| Autore |
Messaggio |
Korsath

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Affisso: Mer 18 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Missioni per entrare nella cabala |
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Riporto un pezzo del testo che ho fatto fare a Diarmuid
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Iniziamo trattando il tutto in modo piu’ generico: ovviamente non potro’ tirare fuori dal nulla un nuovo stile di prova fatto e confezionato per testare coloro che fanno richiesta di ingresso alla cabala, ma se riusciro’ a fornire una linea guida che delinei un nuovo stile di esame e un nuovo modo di operare le selezioni, allora mi riterro’ gia’ sufficientemente soddisfatto. Se poi da tutto questo ne verra’ fuori qualcosa di buono, allora saro’ felice a prescindere dall’esito della mia prova personale per l’ingresso nella cabala.
Tracciamo innanzi tutto una distinzione, una linea guida di base da cui articolare il tutto: cos’e’ la prova?
La prova e’, come voi ben sapete e come spero sia chiaro e lampante per tutti, un MEZZO e non uno SCOPO.
Un mezzo e’ qualcosa messo a nostra disposizione per raggiungere uno scopo: lo scopo, invece, e’ il fine che ci proponiamo di raggiungere attraverso SVARIATI mezzi.
La prova non e’ dunque un fine, ma un mezzo: essa dovrebbe consentirci di valutare l’effettiva idoneita’ e l’effettivo valore di coloro che richiedono di entrare a far parte della cabala, fornendo una chiara traccia agli esaminatori incaricati di seguire questi aspiranti circa le loro reali capacita’, la loro lealta’, la loro forza e determinazione.
Bisogna sempre ricordarsi che la prova non e’ mai fine a se stessa: in quanto mezzo e non scopo, essa va interpretata e compresa, e non pedissequamente e ostinatamente usata a mo’ di diga o sbarramento: se si tratta di un indovinello, bisogna tenere a mente che piu’ soluzioni possono egualmente prestarsi a risolvere la medesima situazione, se e’ un test di capacita’, bisogna ricordarsi che non esiste un’unica strada per giungere alla meta, e che cio’ che conta non e’ solo il risultato e la meta, quanto il cammino intrapreso per raggiungerla. E' il cammino a fornirci una traccia inconfutabile e veritiera circa le reali capacita' dell'individuo, e non il risultato in se stesso.
La prova ci fornisce dunque una traccia delle reali capacita’ dell’esaminato: ma solo se sappiamo come leggere e interpretare tale traccia.
Per fare questo, bisogna innanzitutto tenere conto di alcuni fattori fondamentali, primo tra tutti l’obiettivo che ci si prepone quando si studia e si crea una prova d'esame.
Qual’e’ il reale obiettivo che ci prefiggiamo, quando esaminiamo un candidato? Cosa vogliamo che ci dimostri, per essere degno di appartenere alla cabala?
Queste sono le due domande le cui risposte dovrebbero sempre essere ben chiare per l’esaminatore: ogni cabala, in generale, ha scopi e obiettivi, per perseguire i quali e’ richiesta ai membri una particolare competenza e/o abilita’ che essi devono appunto dimostrare di possedere durante la Prova d’ingresso, che deve determinare se l’aspirante soddisfa cio’ che e’ requisito fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di cabala.
Pertanto, devo purtroppo ammettere che trovo poco pertinenti delle prove di ricerca a indovinello, come quelle comunemente usate da cabale quali Alsandair o Shalafi, che sicuramente traggono da esse informazioni piu’ utili alla loro causa di quanto non possa trarne una cabala di combattenti e guerrieri.
Un guerriero necessita di capacita’ di ragionamento, senso d’orientamento, capacita’ di osservazione: questa e’ la critica piu’ comunemente mossa a questo punto del mio ragionamento.
Questo e’ vero: ma io credo che tutte queste qualita’ passino in secondo piano rispetto ad altre che rispecchiano in modo senza dubbio migliore e piu’ fedele le reali e necessarie capacita’ e abilita' tipiche di un combattente.
La lealta’ e il senso di appartenenza a un gruppo sono la base di qualsiasi esercito organizzato e vincente: e una cabala di combattenti, una elite di guerrieri invincibili e veterani, e’ senza alcun dubbio come prima cosa un esercito.
La competenza e la perizia nelle armi e nelle armature, nella loro cura e scelta, anche questa e’ altresi’ una dote importante, quasi fondamentale per un guerriero.
Infine, la capacita’ di scelta, la freddezza e il coraggio.
Tutto questo, a parer mio, incarna nel modo migliore lo spirito di un guerriero di quanto l’orientamento e la capacita’ di ragionare non facciano.
Ma questo non offre una traccia chiara e precisa di come andrebbe articolata un percorso di prova volto a testare simili abilita’ nell’esaminato; dunque,cerchiamo di tracciare un primo progetto base.
