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Messaggio |
Khrysor

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Affisso: Ven 29 Apr, 2005 Oggetto del Messaggio: Visione: il Canto del Fato. |
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Il mondo scorreva veloce sotto di lui e attorno a lui. Fluttuando delicatamente, avvolto da una calda coltre di consapevolezza, lo spirito si libro' ancora per qualche secondo nell'aria fresca della sera, fluttuando.
Le spire del tempo e dello spazio si stringevano attorno a quel corpo astrale privo di materia: in quello stato, poteva vedere l'essenza stessa del tempo dipanarsi attorno a lui, come un filo dorato che legava ogni cosa e ogni essere ad un unico fulcro: tese lo sguardo verso il fulcro a cui tutto convergeva, e in quel momento seppe che nessuno sguardo mortale avrebbe mai potuto abbracciare l'immensita' del progetto divino. Era inutile anche solo tentare di cercare il punto in cui tutti i destini si incrociavano e convergevano, nel tempo e nello spazio: l'inizio di tutto, che era anche la fine, il destino ultimo verso cui ogni essere si muoveva.
Poi, lentamente, osservo' un filo dorato leggermente piu' brillante degli altri; o forse era apparso tale ai suoi occhi, impossibile stabilirlo. Tese una mano inconsistente e incorporea, sfiorandolo con delicatezza e lasciandovi scorrere sopra la mano...
Un circolo di pietre monolitiche circonda una fiamma in una citta' di tenebra e oscurita'. La morte aleggia nella capitale del popolo oscuro, la morte che turbina nell'aria, la morte che carezza le spade delle guardie poste ai cancelli e per le strade, la morte di cui mille e mille volte le immote pietre e le silenti strade sono state testimoni. Ma oggi, la vita si unisce alla morte in una danza di creazione, sangue e concepimento, mentre al cerchio del circolo di pietre un latrato segna l'inizio di una nuova vita. Una figura ammantata di nero solleva un piccolo corpo ricoperto di pelo ancora umido di liquido amniotico nell'aria: una mano si leva dietro al minuscolo corpicino, una mano dal polso segnato da un sottile e serpeggiante tatuaggio tribale che solca la pelle nera come l'ebano, una mano che tante e tante volte ha segnato la morte e la condanna alla follia per tante e tante vite scatta indietro seccamente, percuotendo la schiena della giovane creatura con un singolo, secco colpo.
E l'aria invade i polmoni dell'infante, e un grido spezza il silenzio nella citta' della morte e della notte...
Ritraendo la mano dal sottile filamento dorato, non pote' trattenere un brivido. La visione era adesso sparita, ma il ricordo che ne serbava era nitido e vivo. L'unico ricordo che mai avesse avuto, dal momento che era completamente privo di qualsiasi altra traccia passata di se stesso: in quel momento, immerso nell'abbraccio del viaggio etereo, puro spirito e pura essenza, si riscopriva ad essere nulla e meno che nulla.
"..chi sono, io?", mormorarono le sue labbra senza poter emettere alcun suono a dar corpo alle parole.
Lentamente, la mano corse ancora al filamento dorato che brillava ancora nella luce dell'albero divino che si spegneva per far posto alla notte. Temeva il confronto con cio' che avrebbe potuto vedere, con le visioni che il filamento gli trasmetteva: eppure non poteva fare a meno di continuare a cercare, di continuare a toccare quel minuscolo e sottile strale dorato. Come una falena attratta da un fuoco nella notte, cosi' la sua mano si poggio' ancora sul filamento che univa una coscenza al tempo e allo spazio, alla vita materiale e al passato.
Un pugnale traccia un arco lucente nell'aria: la sua lama sibila minacciosa, e nelle urla della battaglia il suono giunge dolce come un canto ad uno sposalizio. La punta affonda crudelmente nel petto della vittima, mordendo tessuti e carne, recidendo muscoli e tranciando arterie e vasi sanguigni. Con lenta e metodica spietatezza, il pugnale traccia un profondo solco verso il basso: la carne sfrigola a contatto con la lama incantata, mentre le ossa vengono tranciate come panetti di burro dal passaggio d'una lama rovente. Nessun suono pregna l'aria, adesso: non piu' urla di battaglia, non piu' salmodiare d'incantesimi d'offesa, non piu' gemiti di morte. Il perfetto silenzio e' rotto soltanto dall'osceno sfrigolare della lama nella sua avanzata alla ricerca della vita che ancora si nasconde negli ultimi spasmi del corpo morente davanti a lui. Sogghigna, estraendo il pugnale con un movimento secco del polso e rinfoderandolo nella guaina nascosta sul polso, sotto la manica della sottile cappa di seta nera che indossa. Quindi, mentre la lingua lambisce voluttuosamente le sottili labbra del felar, la sua mano corre al cappuccio nero che l'avversario morente indossa calato sul volto, scostandolo per godere dell'ultimo alito di vita che abbandona il corpo del nemico.
