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Sithid i Hann'lynn

 
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Autore Messaggio
Alendel





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MessaggioAffisso: Mer 02 Mar, 2005    Oggetto del Messaggio: Sithid i Hann'lynn


Mi sveglio ogni mattina con l'inchiostro sulle mani. A faccia in giu', riverso sul mio tavolo da lavoro, in una confusione di carte e pergamene, alambicchi e componenti. Quando il primo apprendista entra con il vassoio, a volte osa rimproverarmi perche' non mi sono trasferito a letto prima di cedere al sonno la sera prima. Altre volte, invece, mi guarda in viso ma non si azzarda a parlare. Non cerco di spiegargli perche' lo faccio. E' un segreto che non si puo' affidare ad un'altra persona piu' giovane: deve guadagnarselo, impararlo da solo.

Bisogna avere uno scopo nella vita. Adesso lo so, ma mi ci sono voluti i miei primi trecento anni per capirlo e comprendere questa semplice rivelazione in tutta la sua interezza. Senza uno scopo, siamo come bandiere nel vento della vita. E non importa quanto nobile o disumana la causa a cui votiamo la nostra intera esistenza sia.

Sono i nostri scopi e i nostri obiettivi a sostenere il nostro corpo, questo fragile involucro di carne e materia. Sono i sogni. Sono le speranze.

Oggi guardo me stesso, vecchio persino per un Thalarynien. Avevano detto che era folle. Avevano riso di me. Avevano tentato di dissuadermi in tutti i modi dal continuare. Minacciato, deriso, scacciato dalla Scuola di Magia, bandito.

Le mie orme, dietro di me, sono forme perfette e definite fatte di amari bocconi ingoiati e deglutiti: andare avanti era l'unico scopo e l'unico obiettivo, per perseguire il quale ho sacrificato un'intera esistenza. E oggi, dopo quasi mille anni di vita, posso dire con certezza una cosa, una soltanto...

Non mi sono mai sentito piu' impuro.

Non mi sono mai sentito piu' contaminato.

Non mi sono mai sentito piu' indegno dell'amore degli dei.

Eppure, paradossalmente, non mi sono mai sentito piu' vivo di cosi'...


Alendel Sithid i Hann'lynn



"Voi non vi rendete conto di quanto sia pericoloso!"

La voce dell'elfo risuonava stridula. Rimbalzava come impazzita tra le pareti del piccolo studio. Saltellava tra gli alambicchi e tra i grandi tomi ordinatamente impilati nella libreria. Arendur la trovava fastidiosa, ma sapeva che una semplice richiesta di moderare il tono non avrebbe sortito alcun effetto.

"...ve ne prego, Maestro! Dovete parlargli! Dovete farlo smettere!"

Improvvisamente, la sua voce si era fatta piu' bassa e confidenziale, impaurita e incerta. Arendur studio' il volto del suo primo apprendista, ritrovando nei suoi lineamenti tutta la familiarita' del suo allievo prediletto. Sorrise, quindi si alzo' dalla sedia e giro' attorno alla grande scrivania. Glivian rimase fermo, come istupidito, a fissare il maestro.

"...Glivian... Glivian...", sorrise l'anziano elfo all'apprendista, poggiandogli una mano sulla spalla.

"So che e' giovane, e come tutti i giovani, eccessivamente ardito", prosegui' quindi "ma cerca di capire bene cio' che sto per dirti per l'ennesima volta."

Inspiro' lentamente, fissando il giovane apprendista negli occhi per dare maggiore incisivita' alle proprie parole. Quando infine fu certo di averne la totale e incondizionata attenzione, prosegui' imperiosamente e sommessamente: "Il tentativo del giovane Alendel e' destinato a fallire. E' solo per questo che gli ho dato il mio assenso, che gli ho concesso di usare il laboratorio sotterraneo."

L'apprendista storse le labbra, mordendole tra gli incisivi. "...ma..."

"Nessun "ma", Glivian. E' cosi'."

L'anziano mago si volto', tornando a sedere sulla poltrona dietro la grande scrivania. Incrocio' le braccia al petto, sospirando.

