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Leirsom l'Implacabile

 
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Leirsom








MessaggioAffisso: Ven 17 Dic, 2004    Oggetto del Messaggio: Leirsom l'Implacabile


Le porte della locanda si aprirono violentemente provocando gran rumore ed un uomo gracile
vestito di stracci entrò velocemente, barcollando. Teneva in mano qualcosa di molto lungo
avvolto da un panno bianco, probabilmente un'arma. Inizio' a biascicare qualche parola con una
strana voce quasi stridula ed un espressione avara e soddisfatta in volto:
"L'ho presa! E' mia!". Ripetè piu' volte, quasi dentro di se, queste parole, poi scoppiò in
una risata liberatoria per sfogare tutta la tensione che aveva nei deboli muscoli denutriti.
Un alto uomo che lo aveva osservato sin dall'inizio si avvicinò curioso.
"Cosa tieni in mano, ragazzo?" chiese, "Nulla! Nulla!" rispose di subito e nervosamente il
gracile uomo, "Orsù, mostrami cosa tieni avvolto in quel panno, posso darti dell'oro", ribattè
con estrema calma l'altro uomo, "No, ti ho detto di no! Va via! L'ho presa! E' Mia! Solo Mia!"
La situazione era tesa, l'uomo alto, potenziale acquisitore del manufatto segreto, manteneva un'
esemplare calma, mentre il piccolo e gracile saccheggiatore si sentiva a disagio, quasi minacciato.
I due si guardarono e si studiarono per qualche secondo, poi, il piccolo uomo fece cenno all'altro
di seguirlo e si appartarono, sedendosi ad un tavolo.
Si guardava continuamente in giro, impaurito, dopo qualche minuto di silenzio snervante, iniziò a parlare:
"L'ho presa! E' mia! Stava lì, sul letto del fiume asciutto, piantata nel terreno, IO l'ho raccolta,
io! Sono stato io, Hakuraat Maduk, a raccoglierla, e' mia!"
"Questo non lo metto in dubbio, ragazzo. Ora, ti chiedo cortesemente di mostrarmi ciò che custodisci
con tanta gelosia, cosi che possa anch'io ammirare la bellezza di tale tesoro."
Il gracile uomo tolse lentamente i panni dall'artefatto e venne alla luce una spada dalla lunga lama
larga, finemente decorata da incisioni dorate che rappresentavano scene di guerra e decorazioni antiche,
l'elsa era costruita con un metallo scuro, che metteva in risalto le pietre rosse che vi erano incastonate.
"Senti un po'! Te la vendo! Diecimila ori, ti va bene l'affare?"
"Diecimila ori, stai scherzando?!?" Rispose l'uomo, adirato.
"No no, non scherzo! Questa spada apparteneva al grande guerriero. Si dice che con questa da solo
sconfiggeva eserciti di centinaia di persone, si dice che abbia comandato le sue truppe oltre i
confini e che sia tornato con oro e pietre preziose, si dice che sia nato per stroncare vite,
e che questa e' stata la sua compagna di guerra per anni...ma ora l'ha persa, ed e' Mia! Solo Mia!"
"Può essere anche la spada del Paladino Redferne, diecimila ori sono troppi"
"Ma questa è la spada di un capitano Yun-Hyisse, non ti prendo in giro! Fidati di Hakuraat, l'ho vista
illustrata su un tomo d'armi!"
"Non dici il vero, gli Yun-Hyisse sono invincibili, non possono perdere la loro lama."
"Pare che invece non sia cosi'!" Pronunciò deciso questa frase, ridacchiando, il piccolo uomo.
Poi, proseguì: "E' la spada del capitano Leirsom, L'implacabile, se lui impugnava questa spada
la vittoria in battaglia era assicurata. Dopo aver sentito leggende simili, ti pare che ti possa
vendere una spada a basso prezzo?"
"Leirsom, hai detto?" Nella conversazione si introdusse un terzo uomo, dai lineamenti anziani e
spigolosi, il profilo aquilino. Era un vecchio cantastorie, ed era nella locanda per svolgere il
lavoro che ogni giorno gli concedeva di mangiare il suo tozzo di pane.
"Ne ho sentito parlare, gloria e fama accompagnano il suo nome tra i sussurri del vento...
Vi racconterò la storia della battaglia del Mare del Drago, che egli vinse con la sua truppa
sconfiggendo un infinito esercito d'uomini rozzi e mostruosi, i barbari dell'est.
Settant'anni fa, presso le coste di Nuova Thalos, venne combattuta uno dei più cruenti scontri
che noi vecchi cantastorie possiamo ricordare, L'implacabile e cento dei suoi soldati
