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Regnak

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Affisso: Mar 03 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: In Locanda... |
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[Piccolo avviso, prima di iniziare: si tratta di una scena rpg, che vorremmo giocare con un amico. Chiunque voglia puo' tranquillamente aggiungersi, postando nel dovuto tono (che potrete notare dai nostri post) e puo' usare le informazioni desunte dalla scena in rpg: dopotutto, si tratta di una scena in locanda, per cui chiunque vi si potrebbe trovare e assistervi, teoricamente. Per favore, vi prego: NESSUNA RISPOSTA OFFRPG O OT, se non siete interessati ad arricchire la scena, limitatevi a leggere o ignorare ]
La seconda anta della porta principale della Locanda cigolo' appena, richiamando l'attenzione dell'oste e di un paio di avventori; poi, senza che la porta si aprisse ne' venisse scostata in alcun modo, dal legno inzuppato di pioggia e inscurito dal tempo e dal fumo emerse una mano, dalla pelle pallida e diafana.
Ben presto, il corpo di un ragazzo segui' la mano. Simili spettacoli non erano certo rari, da quando gli elfi grigi, i Rockseer, erano apparsi nel regno, poche centinaia di anni prima. Eppure ancora destavano l'attenzione della gente, come ebbe modo di constatare il nuovo arrivato quando, emergendo dalla sottile porta che separava l'esterno freddo e piovoso dall'interno caldo e invaso dal fumo della locanda, si trovo' addosso una dozzina d'occhi che lo fissavano.
Scrollando l'acqua dal mantello da viaggio, Regnak decise di ignorare gli sguardi degli avventori, che dopo pochi secondi tornarono a ignorare lo snello elfo grigio. Avvicinatosi a una panca nell'angolo del locale, l'elfo abbasso' finalmente il cappuccio del mantello, rivelando folti e corti capelli di un nero leggermente pallido, tendente al grigio-scuro. Le labbra, sottili ed esangui, pallide come del resto sembrava essere tutta la pelle del corpo dell'elfo grigio, si mossero impercettibilmente verso l'interno della bocca, mentre i denti dell'elfo vi si chiudevano sopra, stringendole.
Quello era uno dei gesti che inconsciamente Rek era sovente usare quando si trovava in tensione; ma quando l'oste arrivo', deponendogli tra le mani un boccale di birra calda e scura, la tensione sembro' abbandonare l'elfo, che rispose all'uomo con un caldo sorriso di ringraziamento, ordinando poi una robusta e abbondante porzione di qualunque cosa avesse avuto intenzione di servire per cena, accompagnata da sidro speziato addolcito con miele.
Quindi, mentre l'oste si ritirava nelle cucine, l'elfo si appoggio' alla parete dietro di lui, lasciando ricadere le mani sul tavolaccio in legno, chiudendo gli occhi e inspirando profondamente, godendosi il tepore e il brusio accogliente e confortevole della locanda.
"Al diavolo i sicari", penso' Rek mentre recuperava tutto il suo buonumore "se avessi dormito un'altra notte in foresta e mangiato una sola altra bacca, mi sarei trasformato in cinghiale, parola mia!"
Le voci della locanda danzavano attorno a lui, e nell'aria si spandeva un leggero aroma di arrosto, misto al profumo della legna odorosa che bruciava nei camini: betulla, sicuramente. Un legno morbido, che non produceva un fumo sgradevole e bruciava facilmente. _________________ La luna verra', a riportarmi alla mia solitudine. Dolcemente, come un soffio di scirocco, per condannarmi ancora all'oblio. |
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Vintar

