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Grivar

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Affisso: Gio 17 Giu, 2004 Oggetto del Messaggio: [demenziale] Tintarella davanti alla bacheca... |
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"...che cosa stai facendo, e che diamine combini con quella... quella... ROBA in mano, eh??", risuono' alta la voce della donna nella locanda.
Gli avventori alzarono lo sguardo dal fondo dei boccali schiumosi e odorosi di malto e luppolo, e qualcuno biascico' anche un "ehi, bellezza, chiudi quella bocca o vieni qui a usarla meglio!", con voce impastata di alcool e allegria da taverna.
La donna si volto' lentamente, molto lentamente, mentre la figura davanti a lei trasaliva, con in mano il buffo strumento in legno e stoffa ancora ripiegato. "...uh... su... io non credo che dicesse sul serio... ehm... Kha..." inizio' il giovane dai capelli nocciola, scattando per afferrare un braccio della donna in armatura nera e dai lunghi capelli biondi.
La piattonata della pesante spada della gentil donzella gli si pianto' perfettamente in mezzo al viso, andando a rompere per l'ennesima volta la cartillagine del suo naso; e Grivar si ritrovo' a rotolare in una pozza del sangue che usciva copioso dal naso ora leggermente schiacciato, imprecando tra se e se ma ringraziando tacitamente gli dei per la fortuna che gli era toccata: dopotutto, l'Orso si trovava a pochi metri di distanza dal tempio, e al tempio avevano un ottimo curatore, un caro e simpatico omino che non riusciva mai a convincere a curarlo gratis, ma che ci sapeva fare con quel genere di ferite. Per sua fortuna.
Rialzandosi, inizio' a strisciare verso la porta d'uscita, mormorando un "Khazira... io vado un attimo a controllare che il naso che m'hai spaccato non mi si conficchi nel cervello con un nuovo urto.. uh... nel frattempo... qualsiasi cosa tu decida di fare... ehm... non farla, ok?"
"Ma certo, tesoro...", mormoro' lei, voltandosi verso l'uomo che aveva parlato prima, e che ora la fissava con un evidente rivoletto di bava che colava dalle sue labbra, internazionale e indiscusso segno di apprezzamento. L'arial sospiro', uscendo. Ma non aveva fatto che pochi passi, quando dall'interno della taverna gli giunse l'eco della voce della compagna: "...allora, porco... Vorresti vedere se e' solo la bocca, quella che riesco a usare meglio di quanto non t'abbia mostrato, eh?"
L'arial fece partire una mano diretta verso il proprio viso, gemendo e masticando un "...lo sapevo..." tra i denti. All'ultimo minuto si ricordo' del naso rotto, e riusci' a deviare il colpo con uno scarto di lato, andando a pestarsi un occhio. Imprecando a mezza voce, mentre gia' le urla di morte iniziavano a riempire la calda mattinata della tranquilla (si fa per dire) Kyrandor, s'avvio' verso il tempio, entrando nella camera del curatore.
"...li mortacci, ragazzo... che hai fatto!!?!?", urlo' l'uomo non appena vide il volto pesto dell'arial.
"Drakyri?", chiese quindi, prendendo un unguento e facendo sedere il ragazzo per meglio applicarlo alle contusioni.
L'arial scosse il capo.
"...mm... Westland, allora?", continuo' quello senza desistere, massaggiando il naso rotto con l'unguento che avrebbe fermato l'emorragia interna. Ancora una volta l'arial fece cenno di no col capo.
"...non sarai mica andato ancora laddove le anime si dividono?!?", scatto' all'improvviso il curatore, affondando per sbaglio un dito nell'occhio dello sfortunato arial, che riusci' a malapena a tenere per se' un'imprecazione.
"No, Khazira...", mormoro' quindi, pregando che tanto bastasse al gioviale curatore.
"Gia', ci avrei scommesso", concluse questi, prima di iniziare a salmodiare la formula di cura "...ecchimosi come queste, o lei o il Rahl".
Sospirando, piu' leggero di 200 monete d'oro e con la testa che ancora gli doleva per le chiacchiere dell'uomo, Grivar torno' alla locanda. Ovviamente, sapeva quale spettacolo lo aspettava: corpi spaccati in due, sangue ovunque sulle pareti, cani e gatti sventrati nell'estasi del momento, pile di cadaveri di ignari spazzini...
Altrettanto ovviamente, si sbagliava: la locanda era deserta, e solo un vago profumino di arrosto si spandeva nell'aria, ricordandogli che da poco era iniziata l'ora del pranzo.
"Sono felice di vedere che hai cambiato idea", inizio' quindi, sedendo al tavolo di Khazira e sorridendole "sapevo che avresti capito che la violenza, in quel caso, era davvero inutile... era solo un ubriaco..."
