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Il destino dei Marchiati

 
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Autore Messaggio
Callea








MessaggioAffisso: Ven 20 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio: Il destino dei Marchiati


Tra gli elfi delle rocce più che in altre razze è diffusa la maledizione. Così diffusa che ha finito per essere organizzata, con la consueta elfica precisione.

Quando l'elfa di questa storia nacque, come di tradizione, venne chiamato un Osservatore. Solo gli Osservatori hanno la dote di saper vedere il Marchio fin dai primi giorni di vita, se c'è.
L'Osservatore scrutò a lungo la neonata lungo tutto il corpo, soffermandosi in particolare a scrutare tra i radi capelli grigiastri, strofinando il ruvido pollice sulla pelle ancora rosea e delicata della piccola.
La mamma della piccola scrutava a sua volta l'Osservatore, ansiosa, come se la forza della disperazione le permettesse di cogliere il suo sguardo, la sua espressione, attraverso la maschera che tali esperti portano sempre quando esercitano la professione.
L'Osservatore finalmente si rialzò dalla culla su cui si era chinato e si volse di fronte, guardando a lungo la coppia in silenzio. Doveva trovare le giuste parole; alcuni genitori sono lieti del Marchio sui loro figli, altri...

Il suo sguardo passò dal viso della madre, con gli occhi dilatati dall'angoscia, alla sua mano che stringeva convulsamente quella del marito, posata sulla sua spalla, in un gesto tenero di conforto. La mano di lui tremava leggermente, nella stretta della moglie.
L'Osservatore guardò il padre della bimba negli occhi grigi e impenetrabili e finalmente parlò.
«Mi dispiace.»
La madre della piccola chinò il capo, afflosciandosi; il suo pianto era così leggero e discreto da non sentirsi quasi. Il padre strinse con forza la spalla della moglie, a lungo, in silenzio, lasciando andare la mano di lei, che ricadde in grembo come morta.
«Fate... quello che dovete.»
Aiutò la moglie ad alzarsi, le cinse le spalle con un braccio, in un gesto di affetto e insieme dolore intenso, girò le spalle all'Osservatore e alla culla e si avviò lentamente verso la porta, a capo ora chino anche lui, chiuso nel suo dolore.

Rimasto solo, l'Osservatore sospirò. Non era una professione piacevole, ma era necessario. Oneri e onori, non si potevano scindere.
Prese la neonata in braccio, le tolse gli ultimi panni e ornamenti; il braccialetto di rame portafortuna con inciso il suo nome, un nome cui non avrebbe mai risposto in futuro, la catenina benedetta al collo, col simbolo di AryHann; depose tutto nella culla vuota, avvolse la neonata nuda nel panno ruvido dei Marchiati, che gli Osservatori portavano sempre con sè.
La piccola fissò l'Osservatore e improvvisamente, come se l'istinto animale la guidasse, scoppiò a piangere. L'Osservatore sospirò ancora e trasse dalla sua borsa una piccola boccetta di vetro scuro; posò la sottile imboccatura sulle labbra della piccola e lasciò cadere una, due, tre gocce di liquido rosso vivo.
La bimba cessò di piangere all'istante e spalancò gli occhi, che per un istante sembrarono quelli di una belva, si leccò le labbra e si assopì, soddisfatta e sazia, in braccio all'Osservatore.

Lui la guardò ancora, per un po', un'elfa gracile e molto piccola anche per la media della sua razza; le ruvide dita dell'Osservatore le carezzarono lievemente una gota.
«Ti chiameremo Callea.»
Ricoprì col panno anche il capo della piccola dormiente e uscì in strada.