Una cascata di capelli azzurrini morbidi e sottili ricade sul petto oscenamente squarciato dal taglio regolare e perfetto della lama incantata, andando a tingersi del sangue che zampilla abbondante dalla ferita. Occhi verdi come smeraldi sono innaturalmente dilatati e fissi su di lui, mentre le mani stringono ancora un pizzico di polvere rossa, una componente arcana per incantesimi. C'e' qualcosa di familiare in quel volto, dovrebbe esserci per lo meno. Per un istante ha come l'impressione di doverlo riconoscere per un motivo ben preciso. Il ricordo sfugge, serpeggiando nel mare di pensieri che affollano la sua mente, ancora non paga di morte e sangue. Poi, mentre la sua ultima vittima si accascia, morente, al suolo, improvvisamente realizza. La sua mano corre al viso, sfiorandolo appena con le punte delle dita, scostando indietro il cappuccio di seta nera e liberando la massa di lunghi e sottili capelli azzurrini che ricadono morbidi sul petto sporco del sangue della sua vittima - del suo stesso, medesimo sangue. E mille risate si alzano dal campo di battaglia, mentre gli altri dannati tornano a combattere tra loro, ognuno contro se stesso, in una lotta eterna e senza fine. E mentre l'ultimo alito di vita fugge via dal corpo senza vita che giace ai suoi piedi, il suo nome gli muore sulle labbra. "Chi sono io?"
Si ritrasse di scatto dal filamento, che ora appariva strinato di un colorito vermiglio. Cerco' di urlare, ma in quel mondo privo di materia e fatto di essenza il suono non giungeva e non veniva generato: le sue labbra si aprirono in un silenzioso grido di disperazione, mentre le sue mani correvano al volto e al petto. Lentamente, si allontano' dal filamento dorato e carminio che rifulgeva tra mille altri. Poi si volto', solo per ritrovarselo ancora davanti, comparso dal nulla.
Strinse i denti con forza, e sferro' un colpo con gli artigli al sottile filo che pendeva davanti a lui ondeggiando delicatamente, per tranciarlo.
"Ogni istante che passa sono sempre meno... me stesso. Assisto al crollo di tutto il mio vecchio mondo come da dietro un vetro. Tutto va in pezzi, lentamente. E la cosa mi feriva, all'inizio: ma ormai piu' passa il tempo e piu' questo crollo mi lascia indifferente..."
Una voce gentile e delicata, ma al contempo fredda. Un volto di donna dai tratti indistinti, una morbida massa di capelli corvini che incornicia un viso dai tratti confusi eppure familiari, che ricade su un corpo dalle forme tornite eppure indistinte, un corvo nero che osserva la scena dalla sua spalla. "Anche io, sto crollando?"
"Si, anche tu. Anche tu, come Kayra che mi ha abbandonato tanti anni fa. Come le mie figlie, morte o perdute. Come Sybil ed Elawen, che ho ripudiato proprio oggi..."
"Io non..ti voglio abbandonare, o ripudiare..o allontanare.."
"Eppure non puoi farne a meno."
"..Ma io non ti lascero' solo..."
Khrysor torna a carezzare la spada ricoperta di rune nere, passando con un dito sui simboli incisi nella lama. L'artefatto fluttua dolcemente accanto al corpo dello stregone, docile e ubbidiente.
Il tempo si distorce ancora, mentre la scena scompare per un attimo e poi ritorna, uguale ma diversa. Un balzo in avanti. La donna stringe una manica della veste di seta nera che ricopre il corpo del felar, mentre il cappuccio della cappa di lui, abbassato, mostra una scomposta cascata di capelli azzurrini sottili e lisci sul suo petto.
"Non devi cambiare", mormora lei.
Lui scuote il capo, lentamente, mentre i sottili capelli ne seguono e accentuano il movimento. "non si tratta di cambiare. Si tratta di capire quello che sono... realmente."
Ancora un balzo in avanti. La scena rimane immutata, ma ora la donna e' di due passi discosta da lui.