"Infatti", gli fece eco la donna, annuendo.
"E poi.... sporcarsi la spada per gente del genere...", rincaro' Grivar, scorgendo nell'insolita remissivita' della compagna una possibilita' di mitigare una volta per tutte il suo carattere burrascoso e violento.
"...disdicevole...", ne convenne quella, continuando a rigirare sulla punta d'un pugnale un invitante pezzo d'arrosto.
"gia', gia'", annui' Grivar, soddisfatto "ma dove sono finiti tutti?"
"...la mia dialettica bruciante li ha sconvolti, e si sono letteralmente dileguati.", rispose lei, sorridendo sorniona.
Grivar annui' con aria comprensiva, fissando l'invitante pezzo di arrosto che teneva in mano. "Ehi, non lo mangi quello? ...ti spiace se lo finisco io? Ha un'aria splendida"
"...prego, prego...", fece lei, passandoglielo.
L'arial addento' un pezzo di arrosto, trovandolo leggermente troppo cotto e insipido ma dopotutto piu' che mangiabile.
"...hon e' mahe queftah vobah...", biascico' quindi a bocca piena, masticando e inghiottendo il boccone. "No, proprio niente male... ehi, ma hanno cambiato ricetta! Secondo te cos'e'? Cinghiale?", chiese quindi, addentandone un altro pezzo.
"...credo sia spazzino...", mormoro' Khazira distrattamente, sistemando in un sacchettino le componenti arcane che usava per l'incantesimo della palla di fuoco. "...ma forse potrebbe anche essere quel tizio di prima.", concluse quindi, stiracchiandosi lussuriosamente, d'un movimento sinuoso e dolce che metteva in risalto le sue delicate e perfette curve.
Ma l'arial era troppo impegnato a vomitare, per apprezzarne la delicatezza dell'ancheggiamento.
"Insomma, cos'era quella roba che avevi in mano fino a cinque minuti fa?", chiese la donna spazientita, dopo avergli lasciato cinque minuti per essere sicura che avesse finito.
"...qua...quale?", mormoro' Grivar, riemergendo da sotto il tavolo con aria stralunata ed emanciata. "Ah, la sedia... Beh, e' una sedia pieghevole, non lo vedi?", sospiro' quindi, sedendo. Avrebbe ordinato qualcosa da bere, se non avesse avuto il sospetto di avere appena finito di vomitare pezzi di oste proprio sotto al tavolo.
"...e che DANNAZIONE te ne fai di una ACCIDENTI di STUPIDA sedia, GRIVAR??", chiese Khazira, iniziando a spazientirsi.
"...va... vado a prendere un po' di Kyra davanti alle bacheche in piazza del tempio... ti... ti va?", mormoro' lui impaurito.
"Uh, si, abbronzatura integrale!", squitti' la donna con voce improvvisamente femminile, iniziando a togliersi pezzi d'armatura e lanciandoli in giro per il locale.
"NOOOOOO!!", urlo' l'arial, balzandole addosso prima che iniziasse a togliere anche la gia' troppo trasparente veste che indossava sotto l'armatura. Poi si blocco', vedendo la donna assottigliare gli occhi e fissarlo con odio puro. "Ehm... voglio dire... ma no... e' fuori moda, l'integrale... su, non dirmi che non lo sapevi...", si corresse il ragazzo, inghiottendo un paio di volte a vuoto e ricordando a se stesso che in caso di prematura morte violenta, almeno aveva gia' lasciato copia del proprio testamento presso un ottimo avvocato di Solace.
"...ufff... e va bene...", acconsenti' la donna, brontolando. "beh, grazie per la sedia allora, Grivaruccio."
"E io su cosa mi stendo a prendere il Kyra??"
"...mmm... beh, tieni, usa questo", disse la donna, lanciandogli un tappetino dalle curiose decorazioni orientaleggianti. "poi pero' ricordati di portarlo a quel grosso, noioso drago che sta sulla montagna Punta di Fuoco, mi raccomando. Gliel'ho promesso. E bada che non ti freghi, stavolta: non la voglio quella stupida chiavetta dell'armadietto in cui ripone le stampe erotiche, deve pagarti IN DENARO, capito?!", ingiunse infine, mentre s'avviavano presso le bacheche...
Arrivarono, poggiando la sedia proprio nel bel mezzo d'un angolo assolato sotto le bacheche; quindi si stesero, l'arial sul tappetino che a mala pena gli permetteva di stare seduto, e la donna in abitino succinto spaparanzata sulla sedia, con sugli occhi un paio di strani vetri inscuriti dal fuoco e tenuti insieme da una montatura in ferro.
