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La prigione d'oro

 
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Autore Messaggio
Lyandre








MessaggioAffisso: Ven 27 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio: La prigione d'oro


Ogni sera una festa, balli, splendore e magnificenza, il vino scorreva a fiumi, il cibo era tra i piu' deliziosi, le risate e i discorsi rompevano la monotonia di ogni giorno.
Di sera il castello era pieno di vita, durante il giorno cupo e triste...
Famiglia nobile, ogni particolare di quel castello era perfetto, la vita dei suoi membri era perfetta.
Cresciuta nella ricchezza Lyandre, cresciuta con ogni possibile conforto, cresciuta nella ferrea disciplina, cresciuta senza affetto la piccola Lyandre, ultima di quattro figli.
Cresciuta in una prigione dorata, senza possibilita' di scelta, solo le regole doveva seguire, regole imposte da quella nobile famiglia che da secoli sopravviveva e cresceva di potere, usando le lame per spezzare l'opposizione dei nemici, usando i figli come mezzo per unire le famiglie piu' potenti, matrimoni di convenieza.
E lei cresceva consapevole di tutto questo, adattandosi a tutto questo, ma in cuor suo l'odio cresceva per quello che era, per quello che sarebbe diventato, un semplice strumento di potere.
L'unica figlia femmina, le veniva insegnato solo a essere bella, a essere desiderabile, a essere perfetta e femminile per un possibile matrimonio, a essere una buona padrona di casa.
A essere consenziente, mai poteva parlare per affermare una sua opinione, mai doveva contraddire chi le stava intorno, mai doveva far emergere i suoi sentimenti: doveva solo sorridere e annuire.
Vedeva sua madre ridere come una sciocca per una battuta stupida e annuire, civettare per compiacere gli ospiti in quelle stupide feste, e suo padre non perdeva mai occasione per mostrare il suo potere, le sue ricchezze.
I suoi fratelli erano freddi, cinici, pronti a compiacere i suoi genitori in ogni modo, pronti ad adempiere al loro compito, sicuri che un giorno quel potere e quella ricchezza sarebbe stato loro.
Esperti nell'arte della guerra, le loro giornate era dedicate solo all'esercizio con le armi, all'allenamento fisico, per diventare temibili guerrieri, temibili assassini.
E lei non vista li spiava nascosta, affascinata e interessata piu' a quella disciplina che a misurasi vestiti su vestiti o ad acconciarsi i capelli.
Ma c'era qualcosa di innato in lei, un fievole potere celato che aspettava solo di emergere e di essere controllato.
Un potere di cui ben presto si prese cura la vecchia del villaggio, isolata e temuta, disprezzata e insultata, una strega.
Ogni giorno di nascosto andava da lei, scivolando via nelle segrete del castello ormai non piu' controllate da anni, ancora piu' affascinata era dalla magia che la vecchia le insegnava, da quel potere che sentiva crescere.
Vi era una cosa pero' che amava con la stessa passione.
Danzare. L'unica cosa di cui ringraziava i suoi genitori per averle insegnato.
Ma non danzava durante le feste date al castello, non per il piacere degli altri, ma per se stessa. Goffa ai loro occhi si mostrava, nella speranza che venisse guardata con disappunto da eventuali pretendenti che i suoi genitori incitavano.
Ogni notte nella foresta, il suo momento magico, il suo piccolo momento di liberta', danzava, danzava con passione, danzava con dolcezza sotto la luna, sprigionando la sua magia, la perfezione di ogni passo unito al canto della foresta, e il suo cuore volava lontano, sognando una liberta' che mai avrebbe avuto, sognando l'amore, sognando...
Era un fiore che stava sbocciando, un fiore raro, un fiore che avrebbe conosciuto una terribile realta', un oscuro segreto...
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Lyandre








MessaggioAffisso: Ven 27 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Vent'anni. Venti lunghissimi anni.
Mancavano pochi mesi al compimento del suo ventunesimo anno.
Tremava al solo pensiero, era la data stabilita per il suo fidanzamento.
Silenziosa vagava per le stanze del castello, nervosa e triste, come un topo che cerca una via di fuga, ma con la consapevolezza che mai l'avrebbe trovata.
Poteva fuggire ma non ne aveva il coraggio.
Non sapeva dove andare, non sapeva cosa fare.

