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Kordoch il Dagashi

 
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Autore Messaggio
Grivar





Avatar storico di Grivar


MessaggioAffisso: Lun 04 Apr, 2005    Oggetto del Messaggio: Kordoch il Dagashi


L'aria era tiepida e frizzante, in quella particolare mattinata. L'Albero Divino si tingeva d'oro lentamente, stemperando il blu scuro della notte e scacciando il lucore d'argento della volta celeste, tingendo le nubi di una delicata mano dorata.

Stese le ali, lentamente e delicatamente, ad occhi chiusi: inspirava a pieni polmoni l'aria ancora frizzante, umida di rugiada, e le grandi ali argentee si tendevano ad abbracciare quel mattino dorato e luminoso, come l'abbraccio fraterno d'un bentornato troppo a lungo negato.

Poi apri' gli occhi, le labbra dischiuse in un sorriso di pura gioia. Flette' leggermente i muscoli delle gambe, spostando per un attimo il bacino e accovacciandosi leggermente, quindi spinse con forza, fendendo l'aria con un battito potente delle grandi ali: e si lancio' nel cielo che schiariva, il cuore colmo di gioia e di serenita', nell'unico momento della giornata in cui mai lo fosse stato.

O F F Informazione off-gdr:
Ebbene si, e' un'altra prova di "rpg by forum". Ovviamente, mi farebbe piacere che chi ne avesse voglia intervenisse e partecipasse... ricordatevi solo:

a) di non strafare, per cortesia

b) che ho una trama in mente, quindi magari prima di scrivere "arriva e risolve tutto, andandosene fischiettando come nulla fosse" contattate me e le altre persone che (forse) verranno coinvolte nella giocata, chiedendo.

c) e' in tutto e per tutto un racconto a piu' mani. Bisogna usare la terza persona, e il tempo e' passato: per concordanza dei tempi e dei soggetti, evitate di rivolgervi in prima persona (Es: "Arrivai di soppiatto alle sue spalle, sogghignando tra me e me") e usate la terza (come ho fatto sopra).

Ok, non c'e' altro. Ovviamente, se poi a nessuno la cosa andasse... Finira' che usero' altri miei pg e ne uscira' fuori un raccontino, amen :)

Salud
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Grivar





Avatar storico di Grivar


MessaggioAffisso: Lun 04 Apr, 2005    Oggetto del Messaggio: Re: Kordoch il Dagashi


Lentamente, le grandi ali color cenere presero il vento; le piume, riconoscendo la carezza dell'aria, fremevano come eccitate all'abbraccio dell'arial, che salutava il nuovo stupendo giorno come raramente, ormai, gli capitava di fare.

Aveva sempre adorato quel particolare momento del giorno. Quello e solo quello.

Il momento in cui ancora tutto tace, ma qualcosa si desta.

Il momento in cui il profumo del futuro, del giorno che verra', si spande nell'aria che sa ancora di terra umida e di dolce brina, di erba grassa e verde... di liberta'.

L'incanto pian piano ando' disfacendosi: lentamente, l'Albero della Luce prese nuova vita, sfavillando con fulgore e salutando col fragore dei suoi raggi dorati il nuovo giorno appena sorto. E l'arial si ritrovo' ad atterrare nel vicolo dietro la piazza, inspirando profondamente, mentre gia' la malinconia aggrediva il suo cuore ancora una volta.

"...sono veramente... commosso..."

La voce, che era partita da un punto imprecisato accanto a lui, mise immediatamente Grivar sul chi vive. Aguzzando lo sguardo, l'arial cerco' di individuare l'intruso che aveva parlato dal suo nascondiglio.

"...c'e' chi dice, nel nostro villaggio, che gli arial siano una razza... divina...", prosegui' la voce. Aveva un timbro marcatamente orientale, e una pronuncia pessima del Therialese, sibilante e incerta. Grivar era perplesso: non aveva mai udito un simile accento, ma il semplice suono di quella voce era sufficiente a fargli accapponare la pelle.

"...ma io credo... piccolo... che se foste divini..."

Grivar si giro' di scatto, sentendo la voce provenire improvvisamente dalle sue spalle. Cerco' freneticamente con gli occhi, stringendo i denti e prendendo ad indietreggiare: quindi abbasso' di scatto il corpo, preparandosi a lanciarsi in aria ancora una volta per sfuggire a quella che sembrava essere a tutti gli effetti una minaccia.

Troppo tardi; mentre gia' i muscoli delle gambe dell'arial si tendevano per consentirgli di prendere lo slancio che gli occorreva per librarsi nel cielo, un improvviso colpo alla schiena lo fece vacillare. All'inizio fu solo un colpo fragoroso, come se qualcosa avesse colpito con forza il corpetto di scaglie sottili che indossava: poi si sparse in tutto il corpo un'improvvisa sensazione di dolore, acuto e liquido, che partiva da un punto preciso sulla sua schiena.