"...AAAaahhh.... che bel Kyra... Sai che a volte hai delle idee quasi buone, Grivarucolo?", mugolo' Khazira, crogiolandosi come una lucertola sotto i caldi raggi dell'albero sacro. L'arial ripasso' mentalmente tutte le colorite imprecazioni che conosceva, ne scelse un paio delle piu' efficaci da proporre alla compagna, quando...
*TWOCK!*
Una freccia dalla punta rossa e brillante ando' a piantarsi proprio ai suoi piedi, mancandolo di appena un paio di centimetri e conficcandosi nel tappetino, che prese fuoco.
Imprecando, Grivar salto' a pie' pari sul tappetino, spegnendo il principio di incendio: quindi si guardo' attorno con aria stupita, cercando di capire da dove fosse venuta la freccia...
*TWOCK!*
Questa volta, la nuova freccia s'era piantata sulla bacheca: legata da un cordino in corteccia flessibile di betulla, un pezzo di corteccia stava legato alla freccia e pendeva nella bacheca, recando incise scritte composte da ideogrammi illegibili e misteriosi.
Curioso, Grivar lo stacco' dalla bacheca, fissando la freccia profondamente conficcata nel legno, e chiedendosi cos'avevano che non andava le comuni puntine da disegno. Il messaggio, che era OVVIAMENTE scritto in un codice cifrato illegibile, gli risulto' incomprensibile e troppo arzigogolato, cosi' dopo un po' getto' via la corteccia, facendo per distendersi nuovamente al sole...
"pssss..."
L'arial riapri' di scatto gli occhi, guardandosi attorno.
"PSSSSS!!!"
Aggrottando le sopracciglia, Grivar aguzzo' lo sguardo in direzione del curioso suono, scorgendo solo un grosso cespuglio. Maledicendo la propria immaginazione, l'arial si rigiro', stendendosi meglio al sole.
"PSSSSSS!!! Ehi, tu, imbecille!!! Di qua!"
Stavolta l'aveva sentito! L'AVEVANO CHIAMATO IMBECILLE!!
Scattando in piedi, aguzzo' la vista tra le ombre per vedere se per caso qualcuno non ne stesse approfittando per nascondersi al suo sguardo, poi bevve un paio di sorsate di una pozione che gli permise di vedere l'invisibile, e per sicurezza sparse pure un po' di polvere nell'aria, riuscendo ad acciecare uno spazzino che se ando' via bestemmiando contro i fumi di scarico delle scope non catalitiche.
E ancora non scorse nulla, a parte il cespuglio. Esasperato, calcio' un sasso in aria, brontolando e tornando al suo tappetino, mentre Khazira gia' dormiva sulla sua sedia al caldo dei raggi di Kyra...
"MEEEEOOORWW!!!"
Il gemito felino squasso' l'aria, e l'arial in un attimo balzo' di lato per evitare un possibile attacco a sorpresa ai suoi danni, voltandosi verso il cespuglio appena colpito dal sasso, da cui proveniva l'urlo.
Poi il cespuglio si mosse, alzandosi in piedi e raggiungendo l'altezza di un metro e ottanta circa.
"Ma sei scemo!??!", brontolo' il cespuglio, mentre Grivar lo fissava con aria attonita.
"...uh..."
"Raccogli il mio messaggio e rimettilo in bacheca, demente!!", sbraito' il cespuglio, mentre due grandi occhi gialli apparivano piu' o meno in prossimita' di dove avrebbe dovuto stare la testa.
"...ah... ehm... si, certo...", mormoro' l'arial, confuso, raccogliendo il pezzo di corteccia scritto in aramaico e riappendendolo alla freccia che aveva quasi spaccato a meta' l'esigua bacheca di legno.
Il cespuglio, intanto, continuava a picchettare una radice sul terreno con aria scocciata, fissandolo in cagnesco e brontolando "ci ho messo cosi' tanta cura a scriverlo in un bel therialese leggibile, e ora il primo pollo che passa mi rovina due giorni di posta in attesa che la ronda passasse per venire qui a conficcarlo..."
"Ehi, tu!!", urlo' quindi una terza voce. Grivar si volto', notando due guardie cittadine che si avvicinavano di gran carriera. Il cespuglio impreco', o almeno cosi' credette Grivar, anche se tutto quello che senti' fu circa un "meorw!! MEEEOO!!! FSSSS!!", poi si accuccio', tornando immobile.
"Ehi, ragazzo", inizio' la guardia, avvicinandoglisi "stiamo cercando un criminale... un certo Koryu, un felar di taglia piccola, alto sul metro e ottanta... pieno di cicatrici, tagli e segni di frustate... dicono che sia stato visto aggirarsi in citta'. Di', l'hai visto?" Quindi, gli sbandiero' davanti il ritratto segnaletico d'un felar dagli occhi gialli, che teneva alzata l'unghia del dito medio della zampa, sogghignando.