"...tu mi hai curato. Mi hai accudito." la voce dello stregone risuona piatta e priva di emozioni nel freddo del Tempio del Tempo in cui si svolge la scena. "mi hai ospitato in casa tua. Avevo contratto un debito con te; un debito che oggi ho ripagato, donando al compagno che ti sei scelta per la durata della tua - o della sua - vita mortale la possibilita' di riconquistare la liberta'. Considero dunque estinto il mio debito: oggi siamo ancora una volta pari..."
Khrysor solleva la mano verso l'alto, con il palmo rivolto verso la volta del tempio e la spada fluttua sopra il palmo disteso, fermandosi a pochi centimetri da questo.
"...pero', da oggi la mia vita assume una diversa direzione, Flaminea. Lo shalafi mi ha mostrato la via. ora lo so, non sono MAI stato realmente solo... L'Angelo della Distruzione e' sempre stato con me, nella forma del suo avatar sul Therial, mio maestro e mentore..."
Flaminea fissa l'arma e Khrysor, limitandosi ad ascoltare.
"E ora, su suo ordine... eliminero' in un colpo solo le ultime due debolezze che mi legano a questa esistenza di squallore e solitudine, a questa debolezza stomachevole che stava per impossessarsi di me. Dunque, di tre cose ti ringrazio: di essermi stata madre, amica e forse di piu', per tanti anni. Di aver curato le mie ferite e lenito le mie pene..."
Khrysor tende la mano verso Flaminea. E' un istante: la lama della spada incantata parte di scatto e si conficca in profondita' nello stomaco della ragazza, troppo veloce per poter essere schivata. La lama runica pulsa, vibrando in un'estasi quasi ultraterrena, e le rune iniziare a tingersi di un colore scuro vagamente simile al cremisi.
"...e di aver guarito le ferite che il veleno ha lasciato nella mia anima, donandomi la tua."
Flaminea china il busto in avanti, principalmente per la sorpresa del colpo subito, spalancando gli occhi.
Khrysor si avvicina, stringendo l'impugnatura della spada. Le rune brillano ancora, e il lucore pare trasferirsi dall'arma alla sua mano, venendo assorbito dalla sua carne.
"..tu ora..sarai in pace..vero?", mormora la ragazza con voce fioca.
"...io non saro' mai in pace. Saro' sempre cio' che sono stato fin dalla nascita: uno strumento di Asuka."
Khrysor estrae la spada dal corpo della ragazza con uno scatto secco del polso.
Flaminea si lascia cadere a terra, non e' ferita ma si sente in qualche modo prosciugata; porta una mano tremante sul punto in cui la lama era penetrata nel suo addome, guardandosi e poi guardando il volto dello stregone che la sta dinnanzi.
Khrysor poggia il ginocchio a terra, chinandosi su di lei. Quindi le poggia le labbra sulla fronte, deponendovi lentamente un bacio freddo e distaccato.
Flaminea lo fissa con gli occhi sgranati, tremando per la collera improvvisa che si e' impossessata di lei. "Ho perso il mio essere, gia' una volta..e tu me ne derubi per la seconda volta!"
"...tu mi sei stata accanto. Eppure non sei mai stata cio' che avrei desiderato, dandomi sempre piu' di quanto meritassi, che era meno di quanto desiderassi. Tu sei sempre stata l'ultimo legame con una umanita' che ora ripudio con tutte le mie forze. Un'umanita' che mi ha portato solo sangue e lacrime..."
Lentamente la visione scomparve, svanendo assieme a tutti i filamenti del destino che giacevano immoti nell'aria accanto al corpo spirituale dello stregone. Il mondo comincio' a sfumare, indistinto, mentre il sogno visione si sgretolava, spazzato via dall'imminente risveglio. Poi, improvvisamente, in quel mondo ormai reso instabile e sfumato da una coscienza sepolta nel sonno che reclamava a gran voce di ritornare, il filamento familiare torno' a brillare prepotentemente davanti a lui.
Il suo colore, adesso, risplendeva di una sfumatura cremisi che brillava incessantemente, pulsando di vita propria.
Senza riflettere, tese la mano e lo afferro', in cerca dell'ultima risposta.
"...se ora ti chiedessi semplicemente di venire con me? Cambierebbe qualcosa? Io sono gia' dentro al baratro, ormai. Non posso uscirne, e' il mio mondo, e non ne esiste altro. Ma se ti chiedessi di seguirmi, cambierebbe qualcosa?"
"Seguire la tua via, percorrerla con te, restare al tuo fianco? Mi chiedi questo?E' questo che vuoi davvero?"
