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Messaggio |
Druymor

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Affisso: Lun 10 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: Poesie... |
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Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
Questa poesia mi è piaciuta particolarmente, volevo farla notare a chi non la conoscesse.
Druymor _________________ [collegamento esterno rimosso]
[collegamento esterno rimosso]
Druymor, Druido di Haon-Dor e Guardiano dell'Ovest |
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Krisaore

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Affisso: Lun 10 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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Mi è ricapitata sotto mano da poco tempo e nonostante sia una bella poesia è troppo tragica (come un po' tutte le poesie di Pablo Neruda: Potrei scrivere i versi più tristi questa notte..). Alle volte si devono compiere delle scelte che sembrano ucciderci dentro, in realtà in altri modi ci riaccendono. Inoltre molte cose sono contrastanti tra loro.
Faccio un esempio: Io, padre di famiglia, faccio un lavoro che non mi piace, ma ho dette responsabilità ed è vero che sul posto non sprizzo gioia da tutti i pori, ma la sera tornando a casa e vedere la gioia negl'occhi di mio figlio, perchè questo mio lavoro gli ha permesso di avere il giocattolo che desiderava, ripagherebbe di tutto.
E' un esempio estremizzato e materiali, ma quanti padri e madri compiono tali scelte ogni giorno?
Krisaore _________________ Se e' tanto vero come ognun di noi si dice, che chi e' causa del suo mal, pianga se' stesso...Non hai piu' lacrime, ti faccio dono di una degna sepultura, tra i silenti ghiacci! |
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Furion

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Affisso: Lun 10 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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quoto krisaore per il concetto del sacrificio
E' anche vero che nel possibile ci si dovrebbe lasciare andare. Nel possibile. |
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Decalagon