"...mai visto, ma c'era quel cespuglio che...", inizio' Grivar, voltandosi. Ma il cespuglio non era gia' piu' li: quatto quatto, piano piano, stava strisciando verso il cancello Ovest della citta', continuando a mandare sibili e miagolii dall'aria minacciosa.
"...che cespuglio?", chiese la guardia, alzando un sopracciglio.
Grivar scosse la testa, sospirando. "Niente, niente... scusi, sa, lo stress da lavoro... No, non l'ho visto, signora guardia, mi spiace..."
"Capisco", fece la guardia, annuendo. "ma cosa fate qui?"
"...prendiamo un po' di Kyra, perche', e' reato?", fece Grivar, piccato. La sua tranquillita' era messa a dura prova dalle costanti e noiose interruzioni al suo progetto di giornata in ozio totale, e la cosa iniziava a mandarlo in bestia.
La guardia fisso' il tappetino e la sdraio con gnoccona sopra, quindi diede di gomito al compagno, che scoppio' a ridere, e infine scosse il capo.
"No, no... Contenti voi...", concluse infine, riprendendo il foglio dalle mani dell'arial attonito.
Quindi si allontanarono, sgomitandosi a vicenda mentre uno faceva all'altro "...prendono il Kyra...", e l'altro, ridendo, gli faceva eco "...sotto la bacheca....". In lontananza, l'eco dei minacciosi miagolii del cespuglio si dissipava nella foresta cui era tornato, mentre ruggiti di orsi e leoni facevano eco all'eco. Una cacofonia insopportabile.
Aggrotando le sopracciglia e voltandosi verso la bacheca, Grivar riflette' sulla sua scelta logistica: aveva sempre considerato la bacheca un posto tranquillo... che diamine, cosa doveva fare la gente, se non arrivare e appendere un accidenti di messaggio su una tavola di legno larga tre metri e alta due? Dov'era il problema??
Sospirando, torno' a stendersi sul suo tappetino, incrociando le braccia dietro la testa e crogiolandosi del calore e della momentanea pace....
[...continua] |
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Grivar

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Affisso: Ven 18 Giu, 2004 Oggetto del Messaggio: |
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[PARTE SECONDA]
Il sonno pian piano ebbe la meglio sul povero arial dai nervi ancora scossi, finalmente rilassato al dolce tepore dei caldi raggi di Kyra. Inizio' a sognare... Volava alto, in un grande cielo azzurro terso e pulito, giocando con dei gabbiani e ridendo felice, mentre sorvolava una foresta dalle foglie di smeraldo, i cui alberi davano frutti rossi e succosi, e un fiume dalle acque cristalline e dolci si riversava pigramente in un lago dagli abbacinanti riflessi argentei...
*BAM! BAM! BAM!*
Nulla disturbava la dolce quiete del boschetto idilliaco del sogno, eccezion fatta che per strani e secchi colpi di tamburo di cui cercava di non curarsi...
*BAM! BAM! BAM!*
...poi scendeva su una collinetta, proprio davanti al lago, dove, stesa sulla fresca e dolce erba smeraldina lo aspettava Khazira, sorridente e discinta come non mai, con un secchio ricolmo di panna accanto che faceva ben sperare in un proseguio v.m. 21 del sogno...
*BAM! BAM! BAM! BAM! BAM!*
La prima cosa che penso', aprendo gli occhi, fu: "...cosa se ne fa della panna?"
Domanda ovviamente dettata dallo stato di torpore che ancora l'attanagliava: perche' quando, dopo un secondo, giunse la risposta, provo' l'improvviso desiderio di strangolare il maledettissimo bastardo che l'aveva svegliato con quell'incessante martellare.
Si guardo' attorno, notando un curioso drappello di uomini proprio davanti alla bacheca.
...cioe', "uomini": davanti alla bacheca stava un essere dalle ragguardevoli dimensioni, dalla pelle scura e i capelli rossi come fuoco, con una strana maschera inquietante in viso. Un Githyanki era poi li accanto, a conversare con una arial dalle ali nere che poteva quasi far concorrenza a Khazira in quanto a curve (e che sicuramente gliene faceva in quanto a lascivia, penso' tra se e se) e poco discosta stava un'elfa oscura, avvolta da gioielli, trine, nastri, nappe, con una fluente veste e stivaletti alti in stile sadomaso attorno alle snelle gambe, che fissava il gigante che appendeva qualcosa in bacheca, martellando furiosamente un chiodo da venti.
"No, no, no... Non li! Piu' a destra!", sbuffo' l'elfa oscura, chiaramente spazientita.
"Guu... destra", gli fece eco il gigante, svelgendo il chiodo con due dita e spostando l'ampia pergamena, simile ad una insegna, a sinistra.