"venire con me. Non so definire in che modo, e non posso fare proposte. Non c'e' nulla di definito nel buio che mi circonda, e non posso dunque offrire nulla di definito. La mia non e' una proposta di matrimonio, non e' una fede che cinge un dito e non e' una casa calda con una famiglia felice: e' solo una mano che stringe nell'oscurita' e basta."
Le porge la mano in silenzio, e i minuti passano lenti. Poi la visione si fa sempre piu' indistinta, mentre gia' la sua coscienza si agita inquieta, ormai risvegliata. Tutto sfuma e scompare, lentamente: il tempio della morte, il sangue sul pavimento, il buio della stanza, la figura della donna, la figura dello stregone - la sua figura.
L'ultima voce prima del risveglio lo raggiunge come una eco distante e lontana - lontana nel tempo, lontana nello spazio.
"Stringero' la tua mano, poiche' e' anche mio volere."
Le due figure indistinte rimangono una davanti all'altra, senza avvicinarsi. Le loro mani si tendono e si toccano in silenzio.
"...la mia e' una strada che porta in un punto preciso, e fino a quel punto dovro' percorrerla solo."
"Io ti aspettero', stanne certo."
Khrysor sbatte' le palpebre, svegliandosi di soprassalto. Una fitta dolorosa al petto lo attraverso' come una saetta, e per un attimo senti' le spalle indolenzite. Si era addormentato davanti ad un libro, seduto alla scrivania della piccola sala di lettura nella Torre della Magia.
Lentamente si alzo', cercando di sciogliere i muscoli indolenziti e intorpiditi. Aveva uno strano sapore amaro in bocca, e la sua mente era confusa e intontita: evoco' una polla d'acqua con un gesto della mano, immergendovi il capo di scatto per snebbiare le idee e schiarire la mente. Aveva l'impressione di aver sognato - un sogno importante, una visione in cui passato, presente e possibili futuri si intrecciavano - ma non ricordava, non riusciva a riafferrare il ricordo del sogno.
Nella poltrona, accovacciata, Yreth emise un sospiro e torno' a dormire. Il felar la fisso' per qualche istante, chiedendosi per quale bizzarra ragione l'avesse tenuta presso di se. Quindi scrollo' le spalle: le ragioni c'erano ed erano tutte piu' che valide. In primo luogo, avrebbe decisamente voluto assistere alla faccia del marito che l'aveva abbandonata, quando lui avesse finito di addestrarla e l'avesse resa piu' forte e dura. Ovviamente, lei non era a conoscenza dei propositi del felar: la cosa stuzzicava ancora di piu' lo stregone, che si chiedeva fino a che punto avrebbe potuto plasmare la donna. In secondo luogo, la compagnia della felar, tanto taciturna e discreta, era una delle poche che non lo infastidissero. E dal momento che nessun legame affettivo lo vincolava, in qualsiasi momento poteva allontanarsi.
Si, in effetti i motivi c'erano, penso' tra se e se asciugandosi il volto con un asciugamano e distogliendo la mente da quei pensieri.
Quindi torno' alla sua scrivania, cercando di ricordare il sogno: il suo sguardo cadde sul libro che leggeva prima di addormentarsi, un tomo che parlava di necromanzia e tecniche di rianimazione. Interessante, vagamente. Poi il suo sguardo fu attirato da una nota a bordo pagina: la grafia sembrava la sua, ma era leggermente tremante e sbavata, scritta in inchiostro rosso. Aggrotto' le sopracciglia, quindi si chino' e lesse.
"tornero' da te, e tornero' cambiato eppure uguale. Aspettami, perche' quel giorno non e' lontano."
Tese una mano, sfiorando l'inchiostro rosso con un polpastrello. Sogno e realta' si fondevano, futuro e presente strinavano il passato in quel momento di confusione. Una goccia di sangue stillo' da una ferita sul polpastrello, ricoprendo le parole e macchiando la pagina del libro.
Si sentiva freddo, freddo e deciso, deciso e determinato. Lo shalafi gli aveva mostrato la strada: lui l'avrebbe percorsa senza esitazione, arrivando sino al fondo dell'abisso che il suo mentore aveva tracciato per lui. Avrebbe sondato le tenebre della sua anima, avrebbe dissipato le ombre della sua nascita per sostituirle con la notte piu' buia.
E se il suo destino era veramente quello di diventare un burattino nelle mani dell'Angelo della Distruzione... Ebbene, avrebbe ribadito l'unicita' del suo essere con tutte le sue forze.
