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Druymor: l'addio e l'insegnamento

 
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Druymor





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MessaggioAffisso: Ven 01 Ott, 2004    Oggetto del Messaggio: Druymor: l'addio e l'insegnamento


Il vecchio si avvicinò all’albero, un possente e secolare abaryss, si tolse lo zaino verde appoggiandolo a terra e si rannicchiò tra le sue radici nodose e sporgenti in modo da stare comodo. Poi aprì il libro che stringeva tra le mani, sfogliandolo apparentemente a caso, e scegliendo una serie di versi scritti in rune iniziò a leggere ad alta voce. Il vecchio era solo, ma leggeva come se avesse molte orecchie presenti in quel momento ad ascoltarlo. Si soffermò sull’ultima parola, gli occhi azzurri fissi sulle lettere vergate dai suoi maestri tanto tempo prima in quella stessa foresta, e dopo una pausa di qualche istante, distolse gli occhi dal libro e iniziò a cantare un’antica canzone molto conosciuta tra la gente dei boschi. E man mano che proseguiva, la voce del vecchio diventava gradualmente sempre più forte, più alta, più potente, fino a far scuotere il grande albero e le sue verdi fronde, fino a far tremare la terra. Man mano che il vecchio pronunciava le parole, un suono nuovo si aggiungeva al canto e gli conferiva nuova forza e nuove note meravigliose: il canto delle mille specie di uccelli, il grugnito dei cinghiali, l’ululato dei lupi, il fruscio delle foglie degli alberi, il ronzio degli insetti, il gracidio delle rane, il miagolio dei gatti selvatici, il rumore delle rocce che cozzavano una contro l’altra rotolando dalle colline, lo scrosciare dell’acqua nel fiume e nei ruscelli suoi affluenti, il soffio del vento...
Era la foresta che cantava, il vecchio l’aveva solo risvegliata e ora ne guidava la voce per dare il benvenuto al nuovo giorno, come era consuetudine per il suo popolo iniziare il giorno al tramonto invece che all’alba come da secoli solevano fare gli abitanti delle terre occupate.
Il vecchio chiuse il libro e fece un gesto con la mano sinistra, su cui aveva una cicatrice rossa, e gradualmente ogni suono diminuì di intensità fino ad affievolirsi, fino a scomparire, lasciando solo il suono potente della voce del vecchio, che continuò ancora forte per alcuni istanti per poi diventare quasi un sussurro e confondersi nel silenzio delle foglie.
La foresta aveva capito. Il vecchio aveva scelto di partire per un lungo viaggio, e la sua meravigliosa e amata foresta l’aveva salutato come ogni giorno, perché sapeva che sarebbe tornato a narrare ciò che avrebbe visto nelle terre occupate.
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Druymor





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MessaggioAffisso: Ven 01 Ott, 2004    Oggetto del Messaggio: Re: Druymor: l'addio e l'insegnamento