"IARU, QUAL'E' LA DESTRA?!?", strillo' la drow, sempre piu' spazientita.
Il gigante si fisso' le mani con aria meditabonda, aprendone le palme e scrutandole, come se aspettasse di trovare li la risposta a tutte le domande. E infatti alzo' la mano giusta, sorridendo soddisfatto.
Nel frattempo, il martello ormai privo di mano che lo sostenesse iniziava la sua inesorabile e Newtoniana caduta verso il basso, rimbalzando su una barriera magica attorno alla drow e andando a schiantarsi, con un sordo "crack", sul piede del Githyanki, interrompendo il suo tentativo (non troppo a buon fine, pareva) di sedurre l'arial.
Mentre il Githyanki urlava di dolore, saltellando in giro per la piazza, e l'arial inarcava un sopracciglio con aria non particolarmente dispiaciuta, la drow scosse lentamente il capo, sospirando con aria sconfitta. Il gigante si gratto' il mento, sorridendo con aria felice e mettendo bene in evidenza il palmo della sinistra che ora ciondolava al suo fianco, su cui, a lettere grezze e grossolane, appariva la scritta "Iaru ricordare: destra no questa.".
"... non vorresti, Der..?", comincio' la drow, sospirando.
Il sibilo di quattro pugnali la interruppe, mentre il primo le passava a un centimetro dall'orecchio, il secondo poco sotto lo zigomo, il terzo poco accanto il sopracciglio e il quarto proprio sopra la testa, andandosi poi a piantare tutti perfettamente agli angoli della pergamena tenuta dal gigante. Quindi, un quinto pugnale si pianto' sui glutei del gigante, che ovviamente continuo' a grattarsi il mento con aria disinteressata, e una serie di minuscoli dardi da bocca sibilo' nell'aria, letale e minacciosa, piantandosi con sorprendente precisione in un angolo della pergamena, e formando la scrittina "Affissione effettuata dalla Derfel S.P.A.".
Digrignando i denti, mentre la prima rughetta nervosa s'affacciava sulla sua fronte e il suo occhio sinistro cominciava a contrarsi ritmicamente e indipendentemente dalla sua volonta', la drow stacco' i pugnali uno ad uno, imprecando a mezza voce e lanciandoli dietro di se: quindi, staccati anche i sottili dardi da bocca, li passo' al Gith, che le era venuto accanto con aria mogia e dispiaciuta, ingiungendo un gelido "...MANGIALI...".
Quindi, con aria sorridente e ritrovata la calma, appese la pergamena con un paio di sottili chiodini.
"La Bottega delle Armi di PHASYS", recava l'incisione piu' in alto, su caratteri bronzei e dorati, scritti con sbuffi e svolazzi vari, mentre codine e ghirigori abbellivano e impreziosivano l'intestazione, attirando cosi' gli sguardi.
Il gigante aguzzo' la vista, aggrottando le sopracciglia.
"...llllaa... bu...bo... la bottiglia... neeee...lle... mani... di...", inizio' a leggere. Gli occhi della drow si assottigliarono pericolosamente, ricordando a Grivar lo sguardo omicida della compagna, e improvvisamente fu oltremodo felice che stavolta la cosa non lo coinvolgesse minimamente. Un po' scocciato per la disturbata quiete, ma felice.
"...cosa dici, imbecille!", gli fece eco il Githyanki, dandogli una manata sulla nuca e sbuffando. "Non vedi? C'e' chiaramente scritto "La bottarga di giornata di Phasys". Non farti confondere dai ghirigori, e concentrati sulle lettere, su!".
Stringendo convulsamente i pugni, mentre tremava nell'estenuante lotta per mantenersi calma, mentre i due si lanciavano in folli dissertazioni su come la Regina si procurasse la bottarga ogni giorno, la drow recito' a mezza voce quattro "ave Marhis" e cinque "padre Mobius", penso' ai suoi gatti e creo' l'immagine mentale di un grande prato verde, riuscendo infine a calmarsi quel tanto che bastava da sciogliere la paresi mascellare nervosa che la costringeva al silenzio.
"...fenice... cara... cosa leggi sulla pergamena affissa, ti spiace..?", mormoro' quindi, sforzandosi di sorridere verso l'arial.
Questa si inchino' regalmente, tendendo le grandi ali nere dietro di se e richiudendole poi con un movimento lento e sinuoso attorno al corpo tornito, strappando qualche fischio di apprezzamento al capannello di spazzini che da un'ora sbavavano su Khazira e ai due compagni li accanto, improvvisamente zittiti dallo spettacolino: quindi, a passo lento e sicuro, si avvicino' alla bacheca, iniziando a leggere.
La drow sorrise, incrociando le braccia al petto e pensando tra se e se che era una fortuna che tra le fila dell'esercito del marito vi fossero anche elementi istruiti a dovere.