Da quando aveva compiuto vent'anni le sue notti non erano state piu' tranquille.
Sogni strani tormentavano il suo riposo, visioni di qualcosa che non comprendeva. Sfumate all'inizio le immagini che la sua mente le mandava, poi via via sempre piu' chiare, cosi' come lo divennero i dettagli.
Ma spesso ne aveva solo un vago ricordo.
Si sforzava di ricordare, sapeva che era essenziale.
All'inizio non ci aveva badato ma poi qualcosa dentro di lei era cambiato.
Era come un richiamo quello che sentiva, un grido di aiuto, e ogni volta che si svegliava mandida di sudore, si rendeva conto delle lacrime che rigavano il suo viso, del suo cuore che batteva all'impazzata.
E provava profondo dolore e profonda tristezza.
Un tormento che non capiva, un tormento di cui aveva paura.
La sua mente sembrava si rifiutasse di farle ricordare quei sogni.
Ma voleva togliere quel nero manto che celava quelle immagini, voleva capire, ne aveva bisogno.

Ma erano anche altri i pensieri che la tormentavano.
Aveva notato che qualcosa era cambiato nel castello.
Qualcosa non andava. Lo percepiva sottilmente, e inizio' a notare particolari che prima aveva tralasciato.
I suoi genitori cosi' come gli invitati che spesso facevano visita al castello non erano invecchiati di un anno.
Non una ruga, non un capello bianco, non un segno di preoccupazione sui loro visi.
Perfetti come li ricordava anni prima.
E i suoi fratelli erano diventati ancora piu' cupi, piu' silenziosi, l'espressione dei loro visi era spesso dolorante, come se qualche malattia li facesse soffrire.
I loro allenamenti erano diventati piu' feroci, i colpi piu' poderosi quasi al limite del possibile.
Sentiva che in loro qualcosa era cambiato.
Perpiva a tratti una strana e oscura forza, ma non capiva.
Chiese spiegazioni a sua madre, ma lei semplicemente le rise in faccia.
Aveva liquidato il tutto dicendole che la loro giovinezza era dovuta a particolari riti che facevano presso una sacerdotessa, e che da generazioni la loro famiglia a causa degli incroci accurati potevano vantare di riuscire a sconfiggere la vecchiaia, scegliendo solo coloro in perfetta salute e di costituzione stabile.
Non le credeva. Guardava i suoi occhi. Mentiva.
Ne era certa.

E mentre rifletteva su questo vide i suoi fratelli tornare da quella che chiamavano 'battuta di caccia'.
Ma mai con nessun corpo di animale tornavano.
Questa volta portarono una testa mozzata.
Riusci' a vederne gli occhi ancora spalancati, e l'espressione del volto ormai privo di vita e stravolto dal terrore.
La testa della sua maestra di magia. La testa della povera vecchia.
Era sconvolta ma cerco' di non darlo a vedere.
Ma a disgustarla furono i loro discorsi, che lei ascoltava con apparente indifferenza, su come avevano ucciso e torturato la vecchia, mentre agitavano la testa e se la lanciavano tra loro ridendo come sanguinarie bestie.
Erano cambiati...Erano diventati mostri...
Non capiva il perche'...Non ancora...
La gabbia dorata divenne ancora piu' cupa, ancora piu' soffocante...
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Lyandre