Innanzitutto, partiamo dal presupposto che non dovremmo effettivamente parlare di esaminante ed esaminato: quando un combattente esamina un aspirante alla cabala al contempo lo istruisce, mettendogli a disposizione l’esperienza e l’insegnamento necessari a farlo maturare come combattente e come persona.
Dunque, sarebbe preferibile che ogni richiedente, prima di sottoporsi alla prova, dovesse passare un periodo di addestramento, interrompibile o terminabile a discrezione del maestro, durante il quale il maestro (che sara’ poi l’incaricato di seguirlo e giudicarlo nella prova) lo mettera’ alla prova come riterra’ piu’ opportuno, insegnandogli e testandone le effettive capacita’. Questo, oltre a rendere l’esame piu’ veritiero, favorira’ anche il senso di appartenenza e l’unione tra le due persone, che presto potrebbero ritrovarsi ad essere compagni di cabala, favorendo appunto la lealta’ che e’ la base d’ogni gruppo organizzato.
Dopo questo primo periodo di addestramento, di durata variabile da individuo a individuo, iniziera’ il percorso di prova vero e proprio.
La prima prova dovrebbe essere volta a determinare la capacita’ di valutazione di armi e armature che l’aspirante possiede. Spesso in guerra ci si trova in condizione di dover scegliere non solo per se stessi, ma anche per coloro posti sotto il nostro comando il giusto equipaggiamento e le armi piu’ opportune da impiegare, che variano ovviamente a seconda del grado di preparazione della truppa. Una conoscenza approfondita e particolareggiata delle armi e delle armature piu’ o meno comuni di Therial e’ dunque prerequisito fondamentale per coloro che volessero entrare a far parte di una elite guerriera quale quella della cabala dei supremi combattenti.
Un esempio di prova atta a determinare la presenza o meno di una simile competenza potrebbe essere quella di riuscire a procurare un determinato equipaggiamento per un soldato di un determinato grado di preparazione entro un tempo prefissato. L’equipaggiamento dovra’ essere il migliore di cui il soldato dovra’ usufruire, e la prova verra’ considerata completata solo se il soldato in questione riuscisse a vincere uno scontro usando l’equipaggiamento fornito dal questante.
(OFF: In pratica, la prova potrebbe essere una cosa del tipo “fornire un equipaggiamento per un pg di livello 50 usando soltanto oggetti presenti in non piu’ di 4 aree confinanti tra loro che verranno scelte a propria discrezione dal maestro”).
La seconda prova, invece, dovrebbe determinare la freddezza e il coraggio dell’allievo: recuperare un oggetto posto in una stanza ben protetta, combattere contro un nemico superiore in potenza ma scegliendo e conservando solo 2 pezzi dell’armatura normalmente indossata potrebbero essere esempi calzanti di quanto intendo. Ovviamente, anche in questo caso l’ultima parola circa la scelta di tali handicap spetta al maestro: un maestro di spada che decida di combattere a mani nude e’ chiaramente un buon esempio di quanto intendo, al contrario di un esperto di arti marziali che scelga il medesimo handicap (che si rivelerebbe essere invece un vantaggio).
Le prove dovrebbero dunque essere incentrate su abilita’ di combattimento, comprendendo finanche simulazioni di guerra, con cui provare l’attitudine alla strategia del richiedente: non e’ detto che debbano per forza essere semplici o scontate, ma e’ importante che siano pertinenti e abbraccino quella che e’ la vera essenza della cabala.
Non si tratta di semplici dighe di sbarramento, come ho gia’ detto, atte a bloccare il richiedente: ma di vere e proprie possibilita’ di crescita e miglioramento personale, di occasioni che la cabala offre al richiedente per migliorare innanzitutto se stesso, di modo che quand’anche uscisse dalla prova fallendola, possa dire di avere comunque imparato dall’esperienza, di averne fatto tesoro e di essere migliorato da questa.
Le missioni sono il mezzo, non il fine: il fine e’ quello di ottenere guerrieri forti e coraggiosi, fedeli e indomiti.
Il fine di ogni disciplina, dalle arti marziali alla via della spada, e’ quello di migliorare l’uomo.
Credo, e spero a ragione, che esso sia il medesimo fine che anche la cabala potrebbe e dovrebbe proporsi.
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Anche io, come Diarmuid, ritengo che l'attuale sistema di valutazione non é consono all'armata.
Tuttavia, al contrario di lui, io sono dell'idea che non é tutto da buttare questo metodo: se si integrasse con quello proposto da lui ne si creerebbe uno decisamente migliore.
Mi spiego...
il sistema ideato da Diarmuid ha grande una pecca: l'eccessiva lunghezza nell'arrivare al completamento di tutte le missioni.
Io sono dell'idea che invece dando come prima missione la classica "a indovinello" si farebbe una prima selezione che si porterebbe avanti col suo metodo riducendo però le richieste da fare agli aspiranti.
Che ne pensate?
Altre idee?
Korsath Kougaiji |
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