L'arial continuo' a leggere con aria fredda, quindi alzo' una mano e inizio' a seguire lettera per lettera con un dito, come se la ridisegnasse.
La drow prese a picchettare con la punta dello stivaletto sadomaso, attendendo il responso.
L'arial tiro' fuori un minuscolo libriccino, aprendolo e leggiucchiando, quindi torno' alla pergamena affissa, ricominciando a scorrerne l'inizio.
La drow allento' la frusta dal cordino che l'assicurava alla cintura, socchiudendo leggermente gli occhi.
Infine, l'arial si volto', annuendo con aria soddisfatta e riponendo il libro nello zaino sulle sue spalle con lenta e calcolata compostezza, la fredda determinazione di chi SA.
"Non ne ho la piu' pallida idea," esordi' infine con voce calma e sicura di se "ma ho trovato almeno otto corrispondenze con vocaboli trolleschi per la prima parola dell'iscrizione. A che periodo risale il reperto?"
La frusta della drow sibilo' in aria, schioccando: il primo colpo stacco' di netto la parte superiore del messaggio, che cadde tra la polvere lasciando solo un annuncio senza titolo sopra.
Quindi, sogghignando e facendo crepitare il contrappeso sulla punta della frusta in aria, la drow si avvicino' ai tre sottoposti, socchiudendo gli occhi e leccandosi le labbra.
La fuga precipitosa e il conseguente inseguimento permisero a Grivar di andare finalmente a vedere cos'avessero mai affisso in tutto quel tempo.
Vendo armi di buona fattura, decorate e talvolta infuse di magia.. qualsiasi genere di arma, già lavorate o anche fatte su richiesta.
Chiunque sia interessato può mandarmi una colomba.
Phasys Kirnal.
Aggrottando le sopracciglia, il ragazzo si volto' con una scrollata di spalle che liquidava la faccenda, tornando verso il suo tappetino, quando...
*TWOCK*
Ancor prima di girarsi, Grivar stava gia' imprecando contro i cespugli, mentre la ben nota freccia che gli aveva sfiorato il sedere vibrava ancora, profondamente piantata nella bacheca: poi la punta inizio' a mandare fumo, e l'arial sgrano' gli occhi, afferrando il tappetino e iniziando a batterlo furiosamente contro il legno della bacheca, imprecando.
"Ma chi e' quell'idiota che affigge messaggi con freccie incediarie SU UNA BACHECA DI LEGNO!?!?", ringhio' con aria definitamente innervosita l'arial, sistemando il tappetino ormai malconcio accanto alla sdraio della compagna addormentata e sedendovisi sopra con uno sbuffo. Da lontano, un feroce "MEEEEEOOORW...." riecheggiava per le vie, partendo da qualche parte nella foresta di Haon Dor.
Quindi, lentamente, si formo' un capannello di curiosi davanti al nuovo messaggio, mentre l'arial imprecava tra se e se per il nuovo frastuono. Fra le risa di uno sgorbio dall'aria emanciata e una prominente gobba sulla schiena, che si era messo a decantare un'irriverente poesiola da taverna, e l'espressione per meta' divertita e per meta' sdegnata di un alto e muscoloso uomo di mezza eta' dai capelli gia' grigi, l'arial sbuffo' e si volto' ancora, dando le spalle alla scena e cercando di tornare al prato del suo sogno, dove il secchio di panna ancora attendeva, proprio accanto a Khazira....
[...continua] |
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Grivar

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Affisso: Ven 18 Giu, 2004 Oggetto del Messaggio: |
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[PARTE TERZA]
Il chiacchiericcio della folla s'era appena diradato, lasciandolo finalmente libero d'addormentarsi nel tentativo di tornare alla perduta collinetta su cui la bionda Khazira e il conturbante secchio di panna lo aspettavano vogliosamente, quando improvvisamente, nell'intontimento del dormiveglia, senti' un rumore stridente e raspante, come di qualcuno che incidesse sul legno con uno scappello rozzamente appuntito.
Sospirando, vedendo la sua oscena oasi di sesso alla panna allontanarsi ancora una volta, l'arial riapri' gli occhi, sbattendo piu' volte le palpebre e guardandosi attorno, con in mano il laccio da strangolo preferito.
Accanto alla bacheca, ora deserta, stava una piccola e gobba figura, dalla pelle giallastra e grizosa tesa sopra le ossa sporgenti: l'arial lo riconobbe immantinente come il buffone che pocanzi decantava poesiole alla folla.
Tra le mani stringeva un ossicino, probabilmente ricavato dal cosciotto di una piccola creaura, tipo un pollo o una gallina, e continuava a trafficare con un fazzoletto sporco e bisunto e quel piccolo pezzo d'osso, sbuffando e premendo con tutte le sue forze, grattando e torcendo la punta nell'inutile tentativo di conficcare l'osso nel legno.
