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Dalle tenebre io t'invoco

 
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Adar





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MessaggioAffisso: Gio 26 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio: Dalle tenebre io t'invoco


Biblioteca di Lamwhotor.
Alcune ore prima dell'alba.

Una sagoma si china su un frutto marcescente.

Senza di te non avrei potuto convincere i Cacciatori...

Si sfila il guanto destro e lo afferra. Dalla mano stillano minute goccioline di sangue.

Ora, dimostra...il...potere...

Fra le ombre che celano il volto, gli occhi scintillano per l'intensa concentrazione. Il sangue macchia la superficie ammuffita del frutto che, lentamente, comincia a fumigare...

Ritorna come eri! Come eri!

Il frutto sembra ardere, dal fumo che lo circonda, ma la mano che lo sorregge è candida come fosse immersa nella neve.

Poi, lentamente, avviene.

La polpa torna ad essere succosa e fresca, dalla buccia spariscono muffe e lordure. Il frutto è tornato come appena colto.

...è la Chiave.

Un sorriso di speranza si dipinge sul volto spettrale di Adar, mentre si accascia lentamente al suolo, spossato.
Il pomo rotola lontano.
Macchiato di sangue.
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Adar
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MessaggioAffisso: Ven 27 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Sul sentiero verso i Colli Settentrionali.
Notte fonda.

Il pallido lume delle stelle filtra fra gli imponenti monoliti, disposti intorno al massiccio altare da mani ignote e, forse, sacrileghe.

Adar depone un sacco ai piedi dell'altare.
Da esso estrae alcune ossa ed una coppa di terracotta.
Lentamente, sfila i guanti.
Con la daga, si punge le dita della mano sinistra, e raccoglie le goccioline di sangue nel recipiente.
Si benda la mano ferita e comincia a cantilenare sottovoce, guidato da un'ispirazione istintiva e potente, mentre getta un ossicino (una falange umana, probabilmente) all'interno della coppa.

Sentore di terra e fetor di sentina
Fu la mia mano a sottrarvi a rovina
Un tempo cantate membra più belle
Polvere ora le morte favelle

Nettare che porta la linfa divina
Avverti la vita, com'è più vicina!
Nettare che rosso allevia le pene
Forgia con carne sue nuove catene!


Lentamente, man mano che le parole vengono trasportate dalla dolce brezza serale, l'ossicino comincia a fumigare. Adar ripete più volte l'invocazione, ogni volta il sangue nella ciotola sembra ribollire, e la minuta falange, forse femminile, sparisce fra i fumi.

All'alba, Adar si allontana, portando con sè i suoi strumenti.
Sull'altare, giace un dito umano.
Si contorce freneticamente per qualche istante, poi sembra invecchiare a velocità sovrannaturale.
Alla fine, quando la luce di Kyra è forte nel cielo, non vi è che un mucchietto di polvere, presto spazzato dal vento.
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MessaggioAffisso: Ven 17 Giu, 2005    Oggetto del Messaggio:


Fogne di Kyrandor
Ora imprecisata, probabilmente notte

Il mucchio d'argilla giace sul tavolo di legna marcia.
Il pentacolo, tracciato con olio infiammabile, arde con basse fiamme intorno.
L'ambiente è claustrofobico, appena rischiarato dalla luce rossastra delle fiamme.
Un'ombra si staglia nettamente, ondeggiando; il cappuccio calato rivela i capelli neri arricchiti di guizzi demoniaci.
La lama del pugnale scintilla, mentre incide il polso tenuto sulla deforme bocca del costrutto.

Le gocce cadono lente, creando rigagnoli viscidi sulla superfice butterata della creatura.

Fremi, muoviti, alzati infine
Della Nera Signora si sciolgan le brine
La coppa vitale disperda ogni pena
Eterna t'avvinga mia rossa catena


Dopo lunghe ripetizioni della cantilena, poco prima dell'alba, il costrutto alza tremante una protuberanza. Una voce cavernosa si leva dalla bocca priva di lingua.

"Sì...padrone..."

Adar sorride.
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MessaggioAffisso: Mer 22 Giu, 2005    Oggetto del Messaggio:


Pietre di Gh'arne
Notte di luna piena

Adar versa il liquido rosso sull'altare. Di fronte, il suo libro, aperto e rilucente di bagliori bluastri. Alle sue spalle, una felar lo fissa.