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Affisso: Mar 03 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Sorridendo tra se e se con aria compiaciuta, Vintar osservo' dal suo tavolo l'elfo grigio.
Aveva tempo, non c'era nessuna fretta. Riprese a giocherellare con il boccale di peltro che il locandiere aveva portato anche al suo tavolo, quando vi si era accomodato: all'inizio era stato anch'esso ricolmo di una calda e forte mistura di malto e altri cereali, fermentata sino a diventare alcolica. Adesso, era ancora ricolmo come quando il grasso ometto l'aveva deposto sul tavolo con un sorriso: ma il liquido aveva avuto tutto il tempo di raffreddarsi, dal momento che il ragazzo non ne aveva toccata neppure una goccia.
Seguitando a fissare l'elfo, Vintar non manco' di notare le condizioni deplorevoli in cui versava: il mantello da viaggio del viandante era consunto e sbiadito dalla pioggia, e gli stivali erano logori e incrostati di terra e fango, e sembravano reclamare una ripulita. Riporto' alla mente il maniacale attaccamento all'ordine dell'elfo, e non riusci' a reprimere un sorriso: improvvisamente aveva voglia di riabbracciare l'amico, e di vedere che faccia avrebbe fatto nel vederlo li, nel comparirgli davanti all'improvviso, inaspettatamente. Sorrise ancora, passandosi una mano tra i lunghi capelli rossicci, quindi si alzo' e si mosse silenziosamente verso il tavolo d'angolo occupato dall'elfo grigio.
"Lode al riposo dei giusti e degli equi, poiche' benedetto dal divino Shod.", esordi' quindi a voce alta e squillante quando non fu che a pochi passi dal vecchio amico, dando alla frase un tono gioviale e divertito, e alzando una mano in cenno di saluto, mentre l'altra rimaneva a ciondolare sul fianco... _________________ ...e quando la furia divina sara' destata, allora e soltanto allora la Spada del Cielo si mostrera' agli uomini: poiche' gli dei piangono lacrime amare, quando i loro figli li abbandonano... E tali lacrime diventano sangue, sul filo dell'ira della Spada. |
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Regnak

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Affisso: Mer 04 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Pian piano, il tepore e il senso di sicurezza che la locanda gli donava si andarono insinuando in lui. Continuando a tenere gli occhi chiusi, porto' alle labbra il boccale, bevendo una generosa sorsata della birra forte e calda, e lasciando che il tepore del liquido amarognolo gli riscaldasse piacevolmente lo stomaco.
"Lode al riposo dei giusti e degli equi, poiche' benedetto dal divino Shod."
La voce risuono' alta e improvvisa, spezzando la calma e il rilassamento che cingevano le membra dell'elfo grigio, e riportandolo alla realta' con la violenza d'un maglio che si abbatta su una incudine.
Riaprendo di scatto gli occhi, Rek porto' istintivamente una mano alla spessa fascia di cuoio marrone che ancora gli cingeva il petto e che aveva avuto il buonsenso di non allontanare da se. Le dita lunghe e sottili dell'elfo si chiusero attorno all'elsa di un pugnaletto da lancio ben bilanciato e affilato come pochi, mentre il suo sguardo si posava sul nuovo arrivato.
Lo stupore lo annichili' sul posto: le dita si aprirono, lasciando scivolare il pugnale nella cinghia che lo assicurava al balteo, e si riscopri' improvvisamente incapace di dire o pensare alcunche' quando, alzando gli occhi per vedere che aspetto aveva il possibile aggressore, si trovo' davanti Vintar, la cui bocca disegnava il consueto fanciullesco sorriso di sempre.
Sbatte' le palpebre un paio di volte, quindi si lascio' andare contro la parete, appoggiandovisi affinche' lo sostenesse.
Vintar. Il suo unico amico. Vintar. Il ragazzo con cui era cresciuto. Vintar. Suo fratello d'armi.
Vintar...
Scosse lentamente il capo, incapace di proferire parola, quasi per paura che anche solo un cenno sbagliato, una sillaba fuori posto, avrebbe spezzato quell'incanto.
Avrebbe potuto piangere e gettarsi al collo dell'amico, in quel momento. Invece, tutto quello che gli riusci' di dire fu "...ancora Shod? Non ti sei stancato del tempio, Vin?", con un tono che risuono' vagamente canzonatorio. _________________ La luna verra', a riportarmi alla mia solitudine. Dolcemente, come un soffio di scirocco, per condannarmi ancora all'oblio. |
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Vintar