Grivar si alzo', incuriosito dalla scenetta, quindi, con discrezione e in silenzio, si avvicino' al Githyanki indaffarato, osservando per qualche minuto l'intera operazione; ma giacche' la cosa tirava per le lunghe, decise infine di liquidare il seccatore nel modo piu' garbato, appendendo cioe' il messaggio in bacheca.
"....dannatissimo osso... entra... ED ENTRA...", righiava il Githyanki, premendo con il dorso del palmo della mano sulla testa dell'ossicino e sbuffando come un mantice.
Grivar tossicchio' discretamente, cercando di ottenere la sua attenzione.
Invano.
Quindi, sospirando leggermente, diede un forte colpo di tosse, raschiando anche un po' la gola gia' che c'era, e guardando il cielo con aria persa in proprie personali elucubrazioni, per dare al tutto quel tocco di casualita' che non fa mai male quando ci si impiccia degli affari altrui.
Inutilmente.
"OOOOHHH, DA' QUA, DANNATISSIMO INCAPACE!!", sbotto' infine, strappando di mano all'ossuto Githyanki l'osso e il fazzoletto. Questi lo fisso' esterrefatto, quindi, ancora piu' perplesso, segui' con lo sguardo l'arial che ispezionava il legno con gli occhi.
"Non lo vedi che c'e' un nodo, proprio qui, nell'asse?", brontolo' Grivar "come pretendi di piantare UN OSSO dentro UN NODO NEL LEGNO, eh??", concluse con aria piccata.
"...e che vuoi che ne sappia IO di nodi nel legno, ragazzino?", brontolo' la cariatide con voce piatta e fredda.
Sospirando, Grivar sposto' di qualche centimetro il fazzoletto, puntando l'osso contro il legno. Quindi aggrotto' le sopracciglia, tornando a voltarsi verso il Gith, che seguiva l'intera operazione con sospettosa curiosita'.
"...ma usare un chiodino, no, eh? Troppo facile?", chiese l'arial, tamburellando con l'osso sopra la bacheca.
"...il chiodo non fa scena.", rispose il figuro, alzando le spalle come se la cosa fosse troppo ovvia per spiegarla altrimenti.
"...gia', ma ENTRA...", brontolo' l'arial. Quindi punto' la parte di osso appuntita sul legno, cercando di centrare una scanalatura o una venatura che avrebbero reso l'ingresso piu' facile, indosso' dei guanti con dei rinforzi d'acciaio sulle nocche, e prese a martellare con quelli la testa dell'osso, sbuffando.
"....pero' lo preferivo piu' al centro... cosi' si nota poco...", fece il Gith con aria pensosa, annuendo tra se e se.
Grivar si giro' di scatto, fulminandolo con una occhiataccia: quindi, capendo che il ritrovo della sua perduta quiete dipendeva dalla celerita' con cui si sarebbe tolto dai piedi il seccatore e il suo dannato ossicino, strappo' via l'osso dal legno in cui era piantato ormai per un terzo, e lo sposto' piu' in la. "Cosi'?", chiese quindi, esasperato.
"mmmmm.... siiiii...", mormoro' quello, scettico.
Imprecando dentro di se, l'arial riprese a tempestare l'osso di pugni, mentre l'altro, scorgendo un cane ucciso da un viandante che passava di li per caso, batte' le mani con aria felice e si allontano' zompettando verso il cadavere.
Terminato di piantare l'osso, Grivar si asciugo' il sudore dalla fronte, sospirando: quindi si volto', vedendo ritornare il Githyanki con in mano un collare, al cui capo inferiore era legato uno scheletrino di cane animato dalla necromanzia.
"mmm... no, cosi' e' troppo al centro...", mormoro' il gith, carezzando il teschio del cane ai suoi piedi.
Grivar strinse convulsamente i pugni, quindi sradico' l'osso con un colpo secco della mano, e con la forza dell'esasperazione lo pianto' in profondita' nel legno esattamente a un millimetro dal dito che il Gith teneva sulla bacheca per indicare il nuovo punto.
"E QUI? VA BENE QUI?!?! E L'OSSO VA BENE, O VUOI CHE TI STRAPPI UN FEMORE E USI QUELLO, EH!?!?!?!"
"Ooooohhhhh, siiiiiiii", gemette il necromante, chiudendo gli occhi in estasi e leccandosi le labbra con una voluttuosita' che strappo' un gemito di disgusto all'infuriato arial.
"...tutta questa bellissima rabbia.... siiiii... la mia dea e' felice... lo sento... sento il flagello della sua gioia tra le mie carni... OHHHHHH..."