contro mille barbari, sangue e polvere rimasero nelle acque del mare, ma le leggende e le novelle
si sprecano su quella battaglia leggendaria che anch'io amo narrare.
Era una mattina del mese di Althea, la brezza marina soffiava forte e fredda sulla costa,
ululava tra gli alberi e lacerava i volti stanchi e provati dei soldati dell'Invincibile Armata.
All'orizzonte, la luce debole di Kyra ancora addormentata illuminava le creste delle onde, facendole
brillare, tra i bagliori dell'acqua, si distinguevano di tanto in tanto i vascelli dei Jakhor,
i barbari dell'est. Erano lì per quello gli uomini dell'implacabile, accampati sulla sabbia gelata
attendevano il nemico che tardava sempre più, godendosi il caldo della brezza che tirava a largo.
Fra le tende si sentivano le urla degli uomini infreddoliti che avvistavano un numero sempre più consistente
di navi da guerra avvicinarsi e le urla, seppur più deboli, dei messaggeri che portavano missive
alla tenda del capitano, che in solitudine completa, attendeva il momento di scendere in campo per
dar spessore alla fama che gia' lo accompagnava. Era un giovane uomo, alto un metro e ottantacinque
all'incirca, la muscolatura ben sviluppata e la carnagione chiara. Il volto enigmatico, era caratterizzato
dagli occhi azzurro ghiaccio, che parevano privi d'emozione, come facessero parte di una maschera nordica
intarsiata con estrema cura. Sempre accompagnato dalla sua lama Vindicta, protetto dalla sua corazza nera
e dallo scudo rotondo che suo padre gli donò prima di partire per Therial.
Solo quando le navi si fecero più vicine alla costa, quando le urla dei soldati aumentavano di volume,
lui uscì con calma dalla sua tenda, armato e bardato.
Un urlo accompagnò l'uscita del capitano, seguito da una serie di versi, in coro, tendenti ad
imitare quelli dei più feroci tra gli animali del tempo.
Rimasero per una ventina di minuti ad acclamare L'implacabile, che con parole acute e mirate
li rassicurava e li motivava, posizionatosi su una pietra rialzata rispetto alla sua truppa.
Quando le navi nemiche si avvicinarono, accompagnate dal fragore delle urla delle due truppe che
parevano scontrarsi ancor prima che il metallo delle lame facesse la sua parte, alzò la sua spada
ed urlò le classiche parole: "Yun-Hyisse, Sangue e Gloria!".
I soldati galvanizzati caricarono i nemici mentre scendevano frettolosamente dalle loro imbarcazioni.
Lo scontro era violento, i soldati cadevano, la differenza di tecniche di combattimento tra i due
eserciti era notevole, ma i barbari erano esageratamente superiori di numero.
Per i soldati dell'Invincibile Armata, ogni minuto che passava faceva la battaglia sempre più pesante
e i sopravvissuti oramai erano pochi.
Fu in quel momento che eccheggiò nell'aria il fragore di una spada che si faceva spazio tra i
nemici, la furia della lama dell'implacabile mieteva vittime, un nemico dopo l'altro.
Avanzava a grandi passi verso le navi nemiche che vomitavano continuamente soldati assetati di sangue,
parava colpi con lo scudo mentre con spietatezza sferrava colpi mortali verso i nemici che, contro volontà
assistevano impotenti alla sfilata letale che stava mettendo in scena l'implacabile.
Nessuna Pietà. Nessun Riposo. Nessuna Eccezione.
Si narra nelle locande che quando le fronde di Kyra illuminavano il cielo, in tutto il loro splendore
il capitano Leirsom si puliva il viso dal sangue dei nemici, mentre la sua spada, insaziabile stroncatrice
di vite, giaceva appoggiata ad un masso al suo fianco.
E' dunque possibile che un solo capitano, al comando di un centinaio di uomini, sia riuscito a sconfiggere
un intero esercito proveniente dal mare?
Le verità nelle leggende che noi raccontiamo sono poche, lo facciamo più che altro per intrattenimento
ma chi come me su quel campo c'è stato, ha visto con i suoi occhi ciò che un umano può fare con la sua spada,
per sempre ricorderò le parole che disse il capitano dopo la battaglia...
Sangue e Gloria, Semper."
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Leirsom