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Affisso: Mer 04 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Vintar socchiuse gli occhi, continuando a sorridere con fanciullesca innocenza verso l'amico. Con calma e con grazia si sedette sulla panca che stava al lato opposto della tavola dell'elfo grigio, poggiando un sottile e lungo fagotto accanto a se, sulla panca. Quindi sciolse il nastro che teneva legati i lunghi capelli rossi, legandoli con cura e calma. Il sorriso non lo abbandono' neppure per un istante.
"...non sono io a dovermi "stancare" del tempio, Rek" fece infine, mentre il suo sorriso si faceva piu' largo e luminoso "e' il divino Shod a non essersi ancora stancato di me, pare. E di questo gli rendo grazie ogni giorno, amico mio, credimi".
Quindi, facendo scorrere un dito sul boccale, e fissando la bevanda scura e calda al suo interno con l'aria interessata e sinceramente stupita di chi stesse rimirando un prodigio unico e irripetibile, alzo' gli occhi verso l'amico e prima che questi riuscisse a dire alcunche' prosegui': "...non avevi smesso di bere, Rek? Sai che non fa bene..." _________________ ...e quando la furia divina sara' destata, allora e soltanto allora la Spada del Cielo si mostrera' agli uomini: poiche' gli dei piangono lacrime amare, quando i loro figli li abbandonano... E tali lacrime diventano sangue, sul filo dell'ira della Spada. |
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Regnak

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Affisso: Mer 04 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Regnak sgrano' gli occhi, fissando l'amico con aria interdetta.
Per un abbondante minuto ed oltre, l'elfo non seppe cosa dire, preso completamente in contropiede: infine afferro' il boccale, strappandolo di mano all'amico con un gesto di stizza e portandoselo alle labbra, bevendo una sorsata della birra calda e forte che vi era contenuta.
Quindi lo batte' sul piano di legno del tavolo con un gesto secco e veloce, fissando Vintar negli occhi e sospirando con aria compiaciuta, come a sottolineare la delizia di cio' che aveva appena bevuto.
"Due mesi,", inizio' infine, fissando il ragazzo negli occhi "non ci vediamo da due mesi... due maledetti mesi... E non per una gita di piacere, no..."
Improvvisamente si fermo', guardandosi attorno per assicurarsi che nessuno lo stesse ascoltando. Quindi, puntellandosi sui gomiti, si sporse verso l'amico, abbassando il tono della voce fin quasi ad un sussurro.
"...due mesi da quando sono fuggito da palazzo... E TUTTO QUELLO CHE SAI FARE E DIRE E' UNA RAMANZINA!?"
Si lascio' cadere seduto, poggiando la schiena contro la parete e fissando l'amico, che continuava a sorridergli con dolcezza e cordialita'.
"...non cambierai mai, vero, Vin?", termino' infine, lanciandosi sul gracile ragazzino e stringendogli le spalle con un abbraccio fraterno.
Essendo di razza elfica, Rek era di costituzione sottile e non eccessivamente robusta: tuttavia, Vintar appariva assai piu' fragile del rockseer. Bassino, con le labbra perennemente increspate dal piu' mite dei sorrisi, il ragazzo appariva ben piu' giovane dell'elfo delle roccie, nonostante fossero coetanei (e dunque quest'ultimo fosse poco piu' che un marmocchio, paragonato alla durata della sua vita). _________________ La luna verra', a riportarmi alla mia solitudine. Dolcemente, come un soffio di scirocco, per condannarmi ancora all'oblio. |
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Vintar

