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Danzando nella luce.

 
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Autore Messaggio
Grivar





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MessaggioAffisso: Lun 23 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio: Danzando nella luce.


Una pianura verde, rigogliosa.

Mille germogli che sbocciano dal terreno, mille steli d'erba umida di rugiada, verdi come lo smeraldo.

E alberi da frutto, carichi di mele rosse e zuccherine, e farfalle colorate e variopinte.

E un cielo azzurro e terso, pulito e fresco, e una dolce carezza dal vento mattutino, pungente e vitale come le risa di un infante.

Muovo un passo, smarrendomi in quell'eden stupefacente e meraviglioso.

"Sto sognando..."

La mia voce e' un sussurro, e sento le lacrime salirmi agli occhi, in quest'oasi di pace sovrannaturale e stupenda.

"...non svegliatemi..."

Il sole sorge, lento, levandosi sull'orizzonte: e i miei occhi si riempiono di lacrime alla vista dell'astro nuovamente libero nei cieli. Dov'e' l'albero della luce? Perche' il sole e' tornato nel posto che gli spetta di diritto?

"...perche', come hai detto tu, e' un sogno...", soffia una voce nel mio orecchio, delicata e dolce. E mi ritraggo, perche' nella carezza di quella voce odo la corruzione di un male antico e primigeno, un male tanto affascinante quanto mostruoso.

Un male che culla in se tutte le empieta' del mondo, un male purgato d'ogni sacralita', incarnato nella sua forma piu' pura e distorta, piu' corrotta e abominevole.

"...tu non ti libererai mai di me, Ellesil. Grivar. Ti ho creato io, e mi appartieni", sussurra ancora la voce senza corpo al mio orecchio "il tuo e' un mondo di sogno, un'utopia senza corpo che crollando ti sprofondera' ancora nel baratro. Credi di esserti rifatto una famiglia? Credi di poter amare ed essere felice? ...tu sei la mia ombra assassina, Ellesil. Grivar. Tu sei mio, tu mi appartieni, in ogni fibbra del tuo essere scorre la mia essenza. Ogni oncia della tua carne, ogni refolo della tua anima, tutto di te e' mio, Ellesil. Grivar."

Porto le mani alle orecchie, urlando. Il sussurro impietoso non smette e non si affievolisce.

"...giaccio in fondo al mare dei dragoni dove mi hai scagliato, ma non vi giacero' in eterno, Ellesil. Grivar. Prima o poi tornero', e tu continuerai a donarmi nutrimento, Ellesil. Grivar. Uccidendo, amando, odiando: qualsiasi cosa tu faccia, questo si trasforma in dolce, dolce linfa per la mia essenza, Ellesil. Grivar."

Cado in ginocchio, dilaniandomi le orecchie con le unghie. Non voglio sentire. Non voglio ascoltare.

Ma e' l'anima ad udire il sussurro che mormora tra le pieghe stesse della mia essenza: non la carne di sogno priva di sostanza che ora strappo a brandelli dai lati del mio volto. E il sussurro prosegue ancora, voluttuoso e dolce, godendosi lo strazio e gioendo.

"...tu sei mio..."

Urlo. La pianura e' in fiamme, avvilupata dalle fiamme azzurrine che rispondono al mio volere ma che ora obbediscono al volere di chi ha dato potere al mio volere, tanti e tanti anni fa: e si levano rombanti, e straziano l'erba e le farfalle, e cuociono i frutti direttamente sull'albero fino a carbonizzarli.

E tutto avvizzisce, e tutto scompare.

E io resto solo, in una arida pianura cotta dal fuoco demoniaco.

Solo con un sussurro che muore nelle mie orecchie martoriate.

"...Grivar... Ellesil. Ellesil. Grivar... Tu sei... il mio burattino..."


Apri' gli occhi di scatto, respirando a fatica, le vesti madide di sudore appiccicate al corpo.

Deglutendo a fatica a causa della bocca arida, si alzo' a sedere su letto, portandosi una mano alla fronte e chiudendo gli occhi.

Maliael si rigiro' nel sonno, inquieta: Callea le dormiva accanto, abbracciandola.

Famiglia.

Scosse il capo, sentendo un nodo stringergli la gola. Lentamente scivolo' fuori dalle coperte, quindi apri' la finestra, e lascio' che i tenui raggi dell'albero della luce bagnassero la sua pelle sudata e le vesti appiccicate all'esile torso.

Famiglia.

Amore.

Illusione.

"...e' ancora vivo... e' ancora... vivo.", sussurro' con voce spezzata. Certo che era vivo, come aveva potuto pensare che bastasse gettarlo nel mare dei dragoni per distruggerlo?

Tese le ali e usci' dalla finestra, volando silenziosamente e atterrando sul tetto della locanda, un rettangolo di legno di circa quaranta e cinquanta metri di lato.

Famiglia.

Amore.

Tese la mano davanti a se, concentrandosi per un istante. Veloci, le fiamme demoniache risposero al comando mentale di colui che le invocava: ci fu uno scoppiettio, e una tenue fiammella azzurrina barlugino' sulla sua mano, tremando delicatamente e danzando con grazia.

Famiglia.

Amore.

Richiuse il pugno, sentendo improvvisamente il bisogno di svuotare la mente.