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Affisso: Lun 10 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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Tristezza
Un deserto avvolto dalle fiamme si espande attorno a me, un deserto che ospita solo giorni di fuoco e notti senza stelle,
Si estende ingoiando la verdeggiante foresta che poco prima mi ospitava nei sogni e nella pace, ma quel deserto lascia solo solitarie dune sabbiose,
Strozza alberi, fiori, animali… estirpa le loro vite così come si può estirpare un’erba velenosa…
Io rincorro i confini di questo deserto che sembra non volersi fermare,
Ingoia i miei sogni, le mie speranze, la mia vitaé
Di tanto in tanto mi pare di scorgere il confine della morte,
Ma solo dopo un passo accorgo che è solo un sogno,
Tre soli infuocati bruciano la terra sabbiosa che sembra volermi seppellire ad ogni passo,
Sento il calore che batte sulla mia pelle, avvolgendomi in una tristezza infinita,
Lascia scorrere il mio passato di fronte alla mia anima morente,
Solo dopo ore ed ore di marcia, in lontananza scorgo un’oasi verdeggiante, ove l’acqua cade da un monte roccioso, il mio passato viene così nuovamente dimenticato,
La nuova speranza, lascia echeggiare nel vento afoso un cristallino torrente che romba in un laghetto,
Inizio a correre verso la salvezza, mentre i miei occhi sgranati vengono abbagliati da un sorriso sincero,
Un sorriso spento dall’incertezza…
ÒChe sia un miraggio? Forse è solo la morte che mi inganna…”
E’ solo un volgare inganno, destino beffardo e mentitore, non riuscirai ad avere la mia anima!
Mi accascio a terra come per attendere qualcosa, forse la fine, forse un altro inizio, sperando così di poter elevare il mio spirito oltre i confini della disperazione,
Ma è una morte che si fa attendere attraverso l’ardore di quel deserto infuocato,
Mentre giaccio sulla sabbia incandescente mi sembra ancora di sentire il rumore dell’acqua che scende dal monte di roccia,
Socchiudo gli occhi, forse un attimo a riflettereé
ÒSi, non può essere un miraggio, è la salvezza…”
Mi rialzo a fatica, volgendo nuovamente il mio vitreo sguardo sull’oasi, è ancora lì, quasi ad attendere il mio arrivo,
Corro con le ultime forze che mi sono rimaste verso quel sogno disperato, corro senza indugio e senza badare alle gambe tremolanti,
Riesco a raggiungere il laghetto avvolto dal verde, dopo interminabili minuti di morte certa.
Immergo le mani in quell’acqua tersa e cristallina, e finalmente trovo ristoro.
Immergo le mani per la seconda volta, questa volta però rimango a contemplare l’acqua, la fisso,
Poco a poco muta in sabbia bollente, la sento scivolare tra le dita, così come sento la mia vita scivolare via dal mio corpoé
Mi guardo attorno: l’oasi è tornata deserto,
Torno a posare lo sguardo attonito ove poco prima si trovava il lago: ora una duna solitaria costellata da serpenti a sonagli e scorpioni oscuri.
ÒMi hai lasciato dissetare, ed ora vuoi farmi patire ancora…”
Ricomincio a camminare, in attesa di trovare altri sogni, un’ultima speranza,
Cammino per ore sotto quei tre soli che mi fissano con le loro anime di fuoco,
Cammino senza fermarmi, verso il nulla,
Forse un ultimo sospiro,
Forse un sorriso,
Forse la fine di tuttoé
In lontananza scorgo una seconda oasi, questa è più grande e rigogliosa, al centro del boschetto sgorga un alto ed imponente getto d’acqua limpida,
Esito, forse è un altro volgare inganno, per farmi soffrire ancora,
Forse è il nuovo inizio che ho sempre sognato, si, non può essere che così.
Corro nuovamente verso quella che sembra la salvezza, corro fino a raggiungere il limitare di quella seconda vita,
Raggiungo così l’alto getto d’acqua: sembra una colonna di cristallo, una colonna che sfiora il cielo, quasi a volerlo supplicare di lasciarlo vivere,
Immergo la mano in quel muro d’acqua, la tengo immersa qualche secondo, poi la estraggo, osservando cosa avevo afferrato, forse altra sabbia.
No, questa è acqua, non si trasforma più.
Bevo finché il mio stomaco non ne può più, sono felice,
ÒHo trovato la mia vita, finalmente, il proseguimento della mia esistenza, l’ho trovata…”
Mi addormento nella grotta del secondo monte che s’erge nell’oasi, mi addormento molto profondamente dopo che i tre soli si sono spenti all’orizzonte.
L’indomani mi desta la forte luce dei soli, gli spiriti di fuoco abbagliano i miei occhi assopiti,
Mi alzo, esco dalla grotta e mi guardo attorno:
Le piante sono tutte morte, prima erano rigogliose e verdi, ora hanno preso il colore della sabbia e sono piegate al volere di un destino maledetto,
Volgo lo sguardo sulla colonna di acqua cristallina: ora non era più di cristallo, ma era divenuta neraé
Mi avvicino meglio per accertarmi che non sia un incubo, immergerlo un dito in quella colonna disperata,
Annuso lo strano liquido: petrolio.
Rimango lì in silenzio a fissare quella colonna che sembra d’ossidiana, di tanto in tanto mi pare d’udire un grido lacerato dal dolore, sembra echeggiare ovunque,
Mi avvicino di più alla colonna fissando il buio del nulla di quel liquido nero,
Scorgo volti disperati, esplosioni, cadaveri, guerra… si fanno strada attraverso la fine, attraverso altri corpi…
In preda al terrore corro via da quell’incubo, corro nuovamente verso il nullaé
Cammino altre interminabili ore, sotto quei tre boia infuocati, cammino senza fermarmi.
Ormai i miei calzari sono stati mangiati dal deserto, ora sento i miei piedi come immersi nel fuoco liquido,
Le mie vesti lacerate dalle tempeste di sabbia, la mia pelle viene ustionata dai raggi ardenti dei tre boia,
Cammino per altre ore, interminabili… finché… una rigogliosa foresta s’erge innanzi a me in tutta la sua magnificenza.
Il deserto si era fermato al limitare di quelle luminose fronde, non si espandeva più,
Un terzo sorriso si allargò sulle mie labbra screpolate dall’afa e dal vento bollente, un sorriso sincero nato dai sussulti di un cuore logorato dalla tristezza,
Questa volta però non ho la forza di correre verso la salvezza, non sento più le gambe, la mia mente è annebbiata.
Mi manca il respiro, non riesco a muovere le braccia, i miei piedi sofferenti sono diventati ormai rossi come il fuoco, sia per il sangue che per le ustioni,
Sento la sabbia mangiare la mia pelle, le forze mi abbandonano…
Ma mi sto avvicinando alla foresta che svetta orgogliosa, mi sto avvicinando… ce la faccio…
Una voce sembra incoraggiarmi, una voce che spira attraverso le rigogliose fronde…
Una voce femminile, argentina e melodiosa colma d’affetto…
“Troverai la gioia nella luceé amerai… sarai felice, vedrai...”
Mi trascino verso il confine della foresta, oramai ci sono… un ultimo sforzo e ci sono…
Solo pochi passi… ma le ginocchia cedono, sento che la mia anima sta lasciando questo involucro, poco a pocoé
Crollo al suolo di petto affondando il viso nella sabbia bollente,
Riesco tuttavia ad allungare un braccio dentro il prato rigoglioso e verde,
L’erba è fresca e umida dalla rugiada, sembrava che la pioggia avesse appena finito di carezzare quel sogno…
Ne strappo un umile ciuffo, lo porto a me, lo stringo nel pugno con delicatezza e affetto…
Riesco a raccogliere anche un po’ di forze e mi posiziono su un fianco, straiato sulla sabbia rovente,
Porto il ciuffo d’erba al volto, traendo un’ultima boccata d’aria, ora resa fresca dalla rugiada che carezza il mio volto, posata su quei fili d’erba morbidi e vellutati.
Mi accorgo che la voce della foresta era svanita, non mi parlava più… perché?
ÒSono solo…”
Poco dopo, l’erba che stringo nelle mie mani muta in sabbia, come l’acqua che il giorno prima avevo bevuto nella prima oasi,
Seguita poi dalla voce della foresta, questa però non era dolce e melodiosa, era tonante e profonda, ma non era cattiva…
“Forse hai amato… ma il mondo che tu sognavi non mai è nato… Forse amerai… ma hai ceduto il passo, non ce la farai…”
Raccolgo un pugno di sabbia rovente, mentre il mio cuore lascia sgorgare lacrime d’amara disperazione,
Osservo la sabbia scivolarmi tra le dita con gli occhi annebbiati dal dolore…
“Muoio solo…”
Alzo il capo, lascio perdere lo sguardo nei meandri della rigogliosa foresta, ora vedo solo ombre luminose, sfumate d’ un color verde chiaro,
Vedo solo ombre danzanti alla chiara luce del giorno, danzano in onore di una felicità che non ho conosciuto,
La luce viene sempre meno, il mio cuore rallenta il suo battito, le lacrime bagnano un’ultima volta il mio volto.
ÒLa mia stella si è spenta… Vago nel buio…”
Silenzio…
(Decalagon C.) _________________ Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'
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Keliash dice: 'Sei imbattibile...' |
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Furion