MessaggioAffisso: Ven 27 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Apro gli occhi...Osservo...E' strano, mi trovo nella biblioteca del castello. Non ricordo come ci sono arrivata, e il perche' sono li'.
Osservo il camino, il fuoco scoppietante, chino il capo...
Spalanco gli occhi. Orrore. Sangue...Sangue ai miei piedi.
Una scia di sangue che parte dai miei piedi e corre lungo la biblioteca verso uno scaffale..
Devo seguirla, devo capire. Sangue...
Non il mio no, non sono ferita.
Tremo, sento freddo. La luce della luna penetra dalla finestra illuminado la mia figura leggermente, e rende piu' viva la scia di sangue.
La seguo, i miei passi sono leggeri ma esitanti, ho paura ma vado avanti.
La scia termina contro un vecchio scaffale, pochi libri sulle mensole, libri insignificanti, libri lasciati li a prendere polvere e mai curati.
Non capisco, resto ferma, osservo, confusa.
Noto strisce a terra, che mai prima avevo notato e stranamente quella parte del pavimento e' ben spolverato come se...
Come se lo scaffale venisse spesso rimosso.
Tiro con forza, ed esso subito scivola via lungo il pavimento mostrando mi un passaggio.
Osservo stupita, non lo conoscevo, eppure conosco bene il castello, conosco bene i passaggi celati.
Tutti tranne quello.
Oscurita'...Fievole luce...Torce lungo il muro...Lungo lo stretto corridoio di pietra...
Conduce verso il basso, sempre piu' in fondo, e' lungo, sembra quasi che non termini mai, sembra quasi che conduca nel ventre stesso della terra.
E' soffocante l'aria, forte l' odore di muffa, piccole gocce di acqua colano lungo la pietra.
La scia di sangue non si ferma e continua lungo il passaggio, sembra invitarmi a proseguire.
Vado avanti, la curiosita' soffoca la paura e nonostante la luce fievole tutto sembra cosi' chiaro, ogni minimo particolare.
Prendo una torcia attaccata al muro e continuo a camminare, nessun ostacolo lungo il corridoio, poca polvere, poche ragnatele, il passaggio e' usato spesso.
Piu' vado avanti e piu' l'orrore mi assale, senza motivo penso, non c'e' pericolo, non lo sento, non ancora.
Finalmente giungo alla fine, solo una porta di ferro davanti a me, una porta macchiata di sangue rappreso, gemiti oltre quella porta, urla innaturali, soffocate eppure cosi' chiare.
Appoggio la mano e spingo, si apre con un fastidioso cigolio...
Una luce accecante mi ferisce gli occhi, una mano scheletrica mi sfiora il viso...
Urlo con quanto fiato ho in gola...Oscurita'...


Mi sveglio di soprassalto...Sto urlando e il fiato si spegne nella mia gola.
Ansimo, mi stringo nelle lenzuola cercando di calmarmi.
E' ancora notte, non un suono disturba il silenzio cupo del castello.
Istintivamente cerco la scia di sangue, non ve n'e' traccia.
Sospiro sollevata, era un sogno solo un sogno.
Questa volta cosi' chiaro da sembrare reale, e per la prima volta lo ricordo.
La mia mente sta cedendo, i veli di tenebra stanno cadendo.
Scosto le lenzuola e mi alzo, con silenzio come se fossi un furtivo ladro scivolo via dalla mia stanza e mi dirigo in biblioteca, camminando lungo i muri, cercando le ombre che mi proteggono agli occhi degli altri.
Non incontro nessuno.
Il cuore mi batte forte, ma come nel sogno la curiosita' e' grande.
Ecco il camino, ecco lo scaffale.
Come nel sogno. Tutto e' come nel sogno.
Mi avvicino tremando, e provo a tirare...Si muove!
Ecco il passaggio, il corridoio di pietra, le torce, l'acqua..
Un sogno reale...
Indietreggio e richiudo il passaggio, ancora piu' stupita, incapace di pensare a qualsiasi cosa.
Improvvisamente rumori alle mie spalle, qualcuno stava venendo in biblioteca...
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Lyandre








MessaggioAffisso: Sab 28 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Panico. Non riesco a muovere un muscolo. Sarebbe stato strano per loro trovarla li, e soprattutto a quell'ora.
Doveva muoversi, nascondersi.
Mi accuccio dietro la scrivania, distante dalla porta, di certo non era visibile in quella posizione.
Ora doveva solo attendere, le voci si facevano piu' vicine.
Trattenne il respiro quando senti' aprire la porta della biblioteca.
Tremava per la paura.
Era suo padre con i suoi fratelli.
Stavano parlando tra loro, sembravano piuttosto soddisfatti di come era andata la caccia.
Non presto' piu' molta attenzione alle parole, ma si concentro' su un altro rumore.
Stavano trascinando qualcosa.
Azzardo' uno sguardo sporgendosi un po' oltre la scrivania.
Stavano trascinando quelli che sembravano due corpi.
E li stavano trascinando verso lo scaffale.
Si ritrasse chiudendo gli occhi.
Senti' che lo scaffale veniva spostato, e richiuso dopo un po'.
Le loro voci si spensero lentamente, sempre piu' lontane.
Non riusciva a smettere di tremare, le sembrava un incubo.
Cosa mai ci facevano con dei cadaveri?
E la loro era una caccia all'uomo?
Aspetto' qualche minuto prima di decidersi a muoversi, voleva essere sicura.
Usci' quasi correndo dalla biblioteca e si diresse nelle sue stanze.
Tiro' un sospiro di sollievo appena richiuse la porta alle sue spalle.
Non era un incubo...
Aveva paura a scoprire la verita', perche' di certo sarebbe stata spiacevole.
O forse semplicemente era lei che semplicemente esagerava.
Nessuna magia, nessuna arma l'avrebbe aiutata contro la furia dei fratelli e del padre.
Ma non doveva pensarci, non aveva nessun motivo di temere o di pensare che potessero farle del male.
In fondo era pur sempre il loro strumento. Per ora.
Si rimise a letto, tra le confortanti coperte, e aspetto' che il sonno tornasse ad avvolgerla...
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Lyandre