MessaggioAffisso: Ven 17 Dic, 2004    Oggetto del Messaggio: Re: Leirsom l'Implacabile


Il vecchio con il sorriso sulle labbra, si fermò per qualche secondo, poi riprese a parlare:
"Altro vi posso narrare di Leirsom L'implacabile, lo volete sentire?"
Un gruppo di giovani guerrieri si avvicinò al cantastorie con occhi sognanti ed esclamò: "Raccontaci, vecchio saggio, raccontaci le imprese degli eroi!"
L'anziano cantastorie pensò a cosa narrare, poi, con disinvoltura iniziò a parlare:
"ÒComandante Leirsom!Ó l’urlo di un soldato lo destò dalla branda.
ÒGli Horath, hanno passato il valico di Khaar e marciano verso le distese di Gluk, senza sosta!Ó continuò ansimando il soldato, a voce alta.
Ò Dunque presto torneremo sui campi di battagliaÉfinalmente!Ó esclamò Leirsom con un lieve ghigno dipinto sul viso.
Il soldato rimase a fissarlo, con gli occhi colmi di paura e felicità, increspando le labbra in un forzato sorriso. ÒAllora? Cosa fai ancora qui soldato? Corri! Va dai tuoi compagni e di loro di prepararsi, si va in guerra!!Ó urlò Leirsom con voce severa, Òcorro, Comandante!!Ó rispose il soldato affrettandosi ad uscire dalla tenda.
In tutta fretta prese l’armatura dal forziere di mogano, la indossò con velocità, strinse i lacci e si legò una cintura con un fodero alla vita, uscendo dalla tenda a testa alta.
Decine di legioni lasciavano l’accampamento, dirigendosi, al ritmo di una marcia marziale, verso le distese di Gluk, con la fierezza impressa sul volto.
Leirsom saltò in groppa al suo cavallo e salì galoppando sulla cima della collina, si fermò a guardare all’orizzonte le orde di barbari che si espandevano a macchia d’olio. Scese il versante ovest e andò in avanscoperta nella foresta bruciata.
Vi si inoltrò, quando ad un certo punto un’empia voce cominciò ad echeggiare nell’aria. Il destriero di Leirsom nitrì e si girò, malgrado le reazioni irose del cavaliere. Tenendo allo stremo ogni muscolo, l’animale balzò lontano dal sentiero, incurante del cavaliere che si teneva freneticamente aggrappato alla sella.
Di chi mai poteva essere una voce in grado di terrorizzare un cavallo addestrato alla guerra?
Poi anche quel pensiero scomparve dalla mente di Leirsom quando la sua cavalcatura irruppe attraverso un viluppo di rami carbonizzati, schiantandoli, scoprendo, all’improvviso, che il suolo precipitava in fondo ad un baratro.
Faceva buio quando Leirsom riprese conoscenza. Sembra sangue, pensò, ma subito si sforzò di ricacciare indietro quel pensiero.
A mano a mano che i suoi sensi si svegliavano, Leirsom divenne più consapevole del luogo in cui si trovava. Le grosse imbottiture dell’armatura, insieme alla massa del cavallo, avevano invece impedito la sua morte.
Leirsom si guardò intorno. Un tempo, quando pioveva più spesso, quello avrebbe potuto essere un fiume. La profondità della scarpata, almeno quattro volte l’altezza di un uomo, era più che sufficiente a uccidere un destriero impazzito, persino un animale forte come un cavallo da guerra.
Cominciò a seguire lo spoglio letto del fiume, si fece strada fra massi ed alberi, finche in lontananza vide un focolare, un villaggio molto probabilmente.
Arrivò ai cancelli dove due imponenti guerrieri vestiti con una robusta corazza smeraldina facevano da guardiani. Sulle mura di legno gli arcieri vigilavano su tutta la pianura sottostante.
Leirsom si diresse verso il cancello quando una guardia lo fermò con una mano e disse:
ÒDove vai, straniero?Ó esclamo con voce grave.
ÒChe villaggio è mai questo?Ó rispose Leirsom ancora rintontito dall’incidente.
ÒEÕ il villaggio della seta, Rahó rispose con prontezza la seconda guardia.
Leirsom barcollò, e si lascio cadere privo di conoscenza tra le possenti braccia di una guardia.