Grivar fisso' per un istante il Gith, quindi, annuendo con fare comprensivo, si avvicino' a lui con il laccio da strangolo ben stretto in una mano e un sorriso accondiscendente sulle labbra, mentre quello continuava a gemere "...PHAAAARAAAAAADIAAAAAAAA....." con tono libidinoso.
"FERMO LA, VOI!", urlo' una voce femminile squillante e alta. Grivar si blocco', aggrottando le sopracciglia, e meditando su quanto tempo gli ci sarebbe voluto per garrotare ugualmente il gith nonostante l'avvertimento. Poi si guardo' attorno, senza scorgere anima viva nella piazzola.
Si passo' una mano tra i capelli, grattandosi la nuca con aria perplessa, mentre il Githyanki continuava a rotolarsi per terra, sbavando e gemendo e mormorando il nome di Pharadia, in estasi quasi mistica.
"Io sono il terrore che svolazza nella notte...", fece l'invisibile voce femminile attorno a loro, risuonando minacciosa nella quiete improvvisamente creatasi "...sono una combattente che veste alla marinara..."
Grivar indietreggio' di un passo, atterrito.
"...sono il lungo braccio della legge, la fiamma della giustizia, l'inesorabile marea dell'ordine...", continuo' frattanto quella.
"...sono una legislatrice.", concluse quindi, lasciando che l'eco innaturale creatasi rimbombasse nella piazza.
Quindi, dal tetto di una casa piovve una figura femminile, atterrando sul selciato della piazzola e fermandosi in una posa plastica e contronatura, con un piede alto proprio accanto all'orecchio, un braccio puntato in direzione del Githyanki e un dito nel naso.
Affrettandosi a levare il dito dal naso, che nell'estasi sublime del momento aveva scordato, la donna ritrovo' la sua umana e razionale compostezza nella postura, lasciando che braccia e gambe ritrovassero l'umana collocazione che natura aveva loro disposto, srotolandosi. Quindi, estraendo una katana e avanzando verso il necromante, esordi': "...e vi condanno per atti osceni in luogo pubblico, affissione non conforme alle normative di sicurezza CEE, turpiloquio, sottrazione di anima fraudolenta e sua illegale detenzione in boccetta non preventivamente sterilizzata, come specificato dal decreto 72-B comma 8 del... EHI, FERMO!", urlo' quindi, scattando dietro al Gith che nel frattempo s'era dato alla fuga, strillando a piu' non posso "OOHHH SIIIII, ODIO, ODIO! ALTRO ODIO E ALTRA RABBIA PER LA MIA DEEEEAAAAA!! PHAAAAAAARAAAAAADIAAAAAAAAA...", mentre la legislatrice lo inseguiva brandendo la katana e urlando "....e disturbo alla quiete pubblica! 200000 monete di multa o condanna a morte con effetto immediato! GUARDIE, A ME!!"
Sospirando, Grivar termino' di affigere il messaggio del Gith, non foss'altro per educazione: quindi gli diede una rapida scorsa.
giudice, indagate pure su ciò che volete, testimoni di fiducia potranno asserire che a menar battaglia è stato lo sventurato,riuscendo pure a togliermi la vita, quella materiale, senza però accorgersi che il suo spirito veniva risucchiato e imprigionato in una normale fiala per pozioni.
Se dovete punir qualcuno, è codesto Amja che lo merita. Come sapete sono un rispettoso seguace dell'ordine e delle leggi
Aggrottando le sopracciglia, si volto' giusto in tempo per notare il rispettoso seguace dell'ordine e delle leggi che spariva in un vicolo, mentre la legislatrice, dopo aver prelevato una polvere scura da un sacchetto, incendiava qualcosa sulla punta della katana, provocando una violenta esplosione e sbudellando tre dei dodici spazzini che ancora sbavavano su Khazira.
Tornando infine al suo tappetino orientale con aria mesta e speranzosa, noto' un sottile bigliettino a terra, piu' o meno nel punto in cui era piovuta dal tetto la donna:
Karura, l'Airone d'Acqua.
Legislatrice,
Paladina della Legge,
Supereroina in incognito.
Per denunce, mandare un airone a [segue indirizzo]
Brontolando qualcosa sui legislatori, appallottolo' il biglietto da visita: quindi, ritenendo piu' saggio distruggerlo, lo getto' a uno spazzino: un viandante passato di li per caso avrebbe sicuramente pensato a triturare il biglietto assieme al malcapitato operatore ecologico, com'era uso e costume della cittadina.
Piu' soddisfatto e quantomai stanco, l'arial si accuccio' sul suo tappetino, sforzandosi di concentrarsi su un secchio di panna e un corpo femminile dalle curve mozzafiato, che non gli erano mai sembrati cosi' lontani come in quel momento...
[...continua.] |
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