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Affisso: Ven 22 Ott, 2004 Oggetto del Messaggio: Il pianto del Drago dei Venti |
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Un vecchio guerriero avvolto da una lucente armatura dorata, arrivo’ con passo lento e malfermo nella grande piazza dei mercanti, recandosi a seder sotto la grande statua che dominava la piazza in quel crepuscolo freddo ed ostile.
Dalla sua sacca prese un liuto in ebano, finemente intarsiato, lo poso’ sulle labbra ed intonoÕ una dolce melodia, diveniva sempre piu’ triste man mano che proseguivaé
ÒLe lagrime d’una madre calavano lentamente dagli occhi sofferenti,
per poi posarsi sul corpo di colui che una volta, era suo figlio.
Esse andarono a confondersi con il sangue scarlatto del piccolo,
che pareva assopito in un sonno profondo, un sonno eterno.
Nemmeno l’amor paterno,
riusci’ a difendere il pianto del figlio,
che veniva meno man mano che il mio brando,
penetroÕ sempre piu’ a fondo il suo cuore innocente.
Ed ora, il suo spirito lucente,
riposa in pace nel lembo delle stelle,
mentre una lagrima bagna il suo viso,
ed un ricordo, affiora nella sua mente.
Anche alla madre, tocco’ codesta amara sorte,
quando in preda al dolore, si scaglio’ verso la morte.
La mia lama uccise per la terza volta,
il sangue bagno’ la terra ove il compagno si spense.
Rimasi in ginocchio, immerso nel silenzio di quella grotta,
lo sguardo perso nel vuoto, mentre stringevo ancor la spada nel pugno.
Erano li’, immobili, innanzi ai miei occhi,
intrisi del loro stesso sangue e della mia crudelta’.
Passo’ il tempo, passaron i minuti,
passo’ una fitta nel mio cuore,
passo’ una lagrima sul mio viso,
mentre un’amor perduto,
giaceva in una grotta, di sangue intriso.
Subito fuori da quel loco di disperazione,
gettandomi in ginocchio urlai alla luna il mio dolore,
un dolore che aveva spezzato il mio cuore.
Alzai le mani lorde di sangue innocente,
mostrando agli Dei il gesto d’un folle.
Mentre Kyra nasceva all’orizzonte,
le mie gambe malferme mi trascinaron
oltre le folte fronde,
di quella foresta maledetta,
ove un flebile canto di dolore,
giungeva alle mie orecchie stanche, stanche dÕudir solo rancore.Ó
Il guerriero smise di suonar la sua avventura, s’alzo’ lentamente e inizio’ a marciar ove le tenebre di quella notte tentarono di nascondere le sue gote imbrattate del suo passato.
Solo un flebile pianto echeggioÕ prima del silenzio, in quelle vie abbandonate. |
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