Si risvegliò poco più tardi, in un candido letto bianco, molta gente ai lati era lì ad attendere il risveglio del bizzarro avventuriero.
Cercò di alzarsi, ma fu quasi sul punto di svenire. Tutte quelle imbottiture dell’armatura non erano state comunque sufficienti ad impedire una commozione cerebrale. Mentre aspettava che la testa gli si schiarisse completamente, Leirsom si guardò intorno.
Una dozzina di persone sorridenti, incuriosite dal suo arrivo, lo fissava senza mai distogliere lo sguardo dal suo corpo.
ÒDove sono capitato?Ó chiese il guerriero.
Si fece avanti un vecchio uomo dai lineamenti segnati e dalla lunga e folta barba bianca.
ÒNon è facile avvistare un guerriero in queste terre di questi tempi, fortunatamente la situazione con l’impero s’e’ ristabilita e oramai i mercenari non cercano più fortuna in questa valle.
Lascia che mi presenti, io sono Yank, l’anziano, si può dire che all’interno del consiglio io sia la persona più…influente eccoó. Il vecchio sorrise al guerriero. ÒQual è il tuo nome, avventuriero?Ó calò il silenzio, la folla attendeva trepidamente la risposta di Leirsom, che per un attimo aprì bocca, poi la richiuse immediatamente e cominciò a riflettere, tentando di ricordare. ÒPerdonatemi, ma temo di non ricordarloó. ÒLa ferita è graveó prosegui il vecchio tornando ad un espressione seria Òma non cՏ nulla che qui a Rah non si possa curare con un buon tè” il vecchio sorrise e Leirsom scoppiò in una fragorosa risata, assecondandolo. Le cure dei medici speziali lo rimisero in sesto in pochi giorni, e il guerriero decise di sostare nel villaggio per qualche giorno.
Una sera, quando la pallida luna dominava le stelle nel cielo, il suono di un corno riempì l’aria, la gente allarmata, ma con incredibile ordine, uscì dalle case e si rifugiò nella cava dietro al villaggio.
Mentre, camminando lentamente, Leirsom raggiungeva l’entrata del rifugio, venne affiancato da un uomo alto, imponente, i capelli rasati, con una lunga coda sulla nuca che gli cadeva sulla schiena fino a sfiorare i glutei scolpiti.
ÒEÕ lÕallarmeó disse l’uomo a Leirsom, sorridendo. ÒLo suona sempre la ronda, quando cՏ il minimo rischio, non capisco perché Yank non cambi questa regola. Permettetemi di presentarmi, il mio nome è Karn, sono la guardia del corpo di Yankó Leirsom sorrise, ma non rispose.
Quando tutti ebbero raggiunto la cava un anziano salì su una picco di pietra che sovrastava la folla e disse: Òla guardia delle mura ha suonato l’allarme, mi fa molto piacere che tutti si siano rifugiati nella cava in così poco tempo, d’altronde è d’obbligo, anche se per il minimo rischio, lasciare il villaggio, lo dice la nostra leggeÉó
Una fragorosa esplosione interruppe il discorso.
Le guardie si affrettarono ad andare a vedere cos’era accaduto, corsero verso la porta e tornarono in dietro correndo freneticamente e strillando: ÒGoblin!Goblin!! Carri da guerra Goblin, saranno una dozzina!!!Ó
Karn prese Leirsom per un braccio e lo portò con se.
ÒHo visto che ti e’ stata tolta un’armatura, ed una spada, sai combattere?Ó Chiese Karn a Leirsom
ÒBehÉioó Karn interruppe Leirsom, Ònon c’e’ tempo per le indecisioni, sai combattere o no?!?Ó
Leirsom s’attardò a rispondere, Karn tenne salda la presa sul braccio del guerriero e lo trascinò nell’armeria del villaggio.
ÒPrendi queste!Ó Karn passò due spade a Leirsom, con molta fretta.
ÒSeguimi!Ó scesero una scala di legno ed arrivarono alle stalle.
ÒPrendi quel cavalloó Karn diede un potente calcio al portone della stalla, aprendolo.
Una trentina di goblin tentavano di invadere il villaggio mentre le guardie, meno numerose, opponevano una leggera resistenza invano.