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Affisso: Mer 04 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Vintar rispose all'abbraccio con eguale calore, continuando a sorridere. Era bello rivedere il compagno d'armi, si trovo' a pensare all'improvviso: erano successe cosi' tante cose, negli ultimi due mesi, che si era quasi dimenticato della sua assenza da palazzo...
Ripensare al palazzo pero' gli riporto' alla mente il motivo per cui si era messo in viaggio, e decise che non era il caso di indugiare oltre. Sospirando, punto' le mani contro il petto dell'amico, scostandolo con gentilezza e tornando a sedersi.
Per qualche secondo rimase in silenzio, meditando e cercando le parole adatte dentro di se. Doveva convincerlo. C'era troppo in ballo.
Sollevo' lo sguardo sull'elfo grigio, ma quando incontro' i suoi occhi il discorso che aveva tanto meticolosamente preparato in quei giorni di viaggio, in attesa di quell'incontro, gli mori' sulle labbra.
Era Regnak.
Era li, davanti a lui.
Lo conosceva dal giorno in cui era nato: se non altro, sicuramente dal primo giorno di cui avesse memoria.
Sospirando, Vintar chiuse gli occhi, scuotendo il capo.
"...tu sai perche' sono qui, Rek...", esordi' infine, dimenticando completamente il discorso.
"E' ora che tu torni. Il Dros non si puo' permettere il lusso di perderti. Specie in questo momento, che le tribu' del sud minacciano di invadere i confini."
Riaprendo lentamente gli occhi, Vintar cerco' di catturare lo sguardo dell'amico: invano. I suoi occhi si erano fatti cupi e tristi, e puntavano ora sulla tavola, rimanendo bassi e meditabondi.
"...non puoi cancellare cio' che sei, Rek. Devi tornare. Il Dros ha bisogno del suo Conte di Bronzo...", termino' infine, enfatizzando l'ultima parola, di modo che il titolo spiccasse nella frase com'era giusto che fosse. _________________ ...e quando la furia divina sara' destata, allora e soltanto allora la Spada del Cielo si mostrera' agli uomini: poiche' gli dei piangono lacrime amare, quando i loro figli li abbandonano... E tali lacrime diventano sangue, sul filo dell'ira della Spada. |
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Dhora

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Affisso: Gio 05 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Era li', seduta al tavolo col suo lupo accanto, da quando il Rockseer era entrato.
Diede una grattatina dietro le orecchie del lupo mentre restava ad ascoltare quel che si dicevano i due...non le sembrava di averli mai visti ed era incuriosita come al solito dalle novita'.
Non aveva nessuna fretta per ora e non aveva nulla da fare, quindi decise di restare ad ascoltare quei tipi.
Chiamo' l'oste ed ordino' qualcos'altro da bere...riprese a carezzare il suo lupo come se nulla fosse lanciando, di volta in volta, occhiate nella direzione di quello che aveva capito essere il Conte di Bronzo... _________________ Nulla si crea,nulla si distrugge,tutto si trasforma
[collegamento esterno rimosso] |
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Korsath

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Affisso: Gio 05 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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Sorseggiando la sua birra Korsath si sedette ad un tavolo poco distante la bella arial.
Era entrato da poco ed era la prima volta che appena varcato l'uscio non si sentiva addosso decine di occhi: tutti erano intenti a fissare uno strano elfo...un rockseer.
Notò che Dhora, così si chiamava l'arial, non era sola bensì in compagnia di un lupo che gli ricordava tanto quello che nei momenti di bisogno aiutava Slaider, il suo maestro, e che anch'ella stava osservando lo sconosciuto.
Incuriosito si mise anch'egli ad osservare l'elfo a cui si era aggiunto da poco un compagno. _________________ Freya(LAPT): mapperchè non fare le cose assieme?
<Roncafucker: mangiare sulla ragazza? stupendo rulez
Emiliano (Ke: un piatto di cannelloni roventi
Oolon Collup: e noi balliamo la cavalcata delle valchirie
sulle tue balle, contento?  |
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Vintar