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Affisso: Lun 10 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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Silenzio mentale:
una linea piatta
che mi corre
lungo la schiena.
Brividi.
A.
Rido,
per chi potrebbe
ma piange.
Piango,
per chi dovrebbe
e sorride.
Spero.
A. |
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Obril

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Affisso: Lun 10 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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sento, volare nella mia mente, parole dimenticate,
da un peso che non va giu...
credo che, sia qualche altro rumore, buttato via nel cielo, che non ricordo piu'...
stringimi, stringimi, illumina la mia pelle, da ora finche' tu puoi...
vorrei, tornare dentro me stesso, per dimenticar, quello che succede fuori...
vorrei, essere un cieco cantante, per dimenticar, che hai perso troppo colore...
sento, le lacrime sul mio viso, respirando, sapore di rosmarino...
N.P.C.
Dopo la mia morte, camminavo affianco a Dio su di una spiaggia, ripercorrendo il cammino della mia vita; lungo tutta la sua lunghezza, vedevo le impronte lasciate dai miei passi, e, affianco alle mie, le impronte del Signore che, ne ero sicuro, mi era sempre stato affianco.
Nei momenti piu' tristi, difficili, e scuri della mia vita' pero', vi erano solo un paio di impronte e allora mi disperai, perche' pensai che davvero in quei momenti il Signore mi aveva abbandonato.
"Ecco - Gli dissi - nei momenti in cui piu' avevo bisogno di Te, Tu non eri presente, e mi hai lasciato solo col mio dolore"
"No figlio mio - mi rispose sorridendo - vedi un solo paio di impronte, perche' quelli erano i momenti in cui io ti portavo in braccio"
Anonimo.
P.S. puoi crederci o no, resta lo stesso una bella poesia. _________________ ❧ |
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Druymor