ÒSta vicino a me, e buona fortunaó
Karn balzò in groppa ad un cavallo e si gettò con furia nella mischia.
Leirsom rimase fermo, abbasso lo sguardo e lo tenne fisso sulle lame che brandiva.
Iniziarono ad apparirgli scene di guerra nella mente, visi di soldati che gli parlavano, quando, ad un certo punto, un grido di battaglia comincio a ripetersi, echeggiando.
Òsangue..e..gloriaé.Sangue e Gloriaé. SANGUE E GLORIA!!!!Ó
Leirsom cominciò ad urlare a squarciagola ÒSANGUE E GLORIA!!! SANGUE E GLORIA!!! SANGUE E GLORIAAA!!!Ó Con un deciso colpo di tallone spronò il destriero e lo guidò verso la battaglia.
Tutti i goblin si girarono di scatto, per fronteggiare l’inattesa minaccia.
Il suo cavallo, lanciato alla carica, piombò nel mezzo della mischia, mentre le sue spade già calavano sul goblin più vicino.
Il goblin sollevò uno spadone arrugginito, cercando di abbozzare una difesa, ma il fendente di Leirsom infranse prima l’arma, e poi il cranio di colui che l’aveva impugnata.
Altre grida riempirono l’aria. Leirsom sollevò lo sguardo e vide Karn e gli altri che arrivavano alle spalle dei goblin. Le creature che si erano date alla fuga caddero sotto gli zoccoli poderosi dei cavalli da guerra. Karn, metodicamente, ne abbattè due che avevano tentato di opporglisi, poi spronò in avanti il suo destriero. I suoi movimenti indicavano, quasi, una gelida bramosia di uccidere.
I goblin, sapendo di essere perduti, combattevano con una furia del tutto insolita per loro. Soltanto tre guardie sbarravano loro la via della libertà. Leirsom riuscì a parare a stento un fendente vibrato con rabbia disperata. Una freccia gli sfiorò sibilando la testa, poi, il rantolo di un goblin seguito da un solenne silenzio.
Le guardie cominciarono a sorridere e ad esultare a gran voce.
ÒVittoria! Il villaggio è salvo!!!Ó
Karn trottò verso Leirsom.
ÒSei in gamba!Ó i due si sorrisero, scesero da cavallo e si abbracciarono soddisfatti.
Presto Kyra sorse ad ovest, e Leirsom, dopo aver recuperato la memoria, si affrettò a partire.
Vide Yank passeggiare per le strade mentre venivano pulite dagli addetti e si diresse verso di lui.
Una volta raggiunto, si inchinò profondamente.
ÒVi porto i miei saluti Yankó il vecchio sorrise ÒIl mio nome e’ Leirsom Lyonarshall, l’Implacabile, Comandante dell’armata degli Yun-Hyisse, ed e’ proprio per quest’ultima che sono costretto a partire da Rahó.
ÒNon posso certo nasconderti che mi avrebbe fatto piacere se tu fossi rimasto qui, ma di certo non voglio oppormi alle tue scelte e non mi resta che salutartió il vecchio sorrise nuovamente e porse la mano al guerriero, che immediatamente la agguanto con una salda presa.
ÒEÕ stato un piacere conoscervi, Yankó Leirsom strinse il vecchio a se, poi, lascio la presa, si girò e si diresse verso le stalle dove lo aspettava Karn.
ÒAllora Leirsom, e’ giunto dunque il momento di salutarció disse con estrema serietà Karn.
Leirsom sorrise, senza dire nulla salì sul cavallo, salutò l’amico con un cenno della mano, ed usci in poco tempo dai cancelli.
Dopo giorni di galoppate, Leirsom giunse sulla cima di una collina.
Stremato, alzò lo sguardo.
Orde di barbari marciavano da nord a sud, mentre l’esercito degli Yun-Hyisse, si opponeva, battendo le lance sul terreno.
L’urlo di battaglia tornò a dominare la mente di Leirsom, che preso dalla furia, con un deciso colpo di tallone spronò il suo destriero, e si lanciò verso la battaglia gridando:
ÒSANGUE E GLORIA!!!SANGUE E GLORIA!!!Ó
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Otho
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MessaggioAffisso: Ven 07 Gen, 2005    Oggetto del Messaggio: Re: Leirsom l'Implacabile