Sarebbe stato un burattino al cui nome i popoli avrebbero tremato.
Sarebbe stato sempre e comunque se stesso.
Ora aveva uno scopo: un punto verso cui dirigersi, e un punto a cui tornare una volta toccata la meta. Non si sarebbe fermato mai. |
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Flaminea

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Affisso: Sab 30 Apr, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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Quanto tempo era passato?Ore, minuti?Non lo sapeva.
Soltanto, sapeva di poter rialzarsi, nemmeno lo avesse voluto.
L'affondo, freddo e letale, di quella lama l'aveva ferita come mai accaduto in precedenza...tranne forse..
L'umana scosse energicamente il capo, come a voler allontanare quel ricordo molesto; faceva parte del passato, ora, e nei meandri di questo doveva restare. Non aveva senso portare in animo i ricordi di chi giaceva ormai sepolto, di colei che lei stessa aveva scelto di uccidere, consegnare a un sonno eterno quella notte, all'altare della Triade. Perchè non potesse più nuocere. Perchè non potesse più ferirla.
Eppure, si sentì per la seconda volta tradita, ferita, senza che sangue sgorgasse dalla ferita.
Ferita, tradita.
Derubata..del proprio essere, una seconda volta. E questa volta, non per proprio volere. La prima, un dono. Stavolta, un furto.
Socchiuse gli occhi, ancora a capo chino.
E capì: un furto non necessario.
Sarebbe bastato lui le spiegasse, le domandasse..parte della sua anima per la sua vita, non avrebbe posto un rifiuto.
In fondo, lui, colpa non ne aveva..non siamo tutti burattini degli Dei?Egli lo è di Asuka, come potrebbe scegliere un'altra strada che non fosse quella da Lei scelta per il suo discepolo?Come fuggire, con il solo appoggio dell'essere mortali?Come potrebbe bastare, questa forza?
E allora, represse l'ira che, nonostante tutto, l'orgoglio sospingeva in lei, ancora una volta dominò i sentimenti e allontanò da sè il passato.
Tempo passò, l'accaduto rimase rinchiuso nel suo cuore, e a nessuno dalle labbra di lei venne raccontato..finchè non si recò, per ragioni persino a lei stessa ignote, al tempio del Tempo..e fu lì
che lo rivide..
***
"Non temi soltanto me, e il potere che posso esercitare sulla tua persona.Hai a tuo modo scelto il baratro, per sottrarti alle sfide della tua vita e del tuo animo.Le temi, temi tutto questo."
Lo stregone rimase impassibile, per nulla turbato da quelle parole.
"E se anche fosse?Inutile dirlo ora, non posso tornare indietro, la mia è una scelta senza ritorno, non posso cambiare il passato"
La donna si sedette, con calma, al suo fianco, ponendo le mani in grembo. Rimase in silenzio per qualche, per poi parlare con tono sommesso.
"..non lo vedi, quanto siamo simili?Entrambi fuggiti da una sofferenza troppo grande, abbiamo preso una strada difficile, e irta difficoltà, tutto questo per mettere fine al dolore. Entrambi, dobbiamo quel che siamo ora a una Dea.."
Lui scosse il capo, come a voler scacciare riflessioni e pensieri molesti.
***
Solamente ora, si rendeva conto di quanto il passato fosse ancora in lei, vivo, benchè sopito e quasi incapace di condizionarla. Sciocca era stata, a voler scacciare ciò per cui aveva scelto questa nuova esistenza; certo, avrebbe rifatto la scelta identica, se vi si fosse nuovamente trovata di fronte, ma cancellare ciò che era stato, con un colpo di spugna..in fondo, aveva sempre saputo benissimo di non esserci riuscita.
Khrysor aveva ragione: non esistevano la seguace di AryHann, e quella di Tricksty. Esisteva lei, semplicemente lei, e nulla di più. Nessuna divisione, nessun tumulo.
Sì, decise di dovergli dei ringraziamenti.
Inconsapevolmente, l'aveva aiutata a mettere ordine tra tutto ciò che portava nel suo animo..sebbene quel vento avesse portato con sè anche scompiglio e confusione.
L'avrebbe atteso, l'aveva detto e l'avrebbe fatto.Non avrebbe lasciato la sua mano.
Ma non sapeva ancora cosa significasse, in fondo. Com'egli non aveva potuto fare proposte, poichè non sapeva, allo stesso modo lei non poteva conoscere a fondo quella stretta di mano.
