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L'ultima prova

 
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Autore Messaggio
Korsath





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MessaggioAffisso: Mer 20 Ott, 2004    Oggetto del Messaggio: L'ultima prova


Se ne stavano lì su un’altura, immobili davanti a ciò che il destino aveva riserbato ai giovani che sotto i loro occhi si erano battuti valorosamente. L’uomo avvolto nel mantello sogghignò indicando con l’indice un giovane dolorante sotto un imponente quercia alquanto distante e poi disse Òlo vedi quello?Ó Il bardo annuì lievemente e l’uomo riprese Òsi chiama Raymay ed è colui che attirando la mia attenzione è stato scelto, ora che hai visto tutto va e racconta ciò di cui sei stato testimone...
ÉL'ultima provaó

Il bardo arrivò alla locanda ancora preso a contare tutte le monete d’oro ricevute per la commissione e richiamando l’attenzione di tutti a se con una breve introduzione iniziò a descrivere la scena:

ÒIl corpo sfinito abbandonato tra l'erba alta, le spalle appoggiate stancamente al fusto d'una secolare quercia, la spada insanguinata abbandonata lì vicino. Gli occhi vitrei, d'un azzurro spento, fissi, ad osservare un luogo lontano, perduto irreparabilmente, forse a scrutare un'altra realtà, meno dolorosa, meno cruenta.
Un lieve tintinnio metallico si alzò nel silenzio regnante non appena una leggera ma fitta pioggia cominciò a cadere su quella distesa di armature divelte che giacevano ovunque, col loro prezioso contenuto ridotto ad ammassi di carne sanguinolenta. Non v'era traccia d'umanità in quei volti sfigurati, né di coraggio né di onore.
La battaglia riviveva ancora nella mente dei superstiti, le loro orecchie erano ancora piene dei canti di guerra, del clangore delle armi, delle grida di dolore; i loro occhi rivedevano i volti delle vittime prima che la loro vita fosse spezzata dal freddo acciaio delle lame, i cavalli feriti mortalmente che si divincolavano disperatamente; l'odore acre del sangue aleggiava ancora nell'aria umida.
Il giovane ricordava il principio di quella giornata di morte, della sua ennesima battaglia. L'aveva sognata, cercata con tutte le forze; rappresentava un momento di gloria, il momento in cui dimostrare il proprio valore, la possibilità di conquistare ori e possedimenti. Ed ora, che il sole era calato e con esso il sipario di quella tragedia, ai suoi occhi non rimaneva che una profonda ferita nel corpo sanguinante.
Tutti i giovani, suoi amici e fratelli d'arme, che si erano lanciati con foga nel vivo della battaglia, erano soffocati nel loro stesso sangue, coi loro sogni infranti. Solo lui tra tutti i nuovi armati, era sopravvissuto alla morte, ma ora non provava né orgoglio né valore per le sue azioni.
Ricordava la sua prima vittima. Era un giovane, come lui, che si era lanciato con il suo stesso entusiasmo nel combattimento, spinto dai suoi stessi sogni. La sua vita si era spezzata, poco dopo che il sole baciò quella terra ed il vento iniziò a frustare l'erba di quelle colline, quando sul suo volto si era abbattuta la spada nemica. Una smorfia di terrore mista a stupore s'era dipinta sul suo viso e poi il suo corpo che si accasciava senza vita, lentamente, davanti ai suoi occhi. Non ricordava altro della battaglia, continuò a combattere, per la propria vita, fendendo l'aria brandendo la spada con foga, cercando di cancellare dalla propria memoria quell'immagine dolorosa, cercando di lavarla con il sangue. Ora non ricordava se aveva spezzato altre vite, cancellato altri sognié
Il dolore lancinante all'addome lo riportò alla realtà. Le bende imbevute di vino caldo che gli fasciavano il profondo squarcio erano inzuppate di sangue e la ferita, ricucita frettolosamente, pulsava dolorosamente. Aveva chiesto lui di essere portato ai piedi di quell'albero, sotto la quercia secolare che aveva assistito imperturbabile a cento e cento battaglie, a mille e mille mortié Vedeva i serventi della morte, scure ombre che vagavano per il campo di battaglia immerso in una fredda notte stellata come fantasmi, trascinare i cadaveri e, dopo averli saccheggiati, gettarli in una grande fossa comune.
Il dolore gli offuscava la vista, e, come sempre, gli ricordava di essere ancora vivo.
E destinato ad un’altra battaglia.Ó
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