"Va bene, tutte queste belle storie hanno riscaldato i nostri cuori, pero' e' tempo di parlare di affari... come hai detto di chiamarti?" l'uomo alto interruppe il cantastorie bruscamente.
"Io? Hakuraat Maduk, signore"
"Ci eravammo accordati per diecimila monete d'oro, vero?" sogghigno' l'uomo alto.
Piu' che alto non era solo alto... massiccio e' la parola corretta, con un non so che di grottesco. L'espressione quasi sfigurata in un perenne ghigno di avidita'.
"Credo che i termini del nostro accordo siano cambiati, specie dopo aver ascoltato delle gesta dell'Implacabile Leirsom!"
"Allora facciamo 12000?"
"Pero' li voglio avere prima di sera!"
"Affare fatto..." il sogghigno divenne ancora piu' marcato.

"Bene, caro il mio cantastorie, ora che la lama ha un nuovo proprietario, perche' non allieti la locanda con altre leggende del nostro eroe, mentre io offro da bere a tutti?"
...magari riesco a guadagnarci anche 5000 monete! Oh si che lo faro'... come e' vero che mi chiamo Otho!
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Derfel





Avatar storico di Derfel


MessaggioAffisso: Ven 21 Gen, 2005    Oggetto del Messaggio: Re: Leirsom l'Implacabile


Indubbiamente un terribile guerriero.

Ricordo della caccia al rinnegato che, non so per quali arcani motivi, era sotto la protezione del capitano degli allora Yuh-Hisse.
La caccia perdurava da giorni, nessun errore ci era concesso, e l'unico lo pagammo a caro prezzo... Inseguimenti, incantesimi, imboscate: non era possibile affrontarlo frontalmente.
Poi al Satiro d'oro, facendo leva sul suo orgoglio, perchè di orgoglioso guerriero si tratta, riuscii a trarlo, solo, nella stanza appartata... sfuggendo a un suo micidiale colpo riuscii a immobilizzarlo quel tanto che bastò per permetterci di trucidare il rinnegato. Misi in pericolo la mia stessa vita, ma la fortuna mi arrise, e ora sono qui a raccontarlo.

Oppure tanti anni prima, quando ancora ero soldato di Cha'el Balan, e poi capitano delle guardie di Cha'el Balan... ancora nemici ma in vesti diverse: da una parte il più grande e potente esercito del male che abbia mai solcato le vie di Therial, al seguito del potente Furion, dall'altra un'alleanza di cacciatori e combattenti, pronti a scatenare una delle più grandi guerre dai tempi del Falco.
Ancora quando il potente Highlander era generale degli Yun-Hisse, Leirsom ne era il capitano, quando ancora il rispetto aleggiava nei confronti di quella formidabile congrega di combattenti che fu... tempi sanguinosi, di scontri e continui combattimenti: io nella mia giovinezza cercavo di destreggiarmi al meglio e salvarmi la vita, e tra le poche certezze che avevo emergeva la coscienza di evitare in tutti i modi la spada del generale degli Yun-Hisse e quella del suo capitano.
_________________
Non dir bene del giorno finchè non è venuta la sera;
di una spada finchè non è stata provata;
di una ragazza finchè non si è sposata;
del ghiaccio finchè non è stato attraversato;
della birra finchè non è stata bevuta.
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Dhora








MessaggioAffisso: Ven 15 Apr, 2005    Oggetto del Messaggio:


L'avevo sempre visto di sfuggita, raramente ci siamo rivolti la parola.
Lo conoscevo solo tramite le voci che raccontavano di lui e tramite il mio maestro Cthulhu che mi disse che erano molto amici: di lui si dicevano grandi cose e sapevo che era un forte guerriero, era uno dei migliori.. molti lo rispettavano e molti altri lo temevano.

