "non c'è problema, abbiamo solo bisogno di sviluppo, ancora più di prima" Sull'isola di Pasqua si trovano ancora oggi immense statue non finite abbandonate nelle cave di pietra dove venivano scolpite. Vicino, si trovano scalpelli e utensili di pietra del tempo. Evidentemente, il collasso ha colpito mentre ancora si cercava di fare statue sempre più
grandi. Gli archeologi si domandano come mai i pasquani hanno continuato a costruire statue fino all'ultimo, non si accorgevano di cosa stava succedendo? E che cosa avranno pensato quando hanno tagliato l'ultimo albero dell'isola per farci uno dei rulli per trascinare le statue?
Chissà se c'era qualcuno che protestava? Forse c'era, ma gli avranno dato di catastrofista, probabilmente lo hanno preso a legnate e sono andati avanti.
Credo che nei secoli futuri qualche archeologo esaminerà, perplesso, le immense gallerie che qualcuno aveva cominciato a scavare nelle Alpi, come pure i resti di quello che sembrerebbe essere stato l'inizio della costruzione di un pilone di quello che avrebbe dovuto essere un ponte lunghissimo nel editerraneo. Qualcuno si domanderà come mai gli abitanti del tempo non pensavano a utilizzare quelle risorse che gli
rimanevano per l'energia rinnovabile e per l'agricoltura invece di sprecarle in questo modo. Almeno, Luca ci ha raccontato cosa succede ai catastrofisti che protestano.



From: "Luca Mercalli"
Date: Tue Nov 1, 2005 9:57 pm
Subject: R: [petrolio] TAV Torino-Lione


Caro Ugo, cari amici,
La riflessione sull'isola di Pasqua/Val di Susa è assolutamente pertinente, è valsa la notte insonne.
A leggere i titoli dei giornali di oggi c'era da mettersi le mani nei capelli.
Roboanti dichiarazioni della destra e della sinistra sviluppista, del tipo: "si è trattato di piccole proteste di ambientalisti e centri sociali, bisogna andare avanti senza esitazioni", "è un'opera fondamentale per il paese", "è strategica", "garantirà occupazione e prosperità"... E così via.


DRUYMOR
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