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La Sottile Lama del Dubbio...

 
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Autore Messaggio
Mronarr








MessaggioAffisso: Ven 31 Ott, 2003    Oggetto del Messaggio: La Sottile Lama del Dubbio...


Il Felar stava chinato col capo sul tavolo di noce lucida, alla luce fioca di una lampada ad olio. Nel mentre, Calod, il vecchio paladino, fumava la sua pipa, grave ed assorto a pochi passi da lui.

Il vecchio si sedette sul suo scranno preferito, diede uno sbuffo solenne ed iniziò a parlare al felar...

"Mronarr..."

Il felar scosse lievemente il capo, singhiozzando. Kalod fece la sua voce più dolce e comprensiva.

"Mronarr...capita a tutti almeno una volta nella vita, lo sai bene..."

"No... padre..." singhiozzò da sotto la folta criniera.

"Non doveva succedere!" disse uno gnàulìo sofferto.

Calod alzò un sopracciglio, mentre la bocca sopra il suo pizzetto grigio si contraeva indispettia.

"Mronarr... Hai tu forse in mano le redini del Fato, per dire questo?"

Il felar singhiozzò di nuovo: "No....".

"Allora mettiti il cuore in pace, il tuo unico errore è stato abbassare la guardia e pensare che L'Ordine fosse al sicuro anche in tua assenza...
L'Ordine non è mai al sicuro, come l'Ideale che difende. Ogni giorno è lotta e non è da vigliacchi allontanarsi per un pò di tempo, pensando che in propria assenza tutto vada liscio... è solo da inesperti, è solo scioccamente ottimista..."

Mronarr scosse il capo.

"...Ma stare a piangere come delle fanciulle invece che prendere il proprio Destino in mano e combattere per la Sicurezza dell'Ordine, ecco, quello è da vigliacchi!" escalmò il vecchio umano, sbuffando un furioso soffio di fumo.

Mronarr alzò i gialli occhi felini verso il genitore adottivo, al lucore della fiamma e bagnati di lacrime, mandavano guizzi irrequieti e tristi.
"Hai ragione" disse in un soffio.

Calod annuì e guardò il suo giovane figliolo, che negli ultimi tempi si era fatto forte e robusto. Era cresciuto molto oltre la media umana e la sua stazza si era fatta tozza e robusta, senza perdere alcunchè della grazia felina della sua razza. Solo il cuore, ora, era privo di difese.

Poco giorni prima Mronarr era tornato finalmente nei territori delle Città Protette dopo un lungo vagabondare sfruttato per temprare il proprio corpo e le proprie tecniche di combattimento. Il lavoro aveva dato i suoi frutti sul fisico, ma la mente, presa in voli, fantasie e desideri comuni sul finire dell'adolescenza, era diventata pigra e flaccida. Il felar aveva perso metà della sua prontezza di spirito ed era l'ombra del giovane valoroso che un giorno era entrato nelle fila dei Cavalieri.

Così, il Fato volle, che, appena tornato a Kyrandor, si presentasse a lui una situazione ardua e difficile. Nel suo cuore, i dubbi tornarono a tormentarlo.

Sandrast, colui che si era occupato della sua formazione come Cavaliere, era disperso da vario tempo, mentre le fila dell'Ordine si erano assottigliate. Il prode Gorklak, lo schivo Tyreal ed il misterioso quanto ambiguo Kanon erano i soli esponenti di spicco rimasti all'ordine.
Mronarr, aveva conosciuto poco questi tre cavalieri e molto spesso, con un moto infantile della sua anima, tendeva ad accusarli mentalmente del periodo infame che l'ordine stava passando. Ma sapeva che non era certo lui a doverli giudicare, sapeva che egli in primo luogo doveva giudicare sè stesso, i suoi errori, le sue manchevolezze e le sue imperfezioni.

Stanco, dopo l'ultimo scontro verbale avuto con un drow a Kyrandor, era tornato alla sua Casa Natìa nei dintorni di Nea Ofcol e alla sua famiglia.
Il suo cuore roso dal dubbio era ora affidato alle amorevoli cure di Rrowa sua madre ed all'attenta analisi di Calod, il padre adottivo.

Mronarr, nella fievole luce proiettata dalla lampada, alzò il capo, guardando fiero il padre.

"Hai ragione, è tempo di scacciare i dubbi e reagire con Forte Gentilezza, come, mi insegnò mamma, e di affinare la Gentile Forza, che m'insegnarono i miei due padri."

Calod accennò un sorriso e inspirò fumo dalla pipa.

"Ora riposati, grosso micio bianco, domani inizierai un serio allenamento."

E dirigendosi verso la sua camera diede una pacca affettuosa alle spalle rigide e stanche di Mronarr.

[fine primo capitolo]
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