Quella volta che lo incontrai per caso mi soffermai a guardarlo: sulla sua persona portava il segno di numerose battaglie, sul suo volto portava il segno dell'esperienza di anni passati a combattere. Sembrava stanco o forse cercava solo un po' di tranquillita'. Ricordo che ci recammo ad Utinum e fu li' che gli proposi di unirsi a me nella costruzione di un luogo di pace e tranquillita'. Provavo un forte rispetto per lui nonostante il suo tatuaggio fosse tanto diverso dal mio e volevo provare a dargli quello che cercava.

Sapevo che sarebbe stata una cosa passeggera, ma forse gli avrebbe fatto bene. Il tempo passo' e infatti Leirsom cambio' presto strada, accettai la sua decisione: mi sembrava un guerriero dallo spirito libero, un querriero pieno di emozioni e che a volte sembrava perdere la via..

Ricordo che ci scambiammo dei doni come segno di amicizia: io gli diedi una lucciola luminosa che lgi facesse compagnia, lui mi diede una anello che conteneva in se la luce delle stelle..

Quando lo incontrai di nuovo fu come un fratello e lo trovai quasi come rinato..
_________________
Nulla si crea,nulla si distrugge,tutto si trasforma

[collegamento esterno rimosso]
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Leirsom








MessaggioAffisso: Dom 01 Mag, 2005    Oggetto del Messaggio:


Un bardo, seduto al bancone, racconta una storia venutagli all'orecchio pochi giorni prima.
"Lasciate che vi racconti la storia di un uomo, che un giorno...divento' vecchio...

Giunto all'apice della sua vita, un umano, come ogni cosa, e' costretto a cadere.
E' cosi' che anche l'implacabile Leirsom, ha ceduto, di fronte alla piu' subdola
arma che Tricksty poteva scagliarli contro, la vecchiaia.
Per anni ha combattuto le piu' cruente battaglie che Therial ha visto, nonostante
con il tempo perdesse colpi la sua lama brillava alta nel cielo, sopra tutte le altre
nella schermaglia.
Arrivato ad un certo punto un uomo comprende la difficolta' della vecchiaia, e deve
capire che l'acciaio ed il sangue non sono piu' cose per lui.
Questo ha compreso Leirsom, ha compreso d'esser stato interiormente sconfitto.
E per questo, ha deciso di riporre la spada nel fodero, e vivere la sua triste
vecchiaia.
D'altronde, come lui ricorda "Chi muore in battaglia, muore con onore, ma muore da perdente."

E' questa la storia di chi decise di morire da uomo.
"
_________________
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da
combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Anon...
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Paranor...
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia...
E' tempo di morire.
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Decalagon





Avatar storico di Decalagon


MessaggioAffisso: Lun 22 Ago, 2005    Oggetto del Messaggio:


Leirsom...
Anche io, come molti, ebbi la fortuna di conoscere l'ultimo uomo, di questa lunga stirpe.
Yun-Hiysse..
Ancor a pronunciare questo nome un brivido mi percorre la spina dorsale. E' pazzesco pensare a quanto tempo è passato da quando le fila dell'Armata racchiudevano la ferocia di quel guerriero. Ferocia.. bah, probabilmente fu l'unico che dedicò la sua vita alla vera vita, dopo il Generale Amlugil e il Comandante Raul.
A dire il vero... il mio unico rimpianto è di non aver mai potuto conoscere di persona il "Falco d'Argento" ed il suo braccio destro. Il mito della loro esistenza ha martellato la mia mente per anni. Molti anni.
Arrivai persino a mandare la mia domanda d'arruolamento all'esercito. Forse volevo dimostrare a me stesso o agli altri che potevo anche io, come loro, divenire un "autentico" guerriero, un soldato degno di questo nome. Ma la stupidità, come sempre, annebbiò i miei occhi.
Per esser un combattente non basta saper maneggiare una spada e indossare una corazza. Cosa che imparai molto più tardi, no, non è così che ci si può definire "veri guerrieri".
Non sono mai stato niente di tutto questo, anche se avrei dannato la mia anima per poter essere solo la metà di ciò che L'Implacabile era e sarà per sempre.
Ma c'è una cosa che ricorderò per sempre... il tuonare della sua spada. Oh si, questo lo ricorderò fin dopo la morte. Nemesis.
Somigliava ad un brontolio sommesso d'una tempesta lontana, quando echeggiava nella foresta di Haon Dor. A volte, la si poteva udire anche fra le mura di Kyrandor. Implacabile sete di sangue.