MessaggioAffisso: Mer 01 Giu, 2005    Oggetto del Messaggio:


Quella notte dormi' senza che nessun sogno la turbasse.
La mattina pero' si sveglio' ancora piu' turbata.
Ripenso' febbrilmente a quello che era successo la notte appena passata, non riusciva a darsi pace.
L'aspettava una dura giornata. Il cuore le si strinse al solo pensiero.
Doveva incontrare il suo corteggiare. Veniva a chiedere la sua mano a suo padre.
E naturalmente suo padre era daccordo. Tutto era stato programmato.
Senti' entrare la cameriera, si sedette automaticamente davanti lo specchio.
Fisso' la sua immagine, pallido il suo viso, ombre sotto gli occhi.
Sua madre non sarebbe stata contenta.
Senza dire una parola la cameriera prese ad acconciarle i capelli, a cancellare i segni di stanchezza sul suo viso.
Non disse una parola, non la guardava mai dritta negli occhi.
Deprimente.
L'aiuto' a indossare l'elegante e pomposo vestito di seta azzurra.
Odiava quel genere di vestiti, non li aveva mai sopportati.
Si stampo' un falso sorriso sulle labbra. Si guardo' un'ultima volta allo specchio. Era pronta e odiava cio' che vedeva.
Sua madre venne a chiamarla. L'espressione sul suo viso era raggiante.
La condusse dove l'aspettava il suo corteggiatore.
Durante il tragitto non fece altro che ricordarle come doveva comportarsi.
Sorridi, annuisci, gesti aggraziati, risatine stupide.
Ma piu' camminava e piu' l'ansia rischio' di travolgerla.
La stava conducendo in biblioteca.
Inspiro' a lungo cercando di calmarsi.
Finalmente erano arrivate. Oltrepasso' la porta della biblioteca e si ritrovo' davanti il suo futuro marito.
Non molto alto, magro, i capelli biondi tirati all'indietro e unti.
I baffi...Lei odiava i baffi.
Occhi azzurri. Viscidi, calcolatori.
Rabbrividi' involontariamente.
Non era affatto l'uomo dei suoi sogni.
E il suo cuore invece di battere forte stava per fermarsi.
Tutto il suo essere si rifiutava che potesse anche solo pensare di sposare quell'uomo.
Ma continuo' a sorridere. Rispose a monosillabi, e lui addirittura sembro' essere soddisfatto di questo. La credeva una bambolina senza cervello e manovrabile.
Evitava il piu' possibile il suo sguardo.
Si ritrovo' a fissare il vecchio scaffale, a lungo.

Ti...prego...salvaci...Vieni...

Sussulto'. Non poteva essere...Era frutto della sua mente.
Non l'aveva sentito davvero quel sussurro...
Degluti' lentamente e fece finta di avere un profondo mal di testa.
Funzionava sempre.
Quasi fuggi' via dalla biblioteca dopo aver salutato frettolosamente.
Doveva uscire da quel dannato castello. Aria aveva bisogno di aria.
Ancora una volta non vista utilizzo' i passaggi che portavano fuori dal castello.
Corse nella foresta, sentiva quasi i polmoni scoppiare.
Si fermo' ansimando e crollando sulle ginocchia.
Il suo piccolo angolo di paradiso.
Si stese tra i fiori che adornavano come un mare colorato quel lembo di terra.
Fisso' il cielo, il sole alto, e chiuse gli occhi cercando di riprendere fiato.