Perse l'equilibrio, annaspando per qualche istante: infine cadde riverso a terra, mentre ondate di dolore provenienti dalla schiena minacciavano di sopraffarlo. Lotto' contro la nausea che gli attanagliava lo stomaco a causa del colpo, cercando di alzare lo sguardo: e finalmente, poco davanti a lui, nel punto esattamente opposto a dove aveva creduto di udire la voce l'ultima volta, lo vide.

"...se davvero lo foste... beh... ora tu non saresti li a rantolare nella polvere... tu non pensi, piccolo Ellesil?", mormoro' la figura, avvicinandosi a passi calmi e misurati. Era di piccola statura, non piu' alto del metro e sessanta: aveva braccia esili, che spuntavano dall'orlo di una cappa sdrucida e lercia di fango. Le dita, lunghe e tozze, erano sporche e incrostate di fango sulle unghie: e mentre si avvicinava a lui, l'arial avverti' una zaffata di un intenso odore rancido, di sudore inacidito. Il volto era coperto dall'ombra del cappuccio, che portava calcato bene sul viso: e in mano reggeva dei curiosi oggetti, che l'arial non riusciva a distinguere bene.

Ansimando, Grivar punto' una mano al terreno, facendo leva per alzarsi. Subito, una lacerante fitta di dolore parti' dalla sua schiena, strappandogli un urlo strozzato e facendolo ricadere pesantemente a terra.

"fossi in te, io resterei fermo...", prosegui' con calma l'uomo "sai... queste cosine possono essere parecchio dolorose, quando penetrano le carni...", concluse infine. Quindi tese la mano verso il volto dell'arial, tenendo il palmo aperto: e sulla pelle lercia e olivastra della mano dell'uomo, Grivar vide tre piccoli cilindri metallici.

Erano fatti di un metallo scuro, ed avevano in tutto e per tutto la forma di un cilindro: erano grossi all'incirca quanto un pollice, e larghi il doppio. Ad ogni lato, terminavano con punte aguzze e acuminate, leggermente uncinate, mentre sul davanti avevano un'unica punta, corta e spessa, evidentemente fatta per penetrare agevolmente.

Reprimendo un conato di vomito, Grivar cerco' di scacciare l'immagine di quell'orrore uncinato conficcato nelle carni della sua schiena.

La figura, invece, si porto' ancora piu' vicina all'arial, snudando con noncuranza una daga corta e ricurva, seghettata da un lato.

"Fine dei giochi, principino...", sussurro' quindi, avvicinandosi ulteriormente. "il padrone e' molto deluso... dice che dopo il dono che ti aveva munificamente elargito, il tuo tradimento lo offende alquanto..."

Si umetto' le labbra, che ora apparivano visibili nell'ombra del cappuccio: labbra grosse e sgraziate, percorse da una lunga cicatrice che con ogni probabilita' affondava verso lo zigomo, chissa' fino a dove, sulla sua faccia.

"...e in effetti, penso di essere abbastanza deluso anche io. Sai, mi avevano detto che eri stato infuso della sua essenza... pensavo che mi avresti fatto divertire almeno un po'..."

Quindi scrollo' le spalle con aria affranta, e torno' ad avvicinare la daga al collo dell'arial.

"...oh, beh... immagino che fin troppo spesso le voci siano infondate ed esagerate, non e' vero, scricciolo? Bene. Tempo di morire, adesso..."
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La furia cresce,
La morte si risveglia,
La guerra chiama...
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Liliyel








MessaggioAffisso: Gio 21 Apr, 2005    Oggetto del Messaggio:


Era tanto che non riusciva a dormire così beatamente, Marhis era stata stupenda anche più di ogni altra notte e aveva cullato i suoi sogni che erano stati sereni.

Ora i caldi raggi del divino Kyra le baciavano il viso e poteva sentire il loro tempore su ogni parte del corpo. Stiracchiandosi lentamente aveva sentito il sangue rifluire e era finalmente riuscita a riprendere un po' di lucidità.

Intenta a fare un po' di esercizi mattutini all'improvviso un urlo strozzato arrivò ai suoi orecchi. Annusando l'aria cercò di capire da dove proveniva tutto quel trambusto e avvicinandosi piano ad un cespuglio la scena postasi ai suoi occhi risultò raggelante: un giovane arial era steso a terra, le sue ali macchiate di sangue e sul suo volto una smorfia di dolore mentre rantolava al suolo ... affianco a lui uno strano individuo vestito di nero parlava, sul suo volto un'espressione di piacere mista a divertimento..

Le parole erano poco chiare ma capì subito che l'arial era in pericolo... ma come aiutarlo?


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io non so come fare... se vuoi un "aiuto" basta che mi mandi uno u2u che ci mettiamo d'accordo Smile
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