Semplicemente, quello che li legava era unico, speciale: per quello che lei aveva sempre rappresentato, e perchè lui aveva potuto conoscere davvero la sua anima.
Ma soltanto questo, conosceva. _________________ Il suo cuore era un cristallo affilato come una lama,che strideva con il suo bell'aspetto da fiore appena sbocciato.Se un uomo l'avesse toccata senza fare attenzione avrebbe finito per sanguinare...
"E' facile osservare la luce, luminosa e chiara, e trarre le conclusioni, ma troppo spesso ci si dimentica delle ombre: sappiate osservare nell'oscurità e avrete ogni risposta"
"La pwk e' un apostrofo rosa tra le parole..p kill"(Nywulf detto Nywfhafah) |
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Khrysor

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Affisso: Lun 02 Mag, 2005 Oggetto del Messaggio: |
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"Sopisci i tuoi pensieri, ora..datti quiete."
Mentre la porta si richiudeva lentamente dietro la ragazza, le sue parole di commiato risuonavano lente tra i pensieri del felar.
Sposto' lo sguardo lungo le pareti della camera, leggermente spoglie ma accoglienti. Fisso' il letto, le coltri che erano state la sua prigione per tanti mesi, l'armadio che gli era stato compagno per i lunghi e tediosi pomerigi in cui le droghe che lo avevano sostenuto stordivano le sue percezioni e i suoi pensieri al punto da ridurlo a un mero involucro, un contenitore di se stesso che giaceva, infranto, nel caldo tempore dell'impotenza e della debolezza.
Sopisci i tuoi pensieri, ora..datti quiete
Il bastone di Magius era ancora nell'angolo in cui l'aveva poggiato. Osservandolo, Khrysor non pote' trattenersi dal passare una mano sulla sfera cremisi incastonata nella testa a foggia d'artiglio, che rispose al tocco familiare dell'attuale padrone sfavillando per un istante.
"...cosi' potenti... eppure cosi'... umani...", mormoro' il felar.
Aveva visto Furion Kirnal per la prima volta da quando aveva completato il suo apprendistato di base presso lo shalafi. Adesso era potente piu' di molti stregoni che solcavano le lande vantando una forza che non possedevano... E nonostante tutto, la semplice forza che irradiava dalla figura dell'elfo oscuro aveva sbriciolato in un attimo tutte le sue certezze.
Krisaore, Furion Kirnal..
Sopisci i tuoi pensieri, ora..datti quiete
Scosse lentamente il capo. "Non posso. Non ora."
Si avvicino' allo scrittoio, quindi, creando un globo luminoso affinche' ne rischiarasse il piano di legno, intinse una delle penne che stavano ben ordinate nello scovolino davanti a lui e apri' un piccolo libriccino marrone dalla copertina in pelle, rivelandone le pagine completamente bianche.
Dal momento in cui si era accorto che le droghe gli annebbiavano la mente, Khrysor aveva deciso di scrivere un diario per tenere memoria delle cose piu' importanti: ora le droghe erano inutili, e il suo corpo rispondeva bene. Ma i pensieri erano sempre piu' confusi, e ora come non mai sentiva il bisogno di ordinarli.
La penna d'oca poggio' sulla carta porosa e resistente del libro, e la mano del felar comincio' a tracciare lettere piccole e sottili, ondeggianti ed eleganti, scrivendo...
[Segue Journal Lun 2 Maggio 2005]
Rilesse lentamente, facendo scorrere gli occhi sulle pagine piene della fitta e ordinata grafia. Fisso' l'inchiostro con della polvere scura, spargendola lentamente sulle pagine, quindi chiuse il piccolo diario e lo ripose in una delle tante tasche del mantello, tornando verso il letto e sedendovi.
Le sue dita si spostarono sulle sue labbra sottili, sfiorandole appena ed evocando il ricordo del tocco di quelle labbra.
Sopisci i tuoi pensieri, ora..datti quiete
L'ultima cosa che udi' prima di addormentarsi fu un sottile profumo di rose che aleggiava tra le coltri del letto.
Poi fu l'oblio, e un lungo sonno ristoratore lo accolse.
E per la prima volta dopo tanto tempo, nessun sogno, nessun incubo, nessuna visione - nulla giunse a disturbare il primo sonno sereno dello stregone.
Dall'angolo in cui era stato posato, il bastone di Magius si illumino' per un istante, illuminando le pareti della camera del riverbero cremisi che emanava dalla sfera incastonata nel pomo a foggia d'artiglio: poi tutto tacque e fu ancora buio e silenzio nella stanza... |
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