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Affisso: Mer 11 Ago, 2004 Oggetto del Messaggio: Re: In Locanda... |
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[OOC] Mi spiace, ma Regnak, da bastardo qual'e', mi ha avvisato solo ora di essere partito per un paio di settimane di mare. Augurandogli di incontrare lo squalo piu' affamato dell'isola, mi faccio carico io di portare avanti la scena, dal momento che conosco la storia: d'ora in poi, insomma, la parte di Regnak la scrivero' io... Andando con calma e senza fretta, visto che si tratta soprattutto della storia del signorino --' [OOC]
Sospirando, l'elfo delle rocce si adagio' contro la parete della locanda.
Lascio' vagare lo sguardo sulle persone nella locanda, senza tuttavia osservarle: la sua mente era altrove, Vintar lo sapeva bene.
Sapeva bene il colpo che aveva inferto all'amico, sapeva quanto doloroso potesse essere per lui: ma sapeva anche che c'erano in gioco delle vite, e quella non era che una carezza, rispetto a quanto avrebbe dovuto fare di li a poco.
"...torna, Rek... abbiamo bisogno di te....", esordi' infine, dopo un periodo di tempo che a lui era sembrato abbastanza lungo da permettere all'elfo di riflettere e soppesare le sue parole.
"Balle!", sbotto' l'elfo, alzando il boccale e bevendo sino a vuotarlo. Quindi lo batte' sul tavolo, fissando il ragazzo davanti a lui negli occhi.
"Quell'armatura non e' piu' magica di questo boccale di peltro, Vin! E' ora che ti svegli! E' ora che il Dros intero si svegli!! Il conte di Bronzo e' solo una legenda! Quell'armatura e' solo FERRAGLIA!!"
Vintar fisso' a lungo il compagno, cercando di catturarne ancora lo sguardo. Ma fu inutile: gli occhi dell'elfo lo gli sfuggivano, e se anche si fissavano nei suoi, era palese che la sua attenzione era altrove.
Sospirando, Vintar si carezzo' la guancia con la mano. Improvvisamente si sentiva stanco, terribilmente stanco e spossato. Il suo sguardo si sposto' sull'involto che custodiva la sua spada, accanto a lui. Quanto sarebbe stato piu' facile se....
Un brivido gli corse lungo la schiena, mentre si affrettava a distogliere lo sguardo dalla spada. Stava gia' cominciando. L'influsso dell'arma lo stava raggiungendo, e si faceva di giorno in giorno piu' forte. Gli rimaneva poco tempo, ormai.
"...Rek.... Ascolta...."
"No! Tu ascolta, Vintar!! Cosa gli da' il diritto di chiedermi di sacrificare l'intera mia esistenza per alimentare un miraggio?! Cosa... Cosa gli da' il diritto di condannarmi a quella vita vuota e piatta, priva di qualsiasi aspirazione, priva di qualsiasi sogno? Chi gli da' il diritto di chiedermi questo, Vintar?!?"
L'elfo si era levato in piedi, e lo fissava con sguardo impaurito. Improvvisamente, Vintar provo' pena per l'amico.
E' troppo giovane, penso' tra se e se. Non e' un capo. Potrebbe diventarlo, ma non lo e'. E' solo un bambino, ora come ora...
La spada accanto a lui continuava ad aumentare il suo richiamo. Socchiudendo gli occhi, Vintar si impose di non ascoltare il richiamo della lama, cercando di concentrarsi sull'amico.
Trovo' che fosse piu' difficile di quanto non avesse mai trovato, in passato.
Doveva sbrigarsi, la spada non avrebbe atteso ancora per molto. _________________ ...e quando la furia divina sara' destata, allora e soltanto allora la Spada del Cielo si mostrera' agli uomini: poiche' gli dei piangono lacrime amare, quando i loro figli li abbandonano... E tali lacrime diventano sangue, sul filo dell'ira della Spada. |
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