A voce bassissima, appena percettibile sopra il vento che furioso e gelido imperversa sui colli settentrionali, intona una nenia, fredda più della tempesta che promette di scatenarsi.

Alla felar giungono parole, brani sussurrati di un canto antico e terribile. Ancora attende, ai piedi della collinetta, all'ombra delle vetuste rovine, riparandosi dalla gelida tormenta.

Divoratore mortale
Demone crudele
Obbedisci ora a parole di fiele

Il Marchio ti chiedo
Il Marchio io invoco
Sulla pelle di lei
Il Marchio di Fuoco

Bevi il succo di pallide vene
Cingile il capo di ignee catene
Prendi la vita e dispensa la morte
Ma ella, Marchiata, concedila in sorte

Concedi in mia mano la giovane ignava
Sia ora e per sempre la mia nuova schiava.


Il vento cessa improvviso, una nebbia rapida si alza, avvolgendo e nascondendo tutto.

Qualche istante dopo, una felar si allontana con passo stanco, qualche goccia di sangue ancora stillante dalle labbra serrate.

Adar chiude il libro sull'altare.
E sorride.
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MessaggioAffisso: Dom 26 Giu, 2005    Oggetto del Messaggio:


Maeth Eosir - Roccascura
Notte

Le stelle irradiano il loro tenue lucore, indifferenti come sempre ai drammi dei mortali. Spire di nebbia serpeggiano lente fra le case abbandonate, insinuandosi nelle porte lasciate aperte, nelle finestre socchiuse. Strisciano come bave di spettrale luminosità. Avvolgono l'antico villaggio, e la vecchia piazza, col nuovo, sinistro, tumulo.

Il silenzio e' rotto improvvisamente dal cadenzato, lento, rumore di zoccoli sul selciato di uno dei viottoli cittadini. La cupa sagoma di un cavaliere incappucciato e del suo nero destriero emerge dall'ombra di un vicolo, portandosi rapida nei pressi del tumulo. Qui, la figura smonta.

Estrae con precauzione un grande e pesante libro da una delle borse della cavalcatura, e si avvia con passo lento verso il piccolo tempio dedicato a Chastil e Sulu.

Per un istante, volge lo sguardo in alto, verso il fregio che orna la chiave di volta del portone.
Esita qualche istante, poi varca la soglia e si dirige all'altare.

Con metodicità, strappa via le ghirlande di fiori appassite, le offerte marcescenti, le tovagliette ricamate ed ingiallite dal tempo.

Poi, depone il libro su di esso. Lo apre, e una luce rossa si sprigiona dalle sue pagine, pulsando all'unisono col cuore di Adar.

Egli si toglie il cappuccio e sfila i guanti.
I capelli neri ondeggiano piano.
Trafiggendosi il polso, versa il proprio sangue sulle pagine del libro. Ed esse lo accolgono come nutrendosene, mentre la loro luce malata disegna ombre demoniache sul viso del giovane.

Egli chiude gli occhi, e apre le braccia. Un alone che neppure la rossa radiazione del tomo riesce a vincere, un'ombra fatta sostanza, si forma intorno alle sue mani, mentre la voce si innalza fredda e gelida, intrisa di un nuovo potere e di odio e soddisfazione sterminati.

Granelli che scorrono,
Scorron via fra le dita
Così vale un'inutile vita
Da ombre e tormenti
Roche urla e lamenti

Anime folli e gementi
Sui colli dormienti
Destinate all'oblio
D'ogni figlio di dio
Voi che in vita già spente
Nè mai più redente:

Sorgete per me, anime morte
Del sangue dei vivi ha sete la sorte
La sorte beffarda che ora vi chiama
Vi sottrae alla tomba e regna sovrana!


Neri prolungamenti filiformi si irradiano dalla sommità del tempio, dirigendosi verso il tumulo ed il vecchio cimitero.
Lentamente, la terra si smuove. Con orrenda precisione e simultaneità, i morti raspano via la terra che li sovrasta, ed emergono a calcare nuovamente la terra. Lenti e barcollanti, si dirigono verso il tempio, in attesa.

Una nera figura dagli occhi grigi emerge dall'abisso d'oscurità. Illuminata da distanti lampi, impartisce sibilanti e secchi ordini alle sue creature.
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