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Messaggio |
Annyre

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Affisso: Gio 09 Dic, 2004 Oggetto del Messaggio: Incubo |
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Parole portate dal vento, sussurri proiettati attraverso la mente. Non solo la carta può tramandare. Basterebbe solamente tapparsi le orecchie e ascoltare per mezzo del cuore, dentro e fuori di sé.
Mi sveglio improvvisamente, grondante di sudore, il fiato corto. Quel che ho appena visto non è solo un sogno, è reale. Reale come il baldacchino che mi sovrasta, reale come le morbide tende che coprono pesanti la tenue luce di questo mattino, reale come la sofferenza che mi attanaglia. Non posso chiudere gli occhi, permettendo così a quelle immagini di mostrarsi nuovamente. Mi alzo a fatica, un’innaturale debolezza invade gli arti, trascino i piedi fino alla toeletta, cercando ristoro in un po’ d’acqua fresca.
Non sarà un po’ d’acqua a mondare i tuoi pensierié
L’enorme specchio riflette un viso più stanco del solito: solchi neri sotto gli occhi spenti stravolgono la grazia dei miei lineamenti, contrastando con la pelle d’avorio.
La colazione è già stata servita, la sola vista mi rivolta le viscere.
Cerco di non pensare all’oscurità dell’incubo e mi avvicino all’enorme finestra, allontanando le tende affinché mostrino la luce.
Non sarà un po’ di luce a schiarirti la viaé
Dai vetri vedo solo campi e, distante, un bosco, per metà brullo, come se un incendio l’avesse mutilato. Cerco di pensare ad altro: ormai sono anni che dimoro qui e quel bosco non si è mai rinfoltito, è davvero una stranezzaé ma quelle scene ritornano instancabili. Sussulto: sono tre secchi tocchi alla porta della mia fastosa cella che rimbalzano tra gli alti muri e il soffitto lontano. E’ la solita serva che come tutte le mattine si accerterà del mio stato, porterà via la colazione e in silenzio si ritirerà. Entra con passo felpato, come se i suoi piedi sfiorassero appena i caldi tappeti di fattura lontana. Il suo sguardo si posa sul mio viso ma i suoi occhi questa volta non sono vuoti e inespressivi. Mi pare quasi di notare un guizzo di pena nella loro espressione. Ci guardiamo a lungo, questa novità in anni di monotonia mi sta paralizzando. Dai Annyre! E’ arrivato il momento per cercare una via di fuga, approfittane! Provo a parlare, la voce non esceé Sto per prendere il coraggio quando la serva distoglie lo sguardo e veloce riassetta il tavolo. In un batter d’occhio è già fuori. Stupida elfa! Il vuoto si rimpossessa di me, insieme alle immagini terribili che hanno accompagnato il mio sonno.
Lui sta rischiando molto, lo sta facendo per te.
Sì, per me, ma a quale prezzo? Non posso permetterlo. Devo uscire di qui. Devo! Una rabbia improvvisa mi sale dall’anima, il corpo freme e si fa forte e dentro di me la mia stessa voce, che urla: ÒVoglio tornare a casa!Ó Il rubino al collo si illumina per un istante, e, come la luce, la mia rabbia affievolisce, lasciando il mio corpo esanime e debole. |
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