"Il motivo per cui abbiamo sempre rifiutato la pratica della necromanzia va ben oltre l'avversione per un tipo di magia tanto oscura e nefasta, Glivian. La necromanzia richiede ben piu' che semplice forza di volonta': richiede corruzione, decadimento, torpore dell'anima. E non parlo del decadimento di un singolo individuo, no... Non a caso massimi esperti in quel campo dell'Arte sono i druth.", concluse con disprezzo. La discussione cominciava ad annoiarlo.

Che Alendel fosse un giovane indisciplinato non c'erano dubbi. Nessuno aveva mai osato richiedere l'uso di un laboratorio durante il noviziato, e solo per quello avrebbe meritato un mese di meditazione a pane e acqua. Ma quell'assurda motivazione, poi...

Arendur scosse la testa, sentendosi improvvisamente stanco e annoiato. Un rituale di necromanzia. Che sciocchezza. Nessun elfo poteva aspirare a padroneggiare la piu' semplice delle arti necromantiche: cosi' era scritto, cosi' era stato dalla notte dei tempi, e cosi' sarebbe sempre stato.

Allora perche' l'aveva lasciato fare? Per farne un monito per gli altri studenti, forse? Per convincere l'indisciplinato giovane elfo a desistere da studi tanto sciocchi e privi di sostanza o fondamento?

"...bene, Glivian, se non c'e' altro..."

E all'improvviso venne il boato. Un'esplosione contenuta, di dimensioni estremamente ridotte, sufficiente pero' a causare un discreto rumore. E la provenienza non poteva che essere una: nessun laboratorio era attivo quel giorno. Tranne uno, il laboratorio sotterraneo.

Arendur si morse le labbra, alzandosi lentamente. "Bene, immagino che questo significhi che il giovane Alendel ha terminato. Ora, Glivian, vorresti per cortesia chiamare il curatore, cosi' che possa risanare quel giovane privo di senno? Vorrei chiudere al piu' presto questa fac..."

Si blocco', aggrottando le sopracciglia e leggendo orrore e paura negli occhi dell'apprendista.

"...Glivian?"

"...gli altri allievi..."

Arendur sospiro', quindi batte' una piccola pacca sulla spalla del giovane apprendista. "Stanno bene, Glivian, non essere sciocco. Il laboratorio si trova a dieci metri di profondita', e quell'esplosione era tanto ridotta che sicuramente, se Alendel ha avuto l'accortezza di proteggersi come si deve, neppure lui stesso deve aver riportato gravi danni. Certo, il laboratorio e il piano sotterraneo saranno un po' disastrati, ma..."

La voce dell'elfo si ando' spegnendo, mentre notava l'espressione dell'apprendista che non mutava minimamente nonostante le rassicurazioni.

"C'e' qualcosa che dovrei sapere, Glivian?", domando' quindi con voce calma ma autoritaria.

"...gli altri... erano incuriositi dall'esperimento del giovane Alendel... e..."

"Avevo dato espresso ordine che nessuno accedesse al laboratorio sotterraneo, stamani!" ruggi' il mago, interrompendo bruscamente il mormorio impaurito del giovane apprendista. Strinse i denti, chiudendo gli occhi e cercando di immaginare la portata dell'esplosione, stimandola dall'ampiezza della deflagrazione. Non era stata troppo violenta, concluse infine riaprendo gli occhi. Qualche ferito sicuramente, ma altrettanto sicuramente nessun morto, se quegli stolti si fossero ricordati di indossare i medaglioni antimagia che erano d'obbligo nei laboratori. Nonostante questo, sentiva uno strano nodo alla bocca dello stomaco mentre si avviava a passi veloci e decisi verso la porta dello studio.

Era stata una follia. Se questa volta ne era uscito integro, il giovane Alendel avrebbe detto addio a quattro mesi di pasti e a due mesi di biblioteca. Oltre che, naturalmente, a quella insana e insensata ossessione per la necromanzia, decise scendendo le scale ripide che conducevano al laboratorio sotterraneo...
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Alendel





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MessaggioAffisso: Mer 02 Mar, 2005    Oggetto del Messaggio: Re: Sithid i Hann'lynn


Alcune persone hanno dei ricordi sfocati o indistinti della propria giovinezza. C'e' chi non riesce neppure a ricordare nulla piu' che una sensazione,o un colore. Capita, e capita con una frequenza maggiore in individui appartenenti a razze particolarmente longeve.