Di lui non ho più avuto notizie, pare sia svanito nel nulla. Maledizione, non so cosa avrei donato all'inferno per poter combattere contro di lui un'ultima volta, un'ultima lotta.
Misurarmi con lui a fil di spada, in un combattimento all'ultimo sangue. Probabilmente sarei stato massacrato, ma morire per mano sua sarebbe stato un onore.

Bah! Ma in fondo anche io mi sono stufato di questa città: Kyrandor. Un buco di letame dove circolano ragazzini che si credono i padroni della loro vita e di quella altrui, e si definiscono guerrieri! Per gli Dei, se non fossi così lontano da quelle terre, probabilmente mi farei due risate calando le mie spade sulle loro zucche vuote.
Ricordo giovanotti che si credevano forti e valorosi, ma avevano paura del sangue. Che razza di generazione toccherà ora alle città Federate? Una generazione di rammolliti? Ch'io sia dannato!
Non sarò stato un barbaro pieno di forza e coraggio anche io, ai miei tempi, ma quando c'era da combattere si combatteva!! Che diamine!!
Non sono mai diventato qualcuno, questo no, ma nessuno può rinfacciarmi di essere stato un codardo!

Terre stravaganti, piene di matti e stupidi ragazzotti di campagna. Odio con tutte le mie forze quel posto. Cambiai nome e mi misi in viaggio per lasciarmi alle spalle tutto questo. Ho dovuto persino inscenare la mia morte per la felicità dei miei nemici. Bah, sempre se di nemici ne ho avuti s'intende. Non lo ricordo più nemmeno io, eppure non sono così anziano.
Prix... Odio questo nome, ho odiato la mia famiglia e la mia vita. Ho odiato Leirsom, l'ho odiato profondamente, e ricordo di averlo provocato diverse volte per potermi misurare con lui. Ma i suoi nervi sembravano d'acciaio. L'ho odiato, si, ma lo ammiravo, così come adesso.

Scrivere due righe su una vecchia pergamena rammentando il passato, non è una cosa allegra, tuttavia può far bene al mio vecchio cuore. Forse.

Forse invidia forse odio, chi può dirlo? Ma in fondo questi due sentimenti si somigliano troppo per poterli giudicare così apertamente e su due piedi. Meglio lasciar scorrere ciò che è stato, non dimenticando i gloriosi vessilli che l'hanno accompagnato. Gli Yun-Hiysse esistono ancora, come esisteranno per sempre.

Bah, rido perfino di me stesso. Dopo che aggredii il Generale Highlander fuori città per via di un'infantile battuta... Probabilmente, chi leggerà questo, penserà che o sono diventato completamente matto o che mi sono rincitrullito con l'età.
Ma i fatti sono questi e nessuno potrà cambiare queste mie parole, o quello ch'io sto pensando in questo momento, che ho pensato in passato, e che penserò in futuro.

Non sono mai stato un soldato dell'Armata, questo devo riconoscerlo, ma il mio cuore ha sempre pompato un rispetto e un'ammirazione fuori dal comune, per quei soldati. E forse, perché no, anche un po' di paura.

Ora è tempo di andare, credo di aver rivangato anche troppo i miei ricordi. Non vorrei sembrare banale o patetico, ma è sempre dannatamente triste ripensare alla giovinezza, ai classici "vecchi tempi".
Spero che nessuno veda piangere un guerriero, o il mio titolo diverrà "mammola invernale".

Spero ch'un giorno qualcuno legga queste pagine, e possa rammentare il Sangue e la Gloria d'un tempo non molto lontano.
Certi miti, non muoiono mai.

Ascoltate il vento...

Decalagon
_________________
Tu dici (off-gdr) a Kensun: 'Il bash di Decalagon ti =*=* ATOMIZZA =*=* !'
Kensun ti dice (off-gdr): 'brutto maledetto che paura'
Kensun ti dice (off-gdr): 'ero su msn ti venisse il cagotto cronico'

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Keliash dice: 'Sei imbattibile...'
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