Lentamente, fece scivolare via dal petto la camicia bagnata, rimanendo con i soli pantaloni di pelle e i bracciali, il nudo torso esposto al vento mattutino. Rabbrividi', quando il vento trasformo' il sudore umido che gli velava la pelle in una gelida patina: quindi chiuse gli occhi, unendo i piedi dalle punte ai talloni.

Porto' le braccia sulla testa, dritte, giungendo le mani dopo aver intrecciato gli avambracci, assumendo la prima posizione degli esercizi di allungamento.

Danzando nella luce.

Esegui' con calma gli esercizi preliminari, allungando ogni muscolo e stirandolo: quindi inizio' l'esercizio che aveva ripetuto ogni giorno, da vent'anni, assumendo le quattro posizioni necessarie a cadere nello stato di rilassamento che voleva raggiungere: il loto, l'airone, la fenice e infine il dragone. Il suo corpo si ricopri' d'un caldo velo di sudore, e pian piano si estranio' da ogni cosa: dimentico' i suoni, il freddo, la luce e i pensieri.

Danzando nella luce.

Fu solo corpo, lasciando che l'istinto e la memoria fisica guidassero le sue mani nella complicata danza di piroette e affondi, in un combattimento mimato tanto rapido e letale quanto armonioso e dolce, eseguendo tutte le posizioni dell'allenamento rituale che tante volte aveva ripetuto, saltando e atterrando per calciare l'avversario immaginario all'inguine, abbassandosi di scatto e scalciando per colpirne il tallone, rialzandosi velocemente con la mano tesa per raggiungerne il pomo d'adamo.

Danzando nella luce.

Le braccia si inseguivano, danzando assieme ai muscoli delle gambe e della schiena in un perfetto coordinamento, in una danza che si ripeteva immutata da anni, ormai, e che era la base del suo stile di combattimento.

Danzando nella luce.

Termino' l'esercizio, quindi ripete' al contrario le quattro posizioni di allungamento, per permettere ai muscoli di scaricare l'affaticamento: quando riapri' gli occhi era sudato, ma non stanco ne' dolorante.

E i pensieri erano andati via, come ogni volta, lasciandogli un vuoto senso di pace come consolazione.

Osservo' la bassa balaustra di legno a circa tre metri di distanza da lui, quindi chiuse gli occhi e spicco' un balzo, piroettando su se stesso e atterrandovi in piedi in perfetto equilibrio: riapri' gli occhi, rimirando il salto di venti metri che lo separava dal selciato, ai piedi della costruzione.

Sorrise con aria divertita. "Sull'orlo del baratro... ma tanto sai di avere le tue ali a salvarti, no? E' sempre cosi'... per quanto carezzi la morte, non potrai mai abbandonarti al suo abbraccio. Rassegnati.", mormoro' osservando lo strapiombo.

Quindi si lascio' cadere, aprendo le ali e rientrando nella finestra della camera, silenzioso com'era uscito.
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Il sangue scorre,
La furia cresce,
La morte si risveglia,
La guerra chiama...
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Maliael





Avatar storico di Maliael


MessaggioAffisso: Lun 23 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Maliael aprì gli occhi, era sola con Callea nella stanza; la finestra era aperta.
Sciolse delicatamente l'abbraccio di Callea per non svegliarla e con passo silenzioso si avvicinò alla finestra; nessuno lì fuori, poi un'ombra...qualcuno sul tetto...
Maliael osservò silenziosamente la "danza" dell'ombra proiettata a terra dalla luce del mattino; sulle sue labbra un delicato sorriso.
Callea si girò nel letto, emettendo un lieve lamento.
Dopo un ultimo sguardo all'ombra danzante Maliael si avvicinò nuovamente al letto, per tornare a cingere Callea col suo abbraccio; chiuse gli occhi, dormì di nuovo serena.
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Elenie








MessaggioAffisso: Lun 23 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Sola nella locanda osservava il soffitto, incapace di prendere sonno si rigirava nelle coperte.
Dopo un attimo di esitazione si alzò dal letto e percorrendo la stanza si avvicinò alla piccola bacinella d'acqua lasciata nella stanza. Il suo animo era irrequeto, qualcosa tormentava il suo spirito e lei doveva sapere...

Prese la bacinella e la pose in mezzo alla stanza, sedutasi a terra socchiuse gli occhi cercando di concentrarsi: il suo respiro era l'unico rumore che si sentiva nella stanza mentre la luce fiocca ardeva riscaldando l'ambiente.

Eppure sentiva freddo, un freddo che le irrigidiva i muscoli quasi a farla tremare. Si concentrò ancora un attimo e dopo qualche istante di silenzio l'acqua della bacinella iniziò a incresparsi, aprì gli occhi e l'immagine che vide nell'acqua fù quella di un arial, un arial dalle grandi ali. L'immagine cambiò e nell'irregolarità delle piccole onde vide due figure chiare, due figure note: Maliael e Callea stavano riposando in un grande letto. Si agitò e perdendo la concentrazione l'immagine scomparì improvvisamente e la bacinella si rovesciò sul pavimento.

Alzandosi bruscamente raccolse le poche cose che aveva con se e uscendo dalla stanza di tutta fretta mormorò: "devo trovarle...devo trovarle...". Poi scomparse nel buio della notte, come avvolta dalle tenembre.
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