Una rosa blu
4 Ottobre 2005
Su di un tavolo in una locanda a sud di Kyrandor, conosciuta dai pochi avventori come la locanda del boscaiolo, vi è un giovane bardo che da tempo occupa, con fare malinconico, sempre lo stesso tavolo.
Su di esso l'occhio piu' attento puo' scorgere una strana incisione: una rosa blu, per la precisione.
Ad essa è legata una storia di cui il bardo è stato tempo addietro protagonista e della quale a volte accetta di parlare. In occasione di una visita fortunata a tale bardo, le maniere persuasive di un'elfa oscura di cui non conosco il nome sono valse il racconto di cui ora leggerete gli eventi cosi' come sono stati raccontati a noi.
" Lei, Lei...Era splendida...Splendida come certe cose rare, tanto pericolose quanto belle...Eleganza innata, occhi color dell'oro...Una cascata di capelli candidi...Cornice a un viso squisito nella sua espressione crudele
e spesso beffarda.
Io ero piu' giovane di quanto possa ora dimostrare e anche piu' avventato, ricchezze e fortuna e il desiderio di nuove avventure muovevano i miei passi. L'ardire degli incoscenti mi spinse allora nel discendere nella terra che e' dominio assoluto degli elfi oscuri: la terra d'ombra. Non comprendevo cio' che rischiavo, nella mia
arroganza ed orgoglio e rimasi non poco sorpreso a ritrovarmi in catene, consegnato come servo a colei che ora sogno ogni giorno e ora della mia triste esistenza.
Una sfortuna, mi fu detto dagli altri prigionieri, il semplice fatto d'essere ancora vivo. Le frustate e le torture
che subivo ogni giorno per il semplice compiacimento di colei che reggeva le sorti di quella casata non fecero che ricordarmelo. Il suo sadico curarmi, mentre i suoi occhi fissandomi mi irridevano, alla fine di ogni giornata confermavano quanto di piu' terribile avessi mai sentito raccontare su quella razza scacciata dalla luce. Tuttavia non so, non chiedetemi perche' ancora oggi non ho risposta, se fu il suo sorriso crudele o la sua apparenza, o il tocco delle sue dita durante le cure, ad accendere in me un fuoco di passione inestinguibile
, che tutt'ora arde in me e mi prosciuga le membra, mi tortura la gola e mi brucia, attimo dopo attimo il cuore stesso...
Un giorno, forse per umiliarmi ulteriormente, mi fu detto che la padrona mi voleva nelle sue stanze...Burla,inganno, sogno o morte?
Tante storie erano legate alle fini violente che facevano coloro che avevano l'onore e onere di dividere il letto con la matrona per compiacerla.
Non trovai risposta alla mia domanda pur vivendo tutte le risposte... Conobbi il fuoco della passione, me ne inebriai, divenne la mia unica ragione di vita. Arrivai a credere che fosse amore: quell'inestinguibile fiamma che da vita ad imprese disperate, eppure sensate...Era pero' per lei solo un gioco....Ed io non sapevo di star discendendo nella tenebra piu' profonda e di aver gettato le mie membra nello stesso abisso di tenebra
in cui allo stesso tempo bruciavo. Ignoravo le risa di ella alle mie spalle e la credevo mia, nel corpo e nell'anima...
Quando infina ella arrivo a stufarsi di me, quando il suo ultimo e piu' intenso piacere fu godere del mio cuore infranto nel trovarla a letto con altri tre schiavi...Costretto
ad assistere a tutto...Nulla, niente piu' di me restava.
Trovai quasi conforto nell'annuncio che sarei stato da lei sacrificato l'indomani alla divinita' che proteggeva la casata...
Il destino non aveva pero' deciso cosi'. Non so, o meglio in quell'istante non sapevo chi o cosa mi avesse salvato, ne lo desideravo in sincerità... Ho ricordi confusi e frammentati in merito a come si evolsero gli eventi...Pensai ad un "angelo", piu' tardi la conobbi come la rosa blu...A lei debbo la vita".
[Continua]...
Grazie a Myyrillas con la quale abbiamo giocato con il povero bardo e scritto questo racconto a due mani.