Sidkah

|
Affisso: Sab 01 Gen, 2005 Oggetto del Messaggio: La ballata delle stelle |
|

|
Era una notte fredda e calda nel medesimo istante, una delle tante notti senza luna.
Le stelle parevan sorridere al vecchio bardo che s'accingeva ad accordare la sua piccola lira in legno di ginepro.
Il suo volto stanco e la sua espressione triste prestavan attenzione al cielo, mentre il nero manto della notte risplendeva; cosi' il dolce suono della lira echeggiava nel vento di scirocco.
Egli fissava il cielo, mentre una lacrima cristallina naque dai suoi occhi azzurri e stanchi.
Si strinse nel cappotto per vincere il freddo, dopodiche' inizio' a pizzicar dolcemente le corde del suo strumento.
"Cio' che mi accingo a narrar, e' la storia d'un ragazzo sognatore, e d'un assassino, ma piu' che altro dell'umana cupidigia, che spinge a compiere atti crudeli e inutili...Ó
ÓUn tempo molto, molto lontano, quando gli dei ancor non sapevano come abbellire il nero manto della notte fredda e solitaria, v’era un monte tanto alto che poteva sfiorar il cielo, al centro delle pianure un tempo camuffate da infinite foreste. La montagna pero’ possedeva una grotta, formata da cristalli di vari colori, lucenti come i raggi del sole che allora scaldava quelle terre con la sua luce calda e protettiva. Cristalli che oggi, gli uomini chiamano ÒDiamantió.
Un solo villaggio abitato da poche anime, sorgeva in quella terra. E una sola voce correva tra la gente, narrando d’un giovane sognatore.
Un ragazzo molto giovane e puro di cuore, viveva in quella grotta. Viveva solo dei suoi sogni e della sua felicita’. Ogni giorno, rimaneva per ore in quella grotta, straiato a terra, ammirando la lucente volta che risplendeva anche durante la notte oscura, immaginando un mondo tutto suo, un mondo colmo di gioia e serenita’.
Viveva pero’ con il timore che un giorno, la cupidigia degli uomini gli potesse portare via il suo sogno ed il suo mondo.
Egli viveva lasciando la sua vita in mano al destino, non si preoccupava molto degli uomini, perche’ anche se si fosse preoccupato, cio’ che sarebbe dovuto succedere, sarebbe successo ugualmente.
Un giorno, infatti, egli volle mostrare il suo mondo a colui che credeva un amico. Un ragazzo suo coetaneo, con cui condividere i propri sogni e le proprie paure.
Cosi’, mentre il sognatore indicava orgoglioso il suo mondo, l’amico lo pugnaloÕ alle spalle piu’ e piu’ volte, finche’ il suo giovane ed innocente cuore smise di battere.
L’assassino si riempi’ le tasche di cristalli, dopodiche’ prese a correre con tutto il fiato che aveva in gola.
Lui correva, correva senza fermarsi verso il villaggio, dove vendere i cristalli e guadagnare qualche denaro. Ma all’improvviso, un’accecante colonna di luce scese dalle nuvole fino ad investire il giovane.
Egli si fermo’ a fissare il fenomeno con timore; e quasi per istinto strinse a se’ la sacca colma dei cristalli.
Quasi subito dopo una voce inizio’ a farsi sentir nel ventoé
'La tua cupidigia ha ucciso un sognatore ed il suo mondo; ed ora e per sempre vivrai con questo rimorso, osservando i tuoi ricordi che brilleranno sopra la tua anima nera.'
Mentre quelle parole tuonavano, i cristalli si separarono dal ragazzo, fluttuando verso l’alto, per frammentarsi poi in migliaia di pezzi. Non appena i preziosi cristalli si separarono dal giovane, la luce scomparve in un bagliore accecante, e con lui anche il bottino sottratto dal sognatore, lasciandolo cosi’ solo in preda al tormento.
E cosi’ quella notte, il cielo comincio’ a brillare di migliaia e migliaia di luci splendenti. Erano i cristalli del sognatore, incastonati nel nero manto della notte per non permettere all’assassino di dimenticare.
Ma un'altra punizione diedero gli dei a costui; lasciarono invecchiare il suo corpo, lasciando pero’ il suo spirito giovane e forte.
Venne cosi' destinato a rimpiangere il suo gesto, ogni maledetta notte. E cosi' sara', fino all'ultimo tramonto.
Ancora oggi l'assassino vaga su queste terre senza darsi pace, cantando la sua ballata ai venti e il suo dolore alle stelle, sperando che un giorno lo lascino morire, nella pace e nel perdono.
Ogni due mesi, nelle notti terse e limpide, si puo’ veder ancora ai giorni nostri, la luna tingersi del sangue del giovane sognatore, mentre la stella piu’ luminosa mantiene acceso il suo spirito, permettendo al suo assassino di non dimenticare, mai."
Il vecchio si allontano' lentamente, fino a sparire nel buio di quella notte, mentre il grido del vento portava, ancora una volta, il ricordo di quel tempo lontano e leggendario. _________________ «La mia felicità nel sapere che vi sono combattenti più potenti di me, è immensa, poiché so e saprò sempre che mai e poi mai sarò il più debole fra questi.»
Sidkah
Cantore della Battaglia |
|