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Affisso: Ven 21 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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MARZO 1821 di ALESSANDRO MANZONI
ALLA ILLUSTRE MEMORIA
DI
TEODORO KOERNER
POETA E SOLDATO
DELLA INDIPENDENZA GERMANICA
MORTO SUL CAMPO DI LIPSIA
IL GIORNO XVIII D’OTTOBRE MDCCCXIII
NOME CARO A TUTTI I POPOLI
CHE COMBATTONO PER DIFENDERE
O PER CONQUISTARE
UNA PATRIA *
Soffermati sull’arida sponda
Vòlti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell’antica virtù,
Han giurato: non fia che quest’onda
Scorra più tra due rive straniere;
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra l’Italia e l’Italia, mai più!
L’han giurato: altri forti a quel giuro
Rispondean da fraterne contrade,
Affilando nell’ombra le spade
Che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno strette le destre;
Già le sacre parole son porte;
O compagni sul letto di morte,
O fratelli su libero suol.
Chi potrà della gemina Dora,
Della Bormida al Tanaro sposa,
Del Ticino e dell’Orba selvosa
Scerner l’onde confuse nel Po;
Chi stornargli del rapido Mella
E dell’Oglio le miste correnti,
Chi ritorgliergli i mille torrenti
Che la foce dell’Adda versò,
Quello ancora una gente risorta
Potrà scindere in volghi spregiati,
E a ritroso degli anni e dei fati,
Risospingerla ai prischi dolor;
Una gente che libera tutta
O fia serva tra l’Alpe ed il mare;
Una d’arme, di lingua, d’altare,
Di memorie, di sangue e di cor.
Con quel volto sfidato e dimesso,
Con quel guardo atterrato ed incerto
Con che stassi un mendico sofferto
Per mercede nel suolo stranier,
Star doveva in sua terra il Lombardo:
L’altrui voglia era legge per lui;
Il suo fato un segreto d’altrui;
La sua parte servire e tacer.
O stranieri, nel proprio retaggio
Torna Italia e il suo suolo riprende;
O stranieri, strappate le tende
Da una terra che madre non v’è.
Non vedete che tutta si scote,
Dal Cenisio alla balza di Scilla?
Non sentite che infida vacilla
Sotto il peso de’ barbari piè?
O stranieri! sui vostri stendardi
Sta l’obbrobrio d’un giuro tradito;
Un giudizio da voi proferito
V’accompagna a l’iniqua tenzon;
Voi che a stormo gridaste in quei giorni:
Dio rigetta la forza straniera;
Ogni gente sia libera e pèra
Della spada l’iniqua ragion.
Se la terra ove oppressi gemeste
Preme i corpi de’ vostri oppressori,
Se la faccia d’estranei signori
Tanto amara vi parve in quei dì;
Chi v’ha detto che sterile, eterno
Saria il lutto dell’itale genti?
Chi v’ha detto che ai nostri lamenti
Saria sordo quel Dio che v’udì?
Sì, quel Dio che nell’onda vermiglia
Chiuse il rio che inseguiva Israele,
Quel che in pugno alla maschia Giaele
Pose il maglio ed il colpo guidò;
Quel che è Padre di tutte le genti,
Che non disse al Germano giammai:
Va’, raccogli ove arato non hai;
Spiega l’ugne; l’Italia ti do.
Cara Italia! dovunque il dolente
Grido uscì del tuo lungo servaggio;
Dove ancor dell’umano lignaggio
Ogni speme deserta non è:
Dove già libertade è fiorita,
Dove ancor nel segreto matura,
Dove ha lacrime un’alta sventura,
Non c’è cor che non batta per te.
Quante volte sull’alpe spïasti
L’apparir d’un amico stendardo!
Quante volte intendesti lo sguardo
Ne’ deserti del duplice mar!
Ecco alfin dal tuo seno sboccati,
Stretti intorno ai tuoi santi colori,
Forti, armati dei propri dolori,
I tuoi figli son sorti a pugnar.
Oggi, o forti, sui volti baleni
Il furor delle menti segrete:
Per l’Italia si pugna, vincete!
Il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
Al convito dei popoli assisa,
O più serva, più vil, più derisa
Sotto l’orrida verga starà.
Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d’altrui,
Come un uomo straniero, le udrà!
Che a’ suoi figli narrandole un giorno,
Dovrà dir sospirando: «io non c’era»;
Che la santa vittrice bandiera
Salutata quel dì non avrà.
Bennato ci ha fatto una canzone, altro che inno di Mameli, questo
Druymor _________________ [collegamento esterno rimosso]
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Druymor, Druido di Haon-Dor e Guardiano dell'Ovest |
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Obril

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Affisso: Dom 23 Ott, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardo' neppure in torno
ma verso' il vino e spezzo' il pane
a chi diceva: "ho sete, ho fame"...
Vivrai
dove un attimo vale un altro
senza capire come mai...
Continuerai a farti scegliere
o finalmente, sceglierai.
Ti aspettero' fuori dal sogno
ci incontreremo davvero
rincomincio da capo...
F. De Andre' _________________ ❧ |
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