Salvaci...Lyandre...Ti stiamo aspettando...
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Lyandre








MessaggioAffisso: Ven 03 Giu, 2005    Oggetto del Messaggio:


Il passaggio della biblioteca...
Sono davanti la porta macchiata di sangue.
Ancora una volta la curiosita' ebbe il sopravvento sulla paura.
Sto sognando? Non lo so...
Questa volta non c'e' bisogno di aprirla. Appena muovo la mano, la porta si apre davanti a me senza che io la sfiori.
Una forte luce accecante che lentamente si placa permettendomi di vedere.
Le segrete del castello. Una fila di prigioni apre il passaggio.
Avanzo e cerco di guardare oltre le sbarre di ferro, ma stranamente li' l'oscurita' e tale che non riesco a distinguere nulla.
Vaghe sagome, solo quelle.
Improvvisamente sento gemiti carichi di dolore.
Sussurri inquietanti, voci tristi e innaturali, tormentano la mia mente.
Giungono da ogni parte. Non capisco, ma rabbrividisco.
Tra esse in particolare chiara giunge una voce.
E' calma e pacata, mi chiama.
Sussurra il mio nome con chiarezza, sono attratta da essa.
Avanzo lungo il corridoio a piccoli passi decisi.
L'odore di sangue che pervade quel luogo e' forte e nauseabondo.
Piu' avanzo e piu' qualcosa fa fremere il mio animo.
Magia...La sento, la percepisco.
Magia nera e oscura, vibrante di potere impregna quel luogo.
Finalmente il corridoio termina in un'altra stanza.
E' ampia, circolare, il pavimento interamente coperto da rune magiche.
Al suo centro un azzurro e strano fuoco arde.
Intorno ad esso nere figure inginocchiate sono immobili, perse nel loro canto cerimoniale.
Mi fermo indecisa e improvvisamente lo noto.
Un calderone fluttua poco sopra le azzurre fiamme.
Rivoli di liquido rosso fouriescono dai bordi macchiandolo e ricadono sulle fiamme. Sangue.

''Avanza...Non possono vederti. Non avere timore...''

Ascolto il richiamo della suadente voce, e senza esitare continuo a camminare verso le nere figure guardandomi attorno.
Le pareti di pietra sono adornate con catene e fruste. Le piu' svariate armi, i migliori strumenti di tortura adornano quelle fredde mura.
Distolgo lo sguardo e inspiro a fondo.
Supero le nere figure...Tra le mani ognuna di loro stringe piccole boccette che lentamente si riempiono di sangue. Il sangue che cade dal calderone.
Guardo davanti a me e un'altra figura cattura la mia attenzione.
Le mani sollevate, dai polsi legati da spesse catene.
Catene che avvolgono il torso nudo e muscoloso in dolorosa morsa.
Cicatrici attraversano quel petto poderoso, che sembrano non aver affatto scalfito la sua carne a fondo.
Lunghi capelli neri come strisce di seta lo accarezzano dolcemente, e coprono come un nero manto il capo chino e immobile.
Non un alito di vita sembra animare quell'uomo.
Davanti a lui un piccolo piedistallo, ove giace uno strano ciondolo, ricolmo di rosso sangue.
Stranamente sono calma. Nessun sentimento agita il mio cuore mentre mi porto vicina all'incatenato.
Gli appoggio una mano sul petto, e' freddo al tocco, e nessun cuore batte.
Gli sfioro i capelli scostandoli dal viso, curiosa di vederlo ma al tempo stesso esitante.
Affascinante. Lineamenti perfetti pari per bellezza solo a quelli di un angelo. Ma i tratti duri ne cancellano ogni dolcezza.
Le mie dita gli sfiorano le fredde labbra che risaltano in modo innaturale in quel volto pallido.
Cerco di immaginare il colore dei suoi occhi.
Neri come le tenebre stesse, o blu come gli abissi piu' profondi.
Di certo sarebbero stati occhi intriganti e magnetici, profondi e inquietanti, ne era certa.
Scosto la mano lentamente e in quell'istante la vita sembra tornare in quel corpo...
La risposta ai miei pensieri, i suoi occhi ora aperti mi stanno fissando...
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