Ho smesso di contare gli anni dopo il mio seicentesimo compleanno: ormai so che il tempo non ha piu' significato, per me. Me ne andro' quando sara' giunto il mio momento. In realta', credo che l'eta' conti ben poco.

Pero' ricordo tutto perfettamente. Ricordo ogni cosa della mia giovinezza. Ricordo il giorno in cui ottenni, dopo mesi di pressanti richieste, di poter usufruire del laboratorio sotterraneo della Scuola di Magia. Ero uno dei novizi piu' giovani, e studiavo li da appena un quinquennio: fu un onore e uno strappo alle regole mai eguagliato ne' visto prima.

Ricordo ancora come fallii miseramente. Avevo studiato ogni cosa nel dettaglio: i tempi, il rituale, le parole. Avevo fatto e rifatto i miei esercizi per la concentrazione fino alla nausea. Era un rito talmente semplice che mi appariva ridicolo, quasi fosse una banalita' da espletare prima di essere ammesso tra le piu' alte vette degli Arcanisti del mio popolo. Ovviamente, peccavo di superbia. Volevo rianimare il cadavere di un banalissimo pollo: invece provocai un'esplosione. Ero protetto dagli amuleti antimagia che erano obbligatori negli esperimenti di laboratorio: ma ignoravo la presenza dei miei compagni, che seguivano il mio esperimento con curiosita'.

Nessuno mori' quel giorno, tuttavia la cosa ebbe non poche conseguenze. Le famiglie nobiliari protestarono, quando vennero a sapere dell'incidente. E l'indignazione divenne poi orrore quando seppero il tema delle mie ricerche. Alendel, il necromante. Per favore, che buffonata...

Tentarono in tutti i modi di convincermi a desistere. Fui tenuto per 3 mesi in isolamento, senza alcun testo di studio, nutrito a pane e acqua e costretto a 10 ore di esercizi di meditazione al giorno. Nonostante tutto questo, la mia volonta' non si spezzo' ne' si incrino', ma anzi crebbe di pari passo con i patimenti che scontavo a causa del mio errore.

E il mio errore non era stato quello di essermi interessato di magia nera, un'arte aborrita e condannata dal mio popolo, no... Il mio errore era stato quello di aver fallito il rituale.

Dicevano che ero malvagio.

Dicevano che il mio sangue era contaminato e impuro.

Dicevano che ero un pericolo.

Di queste tre cose, forse solo l'ultima recava in se un fondo di verita': ero pericoloso, ora ne sono conscio. Ero talmente convinto che "malvagio" e "buono" fossero solo convenzioni tanto sciocche quanto inutili, da non rendermi conto di quanto la sete di conoscenza mi stesse spingendo oltre.

Scontato l'isolamento, fui riammesso ai corsi della Scuola con riserva. Nessun incantamento troppo potente doveva venirmi insegnato, e dovevo lasciare l'aula quando certe lezioni iniziavano.

Non mi arresi, e cominciai ad ingegnarmi per sopperire alle lacune che evidentemente volevano che avessi. Cominciai a tendere le orecchie quando ero tra i miei compagni, a memorizzare ogni formula e ogni informazione di cui li sentissi parlare.

Cominciai a studiare da autodidatta, trafugando testi non protetti dalla biblioteca della Scuola e studiandoli nottetempo.

La mia magia non era potente quanto quella degli altri, dal momento che non potevo usufruire degli esercizi che i maestri ordinavano loro: ma sicuramente gia' in giovane eta' conoscevo una gamma di formule molto piu' ampia di uno qualsiasi di loro.

Alla fine, arrivai a convincermi di una cosa. Nella ricerca della conoscenza, il potere non e' che una chimera inutile. Divoravo avidamente qualsiasi tipo di testi, formule cabalistiche e profezie, incantesimi clericali e arcani. Testi di magia nera non ne trovavo, ma non per questo mi scoraggiavo o smettevo di cercare. Non mi importava del potere che la conoscenza mi avrebbe potuto dare: volevo conoscere solo per conoscere, studiare solo per capire. In quella scuola, dove smisurate biblioteche erano aperte a studenti che non sentivano il bisogno di consultare neppure un millesimo dei testi in esse contenuti, preferendo la guida degli insegnanti, trovai finalmente la pace e l'appagamento.

Per qualche tempo.


Alendel Sithid i Hann'lynn

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