Il vecchio era ancora seduto in grembo alle radici del grande abaryss, quando la sua attenzione fu attirata da un movimento tra i cespugli a pochi metri davanti a lui. Il vecchio attese qualche momento, scrutando attentamente erba e arbusti con i suoi occhi azzurri intrisi d’acqua dolce e di cielo sereno, e dopo aver notato un ciuffo di peli neri, sorrise. Disse felice: <<Vieni avanti, mostrati, tra poco non mi vedrai ne sentirai più>>.
Allora dagli arbusti sgattaiolò all’aperto un cucciolo di felar dal pelo tutto nero e arruffato, vestito con abitini fatti di foglie e giunchi, fragili come il suo coraggio in quel momento. Il felar fissò il vecchio insistentemente con i suoi lucidissimi occhi verdi, talmente lucidi che pareva brillassero nell’oscurità, e dopo aver portato una zampa chiusa a pugno sul cuore, iniziò a parlare:
<<Grande Maestro, partite in circostanze drammatiche, lasciando i vostri allievi soli e il vostro popolo senza guida... proprio quando un nemico arriva alle porte della nostra più antica dimora... ma sappiate che io sarò qui ad aspettarvi, custodendo e proteggendo la foresta da ogni minaccia e da ogni pericolo, come avete insegnato voi e sarò anche pronto a.........>>. Il piccolo felar non riuscì a finire la frase perché il druido lo zittì all’improvviso, e utilizzando un tono severo e pieno di autorità, ribattè:
<<Pronto a fare cosa, eh? A morire? Dopo che sarai morto non potrai più proteggere nulla, ricordalo bene, mio giovane allievo, ricordalo bene. é il più prezioso degli antichi insegnamenti: proteggere la vita, compresa la propria. Se tutti i druidi guardiani sacrificassero la propria vita per salvare quella altrui, le foreste libere sarebbero oggi ridotte a boscaglia, covi di criminali e infinite distese di urbana e ignorante ÒciviltˆÓ. Ricordalo sempre, caro allievo>>.
La voce del druido divenne poi più pacata e dolce, e finalmente il piccolo felar riuscì a distogliere i propri occhi da quelli del Maestro: il felar doveva ancora imparare molto sulle antiche arti e sulla filosofia dei druidi guardiani, e avrebbe ancora passato molto tempo sui libri e sui rami degli alberi della foresta prima di insegnare a propria volta ai suoi futuri allievi.
Il druido si alzò in piedi senza alcuno sforzo, come se le radici su cui era sistemato si fossero mosse per sollevarlo e posarlo a terra; poi si sistemò lo zaino sulle spalle, diede un cenno al giovane allievo per farlo avvicinare e lo prese in braccio. Il piccolo felar si trovò così raggomitolato sul libro del Maestro, le cui rune incise splendevano alla luce di Marhis come attirate da un misterioso richiamo, e ne fu meravigliato e onorato: era un gesto che non aveva mai compiuto, il libro l’aveva sempre e solo il druido e non aveva mai permesso a nessuno di sfiorarlo minimamente.
Il druido comprese la meraviglia e l’emozione del piccolo felar, e sorrise spiegandogli la situazione.
Dopotutto era stato uno dei suoi migliori allievi e pensò che era giusto lasciargli un ultimo insegnamento prima di partire.
Così il druido iniziò a camminare leggero tra gli alberi secolari, narrando all’allievo un paio di avventure vissute in gioventù, senza tralasciare alcun particolare e avendo cura delle parole da usare per rendere più avvincenti i resoconti, osservando uno ad uno gli alberi incontrati e dedicando a ognuno qualche verso di antiche poesie druidiche, fino a quando arrivò davanti a un lago dalle acque blu e cristalline, nel quale ricadeva da una parete di roccia una fluente e bellissima cascata dal rumore molto caratteristico, a causa dei suoni dello scroscio dell’acqua e dell’ululato dei lupi che si fondevano insieme a formare un concerto notturno selvatico e misterioso.
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Druymor, Druido di Haon-Dor e Guardiano dell'Ovest
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MessaggioAffisso: Sab 02 Ott, 2004    Oggetto del Messaggio: Re: Druymor: l'addio e l'insegnamento


Davanti alla meravigliosa veduta del lago, il druido si fermò e appoggiò lo zaino vicino alle rocce: fissò il giovane felar, guardò la cascata scrosciante e infine il lago. Chiuse gli occhi per qualche istante, sussurrò una parola di saluto ai suoi fratelli lupi e tornò nuovamente a osservare il proprio allievo, pensando che negli anni della propria assenza sarebbe diventato un vero druido, forte e sapiente.
E con voce pacata ma decisa, il Maestro formulò l’insegnamento:
<<Contempla la meraviglia della natura, comprendi il significato e la funzione di ogni suo singolo elemento per ammirarne la bellezza in completo, solo così potrai essere pronto a proteggerla e difenderla, anche con la forza se necessario. Guarda attentamente, guarda la forza e la grandezza della foresta, e poi dimmi cosa hai veduto>>.
Il felar sapeva che quella strana richiesta nascondeva in realtà un insegnamento, l’ultimo che il Maestro gli avrebbe impartito prima di andarsene, e quindi si sforzò di osservare con cura sia la cascata che sbucava dalla parete di roccia, sia il lago cristallino dalle acque blu, sia il fiume che da esso partiva per tornare a serpeggiare tra la vegetazione. Rifece lo stesso percorso con lo sguardo per tre volte, osservando con qttenzione, cogliendo iparticolari di quel bellissimo paesaggio. Poi chiuse gli occhi come aveva fatto il Maestro e provò ad ascoltare la voce dell’acqua e le sue canzoni scorrevoli lungo le sponde verdi di muschio, studiandone la tonalità sia del colore che del suono.
Quindi rispose con fervore:
<<Maestro, ho veduto con gli occhi, ho veduto con le orecchie, ho veduto con il cuore e ho veduto anche con lo spirito. L’acqua del fiume attraversa chilometri e chilometri nelle caverne, sotto la roccia, per poi sbucare qui, alla favolosa cascata dei lupi, dove crea un lago cristallino il cui splendore lo rende scintillante anche di notte, come un gioiello nel mezzo della foresta, e poi corre via tra gli alberi, come un serpente tra i fili d’erba. Ma so che l’acqua del fiume poi torna sempre al principio, e prosegue lo stesso ciclo infinite volte, fino a sempre. Ho veduto, Maestro. Ho veduto e ho capito. Come l’acqua va e viene, così i viaggiatori vanno e vengono, i sentieri finiscono e ne iniziano altri, e la partenza è solo una continuazione, non una fine. Ho capito che voi, Maestro, voi siete come l’acqua del fiume: ora scorrete via lontano, e sembra che vi si perda di vista, ma non è così, voi tornerete, la foresta vi vedrà ancora ammirare le sue meraviglie, e io completerò la mia preparazione con i vostri insegnamenti: la foresta sarà ancora più al sicuro con la vostra presenza>>.
Il felar guardò con occhi fieri il proprio Maestro, sorpreso dalle parole sagge e cariche di verità che aveva appena pronunciato davanti a lui. Il druido scrutò negli occhi del felar per carpirne i veri pensieri, e incrociandoli con i propri vide la Verità e la forza nel verde profondo degli occhi felini.
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MessaggioAffisso: Mar 05 Ott, 2004    Oggetto del Messaggio: Re: Druymor: l'addio e l'insegnamento