L'Asylum li attendeva.
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Callea








MessaggioAffisso: Gio 26 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio: L'Asylum


Più in fondo delle ultime caverne dei bassifondi, l'unica apertura verso la città degli elfi delle rocce è un robusto e cupo portone di bronzo annerito dal tempo.
Nessun elfo senza il Marchio ha mai varcato quella porta, né mai la varcherà. Gli Osservatori e gli inservienti sono gli unici abitanti dell'Asylum che entrano ed escono liberamente per svolgere le loro mansioni.
I Residenti entrano una sola volta nella loro vita, da quel portone: neonati, avvolti in un ruvido panno rituale, in braccio ad un Osservatore. A meno che non diventino anch'essi Osservatori, o trovino impiego come servitori interni, non varcheranno quella soglia mai più.


La Dottrina
Potrai pregare gli Dei che il tuo cuore vorrà, ma Mobius sarà sempre tuo Signore, Padrone e Padre.

Non cercare la pietà di Kyra o di Althea, perché Essi non ti ascolteranno.

Ti chiameranno Vampiro e Maledetto, ma tu saprai sempre di essere l'Eletto di Mobius.

Il sangue bagna il sentiero su cui camminerai. Il sangue è la tua vita, il sangue sarà la tua morte.

La trasformazione è potere. Ogni volta che ti trasformerai sarai stretto nell'abbraccio di Mobius: sii grato a Lui per questo privilegio, sempre.

Il tuo destino è stato scritto prima della tua esistenza, e continuerà dopo la tua morte. Chi osa anche solo pensare di poter cambiare il proprio destino bestemmia Mobius e il suo dono.

Non temere la morte, e donala a chi ti è più caro, nel bacio di sangue. Questo è il volere di Mobius.

Il Tempo non esiste prima della nascita del Vampiro. Inizierai a vivere, e contare i giorni e gli anni della tua vita, solo nel momento in cui berrai il tuo primo sangue dalla tua prima vittima.



La Disciplina
E' fatto divieto a tutti i Residenti di utilizzare qualsiasi fonte di luce, anche oscura. Chiunque verrà trovato in possesso di tale luce, verrà ucciso all'istante.

E' fatto divieto a tutti i Residenti di indossare indumenti diversi dalla divisa dell'Asylum, o qualsivoglia ornamento, anche religioso. Chiunque venga trovato in possesso di indumenti o ornamenti non regolamentari verrà ucciso sul posto.

Le femmine dei Residenti dovranno portare i capelli legati e nascosti dal fazzoletto fornito con la divisa femminile. I maschi dovranno rasare il capo ogni settimana. I maschi della Terza Fase dovranno allo stesso modo rasare il viso. La femmina che lascia sfuggire una ciocca dal fazzoletto e il maschio che abbia capelli più lunghi della larghezza della propria unghia del mignolo, saranno uccisi all'istante.

E' proibito il sonno profondo per più di quattro ore consecutive. Chiunque sia scoperto addormentato per più tempo verrà ucciso all'istante.

E' fatto divieto ai Residenti di mangiare e bere al di fuori delle ore dei pasti prescritti, o differente da quanto fornito loro dalle cucine dell'Asylum. Chiunque venga scoperto a mangiare o bere in orario proibito verrà ucciso sul posto.
Chiunque sia scoperto a mangiare o bere alimenti diversi da quelli previsti nella giornata, verrà ucciso sul posto.

Osservatori e Maestri possono ordinare ai Residenti di uccidere i loro compagni colti in violazione della Disciplina. Chiunque rifiuti, o fallisca nell'esecuzione dell'ordine, verrà a sua volta ucciso all'istante.

Chiunque sia testimone, o abbia sospetto, di infrazioni alla Disciplina e taccia, verrà ucciso.

Chiunque fornisca testimonianza, o indizi che portino alla scoperta di violazioni della Disciplina, riceverà una nota di merito, a sua scelta, nella graduatoria per Osservatore o Maestro. Avrà inoltre l'onore di uccidere egli stesso il colpevole dell'infrazione, nel modo che preferirà, purché immediato.
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Callea








MessaggioAffisso: Gio 26 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Ancora un anno, poi ci sarebbe stata la Nascita.
Ancora un anno, informazione sussurrata tra amiche intime, nel terrore di essere udite a parlare del Tempo.
Ma c'è il bisogno, di parlare. Bisogno più forte ancora della paura, del rischio di essere tradite, anche dall'amica del cuore.

Il Tempo non esiste prima della nascita del Vampiro.
Inizierai a vivere, e contare i giorni e gli anni della tua vita,
solo nel momento in cui berrai il tuo primo sangue
dalla tua prima vittima.


Sussurri, mormorii, eccitazione, paura.
L'adolescenza dei Marchiati. E' quello il frutto proibito.
Il buio nasconde le spie, i traditori, gli Osservatori.
Ogni risveglio è paura, ogni sonno, terrore.
In mezzo, nel buio, i sussurri e l'odore del sangue.
Solo sussurri, nel buio profondo delle sale dell'Asylum.

Chiunque sia testimone, o abbia sospetto, di infrazioni alla Disciplina e taccia, verrà ucciso.

Nessuno nota Callea, se le sfugge una ciocca dal fazzoletto, mentre scivola rapida lungo i muri, lontana da tutti. Nessuno l'ascolta, nascosto: lei non parla; nessuno la guarda, lei non si fa notare; nessuno si accorge che dorme ancora; nessuno si ricorda di lei.
Dimenticata, e per questo, viva.
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Callea








MessaggioAffisso: Gio 26 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Ancora un anno, solo un anno. Un diciassettesimo della sua vita. Così poco, ancora.
Poi il Primo Bacio. La Nascita.
E finalmente il portale che l'avrebbe portata fuori dall'Asylum, nel suo primo giorno di vita. Fuori, nel mondo.
Libera.
Doveva solo aspettare. E aspettare. E aspettare. Come aveva sempre fatto.
Ancora un anno, un diciassettesimo solo.

La tentazione giunse improvvisa.
Un intenso dolore agli occhi, come trapassati da una lama rovente, il grido di dolore soffocato, coperto dalle voci dei servi, del loro litigio presso la Porta di Bronzo.
Tra le lacrime che scorrevano copiose a bagnarle gli occhi feriti dal raggio di luce, Callea vede. Vede i colori.
Gli elfi gesticolano e gridano rabbiosi, tra loro, ma Callea non li ascolta; guarda i colori dei loro abiti, il grigio rosato della loro pelle, la gerla piena di frutti posata in terra vicino alla Porta. Colori.
Si accorge d'un tratto di essersi avvicinata, gattoni, alla cesta. La luce, flebile, di un lucignolo esterno è come un faro... un turbine di colori rivelati.
Gli elfi in lite, concentrati, le danno le spalle, non si accorgono della piccola elfa che scivola gattoni, silenziosa, dietro di loro.
La mano di Callea si allunga su un frutto, la luce le illumina la pelle... chiara. Il raggio di luce la incanta, la attira irresistibilmente, è una cosa meravigliosa, mai vista prima...

* C L A C K *

Il pesante portone di bronzo si chiude alle sue spalle, urtandola e scaraventandola a terra.
Callea si stropiccia gli occhi arrossati, gonfi, irritandoli, facendoli lacrimare ancora. La luce è adesso insopportabile e chiude gli occhi, allungando le mani, a tentoni, intorno a sè. Il muro, il metallo della porta, il selciato... pietre.
Socchiude gli occhi doloranti guardando il pavimento sotto di sè. Non sono le mattonelle di cotto dell'ingresso. E' l'acciottolato della strada.
In uno sforzo sovrumano si costringe ad aprire gli occhi, a guardare.
Sì, è fuori. Fuori dall'Asylum.

Panico. Un solo istante prima di trattenere il grido, la mano già levata per battere sulla porta, con terrore e disperazione.
L'avrebbero uccisa.
Sì, sicuramente.

Silenzio.

Callea si guarda le mani, posate sulla porta... una di esse stringe ancora il frutto afferrato dalla cesta, quasi in trance. Lo fissa a lungo, rigirandolo alla flebile luce, beandosi delle ombre e delle sfumature della buccia.
E'rosso. Ma Callea ancora non lo sa.
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