Il felar sostenne lo sguardo del druido e questi sorrise, voltando gli occhi in direzione della cascata per ammirarne la potenza e lo splendore alla luce argentea di Marhis.
<<Hai già imparato molto, giovane allievo, sono felice dei tuoi progressi, stai crescendo in fretta come non mi aspettavo... Hai visto esattamente quello che dovrebbe vedere un druido guardiano, senza limitare gli occhi al proprio campo visivo, ma cercando di capire, di analizzare e di osservare ciò che sembra sfuggente e di percepire il più piccolo movimento. Hai parlato con grande sapienza, mio giovane allievo: hai la mia approvazione, sono parole da scolpire nella roccia e di cui tutti i druidi dovrebbero cantare nei giorni a venire. Prima di andare volevo lasciarti un dono, un dono molto speciale>>, e posando il piccolo felar sulle rocce vicine, il druido rovistò nello zaino da viaggio per qualche minuto. Il felar scrutò i movimenti del Maestro con curiosità e divertimento, agitandosi e ondeggiando la coda, lasciandosi scappare anche qualche acuto verso felino, simile al miagolio. Il druido prese un sacchetto di pelle e richiuse lo zaino, sorrise, prese una zampetta del felar e gli fece scivolare nel palmo una pietra verde, lucida, liscia, dalla forma irregolare, che un occhio non esperto avrebbe confuso con un qualsiasi ciottolo di fiume. Il piccolo felar trasalì quando la vide, era un dono che sanciva la completa fiducia del Maestro verso di lui. Il felar esultò: <<Una delle Pietre di Mor! Maestro, voi... la date a me... oh, vi ringrazio, e anche se non sarò all’altezza del dono... Grande Maestro, la custodirò per voi e ne farò uso solo se strettamente necessario, ve lo giuro>>, e portò la zampa destra chiusa a pugno sul cuore, come simbolo di ringraziamento e di saluto.
<<Ne sono sicuro, giovane allievo, sei abbastanza forte da capire quando e se usare un artefatto del genere. E con esso ti devo dare anche un compito importantissimo: dovrai scrivere tutto ciò che succede nella foresta su un diario personale, ogni singolo avvenimento, buono o malvagio che sia, tieni un resoconto dei giorni in cui saremo separati. Al mio ritorno ti rivelerò il motivo per cui ti ho dato questo compito. Ora ti devo lasciare, sarò di ritorno non prima che Marhis abbia percorso i sentieri del cielo per duecento volte. Abbi cura dell’elfo, ed entrambi seguite i consigli degli altri Maestri. E vi prego, evitate di mandarli in collera. Essi sono stati avvertiti del mio viaggio nelle terre occupate ma porta loro i miei saluti ancora una volta. Sii forte, giovane felar, sii forte come un possente abaryss: tempra tanto lo spirito, la conoscenza e la mente quanto il corpo, l’agilità, la forza. Proprio come l’acqua del fiume permette ad un abaryss di continuare a vivere, persegui l’insegnamento druidico e proteggi la foresta e i nostri fratelli druidi. Addio>>.
Quindi il druido, chinandosi in avanti, abbracciò il piccolo felar e sussurrando qualcosa lo fece addormentare tranquillo, permettendogli di sognare sereno e di svegliarsi felice il mattino seguente; adagiò il corpicino del felar su un lettino di foglie tra le rocce delle sponde del lago e pronunciando le parole di una poesia della notte, si rese conto che il giovane stringeva ancora forte la Pietra di Mor.
Il druido accennò un sorriso soddisfatto, prese lo zaino e iniziò a camminare verso sud, per attraversare la foresta in tutta la sua ampiezza, in direzione della città di Kyrandor.
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